La «Redazione Ansa, 19 agosto 2026, News» annuncia: il prete Massimo Brancalani, che ha accolto e ospitato dentro la chiesa migranti e poveri di ogni colore e provenienza, specialmente migranti, è stato dimesso ed estromesso dalle Parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini, Diocesi di Pistoia.
di Paolo Farinella, prete

La Santa Sede ha confermato la rimozione di don Massimo dal servizio pastorale nelle parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini, a Pistoia. Bocciato il suo ricorso. “Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo”, scrive su X il vicepremier e leader della Lega Salvini
È la risposta della chiesa ufficiale al prete Massimo che ha preso alla lettera il Vangelo, imitando Gesù e San Francesco di cui il Dicastero del Clero celebra nel 2026 l’ottavo centenario della morte del Santo «Italiano modello», amico di lebbrosi e di tutti gli
scalcagnati. Francesco però è morto ed è anche stagionato da 800 anni e quindi non si vede quello che faceva. Il prete Massimo Biancalani è buttato fuori di chiesa a calci perché ha ricevuto i poveri da Gesù stesso, per suo testamento: « ...perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» …
Quando, Signore…? «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 34-36.40). Il Dicastero vaticano del Clero, a cui, per legge canonica, il prete Massimo Biancalani di Pistoia è ricorso, lo ha respinto, confermando le «rimozioni» sancite dal vescovo, STRAPPANDO la pagina del Vangelo che non è invito a fare elemosina, ma identificazione di Gesù con i poveri. Un Sacramento. In sostanza, il Dicastero del Clero, che dovrebbe formare in tutto il mondo alla spiritualità evangelica, dice «Urbi et Orbi», in nome di papa Leone XIV, che Gesù è un intruso, perché nelle parrocchie si devono rispettare le sensibilità di chi si turba alla vista di una pelle nera (o, forse, bisogna dire negri, negretti, magari mangiando pane e salame «Negroni»?). Questo almeno era «una stella di qualità», il Dicastero del Clero, invece, a Pistoia, ha spento la Stella di Betlemme e ha preferito la «fiamma tricolore» dei fascisti e nazisti di Forza Nuova, che domenica 27 agosto 2017 sono andati alla Messa del prete Massimo e dei poveri per «vigilare» il suo insegnamento e la difesa dei valori [sic!] cristiani occidentali.
Il vescovo non ha spento la fiamma impura e non li ha sbattuti fuori: «Voi fascio-nazisti siete la negazione spudorata di Dio e di Cristo. Baciate piuttosto piedi e mani del prete Massimo che, grembiule ai fianchi, lava i figli di Maria, figlia del Dio che «ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote». Il Dicastero condanna il prete Massimo. Come da tradizione!
Per il Diritto, una ragione per rimuovere il parroco è «avere perso la buona considerazione da parte di parrocchiani onesti e seri o l’avversione contro il parroco» (CJC 1741, 3). Che stile! «Parrocchiani onesti e seri». Chi sono? Gli atei devoti? I «cristiani da pasticceria»? (© papa Francesco). Chi organizza processioni con annessi giochini e pesche di beneficenza? Il Vescovo di Pistoia e gli impiegati del Dicastero del Clero hanno mai letto San Giovanni Crisostomo (?-407), il cui testo, per altro, dovrebbero «pregare» nella Liturgia delle Ore, al sabato della 21a del T.O.?
«Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni per
coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha
detto: «Questo è il mio corpo», confermando il fatto con la parola, ha detto anche: Mi avete visto affamato e non mi avete dato da
mangiare (cfr. Mt 25,42), e: Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, non l’avete fatto neppure a me
(cfr. Mt 25,45).
Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura… Dio non ha bisogno di vasi d’oro, ma di anime d’oro… Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l’affamato, e solo in seguito orna l’altare con quello che rimane. Gli offrirai un calice d’oro e non gli darai un bicchiere d’acqua? Che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario?… se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d’oro solo la sua mensa, credi che ti ringrazierebbe o piuttosto non si infurierebbe contro di te? E se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo, trascurando di vestirlo, gli innalzassi colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore, non si riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce?
“Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell’edificio sacro. Attacchi catene d’argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. Dico questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di quello. Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò mentre adorni l’ambiente del culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questi è un tempio vivo più prezioso di quello» (GIOVANNI CRISOSTOMO, SAN, Omelie sul vangelo di Matteo, 50, 3-4; PG 58, 508-509).
