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Interessi in gioco? Acque pubbliche Savonesi: fusione tra rinvii, dubbi, interrogativi. Chi ha fretta (Ripamonti, Olivieri, Tomatis) e chi ha seri dubbi (i retroscena) nella maggioranza Melgrati


Non sarebbe una vicenda esclusivamente alassina.

di Fabio Lucchini

L’assessore regionale Paolo Ripamonti

La complessa operazione che porterà alla nascita della nuova Acque Pubbliche Savonesi S.r.l., attraverso la fusione di più società storiche del servizio idrico del savonese, Consorzio per la Depurazione delle Acque di Scarico del Savonese S.p.A., Sca – Servizi Comunali Associati S.r.l. e Servizi Ambientali S.p.A. starebbe generando interrogativi e discussioni in diversi Enti chiamati a esprimersi sul progetto.

Il primo segnale visibile, però, è arrivato ad Alassio.

Nel Consiglio comunale di Alassio del 7 maggio 2026 la pratica APS, inizialmente inserita tra i punti più rilevanti della seduta, era stata progressivamente spostata verso la parte finale dell’ordine del giorno. Poi, superate oltre quattro ore di lavori e arrivati l’una del mattino, è stato deciso il rinvio delle pratiche residue a una successiva convocazione.

La motivazione ufficiale era legata alla durata della seduta e all’assenza di particolari ragioni d’urgenza. In quella sede era stato anche annunciato un rapido aggiornamento del Consiglio. Ma i tempi, almeno per ora, si sono dilatati.

Sono infatti trascorse oltre due settimane dalla seduta del 7 maggio e la nuova convocazione non risulta ancora pubblicata. Anche nella migliore delle ipotesi, tenendo conto dei tempi tecnici di convocazione, il punto potrebbe approdare in aula soltanto nei primi giorni di giugno.

E proprio qui iniziano ad aumentare le domande.

Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti vicini alla maggioranza, ma anche tra soggetti tecnici e amministrativi che seguono da vicino il dossier societario, il rinvio non sarebbe stato interpretato da tutti come un semplice problema di orario o calendario. Le perplessità, anzi, sembrerebbero essersi mantenute anche nelle settimane successive.

Anche perché, ad oggi, la pratica non è mai arrivata realmente in discussione. Né maggioranza né opposizione hanno ancora avuto modo di confrontarsi in aula sul merito del punto, e nessuna posizione politica è stata formalmente espressa in Consiglio.

La fusione riguarda la costituzione della nuova Acque Pubbliche Savonesi S.r.l. mediante incorporazione di Consorzio per la Depurazione delle Acque di Scarico del Savonese (CDASS), Servizi Ambientali S.p.A. e Servizi Comunali Associati (SCA).

Il nodo, però, non sembrerebbe essere la fusione in sé.

Le discussioni si concentrerebbero soprattutto sul contenuto della delibera che i Consiglieri comunali saranno chiamati a votare. Perché oltre all’approvazione del progetto di fusione, dello Statuto e degli atti collegati, verrebbe chiesto ai Consiglieri di approvare una serie di rinunce procedurali previste dal Codice civile.

Ed è proprio qui che starebbe nascendo la parte più delicata del confronto.

Per alcuni osservatori, infatti, non si tratterebbe di semplici aspetti tecnici. Si tratta di strumenti istruttori previsti proprio per consentire ai soci pubblici di comprendere pienamente operazioni societarie complesse che incidono su patrimonio, quote, governance e futuri assetti decisionali.

Da qui sorgerebbe una seconda domanda, più politica che tecnica: quale livello di responsabilità potrebbe assumere un consigliere chiamato a esprimersi favorevolmente — o anche a non opporsi — a una delibera che prevede la rinuncia preventiva a strumenti di verifica, approfondimento e quindi controllo?

Nessuno parla di irregolarità o conclusioni già scritte. Ma alcuni ambienti starebbero evidenziando un tema più ampio: in presenza di operazioni così rilevanti, chi vota dovrebbe avere la ragionevole certezza di disporre di tutti gli elementi utili a una valutazione pienamente consapevole.

Tra i punti sui quali continuerebbero a circolare richieste di chiarimento vi sarebbero, inoltre, gli elementi utilizzati per le valutazioni economiche e patrimoniali delle società coinvolte e la costruzione dei rapporti di concambio. Su questo punto continuerebbero a circolare ricostruzioni differenti e richieste di approfondimento.

Qualcuno si chiede se la forte spinta verso la semplificazione procedurale risponda soltanto all’esigenza di rispettare i tempi oppure se, in un’operazione che ridisegna completamente il “sistema”, entrino inevitabilmente in gioco anche nuovi equilibri di governance e nuovi rapporti di forza.

Un altro punto interrogativo che starebbe circolando con insistenza in più ambienti è il termine del 30 giugno 2026 che viene oggi rappresentato come particolarmente stringente. Ma negli anni quello stesso termine è già stato differito più volte.

