Una puntata a Salonicco negli ultimi giorni di ottobre con tre amici per vedere come funziona la metropolitana automatica costruita da WeBuild, inaugurata nel 2024 e gestita da Atm di Milano.
di Massimo Ferrari

Volo con Ryanair da Bergamo. Ho accanto due ragazzi rumeni: hanno scelto la città macedone per passare Halloween con alcuni connazionali che arrivano contemporaneamente da Londra e da Napoli. Della Grecia sanno ben poco. Infatti mi chiedono se circola l’euro. Sono nati dopo la fine del regime di Ceausescu, di cui hanno solo sentito parlare. Mentre sorvoliamo il fiordo di Cattaro, dico che siamo sul Montenegro, un tempo Jugoslavia. Mi chiedono come mai si è divisa. Cerca di spiegarglielo. Anche questa è l’Europa giovane: un popolo di migranti digitali che non ha memoria delle proprie radici e della storia anche recente. Terreno ideale per furori radicali e suprematisti.
Una volta atterrati noleggiamo per due giorni una Toyota ibrida con pochi soldi: 162 euro – ossia 40 a testa – per fare 420 chilometri, carburante incluso. Infatti siamo fuori stagione e di turisti se ne vedono pochi, a parte i girovaghi rumeni.

Raggiungiamo Ouranopoli, alla base della penisola su cui sorge la strana repubblica monastica del Monte Athos. Un territorio autonomo interdetto alle donne ed a qualunque animale di sesso femminile. Secondo la tradizione qui era sbarcata la Madonna con San Giovanni e, in memoria di ciò, nessun esponente del gentil sesso può ripercorrerne le orme. Anche per i maschi l’accesso non è scontato, visto che bisogna munirsi di un permesso (Diamonitirion), rilasciato a non più di cento persone al giorno, 90 dei quali di religione ortodossa.

