Pietra Ligure e i PFAS: a Pietra sembrerebbe che il problema non esista. Ma c’è ed è molto grave! I giornali assimilano le soluzioni per Borgio e Pietra, ma le situazioni sono ben diverse.
di Mario Carrara
Per Borgio i tempi di soluzione al problema sono a Marzo 2027. Per Pietra, al momento, non ci sono tempi previsti! Come si farà a passare l’inverno? In queste assurde condizioni l’economia turistica reggerà a lungo andare? Parlare di danni è poca cosa, diciamo piuttosto che per chi la subisce è una catasfrofe. Pensiamo alle attività ricettive, a quelle commerciali, agli artigiani (si pensi solo ai panifici, pane, focaccia, pizza). Si pensi ai disagi per le famiglie anziane. Ad Andora, se si può fare un confronto, era esplosa una protesta di massa. Il sindaco si era fatto promotore di esposti rivolgendosi direttamnente all’autorità giudiziaria e con richieste danni per i cittadini.
Mercoledì 4 Novembre sono accaduti due fatti importanti riguardo l’inquinamento di particelle PFAS nell’acqua potabile: il primo fatto non riguarda Pietra Ligure o la riguarda solo indirettamente; l’altro, la riguarda in pieno.
IL PRIMO: si riferisce all’assemblea di Servizi Ambientali, alla quale hanno partecipato i Sindaci dei Comuni che fanno parte della stessa società; essa ha approvato il piano di installazione dei filtri a carboni attivi presso i pozzi artesiani di Borgio Verezzi. I pozzi artesiani a Borgio Verezzi sono quattro. Il pozzo che aveva presentato i maggiori problemi è quello denominato “Maria Luisa”. L’intervento approvato dall’assemblea dei Sindaci prevede uno stanziamento di €.400.000; l’entità di questo importo (ammesso che basti), che copre il costo di un solo filtro a carboni attivi, porta, quindi, a dedurre che riguardi l’installazione di un solo filtro presso un solo pozzo di Borgio. La sua installazione rimandata da Natale a fine Gennaio, ora è “scivolata“, che vada bene, a Marzo: fra 5 mesi.
Di certo quanto deciso nell’assemblea dei soci di Servizi Ambientali non riguarda affatto Pietra Ligure, che, invece, di pozzi artesiani ne ha circa una decina, ma ha gli stessi problemi di Borgio.
Pietra Ligure, non essendoci obiettivi dichiarati, attualmente non ha un termine per la risoluzione della sua questione. C’è una spiegazione?
Da precisare una cosa che a chi scrive sembra scontata ma a molti può non esserlo: l’acqua di Borgio e l’acqua di Pietra Ligure sono due cose distinte. Separate tra loro: sia per le fonti, che per la rete di distribuzione.
Le due reti NON SONO interconnesse: Borgio si rifornisce di acqua potabile dai propri pozzi, Pietra dai suoi.
Le cause e le origini dell’inquinamento nei due Comuni, viste le diverse ubicazioni dei rispettivi pozzi artesiani ancorché contaminati dagli stessi elementi, potrebbero essere diverse.
A Borgio Verezzi, dal 23 Settembre scorso, vige il divieto di uso dell’acqua dei rubinetti delle abitazioni per fini alimentari.
Stesso divieto vige, dal 13 Ottobre scorso, per tutto il territorio comunale di Pietra Ligure.
Eppure, sembra proprio che queste due situazioni, identiche circa gli effetti, vengano trattate diversamente: anche a livello di informazione. Infatti, sempre il 4 Novembre, i quotidiani hanno dato un risalto a “quattro colonne” per la situazione di Borgio, con fotografie e articoli anche in pagine diverse.
