Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Genova 2001–2026: dallo Stato che picchiava allo Stato che insegna a delinquere. Il ddl Sicurezza come manuale, quello Caccia come poligono


Dalla legge del diritto alla legge della giungla: il risultato di una politica che corrompe tutto.

di Alessandro Dighero

Un quarto di secolo. L’età giusta per fare la leva militare, sposarsi, o – se sei una classe dirigente italiana – per non aver ancora capito un c… di quello che è successo. Quest’anno tocca il rito dell’anniversario. Sindaci, ex ministri, editorialisti, tutti in fila con la faccia giusta: “è stato un momento difficile”. Difficile. Come se il G8 fosse stato un esame di maturità andato male, non centoquarantasei persone pestate in una scuola mentre dormivano. “Abbiamo imparato”. Cosa, scusa? A fare i caschi con lo scudo più grosso? “Mai più”. Mai più cosa, di preciso: mai più quello, o mai più farsi beccare mentre lo si fa di nuovo, solo con moduli diversi?

Perché qui bisogna essere chiari, e io sono uno che parla chiaro anche quando mi conviene di più stare zitto: a Genova non si è rotto “lo Stato”. Lo Stato non si è “rotto” un c…. Lo Stato ha funzionato benissimo. Ha fatto esattamente quello che sa fare quando deve scegliere tra il dialogo e il manganello: ha scelto il manganello, e poi ci ha scritto sopra un libro bianco. Genova non è stato un guasto. È stato un collaudo. E un collaudo, si sa, quando va bene, lo si mette in produzione.

Infatti guardate cosa produciamo oggi: il ddl Sicurezza e il ddl Caccia. Due gemelli separati alla nascita, cresciuti in famiglie diverse, che si ritrovano identici al funerale della Costituzione. Il primo dà più potere discrezionale a chi comanda e meno garanzie a chi protesta: in pratica, se studi e fai domande sei un problema di ordine pubblico, se urli e basta sei un patriota.

Il secondo fa la stessa cosa ai boschi: allarga le zone di caccia, riduce i pareri tecnici e trasforma la parola “conservazione” in un optional, tipo i sedili in pelle. Risultato: lo Stato non gestisce più la fauna, apre un poligono di tiro con vista panoramica. E chi vuole “migliorare le cose” – testuale – ha finalmente un metodo: non studiare, non contare, non ascoltare. Sparare. Semplice, no? È la sussidiarietà del fucile.

E qui la coppia funziona che è un piacere vederla lavorare: il ddl Caccia ti dà il territorio come palestra, il ddl Sicurezza ti garantisce che nessuno rompa le palle mentre ti alleni. Uno fornisce lo spazio, l’altro fornisce l’impunità. È il pacchetto vacanze del potere: tutto incluso, tranne i diritti.

Ma il punto vero non è nemmeno la legge sbagliata. Il punto è la pedagogia. Perché quando lo Stato ti insegna per venticinque anni consecutivi che le regole sono un fastidio, che i limiti si aggirano, che la legge vale solo se è comoda a chi comanda, non stai più facendo repressione. Stai facendo formazione professionale. Stai crescendo una generazione di delinquenti con tanto di attestato, perché l’hanno vista fare a chi doveva dare l’esempio. “Tanto vale farlo anche noi”, pensa il cittadino medio, e ha ragione lui, altro che allarme sociale: è coerenza logica applicata al peggio.

Così tra vent’anni non avremo solo boschi vuoti e diritti compressi. Avremo una società che ha smesso di riconoscersi come comunità e ha iniziato a funzionare come una giungla – con la differenza che nella giungla vera, almeno, il leone non si finge democratico prima di sbranarti.

Genova, in questo senso, non è un ricordo da targa commemorativa. È uno specchio, e lo specchio, si sa, è l’unico oggetto politico italiano che dice sempre la verità – motivo per cui in Parlamento ce ne sono pochissimi.

Buona giornata a tutti, e complimenti: siete già peggio di ieri.

Alessandro Dighero


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