Sul sito della diocesi di Genova, in data 15-07-2026 ho fatto diverse scoperte, di cui nulla sapevo, non perché dovessi saperle, ma perché, pur essendo «abbastanza» informato (peccato di presunzione! Kyrie, eleison!), non me ne sono accorto, eppure, «i Novissimi» circolano da anni tra preti e laici.
di Paolo Farinella, prete

Un tale «signor Nessuno», Marco Doldi (senza alcuna indicazione) scrive (senza data): «Riforma della Curiae dei Servizi diocesani: il primo anno di cammino». Mi son detto: ammazza! Che coraggio e che metodo!
Poi scopro che un gruppo di «homines quidam» è andato a Bologna al «Centro Studi “Missione Emmaus”» che ha escogitato un «metodo» da applicare a diocesi, parrocchie, istituti, congregazioni… e forse anche ai nove «Cori degli Angeli, dei Serafini, Cherubini, Martiri/e, Vergini e pure no, Cardinali bardati e vescovi paonazzi… sine fine dicentes».
Con il beneplacito del vescovo Marco Tasca, «follower» del Vuoto avvolto nel Nulla, senza neppure un assaggio, hanno «acquistato in blocco» il «Metodo Emmaus» del suddetto Centro Studi di Bologna, forse con buono sconto «diocesi-cerchio magico». Dal sito si apprende che il «Centro» è nato nel 2018 [aggiungo io: esperienza di 3 anni (sic!!!), e subito incappano nella chiusura forzata, causa Covid. Quindi pochina-inaina esperienza sul campo. Non ho trovato, come dirò, nessun accenno ai fondamenti culturali, cioè di contenuto e di spettro di riferimento, ma tutto è centrato sul «metodo».
Si dice che i fondatori siano tre laici (immagino tre maschietti) e un prete, ma di ciascuno non ho trovato (per mia incapacità) qualifiche, formazione, accreditamenti scientifici e curriculum (europeo) di garanzia. Si parla, però, di «ricerca di alto livello… cambiamento sistemico processuale…» per sfociare alla pietra filosofale ritrovata: il «metodo Emmaus». Visitando il sito – e non è la prima volta che cerco di
capire – ho trovato una serie di affermazioni, luoghi comuni, frasi fatte, che si possono applicare a qualsiasi gruppo, incipiente o stagionato, alle parrocchie, alle diocesi e anche alle bocciofile dopolavoriste.
Ho trovato la «storia di Emmaus», centrata su «Think Tank… Team» [2x] dedicati a futuri «facilitatori del cambiamento pastorale» che sbocca come un fiume nella foce del «Percorso Intro denominato Accademia Campo Base». Roba forte, Neh!!! Spero che chi scrive conosca almeno i rudimenti della lingua e sappia di cosa parla, specialmente in una «presentazione» di primo impatto. A me sembra più un coacervo rabberciato di un mucchio di materiale amorfo che avrebbe come obiettivo il cambiamento. Non si capisce cosa bisogna cambiare, perché bisogna cambiare e a quale scopo bisogna cambiare. Da nessuna parte trovo la realtà reale che potrei esemplificare così: qual è il grado di formazione del clero? dei laici, donne e uomini da impiegare? Trattandosi di diocesi e, forse, di Chiesa, ci si può chiedere, in un percorso di formazione, qual è la conoscenza biblica, sia dell’AT che del NT? Ci può essere un cambiamento della e nella Chiesa, senza la centralità della conoscenza della Scrittura? Hanno ancora senso le parole di San Girolamo (sec. IV, il più grande esegeta, forse, dopo Orìgene (sec. II-III)? «Ignoratio Scripturarum ignoratio Christi est – L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (SAN GIROLAMO, Commentarium in Isaiam, Prologum, in PL 24, 17 e CCL 73,1,1).