E allora diventa inevitabile riflettere e chiedersi: ma se il calendario è stato modificato più volte in passato, perché oggi dovrebbe esistere un’urgenza tale da giustificare rinunce preventive a strumenti istruttori e verifiche?

Tutte domande e riflessioni che, almeno per ora, non hanno trovato ancora una risposta ufficiale. Potrebbero però spiegare perché una pratica, nata come apparentemente tecnica, continui a far discutere ben oltre i confini di un singolo Consiglio comunale.

Perché, è giusto dirlo, i dubbi sono sorti in maniera deflagrante ad Alassio ancor prima dell’inizio dell’ultimo Consiglio comunale e proprio nella maggioranza ancor prima che nell’opposizione, quella maggioranza che potrebbe votare anche da sola e in teoria avrebbe i numeri per avvallare una tale scelta, in cui i consiglieri comunali favorevoli, poiché si è tutti prima consiglieri e poi alcuni diventano assessori, intenderebbero scrollarsi dalle spalle ogni interesse ad approfondire l’argomento, a esperire le verifiche invece doverose, sia di tipo patrimoniale, sia strategico e tecnico sullo stato di salute finanziario reale delle società coinvolte: società che poi, nella fusione, avranno un peso ciascuna per la propria consistenza e importanza, ma gli stessi consiglieri forse non sanno o hanno appreso solo all’ultimo momento, che resterebbero comunque responsabili qualora dovessero emergere aspetti degni di indagine e di interesse delle Autorità competenti, giudiziarie comprese, qualora, tra gli altri punti, dovessero approvare nella famigerata delibera di Consiglio comunale, anche clausole tipo le seguenti :

  1. Si decide di rinunciare al termine minimo di trenta giorni previsto tra la data di iscrizione e/o pubblicazione sul sito internet del progetto di fusione e la data fissata per la deliberazione relativa alla fusione stessa, di cui all’articolo 2501-ter, quarto comma, del Codice Civile.
  2. Allo stesso modo, si sceglie di non predisporre la situazione patrimoniale prevista dall’articolo 2501-quater del Codice Civile.
  3. Si decide inoltre di escludere la redazione della relazione illustrativa e giustificativa del progetto di fusione sotto il profilo giuridico ed economico, con particolare riferimento al rapporto di concambio, prevista dall’articolo 2501-quinquies, primo comma, del Codice Civile.
  4. Infine, si rinuncia anche alla verifica di congruità del rapporto di concambio prevista dall’articolo 2501-sexies del Codice Civile, accettando come corretto e adeguato quello determinato nella relazione predisposta dai consulenti incaricati.

Resta, quindi, difficile comprendere per quale ragione non si voglia consentire una verifica approfondita delle società coinvolte attraverso la nomina di un perito del Tribunale, come normalmente avviene in situazioni analoghe. A giustificazione di tale scelta, come anzi detto, viene indicato il termine di fine giugno 2026, definito come improrogabile, nonostante questa stessa scadenza sia già stata rinviata più volte nel corso degli anni: inizialmente dal 31 dicembre 2021, poi al 31 dicembre 2023 e successivamente al 31 dicembre 2025.

Ci si è ridotti all’ultimo perché? Per aggirare cosa e con quali intenti, nella sicura lottizzazione delle poltrone e del potere temporale che è il dominio politico e terreno esercitato dai contendenti sugli elettori, esclusi, questi ultimi, dalla conoscenza delle problematiche che affiorano e di come si affrontano, perché rappresentati da paladini primariamente sensibili dei loro propri interessi politici più immanenti? 

Perché, dunque, non prevedere un ultimo slittamento al 31 dicembre 2026, consentendo così al perito incaricato di svolgere le necessarie verifiche patrimoniali, finanziarie e fiscali, affinché l’intera operazione possa avvenire nella massima trasparenza e nel pieno rispetto della legittimità? Solo in questo modo si potrebbero realmente sollevare i consiglieri comunali da ogni responsabilità, oggi invece chiamati a decidere sotto il peso di un vero e proprio “dictat” calato dall’alto.

Pierangelo Olivieri presidente della Provincia

In questo contesto assume particolare rilievo il ruolo dell’assessore esterno della Regione Liguria, Paolo Ripamonti, che in seguito all’ampliamento della Giunta regionale del governatore Marco Bucci e della redistribuzione degli incarichi, ha ricevuto le deleghe all’Ambiente e al Ciclo delle Acque, esponente di rilievo della Lega ed ex senatore, figura di notevole influenza nella vicenda. Proprio Ripamonti avrebbe richiesto, nelle scorse settimane, un nuovo incontro fissato per il 22 maggio, dopo aver già sollecitato quello del 27 aprile 2026, promosso dal presidente della Provincia di Savona, Pierangelo Olivieri, Forza Italia, il cui nome viene da tempo accostato all’ipotesi di un terzo mandato.

