Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Saliceto: 4 monumenti unici al mondo e una massoneria (ecclesiastica?) d’altissimo livello. Monsignor Bertolotti possedeva 3 ville e a Savona molti edifici d’epoca. L’assassinio di don Fenoglio, strozzato


Si parla in televisione di Altare in Italia e di Rennes-le-Château in Francia, dei loro parroci e delle loro misteriose ricchezze e si finisce sempre con fugaci accenni a Saliceto.

di Guido Araldo

Ai suoi misteriosi tesori romani (la capra d’oro al Castelvecchio), saraceni (la nave tutta d’oro di Abdul Amin nella collina della Rosa), templari e marchionali (i Bisanti d’oro dei Cavalieri del Tempio e i Genovini d’oro del Marchese Giorgino Del Carretto, sepolti nella collina di Rovereto).

Peculiari parallelismi tra Saliceto e Rennes-le-Château che potrebbero denotare insondabili riferimenti templari. Un poeta ottocentesco così scriveva riferendosi ai Salicetesi: “Oh villan, tu ignori qual suol calpesti!),

Più raramente, si parla dei suoi straordinari monumenti storici e artistici, patrimonio nazionale: il castello dei Marchesi Del Carretto, la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, le chiese di San Martino e di Sant’Agostino meravigliosamente affrescate. E altre chiese ancora affrescate, andate perdute per ignavia dei suoi abitanti: San Rocco (un trittico salvato presente tuttora nella Sala Falco nel palazzo dell’Amministrazione Provinciale a Cuneo) e San Francesco (il grande affresco all’ingresso dell’ospedale di Santa Croce, sempre a Cuneo).

Ma ciò che lascia allibiti a Saliceto è altro: l’esoterismo!

Le simbologie esoteriche sono presenti ovunque, in tutti i quattro monumenti, orta scolpite sulla pietra, ora in affreschi e quadri, che coprono un arco temporale di sei secoli: dal 1200 (gli affreschi in castello attribuiti a maestranze dell’Imperatore Federico II di Svevia, lo stupor mundi, allorché sua figlia Caterina andò in sposa il giorno del Calendimaggio del 1247 al marchese Giaconm Del Carretto, vicario imperiale, signore di una marca estesa dal mare di Finale e Pietra Ligure alle rive del Tanaro di Novello e Monforte) al 1800 (la Via Crucis napoleonica recentemente rubata, con grave atto vandalico ai danni di una grande tela ottocentesca).

I quattro monumenti di Saliceto sono l’unico luogo al mondo, con il pavimento il pavimento del duomo di Siena, dove è palese e documentata l’esistenza di una proto-massoneria rinascimentale, probabilmente ecclesiastica d’altissimo livello.

Infine un’ultima domanda: perché il cardinale laico Carlo Domenico Del Carretto, che per una manciata di voti non divenne papa nel conclave del 1513, prediligeva particolarmente Saliceto?

La chiesa parrocchiale di Saliceto, il più bel monumento rinascimentale in Piemonte sui confini con la Liguria, fu eretta come suo mausoleo tra il 1489 e il 1505 sulla chiesa romanica di Santa Maria, che era più grande.

Il cardinale laico Carlo Domenico Del Carretto, che per pochi voti non fu eletto papa nel conclave del 1513, prediligeva particolarmente Saliceto, dove effettuò un globale rinnovamento urbanistico senza esitare a demolire le antiche chiese di Santa Maria e del Santo Spirito, per ricostruirvi sopra le chiese rinascimentali di San Lorenzo (suo mausoleo) e di Sant’Agostino. All’epoca erano frequenti le visite a Saliceto del fratello Fabrizio, dal 1513 Sovrano Maestro dei Cavalieri di Rodi, eredi dei Templari.

Che Carlo Domenico Del Carretto fosse sicuro di diventare papa lo attesta un affresco nella collegiata di San Biagio a Finalborgo, dove riceve la tiara pontificia da san Domenico, sportagli dalla Madonna delle rose.

Ma andiamo con ordine, cominciando da due parroci ricchissimi che stanno al centro delle attuali trasmissioni televisive.

Due sacerdoti- Ad Altare, paese non lontano da Saliceto, visse Monsignor Giuseppe Giovanni Bertolotti, nato il 4 febbraio 1842 a Cairo Montenotte e morto ad Altare il 2 marzo 1931.

