Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Lingueglietta (Cipressa). Vicenda dai contorni oscuri. L’agonia di 5 cuccioli di cinghiale trucidati. Il Comitato: “Non è prevenzione ma pratica criminale”. E la filiera di carne pregiata di “maialino selvatico”?


‘Comitato Torrente San Francesco’ per la tutela della fauna selvatica: “Quella vissuta tra la notte del 6 e la mattina del 7 settembre 2026 a Lingueglietta (Cipressa), in una zona residenziale a ridosso del centro abitato, non può essere archiviata come una normale operazione di gestione faunistica, ma un vero e proprio atto di inaudita crudeltà”

COMUNICATO STAMPA – È l’ennesima dimostrazione di un sistema di gestione della fauna selvatica che, attraverso ordinanze, autorizzazioni e procedure istituzionali, avalla gli abbattimenti e sembra considerare la sofferenza degli animali un elemento secondario.

Questa volta, però, la vicenda assume contorni ancora più drammatici.

UNA NOTTE INTERA DI TERRORE- Tutto ha avuto inizio la sera del 6 settembre, quando una gabbia di cattura per cinghiali, posizionata dalla Vigilanza Regionale lungo la strada provinciale e a pochi passi dalle abitazioni, è diventata la prigione di un nucleo familiare di cinghiali. Per l’intera notte, residenti esasperati hanno dovuto ascoltare i grugniti disumani, i lamenti strazianti e i forti colpi metallici degli animali terrorizzati. Le chiamate d’emergenza alle forze d’onore e ai vigili del fuoco, protrattesi fino alle 2:00 di notte, si sono scontrate con un muro di rinvii e immobilismo, lasciando i cittadini impotenti di fronte alla sofferenza di esseri senzienti. Il peggio si è consumato alle prime luci dell’alba, intorno alle 6:45, quando almeno cinque colpi di arma da fuoco hanno squarciato la quiete a ridosso delle case. Un cacciatore selecontrollore, intervenuto su presunta richiesta della Vigilanza Regionale, ha freddato a bruciapelo cinque cuccioli lattanti, ancora protetti dal caratteristico mantello a striature della livrea giovanile, rinchiusi nella gabbia. Un’esecuzione sommaria, avvenuta con modalità sbrigative e in palese spregio di qualsiasi norma igienico-sanitariacon carcasse caricate su un’auto privata e il selciato lasciato coperto di sangue, senza alcuna sanificazione.

Di fronte a questo scempio, solleviamo interrogativi drammatici e denunciamo con forza l’assurdità e la pericolosità di una gestione faunistica cieca, fallimentare e spietata. Un’operazione scientificamente folle e controproducente. La mattanza è avvenuta in una zona rigorosamente esente da peste suina. I cuccioli trucidati erano lattanti indifesi, mentre la madre è stata vigliaccamente lasciata in vita. Dal punto di vista biologico ed ecologico, si tratta di una scelta demenziale: privare la madre della cucciolata innesca immediatamente il blocco dell’allattamento e una ripresa fulminea dell’estro, condannando l’animale a produrre nuove e più numerose cucciolate in tempi brevissimi. Questa non è prevenzione né contenimento: è una pratica criminale che aumenta esponenzialmente il numero dei cinghiali, alimentando artificiosamente il problema per giustificare ulteriori interventi e sospetto agghiacciante sul fine commerciale.

Ci corre l’obbligo di denunciare pubblicamente il dubbio atroce che muove queste azioni: perché sterminare dei cuccioli lattanti di cinghiale lasciando libera la femmina adulta, se l’obiettivo fosse davvero il controllo demografico? L’unico risultato certo di questa mattanza è la disponibilità di carcasse di piccolissime dimensioni, alimentando il sospetto che si voglia rifornire una certa filiera di ristorazione di carne pregiata di “maialino selvatico“.

Se così fosse, saremmo di fronte a un mercimonio inaccettabile sulla pelle di animali torturati e uccisi per fini commerciali. Quando la legge calpesta l’etica e il buonsenso-  Oggi ci troviamo a denunciare leggi e protocolli regionali assurdi, miopi e disumani, che calpestano ogni principio di civiltà giuridica ed etica. Quando la legge autorizza la barbarie, trasforma i cittadini in testimoni impotenti di esecuzioni barbare e disumanizza il territorio. Non possiamo più accettare che la tutela della fauna venga delegata a logiche di sfruttamento e a metodi da far west a due passi dalle finestre dei cittadini.Chiediamo con forza l’immediata revoca di queste modalità di cattura e abbattimento, la massima trasparenza da parte della Vigilanza Regionale su chi abbia autorizzato e compiuto questo scempio, e una presa di coscienza collettiva. Le istituzioni non possono continuare a voltarsi dall’altra parte: i cittadini, i comitati e chi ha a cuore la tutela degli animali non taceranno di fronte a questa violenza ingiustificata.