Per Pietra Ligure, invece, sembrerebbe che la problematica dei PFAS nell’acqua quasi non esista, sia tenuta sottotono. Addirittura, l’articolo citato su Borgio del 4 Novembre, menzionando Pietra Ligure, riporta una notizia falsa, quasi a voler “edulcorare” la sua situazione. Scrive: “Il problema (dei PFAS, ndc), in maniera molto più limitata, coinvolge anche alcune zone di Pietra Ligure e Villanova d’Albenga” (qui la revoca risale già al 20 ottobre, il divieto era iniziato il 12).
Altro che… “alcune zone“! A Pietra Ligure è tutto il territorio del Comune ad essere afflitto dal divieto! Cos’è questa? Semplice disinformazione gratuita oppure una voluta “fake new”?

Ma il vero problema è che sulla situazione di Pietra Ligure si sa poco. Perfino i social, specie quelli dei personaggi “ufficiali“, ne parlano con parsimonia, sembra “svicolando“, dando maggior rilievo, ad esempio, alle luminarie natalizie, al gemellaggio con Offenburg, ai nuovi fiori nelle aiuole, ecc. Tutte cose che in una situazione allarmante come la presente, lasciano il tempo che trovano e lasciano…quantomeno sgomenti o perplessi.
Ma è un po’ tutta la vicenda PFAS che, sembrerebbe, si tenda a far passare in “sordina”, in second’ordine. E, se trattata, trattata quasi con fastidio, proprio perché non se ne può fare a meno. Per alcuni forse, sarebbe meglio che non se ne parlasse? Meglio che i cittadini ubbidissero proni, in silenzio, alle ordinanze attendendo fiduciosi gli eventi e la Provvidenza?
Aspettavamo i nuovi risultati delle analisi delle acque, preannunciati per il 27 Ottobre scorso, ma non se ne è saputo nulla. Ora, sembra che questa settimana ne dovrebbero esser state fatte altre, delle quali non si sa ancora niente. E le precedenti, che fine hanno fatto? Attendiamo ancora adesso di sapere la questione che abbiamo sollevato già una ventina di giorni fa, cioè se l’acqua della sorgente “Isorella” sia pura e potabile, immune da PFAS, tale da consentire alle zone di Pietra Ligure che già riforniva, come Ranzi ed il monte Grosso “alto”, di poter riprendere ad utilizzarla, non dovendo più obbligatoriamente rifornirsi dalle cisterne in piazza. Sarebbe una vera assurdità continuare ad imporre una cosa del genere se quell’acqua che sgorga dai rubinetti di casa fosse buona da bere! E l’assurdità diventerebbe “prevaricazione” se si sapesse che “l’Isorella” dà un’acqua buona e si ritardasse ancora a modificare il divieto vigente.
Ma anche dell'”Isorella” non se ne sa ancora niente! Ma cosa ci vuole per far fare questa semplice analisi? Anche perché “l’Isorella“, con un maggiore prelievo della sua acqua rispetto all’attuale 40/50%, potrebbe fornire una valida alternativa ai pozzi e, soprattutto, ai filtri! E le analisi sui pozzi ubicati nel bacino idrografico del Torrente Scalincio sono state fatte? Pozzi, questi ultimi, che, appunto insieme “all’Isorella“, potrebbero contribuire a risolvere tutti i problemi idrici attuali?
Domande da troppi giorni senza risposte!
È per questo che il 4 Novembre scorso come Consiglieri comunali di Opposizione, con Daniele Negro e Gianni Orsero, abbiamo posto in essere il
SECONDO PUNTO, che riguarda esplicitamente Pietra Ligure.
Abbiamo fatto la sola cosa che consenta di parlare del problema dei PFAS e di tutto ciò che il divieto vigente comporti, portandolo nell’unica sede dove la discussione non “rimanga fine a se stessa, senza nessuna conseguenza pratica“, cioè in Consiglio comunale.
Per questo abbiamo fatto protocollare la formale richiesta, a norma di legge, con ⅕ delle firme dei consiglieri, per la Convocazione del Consiglio comunale di Pietra Ligure. Esso dovrà tenersi entro 20 giorni dalla data della richiesta protocollata.
Perché il Consiglio comunale?