Caro papa Leone, che dirti? Non fai passare domenica in cui non parli ai Capi di Stato, ai Governi e a tutti, di accogliere i migranti, organizzandone il flusso ordinato. Poi questi, senza nemmeno un «padre putativo» che li accompagni nel viaggio all’inferno, arrivano e un tuo prete, Massimo di Vicovaro, legge il Vangelo sul serio, prende alla lettera il Padre della Chiesa, Giovanni Crisostomo e i tuoi impiegati, preti inamidati, sartoria personalizzata, pizzi e trine, che fanno? Lo ghigliottìnano, imitando, orgogliosi, il Grande Inquisitore che «rimuove» Gesù perché disturba le anime pie: «Te lo ripeto, domani stesso vedrai questo gregge obbediente, che al mio primo cenno si precipiterà ad attizzare i carboni ardenti del Tuo rogo, sul quale Ti brucerò per essere venuto a disturbarci. Perché, se c’è qualcuno che ha meritato più di tutti il nostro rogo, sei proprio Tu. Domani Ti farò bruciare. Dixi ».…
Vattene e non venire più… non venire mai… mai, mai! … (FËDOR DOSTOEVSKIJ, I Fratelli Karamazov, Firenze 1958, pp. 367-368, 376, 379-380). Papa Leone, questo avviene in casa tua, casa dell’Inquisitore. Come puoi ancora parlare di Poveri e Migranti? Di Gaza e Cisgiordania e tutto il resto? Puoi ancora spezzare il Pane dei Poveri? O ne lasci l’appalto alla Caritas? Chi potrà più crederti? Ti ubbidirò come papa, ma non ti imiterò… «Disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt 16,23). W il Dicastero del clero e Leone suo.
Tra Papa Leone e i suoi Dicasteri c’è il Mare Mediterraneo, coscienza sporca del mondo e della Chiesa cattolica. È arrivato il momento non della verità, ma quello della menzogna che, con maestria divina, Fëdor Michajlovič Dostoevskij descrisse nei «Fratelli Karamazov», con testo e spirito ispirati e profetici. Papa Leone predica, si addolora, il suo cuore si contorce di fronte allo scempio che accade nel mondo e nel vedere come i Migranti, cittadini del mondo e figli e figlie di Dio sono trattati, usati, venduti, scambiati, merce di ricatto tra Stati, con il Diritto ridotto a meno di carta straccia, eppure si fanno i gargarismi con i «valori di civiltà» e con quelli «cristiani» che addirittura innervano le radici dell’Europa.
Le «rimozioni» del prete Massimo Biancalani di Vicovaro a Pistoia sono «il sigillo del Pescatore» che affossa il Vangelo, ormai ridotto a menu per tutti i gusti e i governi e i papi, a seconda delle convenienze. Si dice che nelle parrocchie occupate dai Migranti ci fosse disordine e nessuno spazio per la «pastorale ordinaria». Idiozia! Se brucia la casa, il monsignore del Dicastero del Clero, che non ha mai visto un immigrato o un povero in vita sua, si preoccupa delle appliques, oppure raddrizza un quadretto fuori posto? Correrà a salvare la mamma o si mette in salvo lui.
Al prete Massimo Biancalani, si poteva dare una mano a gestire l’insieme, certamente non facile, per un migliore servizio ai poveri. Se però lo si sega al primo colpo, senza nemmeno ascoltarlo (come è uso nel Dicastero), di cosa stiamo parlando? La Chiesa è una Multinazionale per affari con i governi di turno, senza coscienza e morale.
Agli impiegati del Dicastero del Clero, voglio ricordare (la memoria è brutta bestia se funziona!), un esempio da «fioretto di San Francesco», di un cardinale «peso massimo»: il card Michele Pellegrino, vescovo di Torino, specializzato negli scritti dei Padri della Chiesa, cioè la Tradizione, per cui non potete accusarmi di essere «iconoclasta».
In un anno, tra il novembre del 1972 e l’autunno del 1977, don Luigi Ciotti, che aveva fondato il «Gruppo Abele», inaugurò un Centro di accoglienza per sbandati di varia natura, comprese persone con trascorsi criminali e tossicodipendenti. Subito si scatenarono le reazioni dei ben pensanti, quelli che a Messa non danno nemmeno la mano alla pace perché «non si sa mai». Esattamente i parrocchiani onesti e seri del prete Massimo, protetti dal Dicastero del Clero. La destra dell’epoca spolverò i manganelli e non vedeva l’ora. Le proteste furono forti, chiassose e minacciose e non si vedeva la fine. Verso il tramonto della giornata, arrivò una macchinetta scassata da cui scese un prete, senza
insegne particolari con un grande cesto di cibi vari, sottobraccio. Si avviò verso il Centro di don Ciotti, depose il cesto e invitò tutti, quelli di dento e quelli di fuori, a mangiare. La serata trascorse in festa.
Don Ciotti è ancora vivo e vegeto e può confermare di persona e ricorderà ancora che l’11 novembre del 1972, quando il card. Michele Pellegrino lo ordinò prete, gli disse: «La tua parrocchia sarà la strada». Io ero stato ordinato 11 giorni prima, il 1° novembre del 1972 ed ebbi diverse occasioni di confrontarmi con padre Michele Pellegrino, un vero padre e amico. Insomma, oggi, nessun Dicastero del Clero ci verrà a dire che card. Michele Pellegrino non aveva senso pastorale e provocava la dispersione delle pecore perdute d’Israele.
