Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Alla scoperta dell’Amazzonia e dell’isola dell’Oceano Indiano dove chi accede rischia la vita. I popoli tribali che dipendono totalmente dalla foresta selvaggia non accettano estranei


Si sta profilando una grande vittoria in difesa dei popoli tribali amazzonici, ma anche dello stato selvaggio delle terre in cui sopravvivono. 2/Ancora e sempre eolico nel savonese.

di Franco Zunino*

I Kawahiva dipendono totalmente dalla loro foresta: cacciano animali selvatici come pecari, scimmie e uccelli; pescano nei ruscelli e, spostandosi da una parte all’altra della foresta, costruiscono rifugi noti come “tapiris”. Raccolgono frutti, noci e bacche, e realizzano scale sofisticate per raccogliere il miele dagli alveari. Le invasioni del loro territorio, però, li costringono a vivere in fuga per sfuggire alle violenze di taglialegna e allevatori. Si trovano in una delle regioni più violente del Brasile, e attacchi e malattie hanno già ucciso i loro parenti. Sono gli ultimi Kawahiva e se il loro territorio non sarà protetto, il loro genocidio sarà presto completo.

Survival International comunica che in Brasile «È finalmente arrivata la notizia del completamento della demarcazione fisica del territorio dei Kawahiva, uno dei popoli incontattati più vulnerabili dell’Amazzonia – a 27 anni esatti dal riconoscimento ufficiale della loro presenza da parte delle autorità. Ora che il Territorio Kawahiva di Rio Pardo è stato delimitato fisicamente sul terreno, manca solo la firma del Presidente Lula per decretarne ufficialmente la creazione. I Kawahiva incontattati sono seriamente minacciati da accaparratori di terra e taglialegna che premono per entrare nel territorio. Questi si sono opposti con forza al riconoscimento della terra dei Kawahiva ricorrendo a violenza, incendi dolosi e forti pressioni sugli uomini politici. I Kawahiva sono cacciatori-raccoglitori nomadi e dipendono totalmente dalla loro foresta. Sono sopravvissuti ad attacchi e malattie che hanno ucciso i loro parenti, e continuano a resistere nella loro foresta, evitando il contatto con gli esterni.

Nel 2016, a seguito della pressione esercitata sul governo da migliaia di sostenitori di Survival, e di organizzazioni indigene brasiliane, il Ministro della Giustizia aveva dichiarato la foresta dei Kawahiva Territorio Indigeno – un passo importante che precede la demarcazione fisica sul terreno. Nel 2018, allevatori di bestiame e taglialegna che occupavano il territorio erano stati sfrattati. Tuttavia, da allora, il processo di demarcazione era rimasto in gran parte bloccato a causa della pressione della lobby dell’agrobusiness e di altri portatori di interesse. Tuttavia, la sola demarcazione non basterà a proteggere i Kawahiva: sarà necessario che le squadre governative monitorino costantemente il territorio per prevenire invasioni e furti di terra.»

2/BUONE NOTIZIE DA GRAN NICOBAR ISLAND. È un isola delle Andamane, ubicata nell’oceano Indiano poco a nord delle più note Maldive. Nella sua pur modesta estensione, è uno dei luoghi più inaccessibili della terra, nel senso che accedervi significa rischiare la vita, dato che il popolo che la vive non accetta intrusioni dall’esterno. Eppure il governo indiano pretende di urbanizzare anche questo angolo di paradiso (tale nel senso vero del termine). Cosa che vorrebbe dire dare un colpo mortale è all’isola e al suo ambiente e, soprattutto, al popolo che la vive, appunto, paradisiacamente: gli Shompen, uno degli ultimi veramente tribali e incottati popoli dell’intero pianeta.

Dopo gli appelli di Survival International, anche l’ONU attraverso il suo Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Raziale (CERD) è intervenuto presso il governo indiano esortandolo a sospendere il controverso progetto di sviluppo per queste isole («il progetto ha un valore di 10 miliardi di dollari e prevede un mega-porto, una nuova città, un aeroporto internazionale, una centrale elettrica, un parco industriale e l’insediamento di fino a 650.000 coloni.»).

