Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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“Barchi chiesa” (Ormea), la metamorfosi di una borgata che sconfina a Garessio


Dal bollettino parrocchiale di Ormea a firma di Gian: Barchi è la frazione divisa tra Ormea e Garessio. Si compone delle borgate ormeesi Breo o Tanaro, Chiesa, Maji, oltre ai Cottoni, ai Garelli, a Villaretto e ai Zitta appartenenti alla parrocchia di Ormea, ma nel territorio di Garessio. “Barchi chiesa”, la metamorfosi di una borgata.

Il Casalis, riporta che il territorio di Ormea verso questa parte era già molto più esteso e si prolungava fino al ruscello di Villarchiosso. Ma era insorta una questione di confini col comune di Garessio. La causa fu portata in supremo giudizio e nel 1630 i garessini ebbero una sentenza favorevole, e “si narra che ciò avvenisse per l’artifizio di due testimoni che giurarono a seconda dei loro desiderii”. ‘Sti garessini!

La borgata originaria è quella nei pressi dell’antica Chiesa, a quota 773 m., detta “Barchi Vecchia” o “Barchi Chiesa”.

E’ l’ultima frazione a levante di Ormea. La zona è dominata dalla rupe su cui sorge la Torre dei Saraceni. A differenza di altre frazioni di Ormea è relativamente vicina al fondovalle del Tanaro, al capolinea di una di quelle che venivano dette “vie del sale”. Il percorso attraverso il Colle del Prione, caratterizzato da un gran masso in mezzo alla prateria di valico, è infatti il tragitto più breve tra la Val Tanaro ed Albenga.

La Torre dei Saraceni a 894 metri di quota, visibile da ogni punto di Barchi Chiesa, si trova sul lato destro del Rio Barchi, nel contiguo comune di Garessio. E’ raggiungibile percorrendo la via carrareccia oltre l’abitato, fino ad un minuscolo ponte di pietra, in stretta curva a sinistra sul Rio, proseguendo a mezza costa, fiancheggiando la piccola borgata Zitta. A destra si prosegue per borgata Villaretto, anch’essa riscoperta dai

Tedeschi, dove esisteva una ormai crollata cappella del 1807, sotto il titolo dell’Immacolata Concezione, la cui immagine è opera del pittore Arduino.

Barchi Chiesa sembrava un borgo destinato ad una fine prossima perché in abbandono dagli anni ‘1950. Un insieme di edifici di montagna, contornati di aree che venivano giornalmente mantenute, irrigate, piantate, difese; poi diventate inutili, dimenticate e inselvatichite.

Piccola borgata con costruzioni isolate, nel bosco, dove per il clima più mite che nelle altre valli del Cuneese era possibile la permanenza durante tutto l’arco dell’anno. E’ presente la chiesa del tardo medioevo, ricostruita nel 1845 dopo il saccheggio dei francesi di fine luglio 1799, “omologata” nella forma a quella del barocco monregalese, con una canonica realizzata ristrutturando una vicina cappella del settecento. E’ grande, austera alta di volta. Dietro l’altare maggiore ospita un quadro che rappresenta la Beata Vergine del Carmine cui è dedicata; sul lato sinistro una grande tela di una Madonna, l’Assunta Ausiliatrice con Bambino, dipinta nel 1953 dal noto pittore torinese Carlo Morgari, dono dei Salesiani di Torino.

La possibile permanenza continua aveva prodotto edifici pluriuso, oltre ai soli ambienti di residenza (una cucina, una camera da letto) sicuramente abitati durante i raccolti (patate, castagne, fieno) e nel corso dei lavori nei campi, prati, boschi. C’era presenza di vite, di frutteto, di piccoli allevamenti (qualche mucca, pecore, galline e conigli): quindi copresenza di edifici per il lavoro e per la residenza. Le case sono accostate l’una all’altra con costruzioni che racchiudevano entro un unico perimetro murario locali per l’abitazione e per il ricovero di bestiame, attrezzi e prodotti della terra. Le facciate rivolte a monte o a nord sono normalmente compatte, quasi senza aperture; quelle rivolte a valle o a sud sono molto più aperte con porte, portoni, finestre e ballatoi.

Completamente abbandonata dai suoi abitanti, una trentina di anni fa Barchi Chiesa è stata acquistata, ricuperata e restaurata da cittadini tedeschi che, soprattutto la abitano non solo d’estate. E’ un buon effetto perché non si vedono in giro case diroccate. Gli edifici sono stati ristrutturati, con gusto, senza troppo modificare la loro fisionomia originale. Non ci sono abusi architettonici percepibili e l’insieme è vivo e vitale.

Si tratta di edifici molto antichi che riproducono i modi di fare arcaici derivati dalle colonizzazioni dell’entroterra ligure precedenti all’ anno mille.

Non incontriamo più Giorgino ed Edda con la figlia Stefania l’ultima nata nella borgata, Maria, Marisa, Alma, Elsa, Olga, e Ivaldo con la sorella Rosanna, ma – come è ormai tradizione del dopo messa della festa patronale – i nuovi amici sono sempre pronti ad offrire un caffè, un dolcino o un boccale di birra al visitatore. Sono Erwin con Maria, Peter ed Ingrid, Jürgen e Renate, Thomas e Rita, Wolfang e Renate, Dieter con Sabine, Erich con Heidi nonché Luigi e Lucia provenienti dalla vicina Liguria. Hanno seguito il croato Vladimir Luski, lo “scopritore” della borgata ad inizio degli anni ’80.

Gian

 


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Gianfranco Benzo

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