Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Ammutinamento nella flotta dell’armatore Aponte. I giornalisti del Secolo XIX contestano e proclamano lo stato di agitazione


Io e lui colleghi. Un lungo percorso al Secolo XIX, sette direttori responsabili tra i quali lo stesso editore Alessandro Perrone (1972-1976) che è stato anche editore e il direttore de Il Messaggero (dal 1952 al 1974). Gli anni gloriosi con Piero Ottone. Apertura di nuove redazioni provinciali ed uffici di corrispondenza. Coerente sostenitore di ‘largo ai giovani’. Colleghi savonesi che dopo la gavetta si sono guadagnati i gradi sul campo.

Il Secolo XIX  e la punta dell’iceberg. L’editore miliardario ‘regala’ copie e lettori a La Stampa? Vincitori e vinti? Forse  è acqua passata ricordare la forza e la spinta impressa al giornale dal compianto coeditore e AD Cesare Brivio Sforza. Forse non serve ricordare 180 mila copie vendute in edicola e 12 pagine di annunci commerciali nell’edizione domenicale, soprattutto nel settore immobiliare. Nonostante il giornale non tacesse la continua ‘rapalizzazione’ delle seconde case  nelle Riviera e primo entroterra che ha via via distrutto ogni rapporto tra qualità della vita, turismo qualificato, posti di lavoro nelle strutture alberghiere. L’epilogo: un turismo di massa che si contende gli spazi da ‘scatola di sardine’. L’abissale divario tra infrastrutture stradali primarie e secondarie e l’afflusso veicolare. Centri urbani assediati dai motori. Isole pedonali osteggiate. Nessuno riflette cosa accadrebbe se nella stagione estiva non circolassero le due ruote. Città con carenze di parcheggi e di dannati alla ricerca negli stessi stalli a pagamento sulle strade e piazze. Un grande mostro che genera milioni di incassi ai Comuni, milioni di proventi da multe e sanzioni.

Eppure a leggere le cronache liguri e i mantra della partitocrazia (con qualche distinguo minoritaria che più minoritario non si può)  sul fronte economico e sociali in Liguria, dal mare alla montagna, va quasi tutto bene. Anzi gli ultimi arrivati lamentano che devono far fronte  all’incapacità di pianificazione di chi li ha preceduti. Gli uni e gli altri possono ringraziare che da anni, in Liguria, pare abbia cambiato strada il giornalismo d’inchiesta non tanto alla ricerca di potenziali scandali, di approfondimenti sul territorio e mancata conoscenza delle dinamiche settoriali.

Come dimenticare quando Il Secolo XIX affidava agli inviati speciali (uno per tutti Roberto Badino) di raccontare e approfondire raccogliendo o partendo da micro-storie di artigiani, agricoltori, imprenditori, anziani, giovani, persino passanti. Oppure far emergere  bubboni, ritardi, sprechi, inconcludenza, pratica del clientelismo e voto di scambio attraverso le testimonianze dirette di chi subisce più di ogni altro. I danni all’economia sana. E non solo quella che si basa sulla crescita del PIL, ma sulla capacità di distribuire benessere e offrire opportunità a lungo termine per tutti i cittadini.

E perché non approfondire il lungo percorso del Il Secolo XIX finito via via alla deriva. E come è possibile che un armatore non si accorga in tempo che la sua ‘flotta’, lo storico giornale dei Liguri, può affondare?

Il Secolo XIX ha pur attraversato montagne russe- Bilanci in profondo rosso, ricorso alle banche, la Carige centro di potere e di intrallazzi come documenteranno pagine giudiziarie e non solo. Con un ponente ligure che ha rinunciato a pavoneggiarsi “abbiamo una banca”. Ora tornano gli sportelli ma sono quasi tutti targati provincia di Cuneo. Dal mare all’entroterra.

Il Secolo XIX  che indebolito dal web, dalla obiettiva crisi della carta stampa oltre i confini nazionali, afflitto dal ricorso ai benefici da uno stato di crisi all’altro, senza contributi pubblici a fondo perso, ha finito per avvitarsi su se stesso o focalizzando tutte le energie sulla difesa e sull’autoconservazione, cambiamenti a cura di ‘aspirina’ , all’incapacità di trovare nuove risposte.

La crisi globale è una drammatica realtà. Eppure fa riflettere che alcuni quotidiani tedeschi, cerchino di resistere, con una maggiore presenze della cronaca locale. Nei lander (Regioni) non ci sono le province. Una delle strategie è quella di dedicare più pagine e spazio alla cronaca territoriale rispetto alle notizie nazionali e internazionali. Quotidiani e settimanali a forte vocazione locale, orientati all’iperlocalismo. Non si perde ogni avvenimento della società civile, realtà sociale, contesto socio-culturale. Fioriscono i servizi fotografici di battesimi, cresime, comunioni, nozze d’argento, d’oro, diamante. Eventi di associazioni non solo quelle blasonate. Storie di famiglie che si tramandano l’attività, la professione. E’, diciamo, un ‘lavoro a tappeto’. I collaboratori che scrivono sono in ogni angolo si direbbe. Ha fatto ‘scalpore’ un collaboratore che aveva iniziato da insegnante delle elementari con la cronaca sportiva, i tornei di paese. Ha 98 anni con la stessa coperture di notizie e del territorio come quando aveva esordito.

Cosa è accaduto e continua ad accadere nelle redazioni provinciali del Decimonono. Si è scelto, in parte è causa di forza maggiore, di imitare i gamberi. Indebolisci oggi, domani e dopodomani. Ti ritrovi a diventare primatista dei ‘salti mortali’ ai danni più che della qualità della ‘copertura’ che impone la vita di un territorio, sia città o paese. Il prodotto che offrono i quotidiani on line, anche quelli con una certa solidità nei bilanci, è assai scadente. Si rincorre chi da prima la notizia, ma si svilisce la regola principe dell’informazione. Ovvero cosa interessa al lettore e alla credibilità.

