Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Pietra Ligure. Due eventi sciagurati in pochi giorni e destinati a cambiare la vita e l’immagine della città


Ci riferiamo al riscontro dell’inquinamento dell’acquedotto di Pietra Ligure, che ha reso imbevibile e inadatta all’uso alimentare l’acqua elargita in abbondanza, come quantità e qualità, alle utenze cittadine ed …alla “presa di visione” del progetto di Variante sull’area del cantiere navale.

di Mario Carrara

Partiamo proprio da quest’ultimo elemento che, in questa circostanza tratteremo e svilupperemo di più. Durante il Consiglio comunale, interamente dedicato a quest’argomento, Sindaco, maggioranza consiliare e progettisti rappresentanti della proprietà, da una parte, hanno tessuto le lodi e magnificato il progetto presentato. Esso è caratterizzato, in soldoni, da quattro elementi costitutivi: 1) la realizzazione di un porto; 2) la costruzione di circa 200 nuovi appartamenti, dislocati in nuovi palazzi e nel vecchio palazzo della direzione del cantiere, per gran parte dello stesso; 3) un albergo, edificato su un palazzo di sei piani; 4) un cantiere navale.

Trattiamo subito di quest’ultimo: gli stessi progettisti hanno ammesso, durante la loro relazione, che, forse, al punto in cui si è sviluppata la vicenda, non ha molto senso prevederlo nel contesto di questa progettazione. Eppure, è proprio il cantiere, pur ridotto ai “minimi termini“, diventato quasi una grossa officina di riparazione e rimessaggio, a “reggere”, “tenere in piedi“, sotto il profilo legale, l’iter amministrativo della pratica. Chiariamo, una volta per tutte, quest’aspetto. A suo tempo, per far esaminare ed approvare il progetto di riconversione di tutta quest’area cantieristica in una attività “diversa“, dove ci fossero pur presenti destinazioni turistiche e residenziali, fu invocato il “decreto Burlando“, che prevede tempi molto più rapidi, che snelliscono parecchio le lungaggini burocratiche relative ad una progettazione di questo tipo. Perché una procedura più rapida e snella, rispetto a quella ordinaria? Unicamente per una
sola
ragione
: chi si appella a questo decreto, lo fa per superare il problema di lavoratori che prima svolgevano in quel sito un’attività di tipo industriale, attività che, poi, andata in crisi irreversibile, ha posto il problema di carattere sociale della loro occupazione, di fronte alla prospettiva sicura del licenziamento. Per la maggior parte dei casi, questi lavoratori venivano posti in “cassa integrazione“. Ora, se, invece, della chiusura definitiva di quella precedente attività, che avrebbe comportato la perdita del lavoro, sussisteva la possibilità di una “riconversione” in un’altra attività, ecco, le procedure abbreviate previste dal decreto citato, unicamente indirizzate alla ripresa di un lavoro vero, per il rapido superamento degli “ammortizzatori sociali” rappresentati dalla “cassa integrazione guadagni” (che hanno costi di carattere sociale generale, che pesano su tutti i contribuenti). Il motivo è solo quello lì. Ma, oggi, nel caso del cantiere di Pietra Ligure, dove i precedenti lavoratori, operai ed impiegati, non ci sono più perché dimessisi, licenziati o pensionati, che senso ha ancora restare appesi al decreto Burlando?

Risposta: nessuno! Più giusto, più positivo, più innovativo sarebbe abbandonare quel progetto, nato già vecchio, e reiniziare una procedura di studio e di prospettiva dell’area del cantiere, con nuovi obiettivi, rapportati alla realtà di oggi.

E qui veniamo a tutti i “rilievi” che, come opposizione, davanti al Sindaco ed agli stessi tecnici progettisti, abbiamo mosso alla variante, durante la discussione.

Innanzitutto, il progetto non “guarda“, subito ed in via prioritaria, al recupero della vasta area dove sorgeva il cantiere, ma si direbbe che sia preordinato alla costruzione del porto e, solo come annessa al porto stesso, alla riconversione dell’area. Ma noi obiettiamo che è proprio l’area “terrestre” del cantiere quello su cui si dovrebbe concentrare la nostra attenzione, perché quella c’è! Ed è grande! Sono oltre quattro ettari in riva al mare! Sono in uno stato fatiscente! E devono essere recuperati alla città affinché essa possa essere arricchita di nuovi spazi; spazi di verde pubblico, passeggiate, piazze, giardini, parcheggi: cose di cui la città ha bisogno! E poi, in second’ordine, si può pensare anche a nuove costruzioni. Ma non ad edifici di un’edilizia di nuovo “invasiva“, che ricorda ancora quella di tipo “‘intensivo” e, meglio, “speculativo” degli anni ’60 e ’70. Di essa Pietra Ligure, conscia dell’esperienza dei decenni trascorsi in cui la città ha cambiato fisionomia, dovrebbe farne a meno! Invece, sembra di no! Nella città della Riviera, che sembra si batta per avere il record dove, attualmente, si costruisce di più, anche l’area del cantiere non fa eccezione! Infatti, ritroviamo ancora i palazzi-condominî, costruiti in serie uno vicino all’altro; condominî di sei piani che, però, non saranno, per la gran parte, alla portata dei residenti, con costi degli appartamenti, presumibili sui 10.000 euro al metro quadrato. Come non saranno alla portata dei residenti gli attracchi al porto previsti per i panfili di super ricchi. Quindi, non
certo un progetto fatto per i pietresi. Ma un progetto fatto per ospitare di nuovo tante seconde case. Piene d’Estate, vuote d’Inverno! Cioè, un formicaio d’estate contrapposto alla desolazione dell’Inverno.