«In Scripturis sanctuis, ubi et verborum ordo mysterium est – Nelle Scritture, dove anche l’ordine delle parole è un mistero» – cioè la filologia, la semantica, la grammatica e la sintassi sono un mistero da studiare perché hanno senso salvifico – (ID., Epistulas 57 [Ad Pammacvhium de optimo genere interpretandi, 5 in PL 22, 571, Epist. LVII; CCL 54,508,12).
«Ama scientiam Scripturarum, et vitia carnis non amabis – Ama la scienza delle Scritture e non amerai i vizi della carne» –
Garantisco personalmente l’efficacia assoluta e brevettata di questa verità per tutti i vizi –, in ID., Epistula 125 (Ad Rusticum monachum), § 11, PL 22, 1078 [Epist. CXXV] e CCL 56, 131, 578 «…si vescamur carne eius et cruore potemur, non solum in mysterio, sed etiam in Scripturarum lectione…se ci nutriamo della sua carne e beviamo il suo sangue non solo nel mistero [eucaristico], ma anche nella lettura delle Scritture», in ID., Commentarius in Ecclesiaten, 3, 13 in PL 23, 1039 [ex PL23, 1092A)] e CCL 72, 278, righe 13-16).
Il 4 ottobre 1965, Paolo VI fece il viaggio della sua vita, e, a concilio Vaticano II in corso, andò a N.Y. all’ONU dove disse antiche e profetiche parole: «Noi siamo come il messaggero che, dopo lungo cammino, arriva a recapitare la lettera che gli è stata affidata; così Noi avvertiamo la fortuna di questo, sia pur breve, momento, in cui si adempie un voto, che Noi portiamo nel cuore da quasi venti secoli» (PAOLO VI, Discorso di Paolo VI all’Assemblea delle Nazioni Unite (4 ottobre 1965), in Enchiridion Vaticanum, I, 365*-397*, qui, 373*).
Di tutto questo che è il cuore, il fegato, i reni, la milza e le coratelle dell’essere Chiesa e del suo esistere nella Storia, non ho visto nessuna traccia strutturale, ma solo accenni al «metodo Emmaus» e per giunta «pastorale». Se la pastorale, però, non ha contenuti, che solo la Parola di Dio (la Bibbia) può dare e trasmettere come «pensiero strutturato (teologia)», è guscio vuoto, un girare attorno a una rotonda, con la esperienza di camminare sempre, senza arrivare mai nulla, perché si màcinano migliaia di km a vuoto. È sconvolgente che nell’équipe non vi sia un/una biblista, un/una teologa, ecc. O, forse, non ho capito che il «Metodo Emmaus» fosse un’agenzia per crociera. Un semplice «voyage d’agrément»: una scampagnata.
Nella pagina «Metodo Emmaus», vi sono 3 «elementi distintivi: «01. Natura spirituale del metodo (discernimento comunitario)… 02. Dai Progetti ai Processi (visione condivisa, non di semplici bisogni) e… 03. Dalla Formazione alla Trasformazione (approccio di accompagnamento «iniziatico-trasformativo».
Tutto rappresentato da un grafico in 5 tappe (che sento ripetere da oltre 54 anni per ritrovarmi sempre allo stesso punto). Dopo il «metodo» seguono le «Esperienze» (potevano mancare?) e finalmente l’«Editoria» con nove quaderni del Centro a € 6,56 (invece che € 6,90) ciascuno, con sconto di € 0,34. Sono in vendita «Romanzi Pastorali» (rigorosamente) e altro che mi risparmio da solo; infine, «Convertire la catechesi», per chi fosse stanco e avesse bisogno di rifocillarsi, c’è sempre «Il campo base» dell’«Oratorio che verrà» (campa, cavalluccio rosso! che l’erba cresca). Mi piace: se deve arrivare, c’è speranza che non arrivi mai.
