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Boissano, se il malgoverno si trasforma in lesione della reputazione e credibilità dell’ente pubblico agli occhi di 1.200 cittadini. Busillis unico in Italia? Forse sì


Con la sentenza n. 4793/2026 del 23 giugno 2026, il Consiglio di Stato ha ribadito la validità del Piano comunale delle antenne di Boissano.

DA REDAZIONE TRUCIOLI-IT – L’organo supremo della giustizia amministrativa ha definitivamente confermato la validità del Piano a difesa del paese, annullando l’errato parere della Commissione Edilizia del Comune di Boissano insieme alla conseguente determinazione del SUAP del Comune di Pietra Ligure.

Non è la prima volta che in questa vicenda gli uffici del Comune amministrato dal sindaco Devincenzi si trovano a soccombere in casi riguardanti il Comune. Già nel 2023 il Consiglio di Stato aveva dato ragione ai ricorrenti in merito al ripetitore telefonico Iliad di località Zurmagli. (area di proprietà della madre del vice sindaco)

Dunque a quattro anni dall’installazione e poche settimane dopo l’insediamento della giunta, il ‘casus belli’ resta aperta non solo sul piano amministrativo ma ancor più su quello dei rapporti umani e sociali con i cittadini.

Secondo quanto emerge da questa sentenza, per la seconda volta, l’impianto è stato approvato senza il rispetto delle regole previste: il precedente provvedimento formatosi con illegittimo silenzio-assenso era stato infatti già dichiarato inesistente dai giudici amministrativi.

La nuova decisione interviene sugli atti successivi, annullando il procedimento con cui il Comune aveva tentato di regolarizzare la situazione e rilevando quindi, ancora una volta, errori.

Ricostruiamo le tappe principali.

Nell’agosto del 2022, a circa due mesi dall’insediamento della giunta Devincenzi-Siri-Carieri, veniva installato un imponente ripetitore telefonico nel centro di Boissano. Come successivamente dichiarato dall’amministrazione, anche in risposta alle interrogazioni della minoranza consiliare, l’unica componente della giunta a essere a conoscenza della situazione era il vicesindaco Ramona Siri.

Quest’ultima, in qualità di legale rappresentante della madre proprietaria del terreno, ha dichiarato, anche a mezzo stampa, di ritenersi vincolata dal segreto professionale e, per tale ragione, di non aver condiviso l’informazione con gli altri membri dell’amministrazione comunale.

Una spiegazione che, alla luce della permanenza del vicesindaco nel proprio incarico, sembrerebbe testimoniare la sostanziale condivisione da parte dei colleghi amministratori della valutazione secondo cui tale situazione fosse da ritenersi accettabile.

Pochi giorni dopo la vittoria alle elezioni amministrative della squadra del sindaco Devincenzi, avvenuta nel giugno 2022, veniva depositata una pratica relativa alla modifica di un impianto che, a quel tempo, non risultava ancora esistente sul territorio. Una pratica che, senza essere sottoposta ad alcuna valutazione, veniva considerata automaticamente assentita per il solo decorso del tempo.

Ad agosto 2022, in seguito all’installazione delle strutture, un gruppo di cittadini promuoveva una petizione per riuscire ad ottenere un confronto diretto con l’amministrazione, chiedendo un incontro pubblico finalizzato a valutare soluzioni alternative e l’adozione di un piano antenne a tutela del territorio.

La petizione ha raccolto circa 1.200 firme e ha portato alla convocazione di un incontro nella sala consiliare, nel corso del quale il sindaco aveva dichiarato che l’adozione di un piano antenne non era sostenibile, principalmente per ragioni economiche (la cittadella di Boissano ha un bilancio risicato come quello di un paesino di montagna? Suvvia con quale logica!)

Successivamente, secondo quanto riferito da alcuni cittadini, un ex sindaco avrebbe segnalato l’esistenza di un Piano antenne già approvato in passato anche con il voto favorevole dell’attuale proprietaria del terreno interessato dall’impianto, all’epoca componente del consiglio comunale.

