Se non c’è il prete, nelle parrocchie spazio anche uomini e donne, laici e laiche, come «guide pastorali». Con incarichi di governo delle comunità, normalmente riservati ai preti.

È una delle proposizioni – da sviluppare in vista di una possibile applicazione – votate dall’assemblea diocesana conclusasi sabato 16 maggio, a Isola della Scala. Tremila presenti, con il vescovo Domenico Pompili.
Colpiscono due frasi, delle proposizioni. Riferite a possibili ruoli da assegnare anche a donne. “Le parrocchie valorizzano la presenza e il ruolo delle donne nelle nostre comunità. Si avvalgono della facoltà estesa alle donne di esercitare il ministero di lettrice e accolita (motu proprio Spiritus Domini). Hanno cura che negli organismi di partecipazione siano presenti anche donne”.
Poi il passaggio più esplicito: “Nelle parrocchie senza la presenza di un presbitero, la vita della comunità viene affidata a una guida pastorale. Questo compito può essere affidato anche a laici e laiche (Codice di Diritto Canonico, can. 517, par.2)”.
Guida pastorale è termine sinora associato, nella Chiesa cattolica, soltanto a preti, maschi. Ma quale potrebbe essere la natura di questi incarichi a laici, a Verona sinora mai affidati? Lo abbiamo chiesto a monsignor Ezio Falavegna, 67 anni, parroco della cattedrale, professore di teologia pastorale allo Studio teologico San Zeno e all’Istituto di Scienze religiose San Pietro Martire, di Verona – ora diretto da suor Grazia Papola – e alla Facoltà teologica del Triveneto, a Padova. E moderatore della Curia diocesana.
«Non si tratta di ministero ordinato», spiega, precisando che «qui non c’entra il dibattito sul sacerdozio femminile, che riguarda la Chiesa universale, non certo quella di Verona. Qui si tratta di riconoscere ruoli di peso, anche a donne, nel governo della Chiesa», dice. «Del resto il vescovo Domenico ha già assegnato un ruolo di delegata episcopale a una donna, Lucia Vantini, per l’ambito della prossimità. Poi a un altro laico, Roberto Marrella, quello economico. E a don Davide Adami l’annuncio».
E che cosa potrebbe succedere, ora? Ci saranno incontri – uno il 13 giugno – per definire meglio le linee votate dall’assemblea. Don Falavegna peraltro, che guidò il sinodo diocesano chiusosi nel 2005 e ha operato nell’assemblea, spiega che nella diocesi di Vicenza, guidata dal vescovo Giuliano Brugnotto, ci sono già esperienze di Gruppi ministeriali, formati da laici e anche guidati da donne, anche con famiglia, responsabili di parrocchie che non hanno il parroco. Lo stesso a Trento e Reggio Emilia.
«Questi Gruppi, che ricevono una delega dal vescovo, sono responsabili di tutto, dalla catechesi alla carità, dall’economia all’assistenza a malati alle cerimonie liturgiche», dice, «che in alcuni casi, la domenica, possono essere “liturgie della Parola”. È un modo per vivere in maniera diversa il giorno del Signore, la domenica».
È quanto avviene già in Paesi del sud del mondo- Del resto è quanto avviene in Paesi del sud del mondo. Come ricorda la veronese Francesca Frapporti, di Fumane, condirettrice dall’autunno scorso, insieme a don Lucio Brentegani, del Centro missionario diocesano. Per la prima volta affidato anche a una donna. Lei, con il marito Damiano Conati – hanno tre figli – ha operato nel nord est del Brasile, dal 2010 al 2013, come missionaria “fidei donum”. «Là il ruolo dei laici, uomini e donne, è molto sviluppato, per guidare le parrocchie, anche per la carenza di preti. Dalla catechesi alla formazione, ma anche alle messe senza il prete, dove un laico o una laica sono ministri della parola e la comunione si fa con i ministri dell’eucarestia, che possono essere anche donne».
La Frapporti cita anche un’area del Mozambico, dove operano missionari veronesi, con settanta parrocchie ma solo due preti. La diocesi di Verona ha 380 parrocchie, con seicento preti di cui cinquecento diocesani. «In prospettiva ne avremo sempre di meno», conclude Falavegna, «ma l’esigenza di assegnare incarichi di guida pastorale a laici, anche donne, nei Gruppi ministeriali, non è solo dettata da questo bisogno, ma dall’esperienza, per una Chiesa con una diversa postura. Capace di esprimere questa rinnovata coscienza affidataci dal Vangelo e dal Concilio Vaticano II. Un cammino che il vescovo illustrerà con la sua prossima lettera pastorale, “Sulla via”». (Enrico Giardini da l’Arena di Verona)