E poi, a che cosa serve, quale “utilità” darebbe il porto a Pietra Ligure ed ai pietresi? Ma non ce n’è già uno, quello di Loano, a poco più di 1400 metri di distanza? Finora Pietra Ligure ha vissuto sul fatto che ci fossero spiagge disponibili ed accoglienti. Tuttavia, già quest’ultima Estate, si è constatato che esse non bastano più. La capienza delle spiagge è già oggi al limite. Nessuno in Consiglio ha risposto alla domanda: dove andranno i nuovi previsti 600 abitanti dei nuovi condominî quando vorranno andare a farsi un bagno in mare? Forse faranno dei tuffi dalle banchine del porto e prenderanno il sole sugli scogli?!?!

È per questo che abbiamo riproposto il concetto per il quale gli obiettivi stessi del progetto andrebbero rivisti e riconsiderati. In primis, proprio la costruzione del porto che, non solo non serve a Pietra Ligure, ma potrebbe anche essere deleterio per l’assetto delle spiagge poste a Levante, probabilmente assoggettate alla modifica dei moti ondosi, provocata dalla costruzione dell’imponente struttura portuale, protesa verso il mare aperto.

Sì, proprio “il porto
che non serve“
è lo snodo del problema! Perché se non si costruisse più il porto (costo superiore ai 50 milioni di euro), non si dovrebbe o non si potrebbe più sostenere che, a compensazione del suo costo rilevante, deve essere fatta molta più edilizia di palazzi. Noi sosteniamo ed abbiamo sostenuto in Consiglio comunale che quello di cui Pietra Ligure ha bisogno sono le spiagge! Quindi: non un porto, ma 600 metri di nuove spiagge!
Specie se spiagge libere!

Riassumendo: senza il porto, aumentano le spiagge di Pietra Ligure e diminuisce l’edilizia, quindi le “colate di cemento“, previste nell’area.

Resta ancora l’ultima “perla“: l’albergo. Un edificio imponente, di sei piani, sullo stile della vecchia edilizia “ospedaliera“; chi ne volesse avere un’idea in pratica, vada a rivedere il palazzo una volta destinato alle malattie infettive, il padiglione “dell’isolamento” in Santa Corona, ne sembra la fotocopia.

A fianco di quest’albergo progettato, c’è uno dei due vecchi edifici del cantiere, quello un tempo destinato alla mensa, con vani molto grandi. Lo vorrebbero “regalare” al Comune. Il Comune “ringrazia“, ma che se ne fa? Vi trasferisce la sede del Municipio e vende l’attuale? Oppure, vi fa un museo? E di che? Cosa ci mette dentro? Vi fa una sede per conferenze e convegni? Ma non ha già acquistato, per questo scopo, il piano superiore dell’ex dancing Flora?

Allora, non sarebbe meglio lasciare questo stesso edificio alla proprietà dell’area del cantiere affinché proprio lì (se proprio lo vuole fare…) realizzi un albergo. Magari, se non basta quella cubatura, lo ingrandisca pure, ma non venga consumato altro suolo per fare un altro enorme palazzo! Non ne abbiamo bisogno! Un albergo che non avrebbe una destinazione “per sempre“, perché “per sempre” non c’è niente. Infatti, tra 10 anni, scadendo il vincolo, potrebbe essere riconvertito anch’esso in tanti, tanti nuovi appartamenti.

Questa è la problematica complessa che affligge l’area del cantiere e che, a quanto pare, invece, vede tutte le intenzioni del Sindaco e della maggioranza ad incoraggiarla ed attuarla.

Quello che ci pare incredibile è che essi non vedano che la soluzione progettuale che è stata illustrata, anziché “arricchire” la città, comprometterà per sempre non solo quello che avrebbe potuto essere il futuro dell’area stessa, ma anche le prospettive di quello della medesima città di Pietra Ligure.

È per questo che abbiamo definito il progetto di Variante, visto in Consiglio comunale il 19 Ottobre 2026, una “sciagura” per la città.

L’altra “sciagura” è quella dell’acqua potabile che, da tanta
& buona che era, improvvisamente, è diventata non potabile, quindi: imbevibile e non adatta all’uso alimentare.

Questa è una vera sciagura perché riguarda TUTTI i cittadini e, a dispetto, delle volutamente ottimistiche previsioni di pubblici amministratori che cercano di essere “positivi” usando toni rassicuranti, NON si risolverà di certo nel breve termine.

Di certo: non risolverà quello delle cause che hanno determinato questa situazione. Aspetto, che, se notate, nessuno, finora, si è guardato bene solo di “citare“!

L’acqua è inquinata dai PFAS. Cercheremo di renderla di nuovo potabile con i filtri! Quando? Al più presto! Perché c’è quest’inquinamento e cosa fare per ricercare ed annullare le cause? SILENZIO.

Del progetto di Variante dell’area del cantiere e della situazione determinata sull’acqua potabile dall’inquinamento dei PFAS, se ne parla nella sala del Consiglio comunale di Pietra Ligure la sera del 23 Ottobre 2026, alle ore 20,30. Noi ci saremo perché …siamo noi stessi ad averla organizzata. Parleremo delle due questioni, approfondendone gli aspetti.

Mario Carrara, capogruppo consiliare di opposizione


M.Carrara

M.Carrara

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