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Lettera 3 / Il Parco Alpi Liguri, il colpo di spugna della Regione. Sono tra gli amici del presidente Alessandri, ma ha ragione Sandro Oddo


Caro Luciano Corrado, nell’ultimo numero di Trucioli.it  hai evidenziato le anomalie che negli ultimi anni hanno interessato la gestione del Parco Alpi Liguri, contribuendo a rinnovare in me una forte rabbia ed un grande senso di frustrazione.

di Angelo Toscano

Tu ben conosci la mia storia amministrativa e la mia posizione in allora relativamente al Parco. Dopo quella brutta esperienza degli anni ’70 con una insensata proposta (l.40 se non vado errato) in cui tutti ci eravamo trovati d’accordo nel rigettarla perché le condizioni dei nostri paesi erano molto diverse dalle attuali, il progetto del parco del 2007 ci aveva trovati molto più favorevoli.

Dico “ci” perché anch’io, allora consigliere provinciale, insieme ai sindaci dei 7 Comuni fondatori avevo partecipato attivamente agli studi ed alle discussioni perché vedevamo nel Parco una delle ultime possibilità per portare sui territori interessati quelle risorse che da parte dello stato stavano sempre più diminuendo.

La cosa che allora ci stava più a cuore era che il futuro Parco non dovesse essere un elenco di vincoli e divieti, ma contribuire a mantenere sul territorio la presenza dell’uomo, di quella popolazione che fino ad allora aveva conservato un ambiente integro attraverso le diverse attività, sia lavorative che tradizionalmente sportive, compresa l’attività venatoria.

E sulla base di questi principi era stato individuato un territorio che poneva vincoli restrittivi solo in quelle aree già oggetto di tutela, garantendo nel restante territorio la possibilità di svolgere ogni attività.

Io stesso insieme con altri amministratori dei Comuni aderenti, avevo accompagnato l’allora Vicepresidente della Regione Massimiliano Costa in un sopraluogo sui territori che rientravano nel perimetro del Parco.

Ma quello che secondo me era stato il principio fondamentale per garantire tutto questo, era il fatto che si approvava uno statuto che recitava più o meno così: “ il presidente dell’Ente parco dovrà essere eletto fra i Sindaci (o loro delegati) dei comuni facenti parte del Parco stesso”. A noi era sembrata una forma di garanzia del rispetto delle regole stabilite e per le popolazioni interessate.

Tralascio le polemiche che sono seguite dopo l’approvazione del Parco, molte in buona fede, altre del tutto false e tendenziose.

Le regole dello statuto sono state rispettate per pochi anni, fino a quando con un colpo di spugna la Regione ha eliminato la norma statutaria relativa alla elezione del presidente avocando a se ogni decisione in merito, con il complice silenzio degli amministratori di quei comuni che l’avevano fortemente voluta.

E così ci troviamo nella situazione che Trucioli.it ha ben evidenziato.

Non ho nulla contro l’attuale presidente, anzi posso dire che è un amico da tanti anni, ma credo che il tuo attento lettore Sandro Oddo abbia tante ragioni.

Fra poco ci sarà il rinnovo delle cariche; le grandi manovre saranno senz’altro già iniziate con i propositi migliori, sempre quelli “…fare in modo che migliori la qualità della vita della gente che pur sempre in numero ridotto continua caparbiamente a vivere nei nostri paesi”.

Con sempre stima e cordialità

Angelo Toscano


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