Dal 2022 a oggi Trucioli, blog indipendente di informazione (Liguria e Basso Piemonte), ha dato spazio a numerose vicende controverse del Comune di Boissano, spesso nate da segnalazioni di cittadini e associazioni. Una comunità attiva e partecipe, che punta a informarsi e a essere sempre aggiornata. Un indice finora unico in Liguria.
Trucioli.it ha affrontato la gestione del territorio, illuminazione pubblica, manutenzione, opere pubbliche come l’invaso, canonica, contenziosi e procedimenti edilizi. Attraverso cronache, approfondimenti e riflessioni critiche, il blog ha portato all’attenzione pubblica temi amministrativi spesso poco visibili, dando voce a cittadini, comitati e singoli che hanno chiesto trasparenza, partecipazione e rispetto delle regole, svolgendo quella funzione di stimolo e controllo democratico propria del cosiddetto “quarto potere” (ammesso che esista ancora). Ma anche un ruolo che sarebbe riservato ad una diligente minoranza consiliare.Tra queste, la pessima vicenda dell’antenna Iliad e del Piano antenne, con i ricorsi e due pronunciamenti del Consiglio di Stato, rappresenta il caso più eclatante.
La recente sentenza, per la seconda volta, ha dato ragione ai cittadini che chiedono sostegno e rispetto delle regole. Sono state riconosciute legittime e corrette le loro ragioni. Non solo, censurando l’operato dell’amministrazione comunale che dovrebbe tutelare il superiore bene comune.
A seguito di queste vicende, negli ultimi articoli, i casi di Ceriale, Boissano, Provincia di Savona e Regione Liguria sono stati utilizzati per una riflessione più ampia sul rapporto tra esercizio del potere pubblico, interesse collettivo e fiducia dei cittadini. Non si sostiene che li casi, i fatti, siano uguali o abbiano le stesse presunte responsabilità, ma che pongano interrogativi comuni sul limpido funzionamento delle istituzioni.
Il reato è una violazione di legge che deve essere accertata dalla magistratura fino a tre gradi di giudizio (ma spesso spazzato via dalla prescrizione alla quale quasi nessuno rinuncia), mentre il malgoverno riguarda la qualità dell’azione amministrativa e si manifesta quando l’interesse pubblico appare non essere più il criterio prevalente delle decisioni. Anche in assenza di illeciti penali, scelte percepite come poco trasparenti o influenzate da appartenenze, convenienze, rapporti personali o logiche di favore possono compromettere la fiducia dei cittadini e la credibilità dell’ente pubblico, mettendo in discussione i principi di buon andamento e imparzialità sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.
I qui sorge il primo interrogativo. Quale è il grado di informazione di cittadini? Ricevono un’informazione completa e veritiera o scelgono di sposare un andazzo sempre più diffuso. Meglio avere tanti amici e informatori per non ‘bucare’ le notizie e non rischiare ‘romanzine’ dai capi redazione.
Quando l’interesse della collettività viene meno si lacera il rapporto tra istituzioni e cittadini.
Si arriva alla perdita di fiducia dei cittadini informati: quando il sistema viene percepito come non equo, cresce la disaffezione, diminuisce la partecipazione democratica e si diffonde la convinzione che “tanto sono tutti uguali”. E non è vero.
I cittadini si allontanano dal voto, altri evitano l’impegno politico attivo. Siamo alla cancrena del mancato ricambio o del rinnovamento generazionale. Perchè i primi disinteressati sono soprattutto i giovani? Siamo alla pandemia.
In questo vuoto possono consolidarsi reti di relazioni personali, appartenenze e sistemi di consenso fondati sulla conoscenza diretta. È così che rischiano di perpetuarsi gli stessi protagonisti: professionisti di settori vicini al ruolo pubblico, familiari di figure già impegnate nella vita istituzionale, esponenti di associazioni alla ricerca di sostegno o finanziamenti, in un continuo alternarsi di ruoli tra maggioranze e minoranze, schieramenti e diverse collocazioni politiche.
La permanenza quasi a vita degli stessi protagonisti, nei diversi ruoli politici, può ridurre il confronto e indebolire l’alternanza. Una democrazia locale necessita invece di una minoranza autonoma e autorevole, con funzioni di controllo, critica e garanzia; la sovrapposizione di ruoli, relazioni personali e frequenti cambi di schieramento rischia di indebolendo il controllo democratico.
Controllo che ha perso negli anni i suoi capisaldi. Prima del Co.Re.Co., il controllo sugli atti dei comuni era affidato al Prefetto e alla Giunta Provinciale Amministrativa (GPA). Dopo la soppressione del Co.Re.Co. (avvenuta tra il 1997 e il 2001) e l’abrogazione dell’art. 130 della Costituzione, non esiste più un unico organo di controllo sostitutivo. La funzione è oggi principalmente affidata alla Corte dei conti (per il controllo di gestione e finanziario) che il governo Meloni ha depotenziato. A beneficio di chi? La Corte dei Conti più ingolfata di così! L’organico dei magistrati prevede una dotazione complessiva di circa 583 unità, ma la scopertura si aggira costantemente intorno al 25%. Di conseguenza, mancano all’appello circa 150 magistrati. Qui prodest ?
A Ceriale, quella che appare una melma, che non si è creata in pochi mesi, si è manifestata grazie alla segnalazione di un dipendente di un’impresa privata. Senza la sua coscienza civica la ‘gran festa‘ sarebbe proseguita. Un ‘film giallo’ assai gettonato. Gli inquisiti si dichiarano innocenti, vittime di accuse infondate e immancabilmente fiduciosi nella giustizia anche se al referendum hanno votati Sì.