Da quel momento sono emerse difficoltà nell’accesso alla documentazione comunale relativa al Piano. L’accesso agli atti è stato ottenuto a seguito di una formale diffida presentata dai cittadini, mentre la delibera istitutiva è stata individuata solo al termine di una ricerca approfondita, dopo essere inizialmente risultata assente dai registri consultati.

Una volta acquisita la documentazione, questa si è rivelata incompleta, poiché priva dell’allegato contenente il Piano antenne, indicato come “non reperibile presso la casa comunale“. Secondo quanto emerso, tale allegato sarebbe stato ritrovato soltanto nei mesi successivi all’installazione dell’impianto e pubblicato solo dopo l’intervento dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione).

Tale Piano stabilisce modalità e limiti per l’installazione degli impianti e, secondo quanto emerge dalle discussioni riportate nelle delibere che ne hanno accompagnato l’approvazione, individua anche specifiche aree di proprietà comunale destinate a tali installazioni, poste a distanze ritenute a tutela del profilo della sicurezza alla salute e dell’impatto paesaggistico-ambientale.

Si tratta di aree comunali che, oltre a garantire una pianificazione del territorio coerente con gli obiettivi del Piano, avrebbero consentito di generare un’entrata economica a beneficio dell’intera collettività, contribuendo a compensare i disagi che un servizio certamente utile può, al tempo stesso, comportare per i residenti. Piano antenne, ironia della sorte, approvato anche dalla proprietaria del terreno su cui insiste oggi il ripetitore oggetto delle cause al tempo consigliere comunale.

È così che si è giunti a un primo ricorso al TAR e al successivo appello al Consiglio di Stato, con l’amministrazione schierata al fianco dell’operatore, anziché della maggioranza della comunità per mantenere l’installazione sul terreno privato. I cittadini e non i pubblici ufficiali che siedono in Municipio chiedevano il rispetto delle norme poste a tutela del territorio.

La prima sentenza del Consiglio di Stato, emessa nel dicembre 2023, dichiarava illegittimo il procedimento che aveva consentito l’installazione dell’impianto e disponeva un nuovo esame della pratica nel rispetto delle numerose disposizioni rimaste sino ad allora disattese, tra cui il Piano antenne.

Per l’amministrazione quella decisione avrebbe potuto rappresentare l’occasione per esercitare quell’azione di tutela che non era stata svolta prima dell’installazione. Tuttavia, gli sviluppi successivi hanno seguito una direzione diversa.

Il riesame ha portato, a due anni dalla realizzazione dell’impianto in assenza dei necessari titoli autorizzativi, all’approvazione dell’opera sulla base del parere favorevole della Commissione edilizia, la quale ha ritenuto privo di efficacia il Piano antenne.

Tale Commissione era stata in precedenza nominata dal sindaco e dal vicesindaco e comprendeva, tra i propri componenti, professionisti che ricoprivano incarichi in associazioni convenzionate con il Comune e professionisti che condividono lo studio professionale del sindaco. Una situazione probabilmente legittima sotto il profilo formale ma che, alla luce del contesto complessivo della vicenda di per sé molto dubbia, appare quantomeno discutibile sotto quello dell’opportunità e assenza di potenziali conflitti di interesse.

Quel parere è stato inoltre supportato da una consulenza appositamente commissionata dall’amministrazione e finanziata con risorse pubbliche, così come con fondi pubblici sono state sostenute tutte le spese legali connesse alla vicenda, per importi che nel complesso si possono ritenere elevati per il bilancio comunale.

Risorse uscite dalle casse comunali che si contrappongono alle potenziali entrate che il Comune avrebbe potuto conseguire qualora l’antenna fosse stata collocata su un’area di proprietà pubblica. Conseguenze economiche notevoli che si sommerebbero a quelle ambientali, paesaggistiche ed etiche.