Da quanto mi è dato capire, sono anni che la «diocesi» naufraga dolcemente a vista in questo mar del futuro, col risultato di essere rimasta senza presente e pure senza vescovo perché non c’è mai. Una volta erano i Socialisti che sognavano «Il Sol dell’Avvenire», ora che l’«Avvenire» è diventato il giornale della CEI, è la diocesi di Genova e, forse altre, a cercare un mare adeguato dove annegare, ma «con metodo».
Non ci resta che consolarci con alcune domande impudiche:
1. Chi e quando ha deciso questa scelta di Tink-Tank e chi ha formato i Team (sono forse un sottoprodotto della serie televisiva «I-Team» (Gli imprendibili?).
2. Quanti in diocesi, nelle parrocchie, ecc. erano e sono informati?
3. Quanti preti erano al corrente di questo terremoto e quanti hanno partecipato alla decisione?
4. Le scelte scellerate della «transumanza dei preti», obbligati a cambiare destinazione per imperio episcopal-vicariale, quanto sono connesse con questa visione «oligarchica» e «messianica» che ha al proprio «centro: il metodo Emmaus»? Vescovo e vicari non sanno che nella Chiesa, fin dal sec. IV, vale il brocardo giustinianeo che la scelta che coinvolte tutti, da tutti deve essere decisa? (YVES CONGAR, «Quod omnes tangit, ab omnibus tractari et approbari debet», in Revue historique de droit français et étranger 36 [1958], 210-259). Su questo principio si fondano i concili, i sinodi, i consigli e tutte le forme di partecipazione. Si sproloquia di «metodo sinodale», ma è come l’araba fenice: «che vi sia ciascun lo dice / dove sia nessun lo sa» (PIETRO METASTASIO, Demetrio, dramma serio, Atto II, Scena III).
5. Il Consiglio presbiterale che dovrebbe (sic!!!) «rappresenta[re] il presbiterio» e costituisce «come il senato del Vescovo» per coadiuvare il Vescovo nel governo della diocesi [sic, sic!!!], a norma del diritto, affinché venga promosso nel modo più efficace il bene pastorale della porzione di popolo di Dio a lui affidata» (CJC, can. 495 §1), trattandosi di un atto «di governo», quanto spazio ha avuto nella progettazione, programmazione e attuazione? Il Consiglio presbiterale ha fatto sentire la sua voce «istituzionale», obbligatoria per legge?
6. La chiesa diocesana e, in essa, i preti, sono mai stati consultati formalmente per un «processo» così radicale nella riformulazione dell’organizzazione della Diocesi?
7. Chi ha deciso e con quali criteri di scegliere «Il Centro studi Emmaus di Bologna» come accompagnatori, facilitatori? Quali altri centri «adeguati» sono stati consultati e confrontati?
8. Oppure, il percorso è ancora a livello «carbonaro» e quindi segreto fino a quando non si deciderà di fare mangiare la minestra cotta e mangiata e ruminata dal vescovo e dai suoi vicari?
9. Quanto costa tutto questo «ben di Dio»? Chi paga?
10. Dove si possono trovare le credenziali di accreditamento del Centro Studi Emmaus di Bologna, con allegati i «curriculum» del Team dirigenziale? Specificamente:
a) Quali sono le competenze bibliche, dal momento che la Bibbia dovrebbe essere il «principio e il fine» di ogni «processo pastorale»?
b) Quali sono le competenze «storiche», dal momento che la Chiesa non ha mai cessato di cambiare, adattarsi, innovare, lungo il suo cammino, per valutare contenuti, metodi e ragioni dell’evoluzione?
c) Quali sono le competenze «psicologiche» derivanti dalle scienze delle relazioni di gruppo e interpersonali? Quali i criteri di attuazione di questi «processi»? determinati da chi?
d) La chiesa sinodale che emerge dal basso, cioè che si basa sulla partecipazione attiva, dove è? con quali metodi, sistemi, e strutture si manifesta?
Genova, 27-07-2026
Con deferenza, obbedientissimo in Cristo.
(Paolo Farinella, prete)
