In Regione Liguria la sicurezza sul posto di lavoro è gestita attraverso le competenze del Dipartimento Salute e Servizi Sociali, all’interno del quale operano specifici uffici dedicati. La delega alla Sicurezza è affidata all’assessore Paolo Ripamonti. La vigilanza attiva sul territorio è svolta dalle Strutture Complesse Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro (PSAL) afferenti alle varie ASL liguri.
I media, le Tv, per ogni morto o incidente sul Lavoro danno conto dei rilievi degli Ispettori del Lavoro e tecnici Asl. Nulla è dato a sapere su quante unità conta il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei carabinieri (NIL) nelle province liguri. Va da se che l’esito delle indagini (e le autopsie eventuali) viene trasmesso alla Procura della Repubblica. In Italia sono 5 i Gruppi Carabinieri per la Tutela del Lavoro con sedi a Venezia, Milano, Roma, Napoli (con competenza interregionale).

Marina Elvira Calderone, ministro del Lavoro e Politiche sociali, è una figura tecnica, non partitica, calabrese, avvocato e poi presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro. Col marito gestisce uno studio che svolge consulenza del lavoro con sedi a Cagliari, Reggio Calabria e Roma.

Claudio Durigon, leghista, sindacalista, sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali dal 13 giugno 2018 al 5 settembre 2019 nel governo Conte I e dal 2 novembre 2022 nell’attuale governo Meloni.
Gli Ispettorati Territoriali del Lavoro (ITL), ex Ispettorati Provinciali, sono organi periferici dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) che vigilano sul rispetto delle norme lavorative, previdenziali e assicurative.
Trucioli.it il 5 ottobre 2023 ha pubblicato: In provincia di Savona operano solo cinque ispettori dei 12 annunciati (in organico) e con migliaia di aziende e cantieri edili, stradali, ecc.da controllare. Nel marzo 2022 i media di Imperia davano conto che “Il servizio è in carenza di organico in tutti i profili. Chiediamo un incremento di risorse e di personale. L’Ispettorato è in prima linea nella lotta al lavoro nero e per la sicurezza sul lavoro, ma il Governo non sta investendo risorse”.
Il governo Meloni ha varato il decreto-legge 159/2025 ha introdotto nuove misure urgenti per la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.. La conversione è avvenuta con la Legge 29 dicembre 2025, n. 198, confermando le norme sulla sicurezza. Tra i motivi di allarme è la mancata prevenzione per gravi carenze negli organici degli Ispettorati provinciali. Da una parte le ripetute istanze di potenziamento, dall’altra la promessa di colmare i vuoi in organico.
Purtroppo non si ancora letto sui media liguri informazioni in merito allo stato effettivo di organici degli Ispettorati. La richiesta ai dirigenti provinciali si tramuta in: “Non possiamo dare informazioni in merito”. Gli stessi sindacati tacciono? E il governo della Regione? I consiglieri regionali di maggioranza e minoranza?

1. Il bilancio delle vittime: oltre la soglia dei 500, di queste 349 sui luoghi di lavoro
Nonostante le rassicurazioni istituzionali, la realtà dei fatti parla di una strage che non accenna a fermarsi. Al 6 maggio 2026, il numero complessivo dei morti sul lavoro ha già superato la soglia “psicologica” delle 500 vittime, includendo il sommerso e i non assicurati INAIL.
L’eccidio silenzioso delle donne: Particolarmente allarmante è il dato sulle lavoratrici. Già decine di donne hanno perso la vita in questi primi mesi dell’anno. La maggior parte di questi decessi avviene in itinere: un dato che riflette il peso del lavoro di cura e i ritmi serrati che costringono a spostamenti rischiosi in orari critici. Le ultime 3 morte in itinere Mariam Aqsa 25 anni, Smahanta Lacedonia 25 e Cinzia Macchioni 64.
2. Appalti a cascata: la deregulation che uccide
L’entrata in vigore delle nuove norme sugli appalti a cascata ha prodotto effetti devastanti, confermando i timori dei tecnici della sicurezza:
Edilizia: In questo settore si registra un aumento del 15% delle morti. La frammentazione dei contratti lungo la filiera degli appalti polverizza la responsabilità e riduce i margini di profitto, portando le ditte sub-appaltatrici a risparmiare proprio sui dispositivi di protezione e sulla formazione.
Autotrasporto: La situazione è ancora più tragica con 58 morti. Qui i morti sono letteralmente raddoppiati. La pressione sui tempi di consegna, aggravata dalla deregolamentazione della filiera logistica, spinge i conducenti oltre i limiti fisici, trasformando le strade in cimiteri professionali. Diversi vengono trovati con la testa riversa sul volante
3. Il fallimento del Referendum sulla responsabilità
Un punto di svolta mancato è rappresentato dal referendum per inserire la responsabilità dei capi commessa, che purtroppo è fallito non avendo raggiunto il quorum e sulla scarsa informazione mediatica, quasi tutte al servizio dei potenti.
La conseguenza: Senza una legge che chiami direttamente a rispondere chi sta al vertice della catena (il committente), i grandi gruppi possono continuare a esternalizzare il rischio ai piccoli sub-appaltatori. Il “capo” resta protetto da uno scudo burocratico, mentre l’ultimo anello della catena paga con la vita.
4. Il sistema dei miliardi “congelati”
Il report evidenzia un’anomalia finanziaria inaccettabile
Finanziamento: I fondi INAIL derivano direttamente dalle detrazioni sulle buste paga dei lavoratori. Sono soldi dei lavoratori che dovrebbero tornare a loro sotto forma di protezione.
Gestione Opaca: Miliardi di euro vengono distribuiti tramite bandi complessi (come i Bandi ISI) che spesso alimentano un indotto di consulenti e agenzie, senza che vi sia un controllo rigoroso sull’efficacia reale dell’investimento.
Assenza di Vigilanza: Il sistema manca di un organismo terzo che verifichi come queste somme enormi impattino sulla riduzione degli infortuni. Invece di potenziare gli ispettori (che restano in numero ridicolo), il denaro rimane spesso bloccato nei bilanci dello Stato per esigenze di cassa.
