La mattina del 7 settembre 2026 Boissano si è svegliata senz’acqua. Le perdite della rete idrica non sono una novità. La Servizi Ambientali Spa: “Per decenni è stata trascurata e richiede onerosi ed indispensabili investimenti». Eppure nessuna programmazione da parte dell’Amministrazione comunale. Non era e non è una priorità rispetto ad altre opere?
Dalle prime ore del giorno è mancata la normale fornitura di acqua potabile, senza alcun preavviso alla popolazione. Le prime notizie, come ormai accade sempre più spesso, hanno iniziato a circolare sulle pagine Facebook del paese: «Qui manca», «anche da noi», «qualcuno sa cosa è successo?», «si sa quando torna?».In pochi minuti le segnalazioni hanno riguardato Piazza Govi, via Marici, via Tricolore d’Italia, via San Paolo, via Viazzo, via Pogli, Bosseri, Gaitte, Sottani, Gandolfi, Ginestre, Balosce e altre zone.
Da quanto riportato sulle pagine social, alle 7:35 Servizi Ambientali Spa, sede a Borghetto S. Spirito, sarebbe stata contattata telefonicamente, confermando diverse segnalazioni senza essere ancora in grado di indicarne la causa. Solo successivamente è stata riferita l’esistenza di un guasto e l’intervento dei tecnici, con progressivo ripristino della fornitura nel corso della mattinata.
Quanto accaduto merita però una riflessione che vada oltre il singolo guasto.
Scorrendo le stesse pagine Facebook emerge infatti con una certa regolarità un altro problema: le perdite della rete idrica. Chi segue da anni cronache e discussioni locali sa che segnalazioni di questo genere non sono una novità. I post sui social non possono naturalmente sostituire una valutazione tecnica dello stato complessivo dell’acquedotto, ma il tema assume un significato particolare se messo in relazione con un’altra realtà ormai ricorrente: la scarsità della risorsa idrica.
Da anni, con l’arrivo dell’estate, vengono emanate ordinanze che impongono o raccomandano il contenimento dei consumi. Anche nel 2026 un provvedimento comunale richiama la riduzione delle precipitazioni, l’andamento climatico e la necessità di preservare prioritariamente l’acqua destinata agli usi domestici e igienico-sanitari.
Ai cittadini viene quindi, comprensibilmente, chiesto di non sprecare acqua: limitare l’irrigazione, evitare il lavaggio di auto e piazzali, non riempire piscine e utilizzare con attenzione una risorsa sempre più preziosa e costosa.
Diventa così difficile non osservare il contrasto tra la richiesta di risparmiare acqua e le segnalazioni di perdite.
Nell’agosto 2023, per diversi giorni, molti cittadini segnalarono acqua visibilmente torbida. Seguì un’ordinanza che ne sospese precauzionalmente l’utilizzo per scopi alimentari, in attesa degli accertamenti. La vicenda suscitò una forte discussione: la minoranza consiliare chiese chiarimenti sulle cause, sugli interventi effettuati, sullo stato dell’acquedotto e sull’eventuale rischio determinato dai tempi e dalle modalità di informazione alla cittadinanza.
Servizi Ambientali, rispondendo ad alcuni cittadini che avevano presentato reclamo, precisò che il divieto era precauzionale e che gli accertamenti avevano dato esito favorevole, affermando che «in sostanza l’acqua è sempre stata potabile».
Ma quella stessa risposta conteneva una frase che, a distanza di tre anni, merita particolare attenzione. Era infatti la stessa Servizi Ambientali a dichiarare di operare, oltre che in un’epoca di ricorrenti periodi di siccità, di fronte a una «rete che per decenni è stata trascurata e oggi richiede onerosi ed indispensabili investimenti».
Ciò che oggi i cittadini percepiscono attraverso perdite, scavi, riparazioni e disservizi non era dunque soltanto una sensazione: già nel 2023 il gestore riconosceva un problema infrastrutturale e la necessità di importanti investimenti.
Quella vicenda mise in evidenza anche un altro aspetto che sembra ripresentarsi: la qualità della comunicazione quando si chiedono spiegazioni su una criticità del servizio idrico.
Alle domande della minoranza il sindaco rispose con toni particolarmente duri, suscitando una replica che rivendicava il diritto e il dovere di chiedere chiarimenti e contestava tono e argomentazioni utilizzati.
Non meno singolare fu la risposta di Servizi Ambientali ai cittadini: dopo aver affrontato il merito, la società sostenne che «fomentare la protesta contro il gestore pubblico» avrebbe favorito quanti auspicavano una privatizzazione del servizio, richiamando persino i referendum del 2011.
Viene quindi spontaneo chiedersi: perché richieste di chiarimento su un servizio essenziale hanno determinato reazioni tanto polemiche?
Chiedere perché l’acqua diventi torbida, perché una tubazione perda, perché il paese rimanga improvvisamente senza fornitura o quali interventi siano programmati non significa fomentare alcunché, ma voler conoscere lo stato di un servizio pagato e indispensabile.
