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La Stampa, lacrime e sangue
Ma la redazione dice due volte no


La Stampa, John Elkann, presidente ed amministratore delegato di Exor, nonchè presidente di Fca e Ferrari, chiede lacrime e sangue, ma la redazione dice due volte no. Lo stesso editore che il 16 dicembre 2019 durante il consueto scambio di auguri con le redazioni della Stampa e del Secolo XIX e di 13  giornali locali e radio, annunciava un obiettivo: “Creare prodotti di grande qualità, con un giornalismo serio, indipendente. Il futuro è nelle nostre mani. Dipende come ciascuno di noi saprà cogliere la sfida della trasformazione e ritornare a cogliere nuove soddisfazioni”.

L’ARTICOLO DI ‘PROFESSIONE REPORTER’

John Philip Jacob Elkann e Carlo Perrone, in una foto d’archivio da presidente e vice presidente dell’Itedi , la Spa proprietaria dei quotidiani La Stampa e Il Secolo XIX e ora riunite nel gruppo Gedi che controlla anche Repubblica, 13 quotidiani locali e radio

La Stampa, capitolo secondo. Secondo incontro della proprietà con il comitato di redazione dopo che John Elkann ha acquisito la maggioranza del gruppo Gedi e secondo, coraggioso, diniego dei redattori al proprietario.

La prima volta era stata a fine anno. Prepensionamenti, tagli agli stipendi, cassa integrazione a rotazione. “Irricevibile”, aveva detto l’assemblea. Rivediamoci a metà gennaio, avevano replicato i rappresentanti della società. Sembrava una marcia indietro.

Ma a metà gennaio i numeri proposti dall’azienda sono peggiorati: su 180 giornalisti si chiedono 37 uscite, di cui 22 prepensionamenti, all’interno del piano del governo che favorisce gli editori e colpisce duramente l’Inpgi. Cassa integrazione per tutti al 15 per cento. Tagli agli straordinari e alle domeniche. A fronte di un incentivo di 18 mesi di stipendio e qualche benefit. Su richiesta del cdr la proprietà ha inviato a ciascun redattore i conti sugli effetti della manovra e tutti hanno potuto leggere chiaramente quante migliaia di euro l’anno verrebbero a perdere. L’assemblea si è riunita giovedì 30 gennaio e senza spaccature, con composta irritazione, ha di nuovo respinto il piano

L’assemblea  compatta – C’è una sorta di delusione nervosa nella redazione del quotidiano torinese. L’acquisizione di Gedi da parte di Elkann, già azionista di riferimento della Stampa, era stata vista come un rilancio. Si è pensato: il giovane titolare di Exor punta una fiche importante sull’editoria in crisi, per dimostrare che, come in alcuni casi americani e inglesi e francesi, si può fare, quel mondo non è da buttare nel cassonetto della storia.

Invece, per ora, i soliti tagli. Adesione entusiastica al nuovo piano di prepensionamenti che anche il governo in carica ha gentilmente concesso agli editori, per ristrutturare le aziende a spese della collettività e dell’Inpgi, come avviene ormai da oltre dieci anni.

Inoltre alla Stampa vivono con un po’ di rabbia la diversità di trattamento rispetto alla nuova consorella (in Gedi) Repubblica. L’ultimo piano di esodi nel quotidiano fondato da Eugenio Scalfari fu fatto con incentivi assai più generosi (fino a 36 mesi di stipendio). A Torino si sentono trattati dal loro padrone storico, come figli minori.

La solita formula – E’ avvolta nelle nubi la volontà di Elkann sul suo nuovo piccolo (rispetto al mondo, grande rispetto all’Italia) impero editoriale. I suoi rappresentanti hanno parlato di “sfida sul digitale a pagamento”, senza specificare quale direzione si voglia prendere.

