Sabato 10 ottobre 2026 è stato tagliato il nastro nella cerimonia di inaugurazione del complesso di San Giacomo, sppena restaurato, almeno in parte. Meglio tardi che mai! .
di Gianfranco Barcella
Le visite guidate sono state organizzate dai volontari del FAI nell’amito delle giornate FAI d’Autunno anche domenica 11 Ottobre.
L’edificio è stato oggetto di riqualificazione, finanziata con le risorse del Pnrr per un intervento da quasi 4 milioni di euro (3.875.000 euro di cui 3 milioni e 450 euro del PNNR e 450 mila da risorse comunali).
Gli interventi hanno riguardato il restauro conservativo dell’ex convento, in particolare dell’ex chiesa della cappella e dei chiostri. Oltre ad un consolidamento statico, il recupero della spazialità originaria della chiesa ha riportato in vita le strutture del comlesso edilizio, da tempo in uno stato di forte degrado, eliminando le parti incongrue e le strutture realizzate nel periodo in cui la struttura era adibita a caserma. Il complesso conventuale di San Giacomo, posto sulla collina di Valloria, appena sopra il porto di Savona è stato un centro religioso, culturale ed artistico tra i più importanti che la Liguria intera abbia mai avuto.
Il convento venne fondato in questa posizione panoramica e strategica nella seconda metà del Quattrocento, in una fase di particolare sviluppo economico, culturale e religioso della città, sui terreni dei Frati Minori Osservanti. La sua collocazione, allora ai margini dell’abitato ma direttamente connessa alla città ed al porto, riflette il rapporto tra gli insediamenti religiosi e l’espansione urbana di Savona.. Nel corso dei secoli il complesso subì diverse trasformazioni, legate alle esigenze della comunità religiosa sia ai cambiamenti urbani e militari della città.
A partire dal Seicento la collina fu interessata da interventi di fortificazione ed il convento venne progressivamente coinvolto nelle nuove funzioni difensive di Savona. Con la soppressione degli Ordini Religiosi in epoca napoleonica perse infine la sua funzione originaria e fu destinato a diversi usi, tra cui quello militare ed assistenziale. Le successive modifiche e stratificazioni hanno profondamente trasformato l’impianto originario, lasciando oggi una significativa testimonianza delle diverse fasi storiche della città di Savona.
L’ex convento di San Giacomo presenta un impianto semplice e funzionale, organizzato intorno agli spazi della vita conventuale ed alla chiesa. L’architettura caratterizzata da sobrietà e semplicità tipiche dell’Ordine Francescano è stata modificata nel corso dei secoli a seguito dei diversi usi dell’edificio. Le trasformazioni hanno generato una stratificazione architettonica che testimonia le diverse fasi del complesso. Il sindaco Marco Russo ha affermato in proposito: “ Questa apertura ci conferma che il percorso per Capitale Italiana della Cultura è qualcosa di concreto e non di astratto o sentimetale. Riaprire questi luoghi significa anche riscoprire la nostra storia e dicentare consapevoli della storia che ha formato la comunità. Una città come Savona non può non avere una progettazione culturale perché solo così si dà il senso di appartenenza e capacità di immaginare oltre l’orizzonte. Quando la città si piega su se stessa , l’orizzonte si restringe. Il progetto culturale deve aggregare, occupare e recuperare spazi, far vivere spazi.. Si riepono con progettazione culturale. Riscoprendo un luogo noi riscopriamo la nostra storia.”
L’Assessore alla Pianificazione territoriale Ilaria Becco ha illustrato i lavori che sono stati eseguiti: “E’ stato un lavoro molto complesso , non solo restauro e consolidamento di un edificio che per tanti anni è stato chiuso ma anche il recupero degli spazi originari del convento francesco.Lo spazio della chiesa era tagliato a metà da un solaio e pure la navata era divisa a metà. Ora lo spazio è meraviglioso e unico; si è potuto ricreare la continuità tra la chiesa, il coro e l’abside e si possono ammirare gli affreschi del pittore Semino. Nella metà del ‘500 aveva realizzato questo bellissimo lavoro prima di andare a lavorare a Milano. Questa è stata forse la scoperta più bella perché quando siamo entrati, le prime volte le pareti erano completamente grige. Vedere gli affreschi riemergere da questa patina grigia è sta una riscoperta”.
