Una storia avvincente che, ad Albenga, poche persone conoscono. Kader dall’Algeria, con un viaggio da incubo, arriva nella città ingauna. Un periodo in cui la Lega di Bossi scagliava contro gli gli italiani del sud poiù povero, “pigri e corrotti”. Il Nord avrebbe dovuto abbandonarli alla secessione.
Se gli italiani del sud erano denigrati come ‘arabi’, un nordafricano non poteva certo aspettarsi una calorosa accoglienza. Solo un bar in tutta Albenga serviva a lui e ai nordafricani almeno un caffè. E quel locale era gestito da una famiglia siciliana. Negli anni all’ingresso di alcuni bar, ristoranti e sale da ballo in Germania, comparivano cartelli discriminatori con scritte come “Für Italiener Zutritt verboten“ (Vietato l’accesso agli italiani).
Kaber riusciva a trovare lavoretti saltuari in nero, ma senza trovare in affitto una casa. Porte chiuse. Finì per costruirsi una baracca sulla riva del Centa. Fuori città e ben nascosta.C’era un piccolo campo profughi. Proprio dove ora sorge la nuoca Cooperativa Agricola. Nulla cambiava. Una vita dura. Decise di emigrare in Germania per chiedere asilo politico. Sperando che le cose sarebbero andate meglio. Ottenne lo stato di rifugiato. Ottenne, come altri rifugiati, vitto, alloggio e un lavoro dalle autorità locale, ma non aveva diritto a cercarsi un lavoro, né partecipare alla vita reale del paese. In Italia la vita era più incerta, ma almeno c’era la libertà. Non vivevi in una sorta di ‘gabbia umana’. Aiutato da una fidanzata tedesca tornò ad Albenga. Si ricostruì una baracca nel fiume dove ha vissuto per 5 anni facendo lavori saltuari e ancora in nero.Un alluvione spazzò via la sua ‘casetta’ e tutti i suoi averi. In quella circostanza conobbe una donna siciliana che gli procurò un vero lavoro legale in un supermercato. Da qui, grazie all’aiuto del direttore, a Pieve di Teco. Lasciato il lavoro ad Albenga, Kader a Pieve è diventato un beniamino a cui rivolgersi per qualsiasi necessità lavorativa. Si è sposato, i figli crescono secondo le tradizioni italiane e della Valle Arroscia.


Una targa dedicata a Mauro Feola alla Casa dei Papà di Albenga

COMUNICATO STAMPA- Cerimonia di scoprimento della targa commemorativa dedicata a Mauro Feola apposta presso la “Casa dei Papà” di Albenga. Mauro Feola perse la vita nel 2015, annegando dopo essersi gettato coraggiosamente in mare per salvare il figlio Alessandro, allora undicenne, che si trovava in difficoltà.
Il Presidente e legale rappresentante dell’Associazione Papà Separati Liguria APS, Mauro Lami, ha ricordato il significato dell’intitolazione:“Questa intitolazione ha un significato grande per la nostra associazione. Mauro era un amico e un compagno di viaggio che ci ha sostenuto e ha sostenuto la nostra associazione. Il suo gesto ci ha dimostrato cosa significa amare in modo totale e incondizionato, lanciandosi in mare per aiutare il figlio in difficoltà. Quel gesto di estremo coraggio fa parte della nostra storia e dei valori della nostra associazione. Intitolare questa Casa a Mauro significa dare un punto di riferimento profondo a tutta la comunità. Vogliamo che la Casa dei Papà sia uno spazio di protezione, unione e sicurezza, gli stessi valori che Mauro ha incarnato con il suo gesto”.
Il Sindaco di Albenga, Riccardo Tomatis, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: “Non conoscevo personalmente Mauro Feola, ma ho letto le testimonianze e conosciuto la sua storia e credo che questa intitolazione rappresenti molto. Il progetto della Casa dei Papà è un progetto importante nel quale abbiamo creduto molto e che sta dimostrando di funzionare. È stato realizzato grazie a una sinergia che dimostra come, lavorando insieme, si possano raggiungere grandi risultati. Oggi questa targa aggiunge alla Casa dei Papà anche un importante valore simbolico e umano”.
Particolarmente significativo è stato l’intervento di Alessandro, figlio di Mauro, che era presente alla cerimonia insieme alla mamma e che ha voluto condividere una riflessione sul legame tra un padre e un figlio e sulla forza dell’amore che può andare oltre ogni difficoltà: “Non serve essere perfetti per amare profondamente o per essere amati. Mio papà, con il suo gesto, ha dimostrato la massima forma di amore nei confronti di un figlio. Credo che oggi sarebbe molto felice di questa intitolazione”.
La targa dedicata a Mauro Feola vuole così mantenere vivo il ricordo di un padre e del suo gesto di estremo coraggio, legandolo a un luogo nato per offrire accoglienza, sostegno e un punto di riferimento ai papà e ai loro figli.
