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Io turista e scrittore a Final Pia e Final Marina ricche di chiese e di storia. Colpisce l’abbandono e l’incuria della prima Pieve del Finalese


In un viaggio precedente, avevo visitato e raccontato la storia e il presente di Final Borgo (Trucioli.it del 26 settembre 2024 con 1496 visualizzazioni) .

di Ezio Marinoni

La vecchia stazione ferroviaria

Tre giorni di vacanza a Finale Ligure, nello scorso mese di maggio, con la stagione ancora incerta, prima del grande caldo che ha caratterizzato questo 2026. Esco per la prima volta al casello di Orco – Feglino (aperto soltanto in direzione Ventimiglia), un nome curioso che fa pensare a storia e leggende paurose ascoltate da bambini.

L’Abbazia di Final Pia

Sull’alto la mole bianca e poligonale della chiesa e santuario di Santa Maria Ausiliatrice, che risale a una serie di apparizioni della Vergine Maria avvenute, fra il 12 maggio (giorno in cui si celebra ancora la festa liturgica) e il 25 ottobre 1874, prima alla giovane pastorella Angela Berruti, poi ad ad altre persone di diversa età, sesso e censo. Un comitato spontaneo, sorto sull’onda emozionale e devozionale susseguente a questi fatti, porta alla erezione del santuario, opera dell’architetto savonese Cassinis, in soli tre anni. In seguito, Angela Berruti entrerà a far parte delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, fondate da S. Maria Giuseppa Rossello: https://trucioli.it/2024/05/23/savona-benedetta-rossello-ha-rinunciato-ad-una-ricca-eredita-si-e-fatta-suora-fondando-le-figlie-di-n-s-della-misericordia-e-la-casa-delle-pentite/. La Berruti morirà a Ruta di Camogli il 27 dicembre 1943.

Arrivo sul litorale, a Final Pia. Una delle strade che immettono alla Abbazia era il tracciato ferroviario fino al 1977: un pezzo di questa memoria è rimasto nel nome della Pizzeria Vecchia Stazione e la stilizzazione di una cartolina d’epoca, sul menu della pizzeria stessa. Sulla piazzetta antistante il santuario si allineano un piccolo chiosco bar, il vecchio Municipio trasformato in scuola e l’Oratorio della SS. Annunziata. Sulla facciata della Abbazia di Final Pia gli affreschi sono molto sbiaditi, qualcuno è ormai illeggibile. Le visite guidate, il sabato mattina, permettono di scoprire l’antico complesso, officiato dai monaci olivetani.

All’interno, i due grandi affreschi ai lati del presbiteriano rappresentano il Papa Pio VII, il Re Carlo Alberto. In una edicola, la Madonna di Pio, opera di Nicolò da Voltri (1). Il dipinto ha una delicata fattura, che richiama tratti bizantineggianti. In precedenza, l’icona era collocata dove ora si trova l’organo, in una ancora scolpita da Fra Antonio da Venezia. Tra i benefattori della chiesa si distinguono i Conti Prasca, con due donazioni del 1728: l’attuale ancora marmorea che contiene l’icona e la balaustra.

Tra i suoi misteri, Final Pia annovera una chiesa scomparsa. San Donato si elevava sul promontorio omonimo, citato fra gli oratori rurali nella visita pastorale di Mons. Mascardi del 1585. Mi domando quando e come sia scomparsa, nel silenzio dei documenti e delle fonti.

Finale chiesa San Giovanni

Nel centro di Final Marina, la chiesa di San Giovanni Battista domina una piazza scenografica. La sua facciata è un tripudio barocco, oltre la scalinata che aggiunge profondità alla costruzione. All’interno, la terza cappella sinistra era patronato dei Conti De Raymondi, come si evince dallo stemma sopra l’altare e da un’iscrizione parietale sul lato destro della cappella. Nella Cappella di San Giuseppe risalta la tela all’altare, in cui due angioletti si divertono a giocare con i ferri del mestiere del falegname. L’attuale Cappella delle Anime in passato era dedicata agli Angeli Custodi.