Il restyling ha riguardato solo una parte della sruttura. “Le risorse del Pnrr -ha spiegato ancora l’assessore Becco– che abbiamo ottenuto ci hanno consentito di finanziare il recupero della chiesa, dell’abside, del coro e dei chiostri. Manca la parte del convento e speriamo di ottenere orima possibile, nuovi finanziamenti”. Ora si spera che con l’ausilio di varie associazioni si possa valorizzare il complesso con iniziative culturali che coinvolgano la popolazione.. “Questo è l’ultimo edificio religioso di un’epoca storica che non c’è più- ha spiegato l’assessore Negro- E’ l’ultima testimonianza di un periodo in cui Savona era florida ed i Francescani avevano deciso di insediarsi da noi”. “Il complesso è stato costruito tra il 1471 e il 1476; quest’anno festeggiamo quindi i 550 anni dal termine dell’opera -spiega il presidente dell’Associazione Amici di San Giacomo, Michele Salvatore– Qui c’era anche una biblioteca con 63 manoscritti in greco, poi donati al re di Spagna per la biblioteca dell’Escorial, nella quale aveva studiato Gabriello Chiabrera che qui è sepolto. Abbiamo anche recuperato un dipinto di Andrea Semino, fratello di Ottavio Semino, autore degli affreschi del San Giacomo che si trovava nella chiesa della Madonna della Neve e che ora è in restauro”. Sulla scorta di quanto avvenuto con l’Azienda Speciale per la gestione del teatro Chiabrera ed il complesso del San Giaxomo, di cui è già stato progettato il secondo lotto ed avviata la ricerca di altri finanziamenti, verrà gestito da una Fondazione, così come avverrà pure per Palazzo della Rovere. “Il restauro è stato lungo e complesso, come ha spiegato Francesco De Cupis- che prevede di dividere il problema per poi ricomporlo in base ad una scelta che può non essere sempre la stessa. Avevamo trovato un edificio tramezzayo da un solaio che divedeva lo spazio e che faceva parte degli interventi invasivi successivi ale soppressioni napoleoniche che avevano mandato via i frati. Un altro momento importante è sayo il recupero degli affreschi del Semino che erano diventati nerissimi e la riscoperta di quei colori”.. Nel 2021, la precedente giunta aveva affidato un incarico per il monitoraggio strutturale dell’edificio principale del complesso preliminare e per il monitoraggio da eseguire sulla facciata della ex chiesa che era soggetta ad una rotazione. Nel 2012 erano srari eseguiri degli interventi sul tetto della chiesa. Le funzioni previste per l’ex chiesa, che accoglierà nell’aula principale piccoli convegni e manifestazioni musicali, mentre nel coro e nell’abside, restaurati e valorizzati,potranno finalmente essere aperti al pubblico e visitati dal grande pubblico. La scelta, quindi, è quella di organizzare la spazialità del nuovo contenitore polifunzionale attorno ad un proscenio esistente i grande valore storico-artistico, composto dal pontile e dall’arco trionfale che lascia intravvedere gli affreschi del coro e dell’abside. Per garantire una tutela efficace dell’apparato di affreschi superstite all’interno dell’abside, di cui si prevede il restauro complessivo, si ipotizza l’inserimento di una nuova balaustra metallica in bronzo che funga sia da elemento scenografico che di sicurezza. Questo nuovo profilo aggiornato che corre lungo il profilo sagomato che corre lungo il perimetro dell’abside e del coro permette di occultare l’impianto illuminotecnico che dal basso verso l’alto illumina gli affreschi ed al contempo di configurarsi come seduta per godere del bene artistico”.
Sulla necessità di rivalutare il complesso del San Giacomo a Savona avevo già scritto sul Blog Trucioli sul numero 31 dell’11 aprile 2019 e rimando il lettore a quell’articolo per riflettere come mai prima non si potessero trovare i fondi per iniziare le operazioni di restauro.
Intanto continuiamo ad impiegare soldi per finanziare le guerre che lasciano i bambini privi della parola per i traumi emotivi, senza una ragione per continuare a popolare la terra, invece di investire in cultura, bellezza, sanità ed istruzione.<Valorizziamo> così la morte, unica vera nemica dell’umanità! E per rivalutare i nostri tesori architettonici e culturali, unici al mondo dobbiamo ricorrere ai prestiti. I soldi europei sono quasi tutti arrivati, ma tra ritardi e rimodulazioni fino a 15 miliardi di euro potrebbero ricadere sul bilancio nazionale.