Perché ogni altro tipo di assemblea pubblica, per quanto partecipata da folla anche strabocchevole, non porta a nessun risultato giuridico concreto, a meno che non voglia essere di sola informazione, oppure, al contrario, abbia come obiettivo quello di creare una convinzione “radicale” nell’opinione pubblica, sobillando gli animi.
Invece, nel Consiglio comunale, che si svolge in seduta pubblica, alla fine della discussione ci deve essere una votazione formale su una proposta precisa.
E la votazione consegue un atto giuridico che è una delibera del Consiglio. E ci devono essere tante votazioni quante sono le proposte discusse. Lì ognuno deve prendersi la responsabilità di decidere da che parte stare, votando sì o no di fronte a tutti. Specie di fronte ai cittadini che, votando i Consiglieri hanno dato loro il mandato di rappresentarli e di tutelarli. E qual è una circostanza maggiore di quella della contaminazione dell’acquedotto in cui i cittadini, intesi come “comunità“, debbano essere tutelati dai loro rappresentanti?
In questo periodo, tra l’altro, abbiamo letto di prossime stipulazioni di “memorandum” tra associazioni di consumatori e società gerenti i servizi idrici, con l’appoggio dei Comuni interessati. Una notizia data con enfasi. Vediamone un pò gli “obiettivi“; testuale dal comunicato ufficiale: “preparazione di un memorandum per favorire l’accesso ai dati,
l‘informazione e l’ascolto di cittadini e attività economiche”. Garantire la massima trasparenza e accessibilità ai dati sull’emergenza PFAS e creare un canale diretto di informazione e supporto alla cittadinanza: sono questi gli obiettivi…”.
Forse l’enfasi “ha gonfiato” il risultato finale che avrebbe questo “memorandum” facendolo sembrare molto di più di quanto, in realtà, esso sia.
Se si legge bene, è rivolto solo a questi tre obiettivi: 1⁰) Favorire l’accesso ai dati, cioè fare in modo che i cittadini che vogliono avere notizie sulle analisi e sulla qualità dell’acqua, le possano avere più facilmente e non come succede oggi; 2⁰) Informare su quello che sta succedendo e non come succede oggi; 3⁰) Che i cittadini vengano ASCOLTATI nelle loro richieste e non come succede oggi.
Se questi sono gli obiettivi e le intese raggiunte tra associazioni di consumatori e società idriche, non c’è che dire: Che gran risultato! Tutto qui? Ma non sono cose che dovrebbero essere già tutte scontate ed assodate? Che fanno tanto “sciaratto” di parole, come se si trattasse di “chissà che cosa“, ma non portano a nessuna conseguenza? Che, messe così, sembrano un vero regalo alle società gerenti i servizi idrici perché, al di là di cose banali, non le impegnano in niente di essenziale! Perché ben altre e gravi sono le loro responsabilità in ordine a questa situazione drammatica, in cui, da un momento all’altro, i cittadini sono stati costretti ad assumere comportamenti d’emergenza, come se fossero entrati in guerra! E ben altri, invece, sono gli atteggiamenti che le società dovrebbero verso gli utenti.
Ma sia in questo “memorandum” del nulla, come in ogni altra occasione in cui ci siano stati interventi pubblici sugli organi d’informazione o sui social da parte di personalità istituzionali o politiche, circa le iniziative da prendersi per affrontare la questione PFAS, NON si sono registrate prese di posizione, proposte ed obiettivi di vera tutela dei cittadini utenti.
Un esempio? Non una parola, non un cenno sulle nuove bollette che si dovranno pagare! Non una parola, non un cenno di garanzia sul fatto che poi i cittadini utenti non abbiano le bollette aumentate per pagare i costi della depurazione! Non una parola, non un cenno sull’esigenza di ricercare le cause vere di questo terribile inquinamento e gli eventuali responsabili.