Gli sono attribuite insigni opere caritatevoli: scuole, asili, ospedali: così ricco che le Regie Guardie di Finanza effettuarono contemporaneamente un blitz nella sua canonica e in altre proprietà, nella convinzione che disponesse di una stamperia clandestina di denaro. Si dice che fu addirittura elevato al rango di monsignore, con l’esortazione di trasferirsi a Roma, ma don Bertolotti si guardò bene dal lasciare la sua parrocchia. È noto che veniva frequentemente a Saliceto: la causa della sua fortuna restò sempre un mistero. Ad Altare, dove fu parroco, fece ristrutturare e impreziosire la chiesa di San Rocco, per la sorella Enrichetta costruì Villa Agar, monumentale edificio in stile liberty, edificata nel 1901: attualmente sede di una casa di riposo per anziani. Per l’altra sorella Rosalia fece edificare Villa Rosa, altrettanto monumentale, recentemente acquisita dal Ministero dei Beni Culturali e divenuta Museo del Vetro. Infine, per la terza Cesarina, terza sorella, fece erigere un palazzo, di fronte alla chiesa parrocchiale di Sant’Eugenio. Suoi molti edifici d’epoca nella centra Via Paleocapa di Savona.

Un’unica notizia certa: la Guardia di Finanza dell’epoca effettuò un blitz ad Altare, nella convinzione che disponesse della macchina per fabbricare i soldi, tant’era la sua disponibilità economica. Finanziò anche la costruzione dell’Osservatorio Meteorologico e Sismico, collocato nella Fortezza di Altare, che entrerò in funzione il 1º aprile 1899, quasi prevedendo il disastroso terremoto di Messina.

Così per l’abate François Bérenger Saunière per Rennes-le-Château: nato a Montazels l’11 aprile 1852, morto a Rennes-le-Chãteau il 22 gennaio 1917. Inizialmente insegnò al seminario di Narbona ma, a causa della sua indisciplina e insofferenza verso le gerarchie ecclesiastiche, fu trasferito nel piccolo villaggio di circa 300 abitanti di Rennes-le-Château, il 1º giugno 1885. Notoriamente monarchico e antirepubblicano ebbe diverse traversie e anche il trasferimento temporaneo in un altro villaggio. Rinnovò radicalmente la chiesa locale consacrata a Maria Maddalena, odorandola di simbologie esoteriche come a Saliceto, ed edificò per suo uso personale Villa Bethania con la grande libreria personale nota come “Torre Magdala“, a imitazione della Torre di Davide a Gerusalemme.

Fu soggetto a indagine ecclesiastica, secondo un rapporto conservato al Vescovado di Carcassone, per la sua eccessiva disponibilità di denaro, che contrastava con il suo modesto salario sacerdotale. Tanto più che il chiacchierato Saunière, che all’epoca aveva 50 anni e un occhio di vetro, rifiutò di cooperare con l’inchiesta. Fu allora processato per simonia nel 1910 e visse povero vendendo medaglie religiose e rosari ai soldati feriti acquartierati a Campagne les Bains. Venne anche accusato di proteggere spie tedesche. Divenne leggendario sul finire del secolo scorso in seguito alla pubblicazione del “The Holy Blood and The Holy Grail” e nel 2003 con la pubblicazione del romanzo dal grande successo “Il codice da Vinci”. Nel settembre del settembre 2004, a causa di tanta fama, il sindaco di Rennes-le-Château fece riesumare le sue spoglie di Saunière dal cimitero della chiesa e le seppellì in un sarcofago di cemento per proteggerlo dai predatori di tombe.

Sia don Bertolotti che l’abate François Bérenger Saunière dice, ricevevano visite d’importanti aristocratici dell’epoca, soprattutto della Casata degli Asburgo.

Emblematica la scritta all’ingresso della chiesa della chiesa della Maddalena a Rennes-le-Château “Terribile est locus iste”, in sintonia con i tre faccioni con i cappelli dritti che accolgono i fedeli nella chiesa parrocchiale di Saliceto, scolpiti sul grande portale centrale: uno con gli occhi senza pupille, uno con una pupilla e il terzo con entrambe alle pupille. Chiara allusione all’apprendista, al compagno d’arte e al maestro.

