Demoliti i sistemi di vigilanza sugli apparati di potere. Con la riforma della Corte dei Conti approvata dalla maggioranza di centro destra che sostiene il governo Meloni, Salvini, Tajani, il risarcimento a carico di chi è condannato per danno erariale non potrà superare il 30% del danno accertato.

Inoltre esasperando la richiest di pareri preventivi e controlli per gli 8 mila enti territoriali, si impediscono accertamenti su bilanci e sprechi. Per controllare gli atti i magistrati – già ora con centinaia di carenze in organico – avranno solo 30 giorni, al massimo 90; poi scatta il silenzio assenso, in quel caso gli amministratori saranno esentati da ogni responsabilità. Si rafforza il controllo dei procuratori regionali; con il rischio di impedire alcune indagini e favorirne altre.
Vero è che il Ddl del ministro Foti è in ballo da parecchio. Approvato il 9 aprile scorso alla Camera, il testo interviene sulla responsabilità dei pubblici amministratori: chi provoca un danno erariale per colpa grave non dovrà più risarcire integralmente lo Stato, ma al massimo il 30% dell’importo sottratto o due annualità di stipendio lordo. Inoltre, il diritto al risarcimento si estingue dopo cinque anni, salvo occultamento doloso, che fa partire i termini dalla scoperta del danno. Soprattutto, i magistrati avranno 30 giorni per verificare gli atti, dopodiché vale il silenzio assenso.
Nel dicembre del 2023 Foti presentò infatti una proposta di legge per limitare sensibilmente le facoltà di controllo preventivo della Corte dei Conti su presunti atti illegittimi da parte delle amministrazioni pubbliche sui progetti contenuti nel PNRR.

Chi è e che storia ha Tommaso Foti, il nuovo ministro per gli Affari europei
Proprio nei giorni decisivi dei negoziati per la formazione del governo Meloni, tra i leader della destra, fu recuperata un po’ strumentalmente un’inchiesta in cui Foti era indagato per un presunto caso di corruzione: un imprenditore edile di Piacenza, la sua città, era stato intercettato mentre diceva di avergli dato tremila euro. La vicenda era piuttosto fumosa e lo scorso febbraio è stata chiesta l’archiviazione per Foti: ma tanto bastò a compromettere inizialmente la sua posizione. Anzichè ministro assunse il ruolo di capogruppo. Poi la scelta di Giorgia Meloni di affidare proprio a Foti un ministero impegnativo, con le stesse deleghe gestite da Raffaele Fitto – tranne quella per il Sud, che la presidente del Consiglio ha deciso di tenere per sé – nel frattempo diventato commissario europeo, sembra anche un po’ una ricompensa per un funzionario di partito dalla lunghissima militanza, «appassionato e coerente» lo ha definito Meloni in un comunicato.
Le prese di posizione di Foti piuttosto clamorose sono parecchie, ed ebbero spesso rivendicazioni di appartenenza o di nostalgia che lui definì «goliardiche» ma che sono state quantomeno molto provocatorie. Una delle più celebri risale al 2020. In occasione del 25 aprile, giorno della Liberazione, Foti postò su Facebook un selfie con indosso una mascherina con su scritto «Boia chi molla», motto fascista. Poche ore dopo rimosse il post, dicendo di essere stato frainteso e che quel suo messaggio intendeva sottolineare come anche in un giorno di festa lui stesse andando al lavoro.
Tra i suoi colleghi di partito piacentini c’è chi ricorda un convegno da lui organizzato in città in vista delle elezioni europee del 2014, per ricordare Giorgio Almirante, storico leader del MSI, e una sua famosa citazione: «L’Europa o va a destra o non si fa». La stessa frase è tornata a circolare tra i deputati di Fratelli d’Italia.
Nell’agosto del 2023 fece un certo rumore una sua intervista al Corriere della Sera nella quale auspicava un blocco generalizzato dei prezzi di vari beni di consumo per fronteggiare l’inflazione, che però difficilmente poteva essere esteso a livello europeo perché «in un libero mercato è difficile intervenire per legge». In quegli stessi giorni, in un’intervista alla Stampa auspicò l’introduzione di «una sorta di tetto al prezzo del petrolio». Quando l’intervistatore gli fece notare che c’era il rischio che sarebbe stata una promessa mancata come era stato nel caso del «blocco navale» auspicato dal suo partito per le imbarcazioni di migranti che arrivano in Italia attraverso il Mediterraneo, Foti rispose che «per blocco navale intendevamo dire che serviva un’operazione dell’Europa come con la Turchia, che si coordinasse con Libia e Tunisia».
2/ALESSANDRO PANIZZA, CAPOSTAZIONE, SAVONESE DI BALESTRINO....
C’è da riconoscere a Meloni di non aver paura di mettere le cose in chiaro. Finalmente un po’ di trasparenza, se ne sentiva la mancanza! Ora sappiamo da che parte sta il governo e, soprattutto, sappiamo chi pagherà il conto.