Perché nessuno ha interrotto quella sofferenza?

Chi era responsabile degli animali durante la cattura?

Quale protocollo è stato applicato?

CHE SENSO HA UCCIDERE CINQUE CUCCIOLI LASCIANDO VIVA LA MADRE?- Se l’obiettivo dichiarato è il controllo e il depopolamento della specie, qual è la logica scientifica di eliminare una cucciolata lasciando viva la femmina adulta, che potrà tornare in estro e partorire nuovamente altri cuccioli in tempi brevi? E soprattutto: dove sono gli studi scientifici che dimostrano che questa modalità di intervento sia realmente efficace nel ridurre la popolazione? Uccidere cinque piccoli non significa necessariamente ridurre il problema. Al contrario, le dinamiche di popolazione devono essere valutate nella loro complessità: alterare la struttura dei gruppi con le uccisioni fa sì che la popolazione aumenta ancora di più

Per questo chiediamo: QUAL È L’EFFICACIA SCIENTIFICA REALE DI QUESTE OPERAZIONI?

Perché se l’obiettivo dichiarato è il depopolamento, ma la modalità utilizzata non raggiunge tale obiettivo, allora che senso ha tutto questo?

CINQUE CUCCIOLI NON SONO NUMERI- La risposta non può essere semplicemente: “Era autorizzato.” Un’autorizzazione non trasforma automaticamente una pratica in una pratica giusta. Una legge non rende automaticamente etico ciò che autorizza. Un’ordinanza non può diventare uno scudo dietro il quale nascondere la sofferenza.

L’ETICA DOVREBBE VENIRE PRIMA DI TUTTO.

Prima di ogni legge. Prima di ogni regolamento. Prima di ogni ordinanza. Prima di ogni interesse politico. Prima di ogni interesse economico. Perché quando cinque cuccioli trascorrono una notte intera intrappolati in una gabbia, terrorizzati, mentre la loro madre li richiama disperatamente dall’esterno, non possiamo semplicemente voltare pagina perché qualcuno sostiene che tutto fosse previsto da un protocollo.

LA DOMANDA SUGLI INTERESSI ECONOMICI- Ed è proprio qui che nasce un altro interrogativo. Perché uccidere cinque cuccioli lattanti lasciando viva la femmina adulta, se l’obiettivo fosse davvero il controllo demografico? A chi serve concretamente questa mattanza? Che fine hanno fatto le carcasse? Dove sono state portate? Chi ne ha avuto la disponibilità? Qual è stata la loro destinazione? Se, come riferito dai cittadini, i cinque animali sono stati caricati su un’automobile privata, vogliamo sapere chi ha autorizzato il trasporto e secondo quali procedure. E dobbiamo avere il coraggio di porre anche la domanda più scomoda:

C’È UN INTERESSE COMMERCIALE DIETRO QUESTI ABBATTIMENTI?- È impossibile non interrogarsi sul fatto che cinque piccoli animali, delle dimensioni di veri e propri “maialini da latte”, possano rappresentare una disponibilità di carne di selvaggina particolarmente appetibile. E allora il sospetto diventa inevitabile:

SI TRATTA DAVVERO DI DEPOPOLAMENTO O ESISTONO ANCHE INTERESSI LEGATI ALLA DISPONIBILITÀ E ALL’UTILIZZO DELLE CARCASSE?- Se dietro questa mattanza esistessero interessi economici o commerciali, sarebbe qualcosa di assolutamente inaccettabile. Non si può trasformare la sofferenza e la morte di esseri viventi in una fonte di profitto. E se vi sono interessi di questo tipo, devono essere accertati.

COMPLICITÀ ISTITUZIONALE- Gli abbattimenti vengono avallati dalle istituzioni. Sono le istituzioni che emanano ordinanze. Sono le istituzioni che autorizzano le procedure. Sono le istituzioni che stabiliscono le modalità di cattura e abbattimento. Sono le istituzioni che devono garantire sicurezza, legalità, tutela sanitaria e rispetto delle norme.

Per questo parliamo di COMPLICITÀ ISTITUZIONALE.- Perché quando un sistema autorizza e rende possibile una determinata pratica, non può poi chiamarsi fuori dalle conseguenze di quella pratica. Non accettiamo più che la responsabilità venga ridotta all’ultimo anello della catena.

CHI DECIDE, CHI AUTORIZZA E CHI AVALLA DEVE RISPONDERE DELLE PROPRIE DECISIONI. SE LE ORDINANZE SONO SBAGLIATE, DEVONO ESSERE quando una legge, un’ordinanza o un protocollo sono sbagliati, inefficaci, sproporzionati o eticamente inaccettabili, non possono diventare intoccabili. Devono essere contestati. Devono essere verificati. Devono essere modificati. È l’ordinanza che deve essere cambiata quando non risponde più alla scienza, all’etica e al buon senso. Non accettiamo che interessi di sistema, politici, economici o di categoria possano prevalere sulla tutela degli animali, sulla sicurezza dei cittadini e sull’effettiva efficacia delle politiche di gestione faunistica.