Oltre i due sacerdoti ricchissimi, due sacerdoti misteriosamente uccisi.

L’assassino a Saliceto di don Giobatta Fenoglio la notte del 28 luglio 1875, dopo 40 anni di onorato sacerdozio, storico del paese, strozzato con lacci di cuoio nella chintana, stretto passaggi, tra la canonica e la sacrestia della parrocchiale di San Lorenzo, durante una furiosa tempesta con grandi e fulmini. Nulla risultato rubato. Si rafforzò la fame dei Salicetesi come mazaprevi: ammazza preti, poiché già altri sacerdoti erano stati ammazzati a Saliceto nei secoli precedenti. Di uno, testimonianza di don Pisano, fatto sparire sul finire del XVI secolo, venne fatta ritrovare solo la mano destra amputata. Si dice che i vescovi riscontrassero notevole difficoltà a inviare parroci a Saliceto, peraltro noto come “terra da preti” per le molte vocazioni.

A Coustaoussa, paese tra Rennes-les-Bains e Rennes-le-Château, venne ucciso l’abate Antoine Gélis, dell’età di 70: amico e confidente del Saunière. Colpito con un colpo contundente alla nuca nella cucina della canonica la notte di Halloween tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1897. In entrambi i casi il responsabile o i responsabili dei due delitti non furono trovati, e in entrambi i casi nulla fu rubato, nonostante che il denaro fosse a portata di mano. Mani misteriose rovistarono in cerca di qualcosa: a Saliceto in chiesa, a Coustaoussa nella camera da letto della canonica.

Tela di Saliceto, chiesa di San Lorenzo. Compianto del cristo morto e testa di lepre

Simile e speculare alla tela di Saliceto è la tela rubata di Rennes-les-Bains, località confinante con Rennes-le-Château, con peculiarità divergenti: a Saliceto lo sfondo è urbano con un castello che sembra al palazzo del Louvre a Parigi, mentre a Rennes-les-Bains è agreste. Il volto della Madonna a Saliceto è giovanile, mente il volto della Madonna di Rennes-les-Bains è più anziano. Sei dita al piede destro di Gesù nella tela di Saliceto, che diventa piede sinistro in quella di Rennes-les-Bains. Inoltre, a Rennes-les-Bains sono assenti la Maddalena e Maria di Cheofa. Intrigante il ginocchio di Gesù, sinistro nella tela di Saliceto, destro in quella di Rennes-les-Bains, dov’è palese la “testa di lepre” che rimanda a Saturno”. Ed ecco affiorare nuovamente: Sator Arepo Tenet Opera Rotas! Anche se la tematica della “testa di Lepre” è molto più complessa. Per alcuni “La testa di lepre” era il simbolo dei re merovingi. Per quanto riguarda Saliceto, dove sono presenti quattro monumenti nazionali con notevoli opere artistiche che coprono un arco di sei secoli: dal 1200 al 1800, sono ignoti gli autori che le realizzarono e manca anche qualsiasi documentazione storica. In alcuni casi vi sono affreschi scalpellati, denotanti una damnatio memoria, e vi sono anche tele incollate su altre tele per occultarne il contenuto.

Tela di Rennes-les-Bains

Di entrambi i quadri presenti a Saliceto e a Rennes-les-Bains sussistono opere identiche di Antoon van Dyck. La somiglianza tra la tela di Saliceto e un’identica tela di Antoon van Dick è impressionante, con la diversità che anche in questo caso il paesaggio diverge: uno urbano, l’altro agreste, e il volto della Madonna denota età diverse. Per il resto non sussistono differenze, al punto di domandarsi se una sia la copia perfetta dell’altra. E, in tal caso, qual è l’originale?


Per l’altro quadro di Antoon van Dyck, corrispondente alla tela di Rennes-les-Bains, è noto che si tratta di una copia della seconda metà del 1600 di un’opera di van Dyck andata perduta. In questo caso la somiglianza è notevole, ma non perfetta, tanto più che in quella di van Dyck è stata aggiunta la Maddalena nell’atto di baciare la mano destra di Gesù.

