Il Secolo XIX, nella sua gloriosa storia, forse non aveva mai avuto un editore leader mondiale. Un’ottima notizia sia per la potenzialità dell’indipendenza, sia per la solidità economica del gruppo famigliare Aponte con l’impero MSC che ha raggiunto un patrimonio di mille navi portacontainer.
Il miliardario imprenditore potrebbe avviare un rilancio del quotidiano, sceso a 15 mila copie vendute in edicola. Potenziando soprattutto le redazioni locali e con inviati speciali valorizzare gli approfondimenti sul territorio da tempo ignorati. Tornando ad una cronaca capillare senza dover imitare il giornalismo dei quotidiani on line che per il 90% producono comunicati stampa o veline del ‘palazzo’. Negli anni di massimo splendore Il Secolo XIX aveva raggiunto l’apice di 150-180 mila copie con Alessandro Perrone e Cesare Brivio Sforza. Una ‘corazzata’ che poteva contare sul direttore Piero Ottone ( ‘largo alle giovani leve’) e Amedeo Massari alla diffusione. Domenico Berruti segretario di redazione, Luciano Basso a capo delle province. Roberto Badino e Giuliano Crisalli inviato speciale. Apertura delle redazioni distaccate affidate a giornalisti che non deludevano le attese. A Savona Bini, poi Angelini unico savonese a raggiungere la qualifica di condirettore. Mentre Massimo Righi, classe 1967, è stato l’unico ligure (Santa Margherita Ligure) a sede alla scrivania di direttore direttore responsabile. Il periodo con il vento in poppa nel primato delle vendite e abbonamenti si è protratto fino alla direzione di Gateano Rizzuto classe 1949 (1995-2000).


Il Decimonono fondato il 25 aprile 1886 da Ferruccio Macola (primo direttore ed editore), con il sostegno finanziario del marchese Marcello Durazzo Adorno presidente della compagnia di navigazione “La Veloce“– Navigazione Italiana a Vapore che aveva la sua sede principale a Genova..
Poi l’era Perrone (1897-2014). Il giornale fu acquistato da Ferdinando Maria Perrone, imprenditore alla guida dell’Ansaldo. La famiglia Perrone ha mantenuto il controllo del quotidiano per oltre un secolo, rappresentando la continuità storica della testata.
Per lungo tempo, in particolare durante il XX secolo, il controllo del giornale è stato gestito in collaborazione tra i cugini Perrone e Brivio Sforza, con il coinvolgimento della famiglia Grazioli. Negli anni Settanta, dopo l’uscita della famiglia Grazioli, il giornale è rimasto nelle mani di Cesare Brivio e Carlo Perrone.
La proprietà è rimasta ai cugini Carlo Perrone e Cesare Brivio Sforza, fino al 2010, quando Cesare Brivio Sforza ha ceduto la sua quota (25%) a Carlo Perrone che ha acquisito il 100% della SEP (Società Edizioni e Pubblicazioni), società editrice del Secolo XIX. Ma tra i cugini Carlo Perrone e Cesare Brivio Sforza, entrambi eredi della dinastia editoriale del Secolo XIX, ci fu una lunga e complessa vertenza societaria. I rapporti si deteriorarono nel corso degli anni 2000, sfociando in liti e lunghe cause arbitrali. Cesare Brivio Sforza, socio di minoranza, dovette cedere, a malincuore, le proprie e uscire dalla società.
Il Fondo Clessidra- Nel gennaio 2008, Cesare Brivio Sforza ha ceduto la sua partecipazione al fondo chiuso di private equity Clessidra di Claudio Sposito. A seguito di queste operazioni, Carlo Perrone ha consolidato il controllo della società, arrivando a detenere il 100% della SEP nel dicembre 2009.
Oltre al Secolo XIX, il quotidiano Il Messaggero di Roma (216.000 copie all’apice) è stato storicamente legato alla famiglia Perrone per lungo tempo durante il XX secolo. Alessandro Perrone (conosciuto come “Sandrino”) è stato editore e direttore dal 1952 al 1974. Sotto la sua gestione, il giornale assunse un orientamento più innovativo e di sinistra. Ferdinando Perrone (cugino di Alessandro) possedeva l’altra metà della casa editrice. Nel 1973, in contrasto con la linea editoriale di Alessandro, vendette la sua quota all’editore di destra Edilio Rusconi, innescando una crisi editoriale.
A seguito dei conflitti tra i rami della famiglia, nel 1974, la proprietà del Messaggero passò alla Montedison di Eugenio Cefis, ponendo fine al controllo dei Perrone sul quotidiano romano, mentre rimasero legati al Secolo XIX di Genova.
C’era una diretta parentela tra i Grazioli e i Perrone di Roma, consolidata attraverso il matrimonio. Isabella Perrone (1912-1988) sposò l’11 luglio 1942 Massimiliano Grazioli Lante della Rovere (1911-1978), VI Duca di Santa Croce di Magliano, Barone di Castelporziano e Nobile Romano.
Isabella Perrone era la nuora di Pio Grazioli e divenne duchessa consorte. Dalla loro unione nacque Giulio Grazioli Lante della Rovere (1943, VII duca).
Infine un curioso aneddoto, testimonianza personale. Un collega che al Secolo XIX svolgeva un ruolo apicale mi confidò quale fosse il rapporto tra Alessandro Perrone e il mondo della politica al potere a fine anni ’60. Il Nuovo Cittadino, storico quotidiano cattolico di Genova, fondato nel 1873 e chiuso nel 1974, apparteneva all’arcidiocesi di Genova. Come era accadde con la chiusura della redazione de l’Unità e poi del Lavoro i redattori cercavano un altro editore. Perrone resto indifferente alle pressioni ‘romane’. Il collega poteva contare sull’autorevolezza di Paolo Emilio Taviani per 5 anni, dal ’53 al ’58, ebbe la responsabilità continua del dicastero della Difesa, poi ministro delle Finanze (dal ’59 al ’60), del Tesoro (dal ’60 al ’62), dell’Interno (dal ’62 al ’68), del Mezzogiorno (dal ’68 al ’72), del Bilancio (dal ’72 al ’73) e, infine, di nuovo dell’Interno (dal ’73 al ’74). Porte chiuse. Andò meglio con il cardinale Siri ma Perrone senior scelse di parlargli nell’ufficio del direttore Piero Ottone: “Ti assumiamo non perchè sei un raccomandato, il direttore mi ha assicurato che sei un collega capace e volenteroso”.
DAI PERRONE-GRAZIOLI-BRIVIO SFORZA A APONTE