Nel frattempo, con deliberazione di giunta, al vicesindaco è stata attribuita «la responsabilità e il conseguente potere di emissione di atti gestionali relativamente al servizio affari legali» del Comune, mentre al sindaco venivano attribuiti «la responsabilità e il conseguente potere di emissione di atti gestionali relativamente ai servizi di Polizia Locale, SUAP e commercio».

Pareri e decisioni orientati a mantenere l’installazione sul terreno privato che, alla luce di questa ulteriore e definitiva pronuncia amministrativa, risultano privi di validità.

È così che, con questa seconda sentenza, un ricorso nel quale ancora una volta l’amministrazione risulta schierata con l’operatore e controparte dei cittadini, il Consiglio di Stato impone nuovamente alla prima di prendere in considerazione il Piano antenne: quello che per lungo tempo sembrava non esistere, quello che non si riusciva a trovare, quello reso pubblico anche grazie all’intervento dell’ANAC, quello successivamente ritenuto privo di efficacia. Il Piano antenne, valido oggi come allora, con il ripetitore Iliad installato senza tenerne conto su un terreno di proprietà di chi lo aveva approvato.

Per la terza volta, amministrazione, funzionari, giunta, consiglieri e commissioni si trovano dunque nella condizione di doversi pronunciare e compiere scelte nell’interesse dell’intera collettività di Boissano, con particolare responsabilità per gli amministratori eletti, che hanno chiesto ai cittadini di accordare loro la propria fiducia.

Sorge spontanea una domanda che va oltre i confini di Boissano. Questa ‘scandalo che non fa onore’ (non interessa l’aspetto o meno penale che sia dopo che l’abuso d’ufficio è stato abolito dal governo della legalità con migliaia di imputati assolti o archiviati un bis dei capolavori del presidente Berlusconi) rappresenta un caso isolato oppure è il sintomo di dinamiche che si ripetono, con modalità diverse, anche in molti altri Comuni italiani?

La sua particolarità potrebbe risiedere nella tenacia dei boissanesi, forse alimentata anche da quella che molti di loro potrebbero aver percepito come una forma di arroganza istituzionale, tale da trasformare un semplice ripetitore telefonico nel simbolo di questioni ben più ampie: trasparenza amministrativa, gestione del territorio, conflitti di opportunità e rapporto di fiducia tra amministratori e cittadini. Un simbolo forse insolito, ma capace di rendere evidente ciò che altrove rimane meno visibile. Se così fosse, Boissano non sarebbe un’eccezione, bensì uno dei circa ottomila Comuni italiani nei quali situazioni analoghe possono assumere forme diverse, emergendo o restando sommerse a seconda della capacità dei cittadini di accorgersene e di chiedere che vengano affrontate.

Alcuni commenti tratti sulle pagine Facebook di Boissano, rinviandoli alla prossima settimana. Ben lieti di dare voce a tutti, alle parti in causa, solitamente silenti.

 Mattiauda Davide- A distanza di quattro anni dall’inizio della vicenda, c’è veramente poco da dire. È necessario superare definitivamente ogni stallo.L’auspicio formale è che lo spostamento del ripetitore telefonico avvenga nel più breve tempo possibile, nell’esclusivo interesse della collettività. Questo intervento rappresenta un atto dovuto e non più rimandabile per garantire la piena tutela della salute pubblica e la salvaguardia del patrimonio paesaggistico locale. La difesa della bellezza del nostro territorio e la sicurezza dei cittadini devono restare gli unici obiettivi prioritari di ogni azione amministrativa. È il momento di unire le forze e pianificare un futuro concreto per la nostra cittadina, restituendole il valore e le opportunità che merita. Inizia il conto alla rovescia definitivo… Meno 11 a una Boissano disunita!