La Cappella di S. Anna è impreziosita da un S. Ermete, patrono dei naviganti, voluto dalla Compagnia dei Padroni di Barche. Noto che, vicino alla figura di S. Ermete, un angelo tiene in mano una piccola nave. Nella Cappella di S. Andrea, opposta a quella dedicata a suo fratello, S. Pietro, si trova il quadro più pregevole della chiesa, eseguito dal misterioso e quasi sconosciuto pittore Giacinto Brandi (2).Due lastre tombali nella pavimentazione testimoniano del tempo delle sepolture nelle chiese, dei patronati e delle beneficenze delle famiglie nobili e benestanti o alto borghesi.

Nell’Ottocento, nella sola Finale Marina operavano sei confraternite: i Disciplinanti, la Confraternita dell’Orazione e Morte, quella del SS. Sacramento, la SS. Trinità, N. S. della Concezione e N.S. della Cintura.

E oggi la chiesa dei Cappuccini, in via Brunenghi 10, è chiusa, i frati non ci sono più, per carenza di vocazioni. Ruggine e muffa ne intaccano l’ingresso laterale, chiuso da un basso cancello in ferro sormontato da una croce. Il lucchetto pare fermo da tempo, la chiesa non accoglie più i fedeli. Eppure, visto a ritroso con gli occhi della storia, questo luogo è stato la prima Pieve del Finalese e conserva nel sottosuolo resti della primitiva chiesa.  Dove, se non qui, si potrebbe ambientare una ideale “Cripta dei Cappuccini”, mutuando un famoso romanzo di inizio Novecento?

L’ingresso all’ex convento, a lato e in posizione sopraelevata, è stato concesso in uso a una comunità di accoglienza di migranti, segno inequivocabile dei tempi in troppo rapido mutamento. Alcune preziose notizie storiche su Final Marina ci vengono dal solito Abate Goffredo Casalis e dal suo Dizionario geografico storico – statistico – commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna.

« Opere pie. Esistonvi due spedali , civile, e militare, capaci a contenere un centinajo di letti , uno detto Ruffini, e l’altro Gallea. L’ospizio Ruffini, colla rendita di lire 3000, e con venti letti provvede ai bisogni di malati poveri; soccorre fuori dello stabilimento ad altri poveri vergognosi, e porge sussidii dotali ad alcune oneste zitelle.

Corporazioni religiose. Già vi esistevano tre corporazioni religiose: una di Gerolimini con noviziato, un’altra di PP. Cappuccini, ed una di Chierici Regolari di s. Paolo, detti Barnabiti. La prima è stata soppressa.

Istruzione pubblica. Ai religiosi Barnabiti è affidata la direzione delle pubbliche scuole statevi stabilite dal benemerito abate Pio Ghiglieri sin dall’anno 1713. Nel collegio da questi religiosi diretto s’insegna dai primi elementi delle lettere sino alle matematiche. In un convitto annesso a questo stabilimento si trovano alunni in numero di novanta circa, i quali assai profìttano di quelle scuole, oltre a più di ducento scuolari esteri, che vi sono istruiti unitamente ai convittori. Queste scuole sono aperte dal primo giorno di novembre sino all’ottavo di settembre. A vantaggio degli allievi del convitto evvi una bellissima villa situata in aperto aere saluberrimo, a poca distanza dalla città, ov’ei passano le vacanze autunnali.

I religiosi Barnabiti direttori delle pubbliche scuole, per incoraggiare i loro allievi ai buoni studii, in ogni biennio tengono accademie, nelle quali si leggono componimenti su materie scientifiche e letterarie. Molto prima che si fondassero l’anzidetto collegio Ghiglieri, e quello esistente in Final Borgo, già vi era nel borgo uno stabilimento per l’educazione e l’istruzione letteraria dei giovani fìnalesi, sotto il nome di Oratorio dell’Annunziata; veniva esso fondato verso la metà del secolo XIV da una società di cittadini, secondo l’uso di quell’età, sotto la forma di confraternita; e in progresso di tempo arricchìvasi per molti lasciti, fra i quali uno ve n’era, la cui mercè un giovane finalino poteva fare un corso di studii in una università. A vantaggio del clero secolare evvi una pubblica libreria, ove gli ecclesiastici si ragunano frequentemente a conferenze scientifiche e teologiche. »

