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L’ACUTO – Cronache teatrali. Il Figaro mozartiano per la trionfale “prima” al Carlo Felice. “Nozze” poco sovversive sotto il cielo di Siviglia


La vena di critica sociale sacrificata dalla regia di Sagi alle ragioni del genere buffo. Carmela Remigio domina in un cast complessivamente all’altezza.

di Angelo Magnano

Il sindaco Silvia Salis e l’arcivescovo Marco Tasca, in gran spolvero

Se non ci fosse stata la lettura, a sipario chiuso, del comunicato delle rappresentanze sindacali delle maestranze, a ricordare che certe questioni di fondo restano irrisolte e che, se non si è voluto per senso di responsabilità far saltare la serata, non è detto che ciò non avverrà per altri spettacoli in cartellone, la prima della nuova stagione del Carlo Felice con le immortali “Nozze di Figaro” avrebbe potuto essere derubricata in termini trionfali dall’attuale Sovrintendenza: tutto esaurito in platea, applausi a non finire per gli interpreti, abbonamenti cresciuti di oltre il 32 %  fra cui quelli di trecento giovani del Liceo musicale e della Scuola germanica, i numerosi sponsor istituzionali e privati coinvolti nel progetto “Le stelle dell’orsa”, le massime autorità cittadine, con in testa il sindaco Iilvia Salis e l’arcivescovo Marco Tasca, in gran spolvero.

A conti fatti, non si può dare torto al comunicato ufficiale del teatro, che snocciola i dati di cui sopra, glissando sulle rimostranze dei dipendenti: il primo “approdo” dalla stagione progettata dal sovrintendente Michele Galli e dal direttore artistico Federico Pupo si è tradotto in una solenne autocelebrazione della città convocata ad una festa non così dissimile da quella che coinvolge, nel finale, i protagonisti del capolavoro mozartiano. I dissensi sindacali, così come le pungenti staffilate di sovversione sociale presenti nella commedia di Beaumarchais e nel libretto di Da Ponte, possono per il momento essere obliati come la polvere sotto il tappeto.

Un aiuto in tal senso viene dall’allestimento, che recupera, con la regia di Emilio Sagi ripresa da Matteo Anselmi, una produzione nata nel 2009 per il teatro Real di Madrid e proposta anche al Regio di Torino: allestimento che riconduce la vicenda alla sua dimensione spagnola (talché “Siviglia non è un semplice sfondo ma – afferma Sagi – un personaggio in più”) e tuttavia addomestica nettamente la componente politica ed eversiva della “folle giornata” accentuando, nel ritmo e nelle movenze dei personaggi, la prossimità al genere buffo italiano. Un po’ poco, se si pensa alla complessità dei piani di lettura disseminati da Mozart e Da Ponte nel testo e nella partitura. Oltretutto l’ambientazione spagnola fa capolino solo in misura epidermica nella narrazione e sembra ridursi a tocchi di colore negli sgargianti costumi di Renata Schussheim, in alcuni particolari della sontuosa scenografia di Daniel Bianco e nell’aggiunta delle nacchere nel fandango del terzo atto.  Una Spagna da cartolina illustrata, semplice sfondo ad una lettura registica che non cerca né di attualizzare il messaggio dell’opera né di sprigionarne tutte le potenzialità: per carità, stando in platea, ci si diverte, si è catturati dal ritmo e dai piacevoli giochi di luci e colori, ma si esce dal teatro con la sensazione di aver assistito ad una delle tante “Nozze” senza particolari squilli.

Sul fronte musicale, la direzione di Jordi Bernàcer asseconda le scelte registiche, staccando ritmi incalzanti ed infondendo vivacità alla lettura della partitura, non senza qualche problema di equilibrio fra buca e palcoscenico, compensato con mestiere. L’orchestra del Carlo Felice si lascia ben plasmare dal gesto di Bernàcer offrendo una prova di buona qualità, così come il coro, preparato dal nuovo direttore Giulio Magnanini. Splendida, nel cast della prima, la presenza del soprano Carmela Remigio, che restituisce con sovrana classe il personaggio della Contessa: proprietà di fraseggio, ampia tavolozza di accenti e sopraffino timbro ne fanno somma interprete mozartiana e la sua interpretazione della grande aria del terzo atto “Dove sono i bei momenti” rimane fra i momenti più memorabili della serata.

Un gradino sotto la Susanna di Daniela Cappiello: disinvolta quanto a presenza scenica, mostra una voce che non s’impone ma che è modulata con eleganza e proprietà. Il mezzosoprano Sonia Ganassi fa valere la sua autorevolezza nel ruolo di Marcellina, compensando con l’esperienza alcuni momenti di affaticamento vocale e concedendosi con maestria l’aria del quarto atto, opportunamente non tagliata. Nel ruolo en travesti di Cherubino, il soprano José Maria Lo Monaco dimostra di saper coniugare intelligenza scenica e spigliatezza interpretativa. Piacevole la Barbarina di Chiara Maria Fiorani

Passando al cast maschile, il baritono Vito Priante nei panni di Figaro evidenzia una prova in crescendo, iniziando sottotono ma acquisendo via via sicurezza fino a concludere con brillantezza nell’ultimo atto. L’esperto Roberto De Candia padroneggia bene il ruolo del Conte, restituendone un ritratto scevro di eccessi. All’altezza dei loro ruoli anche Alex Martini, convincente Bartolo, ed Enrico Iviglia, un Basilio che sarebbe stato interessante ascoltare nell’aria del quarto atto purtroppo tagliata. Di spigliata presenza scenica Stefano Marchisio nei panni di Antonio, corretta la prova di Gianluca Moro nel ruolo di Don Curzio.

Dieci minuti d’applausi per tutti, alla fine, con meritate ovazioni per la Remigio: il primo “approdo” della stagione 2026/27 festeggia alla grande sotto la Lanterna. Con la premiata ditta Mozart – Da Ponte d’altronde non si sbaglia mai, tanto più quando la regia li addomestica a meno sovversivi consigli.

Angelo Magnano


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