Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Cara Genova hai speso 30 mln per “cassonetti intelligenti” ma…. E’ la Liguria verso il 2030? Serve prevenzione. E la raccolta differenziata? Eppure vicesindaco Terrile e assessora Pericu…


La Regione Liguria ha un problema che non è tecnico, è morale.

di Alessandro Dighero

La sindaca Salis ed il vice sindaco Terrile

Lo dico con la chiarezza di chi ha visto troppe volte il potere travestirsi da progresso: sostenere che il futuro inceneritore, chiamiamolo con il suo nome vero, servirà a chiudere il ciclo dei rifiuti e persino a produrre energia, e poi scrivere il PEAR 2030, il piano che dovrebbe disegnare il futuro energetico della regione, senza che quell’energia vi compaia mai, non è una dimenticanza. È una confessione. È la prova, scritta nero su bianco, che dietro la retorica della valorizzazione energetica c’è molto più smaltimento che energia.

Il PEAR parla di fotovoltaico, di eolico, di idroelettrico, di biogas, di biomasse, di pompe di calore. Fissa megawatt, fissa ktep, fissa scadenze, fissa mix tecnologici. Ma dell’inceneritore non fa un pilastro. Non gli assegna una quota di produzione. Non lo inserisce tra le energie assimilate, quelle fonti non rinnovabili ma utilizzabili per generare energia, come il recupero termico dai rifiuti. Se la Regione credesse davvero che quell’impianto produce energia utile al sistema ligure, l’avrebbe scritto, l’avrebbe quantificato, l’avrebbe inserito tra le risorse che porteranno la Liguria verso il 2030. Invece lo lascia fuori. Come se, quando si fanno i conti veri, quell’energia non fosse considerata una risorsa, ma soltanto un sottoprodotto di un problema da gestire: il rifiuto che non si riesce a riciclare.

E qui la narrazione si inceppa, perché un inceneritore non è una centrale rinnovabile, è un impianto che ha bisogno di rifiuti per vivere. Se la Liguria facesse sul serio con la raccolta differenziata, con la prevenzione, con il riciclo, il combustibile del termovalorizzatore si ridurrebbe. E la Regione questo lo sa. Per questo non può permettersi di trasformare l’incenerimento in un obiettivo energetico: farebbe emergere la contraddizione tra promettere energia e dover garantire rifiuti per alimentare l’impianto. La narrazione ufficiale dice valorizzazione, la realtà è più semplice, è più povera, è più vera: si brucia ciò che non si è saputo prevenire, separare, riciclare. E se il PEAR non conta quell’energia, forse è perché anche in Regione sanno che non è una risorsa su cui costruire un futuro, ma solo un alibi per non costruirlo.

Ma oggi le amministrazioni comunali dei territori coinvolti hanno davanti a sé un’occasione che raramente viene offerta: quella di rimediare prima che sia troppo tardi, diffidando formalmente la Regione. I comitati della Rete Liguria hanno messo a disposizione dei Comuni un pacchetto di iniziative concrete, un percorso che chiede a chi amministra i territori di fare quello che finora ha soltanto subito o accompagnato con dichiarazioni di circostanza. Non è un atto ostile verso la Regione, è uno strumento nelle mani di chi vive quei territori, e chi governa quei Comuni può ancora scegliere di usarlo sul serio, oppure può scegliere di lasciarlo cadere come ha lasciato cadere tutto il resto, e allora ne risponderà davanti ai suoi cittadini.

L’assessora Silvia Pericu

Per Genova non basterà diffidare la Regione. Il bilancio è davanti a tutti, e io lo metto davanti a voi: circa trenta milioni di euro spesi per i cosiddetti cassonetti intelligenti, poco più di cinquemilasettecento installati su circa ventiseimila punti previsti, il progetto fermato, e i risultati definiti dalla stessa assessora “modesti”. La differenziata cittadina resta intorno al cinquantaquattro per cento, lontanissima dal sessantacinque per cento dovuto per legge fin dal 2012. Eppure il vicesindaco Terrile e l’assessora Pericu continuano a ripetere, e ripetere ancora, che Scarpino chiuderà nel 2030, che servirà un nuovo patto con la città, con la stessa solennità di chi parla da un balcone, come se bastasse annunciare dall’alto per aver già risolto. Ma un balcone non nasconde il ridicolo di chi ci sale dopo aver speso trenta milioni per cassonetti mai arrivati. Genova dovrà finalmente scrivere un piano vero, con date, con mezzi, con controlli, con risultati. Fino a quel giorno, no. Non ci saranno sconti.

E lo dico con la chiarezza di chi lavora per una testata che ha fatto della sua indipendenza una regola non negoziabile: qui non facciamo sconti. Non ne ha mai fatti chi ha fondato questo blog, perché non è nella sua natura farne. E non ne farò io, che rispetto troppo il suo lavoro, e rispetto troppo i lettori, per accontentarmi delle parole quando servono i fatti.

Alessandro Dighero

P.S. I circa 30 milioni di euro sono dati esposti dall’assessora comunale all’Ambiente Silvia Pericu in Consiglio comunale il 28 ottobre 2025 e comprendono la spesa sostenuta da AMIU per l’acquisto di cassonetti bilaterali/intelligenti e dei mezzi di raccolta compatibili. Secondo quanto riferito dall’assessora, per i soli cassonetti la spesa è stata di 6,6 milioni nel 2022, 7,7 milioni nel 2023 e 2,3 milioni nel 2024; il totale di circa 30 milioni include anche i mezzi dedicati.


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Alessandro Dighero

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