Questo progetto è una prova di quanto quasi sempre il mondo civilizzato (NOI!) danneggi la natura e i popoli che la vivono, con l’egoistica motivazione di andarcisi a divertire in vacanza, a godere della sua bellezza ed integrità; in realtà contribuendo a rovinare quel poco che resta di un Pianeta un tempo integro. Perché il progetto indiano altro non è che una fotocopia di quanto è già successo per le isole Maldive, che tanti vanno a visitare senza magari neppure saperne indicare su una carta geografica la loro posizione! E per soddisfare i loro egoistici piaceri ludici, gli stessi che, in fondo, hanno già fatto devastare i più bei luoghi della Terra, trasformandoli in resort per benestanti, uno fotocopia dell’altro, da quelli montani a quelli marini!

3/ ANCORA E SEMPRE EOLICO NEL SAVONESE. Nonostante le tante dichiarazioni della politica ligure, negli ultimi tempi apparentemente contraria alle centrali eoliche le quale avrebbero “saturato” almeno la zona del savonese, per intanto proseguono gli assensi ai progetti nel frattempo già presentati.

L’ultimo di questi è quello denominato “Pian del Melo”, che prevede altre due torri da realizzarsi poco distanti dai due nuovi settori di Aree Wildernes private ai confini della Riserva Naturale dell’Adelasia. Per questo progetto la Regione Liguria ha infatti espresso parere positivo alla redazione dello studio di valutazione di impatto ambientale. Una valutazione che quasi sicuramente finirà con lo stabilire che le due torri eoliche, nonostante i loro 200 metri di altezza previsti e una pericolosa vicinanza ad una strada provinciale, non incideranno minimamente a danno del paesaggio. Perché è ormai notorio come queste valutazioni (o VIA, come in breve le si definiscono), per i tecnici e i funzionari che devono valutarle, legati a filo doppio con la politica, il danno non esiste mai; sebbene basterebbe, in questo caso, il solo e semplice fatto della vicinanza alla Riserva Naturale dell’Adelasia per sostenere che esse impattano e non poco sullo scenario protetto (e sulle rotte migratorie che già in passato furono motivo per bocciare precedenti progetti!)!

Purtroppo è così. Giocando con le terminologie stabilite dalla politica (con non poco aiuto di certo mondo ambientalista!), in Italia si può autorizzare di tutto: il re è nudo, ma solo il bambino lo vede, come dice la vecchia storia; per tutti gli altri il re è ben vestito! Perché è proprio così che vanno le cose quando si parla di VIA per stabilire se il re (leggasi paesaggio e/o ambiente e suoi valori) sia o meno nudo! E per i politici il re non è mai nudo: per principio (o per esigenze della politica: leggasi soldi). Ed anzi, è sempre vestito e finanche elegante!

4/ORSI SLOVENI DEL TRENTINO. Continua la discutibile forma di gestione di questi orsi, trasformatisi da “rischio estinzione” (si sono poi estinti, almeno quelli autoctoni che si voleva salvare!) a pericolo pubblico. E il bello è che si sogna di far allargare la popolazione a tutte le Alpi: come se le Alpi europee fossero le Montagne Rocciose! E, anziché di contenimento e numeri “chiusi” (lo si stabilisce per gli uomini, per salvare la natura, ma non è possibile farlo per gli animali, anche loro per salvarli, visto che è notorio come lupi ed orsi, oltre un certo numero, agli occhi della gente rischiano di diventare “le belve” di antica memoria). E ciò proprio perché, appunto, le Alpi non sono le Montagne Rocciose. Di fronte a un aumento delle aggressioni agli armenti (“sette episodi di predazione e 10 bovini sono stati uccisi”), una cosa più che ovvia per questi aggressivi orsi sloveni, gli “esperti” pensano solo a catture, radiocollari e monitoraggi! Come se con queste cose si potessero evitare aggressioni (anche all’uomo – non dimentichiamoci di Andrea Papi!), quando la logica e l’esperienza americana, rumena e slovena ci dice che solo con gli abbattimenti e, appunto, con “numeri chiusi”, si preserva la specie e si difende l’uomo; e si salva l’economia montana. Purtroppo, non siamo né negli USA, né in Romania, né in Slovenia…

Franco Zunino*

(segretario generale AiW)


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