Giovanna Di Crescenzo- Esiste un piano antenne Che non è stato considerato. L’amministrazione dovrebbe dire alla compagnia telefonica di ‘spostare’ in un luogo diverso l’antenna … e togliersi anche dall’imbarazzo che, dove attualmente installata, è di proprietà della madre del vice sindaco

Piero Dacquino – Etica, bellezza, rispetto delle regole, amore concreto per il proprio Paese: è quello che Boissano e i Boissanesi meritano.È doveroso fare una riflessione su quanto questi valori siano rispettati dall’attuale amministrazione. Sono purtroppo sotto gli occhi di tutti strade dissestate, illuminazione carente, verde pubblico abbandonato e spese ingenti effettuate con risultati e modalità discutibili: a titolo di esempio l’invaso irriguo, ancora non funzionante per gli scopi previsti, e la ristrutturazione di Casa Moscatello, affidata con una gara che vede cinque invitati e un solo partecipante effettivo. Nel caso, oggi nuovamente sulla stampa locale, dell’antenna Iliad troviamo ulteriori evidenze di una gestione non all’altezza degli standard che deve rispettare chi guida una Comunità. 1) Dichiarazioni contraddette dai fatti o, nella migliore delle ipotesi, impreparazione.

Il sindaco Devincenzi e il vice sindaco Siri hanno sostenuto che non esistesse alcun piano antenne: invece esisteva, ed era frutto del lavoro svolto in Consiglio Comunale dai famigliari stretti delle stesse sindaco e vice sindaco. Il sindaco Devincenzi ha inoltre dichiarato di aver appreso dell’installazione solo all’ultimo momento: esiste invece testimonianza di come sia stata avvisata con oltre un mese di anticipo, quando forse avrebbe ancora potuto bloccare tutto in autotutela.

2) Difficoltà di accesso ai documenti.

Per accedere ai documenti che certificano l’esistenza del piano antenne è stato necessario ricorrere a formale diffida; quegli stessi documenti erano inspiegabilmente scomparsi dall’archivio comunale, poi faticosamente recuperati, e infine pubblicati sul portale del Comune solo dopo l’intervento dell’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione.

3) Promesse non mantenute.

Nell’incontro con il Comitato, nato dopo una raccolta firme sottoscritta da 1200 Cittadini, il sindaco Devincenzi e l’assessore Carieri hanno promesso di fare chiarezza e di tentare una negoziazione con Iliad per lo spostamento dell’antenna: non vi sono stati sviluppi né comunicazioni successive.

4) Conflitto di interessi.

La famiglia del vice sindaco Siri trarrebbe un guadagno economico da questa installazione, definita pubblicamente dalla stessa vice sindaco una “schifezza” aggiungendo “ma i soldi sono soldi”: espressione che qualifica chi la fa senza bisogno di ulteriori commenti. Una commissione edilizia comunale ha dichiarato non valido il piano antenne, salvo essere smentita dal Consiglio di Stato (e pure dal TAR per chi ama leggere le sentenze): forse vale la pena verificare l’identità dei membri di quella commissione, e la loro preparazione in materia. Il Comune paga con denaro pubblico gli avvocati incaricati di difendere la legittimità dell’installazione, che permetterebbe alla madre del vice sindaco Siri di percepire proventi privati. Etica, bellezza, rispetto delle regole, amore concreto per il proprio Paese: ricordatevene alle prossime elezioni.

Alessandro Gandolfo a Piero Dacquino–  Una riflessione merita anche il ruolo dell’intero Consiglio di maggioranza. Su vicende così rilevanti non esistono solo responsabilità individuali: chi ha sostenuto le scelte dell’amministrazione, votato gli atti o scelto di non sollevare obiezioni ha condiviso una responsabilità. Il silenzio, in certi casi, è anch’esso una scelta

Massimiliano Parodi- È una vergogna! Andrebbero denunciati tutti quanti. Boissano deve dire grazie a 4/5 cittadini privati se ha avuto un minimo di giustizia e non dalla politica. Questo non è normale. Chissa magari un intervento divino della guardia di finanza può ridare un po’ di giustizia a questo paese. Forse così i cittadini possono ritornare a avere un po’ più di fiducia nella politica vera e non di interesse.


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