Partendo da questa considerazione, dopo quanto accaduto il Comitato Beallu Buinzan ha deciso di presentare un’istanza per sapere se siano previste e pianificate misure qualora una futura interruzione della normale fornitura dovesse protrarsi.
Non si tratta di immaginare scenari catastrofici, ma di prendere atto di una realtà: le estati sono sempre più spesso caratterizzate da siccità e scarsità di precipitazioni, le ordinanze per contenere i consumi si ripetono annualmente e lo stesso gestore ha riconosciuto la necessità di importanti investimenti sulla rete.
È quindi ragionevole sapere come verrebbe garantito un approvvigionamento idrico essenziale alla popolazione in presenza di una criticità prolungata, quali strumenti siano già disponibili e quali eventualmente programmati.
Da qui nasce inevitabilmente anche un’altra riflessione.
Negli ultimi anni il PNRR e altri programmi di finanziamento pubblico hanno posto grande attenzione a resilienza, sicurezza delle infrastrutture e capacità dei territori di affrontare i cambiamenti climatici.
Naturalmente non tutti i finanziamenti sono destinabili indifferentemente a qualsiasi opera e sarebbe semplicistico sostenere che risorse assegnate ad altri interventi potessero essere automaticamente trasferite all’acquedotto. Vanno inoltre distinti ruoli, competenze, bilanci e responsabilità del Comune e del gestore del servizio idrico. Resta però il ruolo degli enti locali nel rappresentare i bisogni del territorio, partecipare alla programmazione e concorrere, per quanto di competenza, alla definizione delle priorità.
Un territorio, soprattutto quando si parla di servizi essenziali, dovrebbe però essere pensato come un sistema. Se già nel 2023 il gestore parlava di una rete trascurata per decenni e bisognosa di «onerosi ed indispensabili investimenti», è legittimo chiedersi se gli anni delle grandi disponibilità finanziarie straordinarie non rappresentassero un’occasione da sfruttare maggiormente, attraverso una programmazione coordinata e una visione di medio-lungo periodo, per intervenire sulle principali vulnerabilità e rafforzare la resilienza del territorio.
Soprattutto considerando che, nello stesso periodo, a Boissano sono state affrontate altre spese pubbliche importanti: dalla complessa vicenda dell’invaso irriguo, prima mantenuto e messo in sicurezza e poi interessato da un rilevante intervento di rimozione, alla ristrutturazione di immobili destinati ad associazioni, fino ai lavori nei locali sotto la canonica, sfociati anche in un contenzioso e in una diffida della Parrocchia.
Non si tratta di stabilire in poche righe se quelle opere fossero prioritarie, necessarie oppure no. La questione riguarda la scelta delle priorità, la capacità di programmare nel medio e lungo periodo e, più in generale, di leggere i bisogni del paese come parti di un unico sistema.
Viene immediato, parlando di acqua, pianificazione a lungo termine e visione del futuro a Boissano, ricordare ciò che avvenne circa quarant’anni fa. Allora l’acquedotto era ancora comunale e l’Amministrazione guidata dal sindaco Colombo affrontò un investimento rilevante per realizzare un sistema capace di portare al paese l’acqua proveniente dalle montagne e dalle sorgenti in quota. Quell’acquedotto diventò per molti boissanesi motivo di orgoglio.
Naturalmente quarant’anni sono trascorsi, il sistema di gestione del servizio idrico è completamente cambiato, così come sono cambiate norme, competenze e dimensioni degli interventi necessari.
Ma una cosa rimane: allora si comprese che l’acqua era un’infrastruttura strategica e si ebbe la capacità di investire guardando avanti.
Oggi, mentre molti cittadini lamentano anche i costi del servizio, forse la domanda da porsi non è se si possa tornare al passato. È un’altra: quale progetto abbiamo per il futuro? Per l’acqua, certamente, ma più in generale per il paese.
Il guasto della mattina del sette settembre, preso da solo, sarà probabilmente presto dimenticato. Ma se lo si mette accanto alle perdite ricorrenti, alle ordinanze annuali di risparmio, al precedente dell’acqua torbida, alla dichiarazione dello stesso gestore sullo stato della rete e alla necessità di affrontare periodi di siccità sempre più frequenti, il quadro assume un significato diverso. L’acqua non può essere affrontata soltanto quando manca dal rubinetto.
È una questione di manutenzione, investimenti, programmazione, capacità di prevenzione e, non ultimo, di informazione e rispetto nei confronti dei cittadini che chiedono di conoscere ciò che riguarda un bene essenziale per tutti.
Forse è proprio questo che l’episodio dovrebbe ricordarci.
2/LETTERA DEL 28 AGOSTO 2023 DELLA SERVIZI AMBIENTALI SPA

3/LETTERA DEL SITO BEALLU BUINZAN DEL 7 SETTEMBRE 2026