Proprio a quell’incontro del 27 aprile u.s. fece seguito il Consiglio comunale di Alassio del 7 maggio scorso, caratterizzato da un clima particolarmente teso. I punti all’Ordine del giorno erano ben ventuno e, dopo un acceso scontro verbale avvenuto nell’ufficio del sindaco Melgrati — tra i più duri registrati negli ultimi anni — la maggioranza fece ingresso in aula con quasi mezz’ora di ritardo. Un ritardo accompagnato da volti tesi e palesemente provati da parte di alcuni consiglieri di maggioranza.

Franca Giannotta assessore comunale ad Alassio e vice presidente della Provincia

Nella Provincia di Savona la delega per il Servizio Idrico Integrato (che comprende la gestione e i problemi legati all’acquedotto, alla depurazione e alle risorse idriche) è attualmente assegnata alla consigliera Provinciale avv. Franca Giannotta, di cui qui si vocifera con insistenza come futura vincente candidata sindaca della Città di Alassio, Ente che possiede tra l’altro circa l’80% delle quote della società Sca – Servizi Comunali Associati S.r.l. , una delle società coinvolte nella fusione di cui, che eroga i propri servizi anche ai Comuni di Laigueglia, Albenga, Villanova d’Albenga e Garlenda.

Noi non siamo certo persone prevenute o maliziose per principio; tuttavia, situazioni come questa finiscono inevitabilmente per suscitare curiosità e interrogativi. Ci auguriamo quindi che una o più delle Autorità pubbliche competenti vogliano finalmente occuparsi con attenzione della vicenda sopra descritta, dimostrando un interesse che, fino ad oggi, non sembra essersi manifestato con sufficiente forza e chiarezza, a tutela della cosiddetta “acqua pubblica”.

Nel frattempo, qualcuno ha persino alimentato timori sostenendo che, superata la data del prossimo 30 giugno 2026, vi sarebbe il rischio di un ingresso predominante dei privati nella futura gestione dell’ATO idrico ottimale. Una prospettiva che appare piuttosto fantasiosa, considerando che, nel peggiore dei casi, la Regione Liguria potrebbe intervenire commissariando la Provincia di Savona e nominando un commissario ad acta incaricato di portare a termine l’operazione di fusione. Ed è proprio questa eventualità che potrebbe realmente modificare molti degli equilibri e degli interessi oggi in gioco.

Riccardo Tomatis sindaco di Albenga

Sorprende la presa di posizione del sindaco di Albenga, Riccardo Tomatis, città che solo alcuni anni ha aderito al Servizio di Sca – Servizi Comunali Associati S.r.l., in cui il primo cittadino dalle pagine di uno dei principali quotidiani locali La Stampa ed. Savonese, esprime preoccupazione se non si rispetterà il termine di fine giugno 2026, affermando: “Evitiamo tutti i ritardi, fusione entro giugno” e rincarando la dose… “Arrivare alla fusione entro la fine del mese di giugno è fondamentale per evitare il concreto rischio di un commissariamento. Il termine per giungere alla fusione è già stato posticipato più volte e non possiamo permetterci ulteriori ritardi». “Un percorso lungo e complesso, quello affrontato «ma sembrava che fossimo giunti ad un punto di sintes. Il punto per Tomatis è che «l’eventuale blocco del percorso di fusione potrebbe esporre il territorio a conseguenze molto pesanti: dal rischio di interventi sostitutivi e commissariali fino alla concreta possibilità di dover ricorrere ad una evidenza pubblica per l’affidamento del servizio idrico integrato, con il possibile ingresso dei privati nella gestione dell’acqua pubblica».

Una “trasversalità” che, oltre a comprendere ragioni varie, peraltro apoditticamente sostenute, visti ritardi e rimandi ormai cronici, cosa mai saranno altri sei mesi per esperire quelle che oserei definire doverose verifiche in questa fusione per incorporazione, sembra esprimere soprattutto una volontà determinata a superare qualsiasi approfondimento di controllo e poi non sarà certo una gestione commissariale della vicenda a personificare il male assoluto, quanto piuttosto la colpevole inerzia del passato, e ora questa fretta generalizzata non celi altri problemi come debiti o altri aspetti che potrebbero alla fine emergere e scombinare giochi ed equilibri nella fusione e nell’agone della politica locale savonese.

Vedremo al prossimo Consiglio comunale di Alassio, come detto, non ancora fissato in via definitiva, alla data di questa lettera, quale sarà l’orientamento al voto dei consiglieri comunali di maggioranza e minoranza.

Fabio Lucchini

– già consigliere dell’ANCI Liguria

– già consigliere del Popolo della Liberta / Forza Italia

– già capogruppo del PdL / FI nel Consiglio Comunale di Alassio

 

 

 

 


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