A Boissano le diverse questioni sollevate negli anni hanno portato a una significativa mobilitazione dei cittadini, con una petizione sottoscritta da circa metà degli abitanti, la nascita di un comitato e singoli cittadini che hanno sostenuto le spese legali per far valere le regole disattese.
Un singolo fustigatore, una mosca bianca, a Ceriale, una comunità a Boissano. Cittadini che, nella provincia di Savona, possono essere considerati un simbolo, così come può esserlo la loro amministrazione per ragioni opposte. In entrambi i casi, come quasi sempre accade un po’ ovunque, nulla è partito “da dentro” il “sistema Italia” è vivo e vegeto sotto altre vesti.
A Boissano, finora, sono stati i cittadini ad attivarsi, a farsi parte diligente. E le voci delle opposizioni? Dei consiglieri provinciali, regionali, delle segreterie politiche e, in alcuni casi, nemmeno dell’informazione. Il libero giornalismo dovrebbe svolgere una funzione di controllo sul potere istituzionale e approfondire, fare più ricorso alla memoria. A Boissano esistono gli anticorpi democratici rappresentati dalla cittadinanza attiva?
UN PASSO INDIETRO PER LA STORIA– Negli anni (fino a tre decenni fa) la destra, parte della democrazia cristiana, socialisti e socialdemocratici, un certo mondo imprenditoriale, soprattutto sul fronte edilizio, accusavano Il Secolo XIX di essere ‘schierato ai sinistra‘, edizioni provinciali incluse, di favorire il successo delle giunte rosse. Lo storico quotidiano ligure era il più diffuso e letto, con un’eccezione nella città di Sanremo. E nei tre mesi estivi con l’arrivo in Riviera dei torinesi. La sola edizione di Savona e Provincia contava una media di 18-20 mila copie, con punte di 25 mila vendute in edicola, a cui bisognava aggiungere gli abbonati e le copie omaggio agli uffici e rappresentanti istituzionali. La redazione savonase era composta da 10-12 professionisti, oltre ai collaboratori esterni, ai corrispondenti di zone. Dal 1968 al 2003 ha avuto un turn over di dieci capi servizio. La Stampa -Savona raggiungeva il record dello ‘stesso capo’ al comando e ‘giornale amico’ per tutte le stagioni.
Trucioli.it , piaccia o meno, ha scelto in primis la strada della ‘memoria storica‘ che consente di avere una visione e un’equidistanza tra il passato ed il presente (uomini al comando, uomini all’opposizione, i signor si e i signor no). I collaboratori possono vantare una bagaglio professionale e culturale di ‘tanto di cappello’. Ognuno ha la sua libera ‘palestra‘. Nessuno scrive per tirare la volata, pur senza rinunciare alla coscienza critica.
Non aspiriamo ad essere un esempio e tanto meno crederci i migliori, da non confondere con l’appellativo “il Migliore” per antonomasia stato attribuito a Palmiro Togliatti., che più bravi di noi, sul campo, non ci sono altri.
La comunità, oggi più di ieri, ha bisogno di essere educata ad apprezzare di nuovo la libera e indipendente informazione giornalistica. Capace di non soccombere alle ‘fauci’ dei vari personaggi di partito e dei circoli viziosi che spesso li rappresentano. Occorre mantenere fede, ci ripetiamo, alla funzione di controllo e pungolo propria del giornalismo d’inchiesta, dando voce anche a chi non dispone della forza economica per affidarsi a strutture di comunicazione o uffici stampa.
Nella nostra provincia c’è l’esempio della Edinet Srl, di Pietra Ligure, editrice del popolare IVG, che ha ricevuto dal Comune di Loano un incarico triennale retribuito per oltre 30 mila euro, oltre IVA, per servizi di comunicazione istituzionale, addetto stampa e supporto alle attività comunali, come risulta dalle determine del Municipio. Chi cura l’ufficio stampa viene pure dirottato su questioni di politica amministrativa e non dei comuni del comprensorio.
Nel contesto delle vicende che hanno interessato Boissano, soprattutto dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato relativa a una battaglia nella quale l’amministrazione comunale si è contrapposta ai propri cittadini, con questo perdendo moralmente in partenza. Ebbene gli unici articoli dedicati al paese da IVG riguardano il campo delle attività sportive ed il risultato ottenuto nella classifica dei piccoli comuni liguri per la spesa turistica generata dagli ospiti Airbnb.
Boissano descritta nella top ten regionale, classificandosi ottavo, con circa 30 mila euro di spesa turistica stimata nel 2025. La tendenza di un editore indipendente non può fare a meno di un bilancio attivo. Ha bisogno anche di soldi pubblici. Condizionano temi scomodi al potere? Si ricorre inoltre alla pubblicità redazionale che finisce per sconfinare in quella reale. Il lettore sprovveduto non fa distinzione.
Trucioli.it è fuori da queste logiche del profitto non avendo stipendi o collaboratori da pagare. Ma è un casi raro. Ci vuole chi si carica sulle spalle oneri e pochi onori. Si sforza a non rinnegare la funzione di ‘cane da guardia’, anche grazie all’esperienza di chi da 59 anni, è testimone degli accadimenti della nostra Regione. Il primo obiettivo resta quello di dare voce a chi non ha strumenti per difendere il principio di trasparenza e della critica. Cercando di essere attenti, senza vittimismi, più alle critiche coerenti che agli elogi che non ‘costano nulla’. Il buon giornalismo, prima ancora di raccontare il potere, deve conservarne la capacità di criticarlo.
(REDAZIONE TRUCIOLI.IT)