Intanto, Lucia Annunziata ha lasciato la direzione dell’Huffington Post, testata digitale del gruppo, dicendo “Nuovo editore, nuovo direttore”. Poi c’è stato un incontro di Annunziata con lo stesso Elkann di cui non si conosce l’esito. Un contatto c’è stato anche fra Elkann e Carlo Verdelli, direttore di Repubblica, scelto dalla precedente gestione. Anche qui dovrebbe esserci un cambiamento. Per fare cosa?

Insomma la ricetta per Gedi, due mesi dopo l’acquisto della quota di controllo è tagli senza spendere e persone di fiducia al comando. Una formula che ha poco di innovativo.

Professione Reporter

ARTICOLO DEL SECOLO XIX DEL 17 DICEMBRE 2019

Il quotidiano titolava: Editoria. Gedi, Elkann punta sul digitale. ‘Accelerare la trasformazione’. “L’obiettivo è generare maggiore interesse nei lettori, di oggi e di domani”.  ….”Per il nostro settore sono stati anni molto difficili. Ed è esattamente per rispondere  a queste difficoltà che abbiamo deciso di impegnarci in un progetto in cui io personalmente credo tantissimo. Un progetto non nostalgico, ma che anzi guarda avanti per accelerare le trasformazioni in Gedi….Siamo portatori di un giornalismo serio, indipendente e fatto con grande senso di responsabilità: e questo continuerà a essere il nostro punto di riferimento”. Così Jhon Elkannn…. a pochi giorni dall’ufficializzazione  dell’acquisizione  del gruppo Gedi…. Il futuro è nelle nostre mani – spiega Elkann- e dipende da come ciascuno di noi saprà cogliere la sfida della trasformazione.  Dobbiamo cambiare la nostrra prospettiva ed affrontare il 2020 come una grande opportunità. L’occasione per tornare a cogliere  nuove soddisfazioni”.

I quotidiani del Gruppo Gedi hanno superato i 100 mila  abbonati digitali e bisogna puntare a raddoppiarli nei prossimi mesi, osservava il direttore generale  Maurizio Scanavino, con esperienze in Fiat, Iveco, già amministratore delegato di Publikompass, , direttore generale di Itedi e poi amministratore  delegato di Gnn per la divisione La Stampa e il Secolo XIX.

E AL CORRIERE DELLA SERA  BILANCIO IN ATTIVO MA 50 PREPENSIONAMENTI

Urbano Cairo editore del Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport e presidente del Torino Cacio

Manca l’ufficialità della procedura contrattuale ma le comunicazioni al comitato di redazione e le relative assemblee portano allo stesso risultato.Rcs guidata da Urbano Cairo proporrà al Corriere della Sera 50 prepensionamenti. È il primo rumoroso effetto della nuova norma sui prepensionamenti. Nuova norma si ma con effetti vecchi e perversi.

Rcs nella gestione Cairo ha sempre chiuso i bilanci in attivo. Avrebbe dunque liquidità sufficiente per riorganizzarsi senza chiedere soldi allo stato e senza ridurre il perimetro degli occupati. In altre stagioni Cairo si era sempre vantato di non avere mai chiesto contributi pubblici sotto forma di ammortizzatori sociali per periodici e quotidiani.

Se tutto fosse confermato torneremmo di colpo alle stagioni degli stati di crisi prospettici. Stati di crisi non suffragati dai dati di bilancio delle aziende editoriali scaricati sullo Stato e su un Inpgi ormai devastato.

E così una misura di emergenza, il prepensionamento, verrebbe usata in modo “ordinario” dunque distorto.

Chiediamo alla Fnsi di essere conseguente con le determinazioni della consulta nazionale dei Cdr, verificando puntualmente i conti dell’azienda che molto recentemente ha effettuato 4 assunzioni e proclamando lo sciopero con una grande iniziativa nazionale di mobilitazione.

Chiediamo al sottosegretario Martella e al ministro del lavoro Catalfo di verificare con puntualità, in questo caso come in altri simili, se ci siano gli estremi di legge per servirsi di fondi pubblici. Chiediamo alla categoria una presa forte di coscienza della posta in palio molto simile oramai ad un fine corsa.

Segreteria Associazione Stampa Romana

 

 

 


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