Tra le ricadute del quotidiano locale che non è più tale, la diffusa disinformazione, la corsa ai comunicati, agli uffici stampa, quasi veline di vecchio stampo. Il noioso riproporsi di questo ha dichiarato, quell’altro ha replicato. Noi abbiamo fatto ciò che altri avevano ignorato. Ha scritto recentemente un medico impegnato in politica da una vita, Renato Giusto, a proposito di un convegno tenutosi a Savona: “Ho ascoltato interventi su interventi in cui amministratori, esperti e rappresentanti istituzionali si sono sostanzialmente congratulati a vicenda per aver salvato questo, tutelato quello, valorizzato quell’altro. A sentire loro, la Liguria sembrerebbe ormai un paradiso ambientale e culturale”. E ha portato ad esempio la villa a Bordighera della prima regina d’Italia (Trucioli.it ha pubblicato un articolo che ha già raggiunto 38 mila visualizzazioni).

Alla fin fine anche per il Secolo XIX è arrivato il momento di ‘oggi o mai più’?  (l.cor.)

2/Comunicato stampa- L’Associazione Ligure dei Giornalisti esprime totale solidarietà ai giornalisti del Secolo XIX dopo la proclamazione dello stato di agitazione da parte della redazione.

“L’assemblea dei giornalisti del Secolo XIX, riunitasi nella serata di lunedì 29 giugno, proclama all’unanimità lo stato di agitazione. Le motivazioni – si legge del comunicato sindacale dei giornalisti del Decimonono – sono diverse ma riguardano tutte scenari relativi al nostro lavoro che la redazione non ritiene più sostenibile. Una condizione fatta da mesi e mesi di mancate risposte da parte di Direzione e Azienda, di annunci e promesse mai mantenute, di assenze, di problemi costanti relativi al lavoro quotidiano e ai sistemi informatici e di ingerenze della parte amministrativa su quella giornalistica.

Andiamo con ordine: mercoledì 1 luglio 2026, dopo svariati annunci, dovrebbe andare online (e il condizionale è d’obbligo) il nuovo sito internet del nostro quotidiano. Un passaggio da tutti considerato fondamentale e per il quale è stato anche annunciato un periodo di formazione a tutti i giornalisti. Peccato, che a distanza di poche ore da quello che – lo ripetiamo – dovrebbe essere un passaggio fondamentale per il futuro del nostro lavoro, la redazione non abbia più avuto notizie in merito nonostante una formale richiesta di informazioni avanzata nei giorni scorsi dal Cdr alla Direzione e all’Azienda”.

“Ma questa – prosegue il comunicato –  è solo la punta dell’iceberg. Nei giorni scorsi una richiesta di rettifica da un presunto responsabile privacy del Secolo XIX (di cui mai nessuno ha avuto comunicazione dell’esistenza) è arrivata ad alcuni giornalisti. Quanto accaduto è un fatto che l’intera assemblea ha già condannato con fermezza e ritenuto estremamente grave visto che delle istanze di rettifica si deve occupare il Direttore il quale è responsabile di testata e dell’organizzazione del giornale, in base all’art. 8 della legge n. 47 del 1948 e dell’art. 6 del CNLG FIEG_FNSI. C’è poi un altro aspetto, non meno importante, che riguarda il piano industriale che doveva essere presentato dall’Azienda a gennaio 2026. Sono passati più di sei mesi e del documento non vi è traccia”.

“Abbiamo citato solo alcuni degli aspetti più critici – chiude il comunicato – ma potremmo andare avanti ancora per molto ad esempio ricordando che, domenica 28 giugno, la prima pagina della Cronaca di Genova del nostro giornale è uscita incompleta nonostante la stessa pagina sia stata redatta regolarmente in tutte le sue parti dalla redazione. Si è trattato di un danno evidente, oggettivo e gravissimo che ha colpito il lavoro dei giornalisti e Il Secolo XIX e per il quale non abbiamo ancora avuto spiegazioni esaustive. Tutto questo, è bene sottolinearlo, non si verifica in una realtà editoriale semisconosciuta ma accade in un quotidiano che da quasi due anni è di proprietà del Gruppo Msc, colosso industriale conosciuto in tutto il mondo. I giornalisti del Secolo XIX chiedono rispetto per tutti i lavoratori di questo giornale che fornisce contributi di qualità ed è la voce di Genova e della Liguria da 140 anni di storia. Ma anche per un territorio che ha subito eventi drammatici e crisi occupazionali e non vuole rinunciare alla crescita e allo sviluppo del suo giornale”.

3/Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria esprime solidarietà ai colleghi del Secolo XIX che dalla serata di lunedì 29 giugno sono in stato di agitazione. L’Ordine è al fianco della redazione del Decimonono e del suo Cdr in questo momento delicato.

4/NOTIZIE SUL VALZER DI DIRETTORI ANCHE A LA STAMPA- Dal 1 luglio Maurizio Molinari, ex direttore di Repubblica, nuovo direttore editoriale del Gruppo Sae (si dichiara un editore indipendente orientato al giornalismo civico, territoriale e valoriale) che ha anche ufficializzato la nomina di Giacomo Bedeschi a direttore de La Nuova Sardegna, incarico che assume succedendo a Luciano Tancredi che entrerà a far parte della direzione de La Stampa (Antonio Di Rosa al posto di Malaguti) con il ruolo di vicedirettore vicario. Alla guida de La Provincia Pavese andrà Manila Alfano, entrata nel Gruppo Sae nel 2025.


L.Corrado

L.Corrado

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