Da anni, in certe occasioni, si assiste spesso a gargarismi con triplo salto, col nome di don Tonino Bello, che era un «santo» e per questo non «imitabile», troppo lontano da noi, poveri peccatorucci. Lui, don Tonino Bello diceva: «Non fidatevi dei cristiani “autentici” che non incidono la crosta della civiltà. Fidatevi dei cristiani “autentici sovversivi” come san Francesco d’Assisi che ai soldati schierati per le crociate sconsigliava di partire. Il cristiano autentico è sempre un sovversivo. Uno che va contro corrente non per posa ma perché sa che il Vangelo non è omologabile alla mentalità corrente» (ANTONIO BELLO, DON, Senza misura. Riflessioni sulla carità, La Meridiana, Molfetta 1993, 61).
Se il Dicastero del Clero, non rende giustizia al prete Massimo Biancalani, siamo autorizzati a pensare e scrivere che abbia cambiato nome, in gran segreto: non più Dicastero del Clero, ma «Dicastero dell’Omologazione di Gesù Cristo al Mentalità del Mondo» (DOGCMM), con rilascio di «Master» in materia (cf Madeleine Delbrêl, È stato il mondo a farci così timidi?, Nuova Editrice Berti, Parma 1999 (ed. ampliata 2020; ed. originale francese 1953).
Chiedo a papa Leone XIV, al card. Lazzaro You Heung sik, Prefetto del Dicastero per il Clero; a Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, Segretario; a Mons. Simone Renna, Sotto-Segretario; a Mons. Massignani e a Mons. McLaughlin, Sotto-Segretari Aggiunti, come si conciliano il gesto del card. Michele Pellegrtino e le parole del vescovo Tonino Bello, che tutti vogliono Santi, con le motivazioni del Vescovo di Pistoia e le vostre che ne confermano le «rimozioni»? Non sono gli stessi gesti e le stesse parole del prete Massimo Biancalani. Se condannate lui dovete condannare il card. Pellegrino, il vescovo Tonino Bello, san Giovanni Crisostomo, a voi tanto caro, e, visto che ci siete, dovete condannare anche papa Francesco che, quasi tutti in Vaticano, considerate «eretico». Siete sicuri che non eravate ubriachi quando avete scritto quell’orribile decreto sul prete Massimo Biancalani?
C’è qualcosa che sfugge di mano. Papa, dicastero e tutti i suoi apprezzati specialisti cestinano il Vangelo e dall’altra parte c’è un prete solo con, attualmente, una cinquantina di immigrati, brutti, sporchi e laidi che rendono inaccessibile la parrocchia ai «Parrocchiani onesti e seri» o «cristiani autentici», secondo il vescovo cattolico Tonino Bello.
A chi credere? Io non lo so. Ditelo voi, oppure ce li giochiamo a briscola?
Facciamo così: per ora, solo per non correre rischi, io e moltissimi altri stiamo con il prete Massimo Biancalani, con gli immigrati, con Giovanni Crisostomo, santo da oltre 1700 anni, nonostante tutto, e ancora non «dimesso» dalla Chiesa; stiamo con il Vescovo Tonino Bello e il card. Michele Pellegrino, il cardinale silenziosamente sovversivo e rivoluzionario, tutti discepoli del primo rivoluzionario, a cui i vostri antenati, tutti nel Sinedrio, gli hanno segato la testa, un certo Gesù di Nàzaret che era inviso ai «parrocchiani onesti e seri» ovvero «cristiani autentici» di tutti i tempi, come voi, come tanti. Noi modestamente non vorremmo essere preceduti nel regno dei cieli da malfamati e prostitute, ma possibilmente vorremmo entrare insieme con loro a braccetto, salmodiando e inneggiando cantici d’amore.
Paolo Farinella, prete eretico di Gesù

2/Il Forum per la Pace Versilia si schiera decisamente a fianco di don Massimo Biancalani allontanato per ben due volte dalle Parrocchie dove svolgeva opera di accoglienza di giovani migranti che non solo ospitava, ma a cui insegnava un lavoro e la lingua italiana.Egli ha incarnato i valori evangelici in modo del tutto laico, condivisibile da chiunque di buona volontà, credente e non, ma ostico ai “benpensanti” e alle strutture di potere.Esprimiamo a lui tutta la nostra solidarietà e chiediamo che venga messo in condizione di continuare il suo prezioso operato. Forum per la Pace Versilia
3/AL POST PUBBLICATO DA SALVINI ha risposto l’uomo qualunque Filippo Colosi