Sì, perché sui PFAS più se ne sa, più si resta angosciati e sconvolti. Anche lo 0,01 (che è quasi nulla) rappresenta un problema! Perché quello 0,01 si va ad insediare nell’organismo, non se ne va, non se ne andrà e non si distruggerà da solo. Ma nel tempo si accumula…, si accumula…, si accumula…: anche di poco ogni giorno, ma facendo “accumulo” continuo nel corso degli anni, dei decenni, quel “poco” diventa “molto” e creerà problemi irrimediabili alla salute!
Orbene: non una parola, non un cenno all’esigenza di fare un’indagine di massa sulla salute dei cittadini, potenziali futuri ammalati, che, per tanto tempo, ignari, hanno bevuto inconsapevoli l’acqua dell’acquedotto, somministrata loro per buona! Non una parola, non un cenno sul fatto che ancora quest’anno, nonostante fossero già operative le nuove norme di legge sui limiti di PFAS nell’acqua, non siano stati fatti controlli ed analisi come la legge prescrive ed i cittadini abbiano continuato a bere ed ad usare l’acqua per fini alimentari! Se questo è successo (ed è successo perché le prime analisi ed i primi provvedimenti ci sono stati solo quest’Autunno), qualcuno
ne avrà bene la responsabilità! Domanda: come
ci asteniamo oggi dal bere l’acqua del rubinetto, non potevamo, essendone informati per tempo, già cominciare a farlo parecchi mesi fa, continuando, invece, ad ingurgitare: ACQUA E PFAS?
Allora, ecco la ragione della convocazione del Consiglio comunale esclusivamente su questo argomento. Abbiamo scritto e depositato 5 mozioni da discutere e votare. Eccole:
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Mozione consiliare: A) Impegno affinché siano effettuati frequenti controlli ed analisi, direttamente sui pozzi artesiani di emungimento dell’acqua; B) I risultati delle stesse analisi siano resi pubblici tramite la loro pubblicazione immediata anche sul sito del Comune di Pietra Ligure. C) Nel caso sia accertata la potabilità dell’acqua proveniente da altre fonti non inquinate, ad esempio la sorgente “Isorella”, le relative, corrispondenti utenze siano subito “stralciate” dal divieto in corso dell’uso dell’acqua per fini alimentari, ripristinandone il loro pieno utilizzo.
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Mozione consiliare:
Impegno che i maggiori costi da affrontare per tutte le operazioni conseguenti alla depurazione con i filtri dell’acqua inquinata da PFAS, non siano scaricati sui cittadini con l’aumento delle bollette.
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Mozione consiliare: Impegno affinché per tutto il tempo in cui i cittadini non avranno avuto l’acqua potabile disponibile nelle loro abitazioni, le relative bollette vengano annullate o drasticamente ridotte.
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Mozione consiliare: Impegno del Consiglio comunale di Pietra Ligure affinché siano intraprese tutte le azioni per l’effettuazione di uno screening sanitario sui residenti che per anni sono stati esposti all’assimilazione inconsapevole di PFAS dall’acqua bevuta e comunque ingerita per motivi alimentari nel proprio organismo.
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Mozione consiliare: Impegno del Consiglio comunale affinché il Comune di Pietra Ligure, lamentando l’inquinamento delle falde acquifere da PFAS, formalizzi la presentazione di un esposto all’Autorità giudiziaria che valuti l’espletamento di attività di indagine per ritrovare le cause dell’inquinamento stesso e gli eventuali responsabili.
Ma queste cinque mozioni non bastano ancora.
Domani ne depositerò un’altra che chiederà l’impegno a presentare un esposto alla Procura della Repubblica per accertare l’esistenza di responsabilità a carico di chi, non facendo fare controlli ed analisi sull’acqua potabile dopo l’entrata in vigore delle nuove normative, ha messo in pericolo la salute dei cittadini
utenti, lasciando che essi continuassero
a bere ed usare per fini alimentari l’acqua contaminata dai PFAS.
Mario Carrara, capogruppo consiliare della Lista Indipendente per Pietra.

