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Liguria e Basso Piemonte

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La mostra / ‘Loano sul mare. Storia della passeggiata e di una palma immortale’. Non era solo alta: orgoglio, ombra, punto di incontro, promessa. Il libro che fa onore, grazie Geraci!


Quel Luogo del Ponente ligure che oggi, e da tempo immemore, viene chiamato Loano (Lœa, Leua o come diavolo lo si voglia scrivere!) non nasce in riva al mare.

I primi insediamenti sorgono sulle alture circostanti, dove il mare – u mà – è percepito come fonte di pericoli e incertezze. Sul Poggio di San Damiano e nei Gazzi. Solo nel 1309 il signore locale Raffo Doria concepisce una scelta visionaria: incentivare gli abitanti dei poggi a trasferirsi sulla spiaggia, offrendo appezzamenti di terra e condizioni favorevoli. Settantatré famiglie accettano, dando origine al primo nucleo abitato sul mare, con case disposte su due file parallele e un primitivo caruggio centrale, l’attuale via Boragine, la più antica strada cittadina.

Per secoli il borgo marinaro convive con il mare senza una vera infrastruttura litoranea. La via Aurelia (un tempo Julia Augusta) corre a monte, al riparo dalle mareggiate e dalle incursioni piratesche.

Soltanto nel Seicento Giovanni Andrea I Doria devia il tracciato della grande arteria facendolo passare attraverso il borgo, lungo l’asse che oggi coincide con via Boragine, Cavour, Garibaldi e Ghilini. Il borgo viene fortificato e chiuso da mura (burgu de drentu) , mentre lungo la spiaggia continuano a convivere attività marinare, piccoli cantieri navali e il passaggio informale di pescatori e maestri d’ascia.

L’idea di una strada tra il borgo e il mare prende forma solo all’inizio dell’Ottocento, durante il periodo napoleonico, quando il prefetto Chabrol de Volvic ipotizza la stradda da màina. Nei primi decenni del secolo la strada viene progressivamente realizzata come percorso pedonale, una vera e propria passeggiata embrionale. Nel 1835 il Consiglio comunale decide di trasformarla ufficialmente in luogo di passeggio e di alleggerire il traffico nel borgo interno. Entro il 1839 la strada diventa percorribile anche dai veicoli, seppure con limitazioni, e nel 1865 assume il nome ufficiale di via della Marina, pur restando per i loanesi la stradda da màina.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il lungomare si presenta come un ampio viale in terra battuta, Alcune aree vengono occupate da nuovi edifici, tra cui il futuro Kursaal, destinato a diventare uno dei simboli della Loano balneare. Costruito tra il 1918 e il 1920 su un’ex area cantieristica, l’edificio nasce con ambizioni industriali ma si trasforma presto in luogo di svago, turismo e mondanità, evocando modelli di balnearità europea.

Nel 1932 il Kursaal Municipale viene inaugurato insieme al monumento ai Caduti, diventando il fulcro della vita sociale cittadina. Il progetto prevedeva non solo attività balneari, ma anche cure termali, ristorante, sale da ballo, spettacoli e cinema all’aperto. Dopo la parentesi cupa della Seconda guerra mondiale, quando l’edificio viene requisito dalle truppe tedesche, il dopoguerra segna un periodo di grande vitalità: il Kursaal ospita feste, galà e veglioni, attirando pubblico da tutta la Riviera.

Parallelamente, il paesaggio del lungomare cambia profondamente. Le acacie ottocentesche vengono sostituite negli anni Venti da palme Phoenix canariensis, mentre l’area verde accanto al Kursaal viene piantumata a pini marittimi, dando origine alla celebre “pinetina”, luogo di memoria affettiva per generazioni di loanesi. Allo stesso periodo risale la vicenda della gigantesca palma (Phoenix Dactylifera L.) dell’orto Maccagli, piantata nel 1818 e divenuta per decenni, con i suoi ventotto metri, la palma più alta d’Europa, simbolo vegetale e identitario della città fino al suo abbattimento nel 1943.

Negli anni Trenta viene inoltre realizzata la circonvallazione a monte dell’abitato, destinata a deviare il traffico della via Aurelia e a ridisegnare il rapporto tra città, mare e mobilità. Nel secondo dopoguerra il lungomare accompagna il boom turistico, trasformandosi definitivamente in spazio urbano rappresentativo, tra nuove architetture, stabilimenti balneari e flussi di villeggianti.

Il progetto espositivo “Loano sul mare. Storia della passeggiata e di una palma immortale”, è visitabile dal 20 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 nella sala del mosaico di Palazzo Doria a Loano e ripercorre la fase otto-novecentesca di questo lungo processo attraverso bellissime cartoline d’epoca, per lo più appartenenti alla collezione vastissima di Giovanni Battista Cepollina, documenti e immagini, restituendo una memoria condivisa che continua a definire l’identità della città. Dalle origini marinare alla nascita della passeggiata turistica, dalla palma simbolo al turismo di massa del dopoguerra, la storia del lungomare di Loano diventa così racconto di trasformazioni urbane, sociali e culturali, in cui il mare, da elemento temuto, si fa progressivamente orizzonte identitario e luogo di vita.

Si tratta di un progetto elaborato dall’Associazione Culturale Marinara Lodanum con il patrocinio dell’Assessorato a turismo, cultura e sport del Comune di Loano, del Ministero del Turismo e della Regione Liguria. Vi hanno collaborato con entusiasmo, oltre Giovanni Battista Cepollina, animatore dell’iniziativa, Riccardo Ferrari, custode della memoria storica loanese, Andrea Calcagno e Roberto Maritano, dello studio grafico Castigamatti, realizzatori delle sorprendenti riproduzioni delle fotografie e delle cartoline e, infine, con i testi tratti dal suo libro “Loano Isola del Ponente. Storia racconti e curiosità” l’autore Paolo Geraci, foresto, ma – in fondo – loanese ad honorem. Il sindaco Lettieri gli aveva dedicato una sintetica presentazione ricordando che “questo doppio volume merita appieno la definizione di ‘enciclopedia loanese’, ma possiamo aggiungere non solo. “Loano  diventa un continente vero e proprio, con caratteristiche uniche tutte da scoprire o riscoprire, conoscere e capire”. Non possiamo tacere, invece, che l’Amministrazione comunale non abbia ritenuto utile acquistare delle copie. Non per una cortesia verso l’autore, bens’ un doveroso riconoscimento e ringraziamento a nome della collettività. Un libro che fa onore a farne dono a nome della città.

Sarebbe bello – dicono i curatori – che la rodella della Palmalunga, come la chiamava affettuosamente Stefano Carrara Sutour, oggi conservata al Museo di Storia Naturale di Milano, potesse un giorno tornare a casa, a Loano. Non come un oggetto da vetrina, ma come un pezzo di vita vera: una voce di legno capace di raccontare ai bambini, ai nonni, ai foresti e ai loanesi di sempre chi eravamo e chi siamo diventati. Perché quella palma non era solo alta: era orgoglio, ombra, punto di incontro, promessa. E se tornasse, anche solo per farsi guardare e toccare con gli occhi, ricorderebbe a tutti che una città non vive di cemento e cartoline, ma di memoria condivisa, di affetti ostinati e di radici profonde che, anche quando sembrano scomparse, continuano a tenere insieme il cielo e il mare.

NOTA di trucioli.it- Nei due tomi di Paolo Geraci sono presenti molte immagini che corredano il testo dell’articolo.


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