Nel quadro di Rennes-les-Bains è particolarmente evidente nel ginocchio destro di Gesù il gioco a trompe l’oeil raffigurante la testa di lepre. In questi due quadri, oltre l’aggiunta della Maddalena, le differenze sono maggiori: non solo nel volto della Madonna, poiché differiscono le nubi in cielo e i colori della composizione.


In merito all’esadattilia, presente in una stazione della Via Crucis di Saliceto, pur essa rubata, si riscontra in altre opere famose quali i due quadri del Perugino e di Raffaello con identico soggetto: Lo sposalizio della Vergine. Nel quadro del Perugino le sei dita sono presenti nel piede destro di san Giuseppe, mentre si notano nel piede sinistro della Maddalena retrostante Maria. Sempre in Raffaello Sanzio, nel quadro Madonna col Bambino e san Giovannino, le 6 dita s’intravvedono tanto nel piede in evidenza della Madonna quanto nel piede sinistro di san Giovannino. Così, pure l’esadattilia è presente nel piede sinistro di San Giovanni Battista nella “Vergine annunciata” di Timoteo Vitti. Alcuni santi in raffigurazioni murali esterne di case private a Pontechianale e a Bellino, alle falde del Monviso nell’Alta Valle Maira, hanno sei dita. L’esadattilia, presente anche in pitture funerarie etrusche, in vasi greci raffiguranti Persefone, in rilievi tombali ateniesi, non ha nulla di demoniaco; bensì allude alla facoltà psicopompa del personaggio in grado d’effettuare il viaggio di andata e ritorno nell’Aldilà.

Due furti misteriosi – Il quadro speculare a quello di Saliceto rubato a Rennes-les-Bains e la Via Crucis parzialmente trafugata nella chiesa di San Lorenzo (fu lasciata la IX stazione gravemente vilipesa, e nel transetto venne distrutta una grande tela dell’arcangelo Michele che soccorre le anime penitenti in Purgatorio). Sia a Saliceto che a Rennes-les-Bains affiora un sussurro: “Il Priorato di Sion”! Che si accompagna al culto evidente della Maddalena. Resta una domanda: chi è sepolta nella grande cripta sottostante l’altare di San Lorenzo? Cripta probabilmente paleocristiana, come attestato da recenti scavi di risanamento perimetrali.

Resta una fotografia.

Il 7 luglio 1957 fu aperta la botola della cripta situata al centro del transetto sotto la verticale della cupola. Ero presente, il giorno dopo avrei compiuto 7 anni. Un unico ricordo: lo scheletro adagiato sul pavimento con lunghi capelli rossi che, all’irruzione dell’aria fresca esterna, si sgretolarono. Si disse che attorno a lei erano seduti su pancali di pietra tre scheletri: i suoi guardiani. È noto che i sovrani maestri templari venivano sepolti seduti.

Si dice che il Priorato di Sion sia stato istituito per custodire e proteggere il segreto della tomba della Maddalena. Con tutto quello che c’è d’esoterico e gnostico nei quattro monumenti nazionali di Saliceto, molte sono le suggestioni e le riflessioni.

Poco tempo dopo che fu dischiusa la cripta arrivò il medico condotto dottor Colombo, forse massone, che fece immediatamente sigillare la cripta e le altre tombe rinvenute sotto le navate adducendo motivazioni di salute pubblica. Da allora è vietato, anche pretestuosamente, qualsiasi accesso alla cripta. Una grande croce di pietra è presente sullo sfondo. I due giovani che scesero nella cripta, poiché i muratori addetti alla costruzione del pavimento si rifiutarono di accedervi: Franco Olivero e Canaparo Arturo mostrano il teschio della donna dai folti e fluenti capelli rossi. Personalmente, più di una volta, entrambi mi hanno ribadito la presenza degli scheletri seduti.

Gli scheletri sono ancora nella cripta? Riposano ancora al suo interno? Sarebbe interessante e illuminante prelevare piccoli campioni delle ossa per datarne il periodo.

Se si trattata di sovrani maestri templari, potrebbe trattarsi di Philippe de Milly o de Nablus, Everard des Barres, Arnault de Torroja, morti in Europa rispettivamente nel 1172, 1174 e 1184: sepolti per loro volontà nella cripta dove riposa la Maddalena.

Guido Araldo


Avatar

Trucioli

Torna in alto