Passeggiando per Final Marina si notano due palazzi Buraggi. In uno, nel 1702 soggiorna il Re di Spagna Filippo V, qui si svolge il baciamano a Papa Pio VII. Nel secondo si ferma e tiene pubblico ricevimento nei giorni 11 e 12 d’ottobre 1714 Elisabetta Farnese, consorte del medesimo Filippo V. In questo edificio ha alloggiato nel 1747 Re Carlo Emanuele III, come si deduce da alcune iscrizioni.

Chi cammina sul lungomare o siede a un bar sulla piazza più animata, alzando gli occhi sull’arco trionfale della piazza verso mare vi può leggere un’epigrafe in onore di S. M. Maria Teresa, consorte dell’Imperatore Leopoldo. E la storia diventa presente da sciogliere nel colore ambrato o rossastro di un aperitivo serale.

Ezio Marinoni

Note(1)  Nato a Genova intorno al 1360, segue l’attività di Barnaba da Modena, con riferimento al suo linguaggio pittorico. La prima notizia documentaria su di lui risale al 14 maggio 1386, giorno in cui si impegna con il sacerdote Luchino de Suvero a realizzare alcune scene ad affresco, perdute, nella zona absidale della chiesa di S. Maria e S. Michele Arcangelo di Coronata, in particolare sopra l’altare maggiore.

Il 18 luglio 1394 il suo nome è presente in un complesso atto con il quale il pittore senese Taddeo di Bartolo manleva il bandierario Benedetto d’Albenga da ogni vincolo derivante da una fideiussione a questi richiesta dal sacerdote Simone da Vercelli al momento della commissione di due polittici destinati alla chiesa di S. Luca di Genova, affidati al pittore senese Taddeo il 15 marzo 1393 dal nobile Cattaneo Spinola per 50 lire genovesi con la clausola di terminarli entro il successivo 20 maggio. La sua figura di garante verso Taddeo di Bartolo comprova l’esistenza di un rapporto non superficiale fra le due personalità artistiche.

La successiva traccia documentaria risale al 5 giugno 1395, quando è citato in una carta d’archivio redatta a Genova presso la propria bottega come «pictore civibus Ianue», in cui è segnalato in qualità di testimone in occasione dell’accettazione da parte di una certa Marietta Franca da Finale dell’eredità materna.

L’ultima sua notizia risale al 7 marzo 1417, giorno in cui riceve la commissione da parte di due massari della chiesa di Sant’Olcese in Val Polcevera per realizzare un polittico disperso, rappresentante al centro il Santo titolare affiancato da altri santi.

Dopo questa data non si hanno più notizie e si ignorano il luogo e la data di morte.

Tra le prime opere realizzate da Nicolò si segnala la Madonna col Bambino conservata nella chiesa di S. Rocco di Genova (Algeri, 2011, p. 276), riferita invece alla fine degli anni Ottanta del Trecento da Migliorini (1995-96, p. 5), la quale inserisce

Alla fase iniziale dell’attività del pittore è attribuita la Madonna col Bambino dell’abbazia di S. Maria di Finalpia e il dipinto di analogo soggetto nel santuario di Nostra Signora della Costa a Sanremo, accostato al catalogo di Barnaba da Modena. Un’altra giovanile Madonna col Bambino è nel santuario di Nostra Signora di Roverano a Borghetto Vara.

(2) Giacinto Brandi nasce a Poli nel 1621, da una famiglia fiorentina. Anche il padre è pittore, ma la sua attività è interamente sconosciuta. Nel 1630 il padre si stabilisce a Roma per permettere al figlio Giacinto di frequentare le più importanti scuole di pittura, fra cui la bottega dell’Algardi. Il 14 ottobre 1636 risulta essere presente alla seduta della Accademia di S. Luca, della quale è entrato a far parte e di cui diventa Principe nel 1668.

DUE IMMAGINI DI ANTICHI REPERTI DELLA  prima Pieve del Finalese


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Ezio Marinoni

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