Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Gli antichi Liguri e lo scacciafantasmi… in musica


Questa settimana Teodora si è divertita a chiedere alle AI di trasformare in canti gli articoli sulla tempra degli antichi Liguri e sul rito scacciafantasmi che il pater familias eseguiva a maggio.

di Teodora


 

 

Gli antichi Liguri testo del canto e l’audio…….

Sbuchiam veloci fantasmi

Catone scriveva che siamo bugiardi,

figli dell’ombra, senza memoria,

mentre Virgilio parlava di inganni

scritti col sangue dentro la storia.

Ma tra queste rocce non cresce l’argento,

non ci sono corti con l’oro nei letti,

abbiamo solo la furia del vento

e sentieri stretti, maledetti.


Vieni a vederci, soldato romano,

qui non c’è l’Asia ridente e feconda.

Niente bottino da stringere in mano,

solo una terra che morde e affonda.

Siamo veloci, siamo fantasmi,

sbuchiamo dai boschi per poi scomparire,

non serve il trionfo se non hai prigionieri,

se hai solo fatica e paura di morire.


Durum in armis genus, razza di dura pietra,

uno scudo oblungo e la pioggia che arreca.

Non siamo carne da macello nei campi,

ma l’urlo improvviso che spegne i lampi.

E se Genova brucia sotto il bastone,

ci resta nel petto il nodo di Magone.


Eravamo a Zama, dietro agli elefanti,

nel fango del Metauro a stringere i denti.

Mercenari o fratelli, comunque giganti,

contro un destino di imperi decadenti.

Poi ci hanno preso per farli vincere,

duemila scudi contro la Macedonia,

perché per battere un re col suo oro

serve chi vive di stenti e insonnia.


Pòrtati via le corone d’alloro,

noi ci teniamo questo magùn.

Senza tesori, senza decoro,

non ci pieghiamo davanti a nessuno.

Solo pietre…

Solo silenzio…

Solo magùn.

Articolo del 30 aprile 2026 https://trucioli.it/2026/05/01/gli-antichi-liguri-ingannatori-o-duri-soldati-e-a-zama-cartagine-ben-80-elefanti-per-incutere-terrore/

🌹 Il rito di maggio 🌹

Canto e audio…..

Il passo del pater

Cucù, cucù… l’aprile non c’è più

Maggio è tornato e il cielo è blu,

ma tra i fiori e il polline leggero

si agita un’ombra, un ospite nero.

Non sono giorni di nozze o di baci,

templi sbarrati, restate fugaci,

perché se la sposa il velo s’accinge

il lutto di maggio il destino le tinge.


Silenzio nei campi, tacciono i cani,

l’acqua di fonte purifica le mani.

Il buio è di bronzo, la notte è un altare,

il Pater è pronto per camminare.


Gettate le fave, le perle dell’Ade,

nere corolle lungo le strade.

Haec ego mitto“, io lancio la sorte,

con questi chicchi riscatto la morte.

Nove volte il rito, nove volte il grido,

che l’ombra ritorni nel tacito nido.


A piedi scalzi, nel cuore del gelo,

con il pollice chiuso, un segno nel cielo.

Non ti voltare, senti il fruscio?

È l’antenato che cerca l’oblio.

Lui cerca il cibo, lui cerca il ritorno,

stordito dal seme che nega il giorno.

Pitagora sa, Plinio l’ha scritto:

dentro la fava il defunto è rinfitto.


Scuoti i cembali, suona i metalli!

Fuggi, fantasma, dai nostri coralli.

Alla soglia il comando si fa più severo:

Manes, exite!” – uscite nel vero!

Ombre dei padri, la casa lasciate,

alle fave nere le vite affidate.


Gettate le fave, le perle dell’Ade,

nere corolle lungo le strade.

Haec ego mitto“, io lancio la sorte,

con questi chicchi riscatto la morte.

Nove volte il rito, nove volte il grido,

che l’ombra ritorni nel tacito nido.


Sposa maggiolina, presto vedovina…

Maggio, ci vuole coraggio.

Ma ora il rito è compiuto, la porta è serrata,

la luce di maggio è purificata.

Manes, exite…

Exite paterni…

link all’articolo del 7 maggio 2026

https://trucioli.it/2026/05/07/cucu-cucu-laprile-non-ce-piu-e-maggio-e-ritornato-al-canto-del-cucu/

Vi siete divertiti? Se sì, Teodora vi invita ai prossimi esperimenti!


Teodora


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