Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Albenga: i migranti, i sindaci, l’immunità


Il tema dei migranti o irregolari che delinquono non può essere confuso con la stragrande maggioranza degli stranieri che si trovano nelle nostre città e nei nostri paesi, rispettano le leggi, non sono un pericolo per la collettività. La maggioranza dei ‘buoni’ che però non fa notizia, non siamo interessati a conoscere le loro drammatiche storie di vita, di stenti, di fame, di violenze che si lasciano alle spalle. Sull’immigrazione molti elettori votano con la ‘pancia’, ovvero senza un razionale ragionamento e confronto. Alimentano i partiti e i voti della protesta, degli arrabbiati. Il caso della solidarietà dei sindaci al collega condannato è eloquente. Bisogna dire che, come ha fatto rilevare il prefetto nel suo saluto, il 65% dei comuni savonesi hanno accolto i migranti e in nessuno di questi paesi (se si esclude Albenga, ma per ragioni che vanno cercate a molti anni addietro) ci sono stati problemi di ordine e sicurezza causa extracomunitari.

Semmai le statistiche ci dicono che le peggiori bande (escludiamo per un momento le sacche di spaccio di stupefacenti) si trovano tra romeni, albanesi, bulgari molti dei quali hanno trovato o trovano occupazione, spesso in nero, in modo saltuario, nei cantieri edili e in attività commerciali. Realtà dove i controlli sono uno su 200- 300, dunque sfuggono ad ogni regola. Sono gente che spesso quando vengono fermati possono esibire di lavorare in questo o quel cantiere. Ecco, cantieri dove la manodopera costa assai di meno, dove le convenienze e le connivenze sono estese. Lo Stato non controlla a dovere con l’Ispettorato del Lavoro, depotenziato e ai minimi. L’Asl non controlla con sistematicità e dipende dalla Regione. Le forze dell’ordine, i vigili urbani corrono dove sono chiamati, difficile dove si pratica il lavoro nero. Se non per specifiche segnalazioni. Ma ognuno preferisce farsi i fatti propri. Se tutti i sindaci, a loro volta, avessero accettato una presenza minima di immigrati, suddivisa in tante località, ne avrebbero tratto giovamento tutti, senza dover inasprire gli animi. Dividere i ‘cattivi’ che accettano i migranti, dai ‘buoni’ che invece si preoccupano di tutelare gli italiani ed il turismo. Suvvia, la solidarietà a Canepa condannato da un giudice ed in attesa dell’appello, è davvero un paradosso che una volta tanto vede uniti i sindaci, mentre dovrebbero dare buon esempio di unità  e coesione in tante altre circostanze, anzichè farsi le guerre. Bisogna ammettere che c’è stato un altro evento che ha visto uniti e riuniti, non in una sede istituzionale i sindaci: quando il primo cittadino di Ceriale (Fazio) era stato assolto per l’affaire T 1 Nucera. Anche in quella circostanza uniti da destra a sinistra, al centro, dal mare alle colline. Allora per festeggiare “giustizia è fatta !”.

PUBBLICHIAMO LA LETTERA DELL’EX CONSIGLIERE COMUNALE DEL PCI DI ALBENGA ED ULTIMO PRESIDENTE DELL’OSPEDALE MICHELE DI GIUSEPPE, FAMIGLIA NUMEROSA DI MIGRANTI AD ALBENGA

L’incontro nella sacrestia della cattedrale di Albenga, nel 2016, tra don Damonte, i coniugi Koji e Taeko Tsunoda, Michele Di Giuseppe: si sono riabbracciati dopo 47 anni, dal  battesimo e dalla cresima (vedi……..)