Noi contiamo di effettuare il mattino successivo una mini crociera per vedere i monasteri dal mare, ma ci sono pochissime prenotazioni e la partenza è annullata. Ad Ouranopoli l’albergo è ottimo, ma semivuoto; solo un paio di tedeschi, come del resto la proprietaria. Molti negozi di icone, qualche pope barbuto probabilmente in libera uscita dalla repubblica monastica, alcuni buoni ristoranti di pesce ancora aperti. Il confine di terra si raggiunge attraverso una strada sterrata che termina davanti ad un alto reticolato che si protende fin dentro il mare, come tra le due Germanie al tempo della Cortina di Ferro. Impossibile entrare. Divieti categorici e minaccia di severe sanzioni. Meglio lasciar perdere. Non resta che spingersi nella penisola di Sithonia, quella centrale delle tre “dita” che compongono la Calcidica, forse la più bella per le spiagge ed i boschi. Anche qui rarissime auto in circolazione, difficile persino trovare un caffè aperto. A Sarti, uno dei pochi centri abitati di una qualche consistenza, pochissimi esercizi in funzione. Ma, in mezzo ad una via, campeggia uno striscione che commemora il giorno del “No”, ossia il 28 ottobre 1940. Ancora oggi festa nazionale.
In quello sciagurato autunno di tanti anni fa a Mussolini, umiliato dalle guerre lampo scatenate con successo da Hitler – che poi lo avvertiva a cose fatte – venne in mente di rendere la pariglia, prendendosela con la tranquilla Grecia, tra l’altro retta da un governo filo fascista. In piena notte, un imbarazzatissimo ambasciatore italiano dovette raggiungere la residenza di Kifissia, alla periferia di Atene, per consegnare un brutale ultimatum. Il dittatore Metaxas scese le scale in vestaglia e papalina, si stropicciò gli occhi, lesse il documento e in francese commentò: “Alors, c’est la guerre”. Il giorno dopo l’ “Ochi”, il “No” appunto, risuonò nelle piazze di tutta l’Ellade.
Nonostante gli sforzi profusi, fanti ed alpini italiani si impantanarono nel fango e nella neve dell’Epiro e subirono la controffensiva greca che quasi riuscì a ricacciarli a mare in Albania.
“Sul ponte di Perati, bandiera nera, la meglio gioventù va sotto terra” recitava la triste canzone della divisione Julia. Per trarre dall’impaccio l’improvvido alleato dovette intervenire la Wehrmacht, che nella primavera successiva invase la Jugoslavia e si spinse fino al Partenone. Ritardando, però, di un paio di mesi l’invasione dell’Unione Sovietica e mancando così la presa di Mosca e Leningrado. Nel delirio degli ultimi giorni, il Fuhrer avrà modo di maledire quell’infausta avventura balcanica.
Comunque, tralasciando gli ormai stinti ricordi del Novecento, abbiamo poi raggiunto Salonicco e, nella mattinata del 31 ottobre, ci siamo finalmente dedicati alla visita della metropolitana. Questa modernissima infrastruttura ha una lunga storia, in quanto fu proposta addirittura un secolo fa e seriamente pianificata a metà degli anni Ottanta. Ma solo nel 2006 cominciarono i lavori sull’onda dell’euforia che percorreva il paese, dopo il successo delle Olimpiadi del 2004, che avevano visto l’apertura di ben due linee metropolitane nella capitale ed al collegamento su ferro con l’aeroporto.
Purtroppo la Grecia aveva fatto il passo più lungo delle esili gambe su cui si regge la sua economia, indebitandosi oltre misura (e anche truccando alcuni dati del bilancio statale). Così, la crisi finanziaria scoppiata nel 2008 mise il governo ellenico al primo posto tra le nazioni imputate di una gestione allegra delle finanze pubbliche, assieme ad altri partner europei denominati sprezzantemente PIIGS (circolo del quale abbiamo fatto parte anche noi), e messi sotto il controllo della Banca Centrale Europea che impose draconiane misure di risanamento. Taglio delle pensioni (non solo delle aspettative, ma degli stessi importi versati), licenziamenti, riduzione dei servizi pubblici. Ne fecero le spese soprattutto le ferrovie, con la sospensione quasi integrale della bella rete che abbracciava il Peloponneso ed il taglio di altre antenne della già asfittica rete continentale.
Ovviamente anche gli investimenti in corso, pur confermati sulla carta, subirono forti rallentamenti.
La nuova linea a scartamento ordinario che dovrebbe raggiungere Patrasso (terza città del paese) si ferma tuttora a Kiato, poco oltre Corinto. E, naturalmente, anche a Salonicco le cose andarono per le lunghe, tanto più che gli scavi erano fortemente condizionati da copiosi ritrovamenti archeologici. Così la metropolitana automatica (molto simile, per intenderci, a quella di Torino e di Brescia, come pure alle linee M4 e M5 di Milano ed alla metro C di Roma) è stata aperta soltanto il 30 novembre 2024, per una lunghezza complessiva di poco più di 14 km. Non poco per una città che è la seconda della Grecia, ma la cui popolazione urbana non supera i 350.000 abitanti.
E si tratta di un’opera notevole, con stazioni profonde, perfettamente tenute – non c’è traccia di vandalismi – e, soprattutto, in alcuni casi trasformate in musei sotterranei, che mettono in risalto i ritrovamenti antichi e medioevali che le ruspe hanno contribuito a portare alla luce, un po’ come è avvenuto recentemente anche nella nuova stazione Colosseo di Roma. Si può erroneamente pensare che Salonicco abbia una storia meno ricca della più titolata Atene, ma, in realtà, è stata uno dei maggiori centri della Macedonia, ossia il fulcro del seppur effimero impero di Alessandro Magno e più recentemente, è stata uno delle principali città dell’Impero Ottomano.
Pur priva di conducenti, la metropolitana è presenziata da agenti di stazione e da personale itinerante (quasi tutte giovani ragazze). Il prezzo dei biglietti è modico: solo 0,60 centesimi per una corsa semplice; 2 euro e 50 per un biglietto giornaliero valido 24 ore. L’Azienda Trasporti Milanesi (ATM) detiene il 51% del consorzio Thema, mentre il restante 49% fa capo al Gruppo Egis. A fine agosto la rete – che si biforca all’estremità meridionale – è stata estesa a Kalamaria ed in futuro raggiungerà l’aeroporto. L’arco del servizio è ampio e spazia dalle 5.15 fino alle 0.30, ma il venerdì e il sabato si estende fino alle due di notte. Si nota una certa “movida” nei locali del centro e, nel complesso, la città sembra più benestante di Atene, con minore presenza di homeless rispetto a noi.
Al capolinea settentrionale la metropolitana raggiunge la stazione ferroviaria, da cui partono pochi treni. I collegamenti internazionali verso Belgrado, Sofia ed Istanbul sono al momento sospesi, lasciando quindi la Grecia isolata dal contesto ferroviario europeo. La linea principale verso Atene è da anni in corso di potenziamento, ma al momento sono in circolazione soltanto due coppie di corse giornaliere verso la capitale. Dopo Natale, alcuni interventi saranno terminati ed il numero di corse dovrebbe essere incrementato. La rete greca (Hellenic Train) è gestita dal Gruppo Fs. Le ragazze in divisa portano sulla giacca il distintivo Trenitalia. Quello che non riuscì alle baldanzose armate del Duce nel lontano 1940 (“spezzeremo le reni alla Grecia”) si è trasformato 86 anni dopo in una sorta di pacifica colonizzazione. Almeno sotto il profilo ferroviario.
Massimo Ferrari
