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Liguria e Basso Piemonte

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Albenga: “Con la Casa di Comunità in ospedale si è verificato un progressivo depotenziamento della medicina interna”


Il post del dott. Eraldo Ciangherotti- Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla necessità di una sanità pubblica «uguale per tutti» acquistano un significato ancora più forte se lette dalla provincia di Savona, dove troppo spesso il diritto alla salute sembra dipendere dal territorio in cui si vive.

Perché la realtà savonese racconta una sanità fatta di professionisti straordinari, di infermieri, medici e operatori sanitari che ogni giorno tengono in piedi il sistema con sacrificio e senso del dovere, ma anche di strutture che negli anni hanno subito trasformazioni e ridimensionamenti che hanno lasciato nei cittadini una crescente sensazione di marginalità sanitaria.
Il caso di Albenga è probabilmente uno dei più emblematici. Per anni si è parlato di rilancio del presidio ospedaliero, di nuove funzioni territoriali, di Casa di Comunità come risposta moderna ai bisogni sanitari del territorio. Ma la percezione concreta, sia tra gli operatori sanitari e amministrativi che lavorano ogni giorno dentro quell’ospedale sia tra i cittadini che vi accedono, è molto diversa.
La sensazione diffusa è che, accanto alla recente istituzione della Casa di Comunità nel Santa Maria di Misericordia, si sia verificato un progressivo depotenziamento della medicina interna, senza un reale incremento complessivo dei posti letto disponibili. E allora il problema diventa inevitabilmente politico e culturale prima ancora che sanitario: quando la gente vede gli stessi spazi, gli stessi corridoi, gli stessi numeri di ricovero e percepisce semplicemente un cambio di denominazione sulle porte dei reparti, nasce il dubbio che si sia modificata più l’etichetta che la sostanza.
Ed è proprio questa distanza tra comunicazione istituzionale e percezione reale del territorio ad alimentare sfiducia. Perché i cittadini non valutano la sanità dai comunicati stampa o dai nomi assegnati alle strutture. La giudicano sulla possibilità concreta di trovare un posto letto, di essere ricoverati vicino a casa, di non dover affrontare trasferimenti continui verso altri ospedali della provincia o della regione.
Albenga serve un territorio vastissimo, con una popolazione anziana in costante aumento e con numeri che durante la stagione turistica crescono enormemente. In questo contesto, indebolire la capacità di ricovero di un presidio territoriale significa inevitabilmente scaricare pressione sugli altri ospedali, sui pronto soccorso e sulle famiglie.
Mattarella ha ricordato che gli squilibri territoriali sono inaccettabili. E in Liguria questa frase pesa ancora di più. Perché qui la geografia diventa spesso diseguaglianza sanitaria: tra costa ed entroterra, tra grandi centri e territori periferici, tra chi vive vicino a un hub ospedaliero e chi invece teme di essere progressivamente escluso da un’assistenza sanitaria completa.
La verità è che la sanità pubblica non si difende solo finanziandola. Si difende anche evitando che intere comunità maturino la sensazione di essere lentamente accompagnate verso un ridimensionamento permanente mascherato da riorganizzazione.
E forse il tema più preoccupante non è nemmeno la polemica politica. È la rassegnazione crescente di tanti cittadini e operatori sanitari che iniziano ad abituarsi all’idea che certi territori debbano accontentarsi di una sanità “ridotta”, mentre la Costituzione continua a parlare di un diritto universale e uguale per tutti. (Eraldo Ciangherotti)

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