Che ORRORE!
Leggere di sindaci (sun dike = con la giustizia ) che vorrebbero l’immunità…penale; mentre i loro amministrati – sottinteso – obbedienti delle leggi: ” ( … ) non debba anche avere il timore di incappare in responsabilità PENALI ( … ) il potere (meglio, facoltà: come semplice MANIFESTAZIONE della posizione giuridica e non hanno una vita autonoma da quella del diritto cui ineriscono ) di ordinanza debba essere valutato alla luce della giustizia amministrativa, ma non venga mai messo in discussione sotto il profilo della responsabilità PENALE “. DELIRIO di ONNIPOTENZA, che la nostra Costituzione Repubblicana non riserva neppure ai Giudici, ai quali si garantisce il LIBERO CONVINCIMENTO nel sentenziare purché si MOTIVI secondo logica non solo aristotelico-tomistica, bensì quella deontica, se non anche anankastica.
Infine, doverosa la difesa del difensore del CONDANNATO ( non più semplice IMPUTATO, almeno sino a quando non sarà appellata la sentenza ), non altrettanto plausibile la solidarietà politica – quella umana,  sì – del figlio di DONATO Cangiano, che immagino sobbalzare, se avesse visto il suo rampollo, ora sindaco della Città che lo vide e stimò come Consigliere del PCI nel Consesso cittadino e principe del foro savonese.
Altro che carenza di presupposti del reato; il giudice di prime cure avrebbe potuto e/o dovuto sussumere il fatto, nello specifico dell’ordinanza, come istigazione a delinquere, se – come si evince – ” non ( si vuole ) riconoscere l’operato della giustizia “.
Qui ( artt. 1225, 1228,1229, 2043 c.c. ), oltre che vizio della volontà, il dolo costituisce l’elemento soggettivo dell’atto illecito. La sua nozione è mutuata dal diritto penale, non presentando in tale sede caratteri peculiari. Il dolo in diritto civile rileva ai fini del RISARCIMENTO del danno susseguente a responsabilità ( qui arrecato agli immigrati ).
Per analogia, ai sensi dell’art. 1225 c.c., il risarcimento dovrebbe avere – se agito – ad oggetto sia i danni prevedibili che imprevedibili.
Sempre per analogia, ai sensi degli artt. 1439, 1440 c.c., il dolo ha inficiato l’ordinanza, provocandone l’annullabilità.
Si potrebbe configurare anche un concorso nel reato del Segretario Generale del Comune, in quanto notaio degli atti del Sindaco, quale deceptor nei riguardi del deceptus.
L’errore determinato dal dolo ( a differenza dell’errore spontaneo: art. 1428 c.c. ) è sempre RILEVANTE, indipendentemente dal fatto che sia essenziale e riconoscibile. Qui si tratta di dolo determinante. L’idoneità del dolo deve valutarsi non in astratto, ma in concreto e cioè in relazione alle circostanze, alla personalità e alle condizioni  fisiopsichiche del soggetto; si distingue pertanto tra dolus malus ( rilevante ) e dolus bonus. E’ un dolo incidente (art. 1440 c.c. )? Ipoteticamente si può supporre che il condannato avrebbe commesso il reato anche con altra maggioranza consiliare, cui ovviamente avrebbe accondisceso.
Come nel delitto di furto il fine di trarre profitto…, la cui realizzazione non è comunque necessaria per l’esistenza del reato, così nella fattispecie dell’ordinanza dell’improvvido sindaco si ha dolo SPECIFICO, poiché la legge esige che il soggetto agisca per raggiungere un determinato fine: ed era molto evidente il fine perseguito, quindi non dolo generico.
Fu e resta dolo diretto o intenzionale, anzi dolo di danno e di pericolo: si è voluto LEDERE il bene protetto degli immigrati. Non semplice dolo di pericolo, per minacciare il bene-interesse tutelato. Essendo stato, poi, premeditato, esso è dolo di proposito, previsto come circostanza aggravante.
Siamo, perciò, non in un dolo iniziale, bensì concomitante e successivo. Altro orrore nel leggere del vescovo Borghetti, che – parlando delle cooperative di cui si serve la diocesi – afferma di ” non ricevere contropartite”.
Lasciamo in pace…l’emerito, predecessore di Borghetti: tutti dobbiamo poter godere del DIRITTO ALL’OBLIO !

Michele Di Giuseppe

PS: …Leggo con piacere, specie certi articoli su vicende albenghine di vita amministrativa e “sfascio” dell’ex Ente Ospedaliero Santa Maria di Misericordia, di cui gli Albenganesi furono fieri e che dotarono di tanti lasciti; che ne fu delle obbligazioni redemibili e non redemibili ( carboni ardenti ) trasferiti ai Comuni limitrofi dal sottoscritto in veste di ultimo Presidente, prime della riforma sanitaria che creò le USL, ora ASL?, erano depositate presso la CARIGE, in allora; degli immobili ( edili e terreni vari, la Colombera dove avrebbe dovuto sorgere il nuovo Ospedale ?) L’ex sede dell’ospedale del centro storico, ora, che ne sarà ? Non c’è il diritto d’oblio !

LETTERA DI SOLIDARIETA’ AL SINDACO CANEPA, CONDANNATO IN TRIBUNALE

PER L’ORDINANZA ANTIMIGRANTI SOTTOSCRITTA  DA 16 COLLEGHI DELLA RIVIERA E ENTROTERRA

Solidarietà al Sindaco Enzo Canepa. Ogni giorno, con senso di responsabilità, siamo in prima linea ad affrontare i problemi delle nostre cittadine e paesi confrontandoci con limitate e insufficienti risorse finanziarie, carenza di organici e ostacoli burocratici. Siamo il parafulmine di ogni problematica, dalla lampadina bruciata della pubblica illuminazione all’emergenze abitative delle fasce socialmente deboli al contenimento dei rischi idrogeologici legati alla fragilità del nostro territorio. Senza entrare nel merito dell’ordinanza e nel rispetto del lavoro della magistratura ricordiamo a tutti che vige il principio della presunzione di innocenza fino a che la condanna non diventi definitiva (il Sindaco Canepa ha già annunciato che farà appello) e in ogni caso crediamo sia opportuno auspicare che un Sindaco che ha quale finalità quella di tutelare la salute e la sicurezza della sua comunità non debba anche avere il timore di incappare in responsabilità penali. Confidiamo nella magistratura perché possa essere ribaltato il giudizio di primo grado, in considerazione che il potere di ordinanza debba essere valutato alla luce della giustizia amministrativa ma non venga mai messo in discussione sotto il profilo della responsabilità penale, presumendo sempre la buona fede di un Sindaco che ha adottato dei provvedimenti nell’esclusivo interesse della comunità amministrata. Siamo spesso lasciati soli a combattere queste battaglie ma questa volta non vogliamo lasciare solo Enzo e gli esprimiamo la nostra ferma e convinta solidarietà”.

IL PREFETTO GIORGIO MUNARI  NEL SUO COMMIATO RINGRAZIA:

UNA PROVINCIA NOBILE, IL 65 % DEI SINDACI HA ACCOLTO I MIGRANTI, 45 COMUNI SU 69

 


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