Povera Liguria. Altro che un paradiso ambientale e culturale, ma sempre più ricca di convegni e sempre più abbandonati e in degrado molti suoi gioielli storici. Non ci sono parole per descrivere la sorte di Villa Margherita a Bordighera.


Docente per molti anni presso la Scuola Regionale di Formazione Permanente in Medicina Generale. Giornalista Pubblicista. Sempre eletto dal 2016 consigliere Comunale a Savona. La sua franchezza lo caratterizza come non politichese. Fa parte del Gruppo Consiliare Giorgia Meloni Fratelli d’Italia
Scrive Renato Giusto, personaggio popolarissimo, già membro del Sindacato medici italiani, ex presidente del Consiglio comunale di Savona, grande passione per l’arte di cui è collezionista.
Sono andato ad ascoltare alcune relazioni in Sala Rossa del Comune di Savona nell’ambito del convegno “Save The Green”. Ho ascoltato interventi su interventi in cui amministratori, esperti e rappresentanti istituzionali si sono sostanzialmente congratulati a vicenda per aver salvato questo, tutelato quello, valorizzato quell’altro. A sentire loro, la Liguria sembrerebbe ormai un paradiso ambientale e culturale.
Peccato che la realtà, ogni tanto, abbia il brutto vizio di presentare il conto.
Qualche giorno fa ho avuto occasione di passare a Bordighera davanti alla storica e prestigiosa villa fatta costruire dalla Regina Margherita di Savoia, uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale ligure. Quello che ho visto mi ha sinceramente lasciato amareggiato: una struttura di grande valore storico e museale che appare in uno stato di degrado e abbandono difficile da conciliare con i trionfalismi ascoltati durante il convegno.
E allora una domanda sorge spontanea: come si fa a raccontare che va tutto bene, che il verde è salvo, che il patrimonio è valorizzato e che la Liguria è un modello di tutela, quando persino uno dei simboli della storia regionale versa in condizioni così poco dignitose?
Viene quasi da parafrasare la celebre frase della canzone: “Tutto va ben, Madama la Marchesa”. Ma se non riusciamo nemmeno a garantire il decoro della villa della Regina Margherita, forse c’è qualcosa che non torna nel racconto.
Perché tra convegni, slogan verdi, passerelle istituzionali e fotografie di rito, il rischio è che si salvi soprattutto l’immagine di chi governa, mentre il patrimonio reale continua lentamente a deteriorarsi.
Povera Liguria. Sempre più ricca di convegni e sempre meno di manutenzione.
SCRIVE VALENTINA GREGORI- TGR- GENNAIO 2022-
La Regina Margherita e la villa di Bordighera. La prima sovrana d’Italia, innamorata della Riviera di Ponente, visse qui i suoi ultimi anni in un palazzo costruito apposta per lei.
Amatissima dal popolo, dall’aristocrazia e anche dagli intellettuali. Le dedicarono poesie, le intitolarono vette, diedero il suo nome a dolci e alla più popolare delle pizze.
Margherita di Savoia, vedova di Umberto I, morì a 74 anni il 4 gennaio del 1926 a Bordighera, città che amava e dove trascorreva lunghi periodi. Nel 1914 aveva acquistato Villa Etelinda, con la grande proprietà annessa, e vi aveva fatto costruire la sua residenza.
Villa Margherita, quattromila metri quadrati circondati da 28mila di parco, venne ultimata in poco più di un anno.
Qui, nel 1925, trascorsero alcuni giorni il nipote (e futuro Re di Maggio) Umberto con la promessa sposa Maria José del Belgio.
Maria José tornerà in Liguria da ex regina – dopo l’esilio – nel 1988, per assistere a Genova al Premio Paganini.
Nel 1926, alla morte della regina madre, Casa Savoia dona Villa Margherita all’Associazione delle Famiglie dei Caduti e dei Dispersi in Guerra. Dopo anni di degrado, il palazzo sarà accuratamente restaurato e aprirà al pubblico nel 2012, per esporre la vasta e preziosa collezione di Guido Angelo Terruzzi. Danneggiato dall’alluvione del 2014, il museo chiuderà, riaprirà brevemente e sarà chiuso di nuovo, in attesa di una definitiva riapertura.