E LA SICUREZZA DEI CITTADINI?- La gabbia sarebbe stata collocata a pochi passi dalle abitazioni. Durante la notte i cittadini avrebbero sentito per ore i violenti colpi degli animali contro la struttura. Poi, alle prime ore del mattino, sarebbero stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco nelle vicinanze delle case. È accettabile utilizzare un’arma da fuoco in queste condizioni e in questo contesto? Quali misure di sicurezza erano state predisposte? Chi ha valutato i rischi? Chi era responsabile dell’intervento? Chi ha autorizzato l’utilizzo dell’arma? I cittadini hanno il diritto di ricevere risposte.

E LA BIOSICUREZZA?- C’è poi una questione che non può essere ignorata: la biosicurezza. Proprio mentre i poveri cinghiali vengono abbattuti con il pretesto del contenimento alla peste Suina Africana, è indispensabile sapere se tutte le procedure sanitarie siano state rispettate. Secondo quanto riferito dai cittadini, dopo l’abbattimento sarebbero rimaste tracce di sangue quali procedure siano state applicate; chi abbia effettuato il campionamento sanitario; come siano state movimentate le carcasse; con quale mezzo siano state trasportate; quale sia stata la destinazione finale; quali misure di biosicurezza siano state adottate; se l’area sia stata adeguatamente sanificata. La biosicurezza non può essere un dettaglio.

VOGLIAMO RISPOSTE– Chiediamo alle istituzioni competenti di rendere pubblici tutti gli atti relativi all’operazione. Vogliamo sapere: Chi ha autorizzato la cattura? Dove era collocata la gabbia? Con quale autorizzazione è stata posizionata? Quale protocollo è stato seguito? Chi era responsabile degli animali durante la notte? Chi ha richiesto l’intervento del selecontrollore? Chi ha autorizzato gli spari? Quali misure sono state adottate per la sicurezza delle abitazioni? Quali procedure sono state applicate agli animali catturati? Dove sono state trasportate le carcasse? Qual è stata la loro destinazione? Quali procedure sanitarie e di biosicurezza sono state applicate? E soprattutto:

QUAL ERA IL REALE OBIETTIVO DI QUESTA OPERAZIONE? Basta chiamare tutto questo “gestione faunistica” e pensare che la definizione sia sufficiente a chiudere ogni discussione. Basta nascondersi dietro le ordinanze. Basta considerare la sofferenza animale un effetto collaterale inevitabile. Basta con un sistema nel quale chi autorizza gli abbattimenti non sembra assumersi alcuna responsabilità per le conseguenze.

LA LEGGE NON PUÒ ESSERE UN’AUTORIZZAZIONE ALLA CRUDELTÀ. L’ORDINANZA NON PUÒ ESSERE UN’AUTORIZZAZIONE A NON PORSI DOMANDE. E l’etica non può essere sacrificata sull’altare di interessi politici, economici o di categoria. Come Comitato Torrente San Francesco per la tutela della fauna selvatica ed El Raio Verde Galgo Rescue, chiediamo:

VERITÀ. DOCUMENTI. TRASPARENZA. RESPONSABILITÀ- .Chiediamo che vengano accertati tutti i fatti. Chiediamo che vengano verificati tutti i protocolli. Chiediamo che vengano individuate eventuali responsabilità. Chiediamo che venga verificata l’effettiva efficacia scientifica delle modalità di abbattimento. E chiediamo che, qualora ordinanze e protocolli si dimostrino sbagliati, inefficaci o incompatibili con i principi di etica e tutela della vita, vengano immediatamente rivisti. Per gli animali. Per la salute pubblica. Per la biosicurezza. Per la sicurezza dei cittadini. Per la scienza. Per l’etica.

PERCHÉ CINQUE CUCCIOLI NON SONO NUMERI. UNA MADRE CHE URLA PER TUTTA LA NOTTE PER RICONGIUNGERSI AI PROPRI PICCOLI NON È UN DETTAGLIO. LA SOFFERENZA DI UN ESSERE VIVENTE NON PUÒ ESSERE CONSIDERATA IRRILEVANTE.

E soprattutto: VOGLIAMO SAPERE COSA È ACCADUTO A LINGUEGLIETTA. BASTA INDIFFERENZA. BASTA SILENZIO. VOGLIAMO VERITÀ. VOGLIAMO GIUSTIZIA. VOGLIAMO CHE TUTTO QUESTO NON ACCADA MAI PIÙ.

Comitato Torrente San Francesco
per la tutela della fauna selvatica


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