L’Italia e l’Europa stanno affrontando una fase di crisi strutturale del mercato vitivinicolo caratterizzata proprio da un eccesso di offerta e da una domanda in costante contrazione. Si legge e si ripete che la Liguria, il ponente ha una produzione di nicchia. La crisi morde anche la stragrande maggioranza delle cantine dei nostri viticoltori.
Non capita quasi mai che il linguaggio politichese, anche di chi, come l’assessore imperiese Alessandro Piana, leghista e imprenditore agricolo dell’omonima azienda a Pontedassio, ci risparmi il ‘trionfalismo nonostante le criticità’. L’ottimismo come carburante da riversare in ogni occasione utile. Di ottimismo in ottimismo ci si ritrova al più imponente spopolamento storico delle aree e valli montane.I signori di turno al potere non possono mancare al ruolo di imbonitori e soprattutto contare sulla ‘stampa e web amici’. L’entroterra a suon di propaganda è ormai a un passo dal vero rilancio, grazie ad una ‘gran manciata’ di finanziamenti e contributi a enti pubblici e attività private. Chi svolge da 60 anni il mestiere di informare e non è nato con la camicia, testimone di oltre mezzo secolo con l’arma della macchina da scrivere prima e ora del computer, non crederebbe ai propri occhi sapere che almeno un ‘glorificatore’, sia esso politico o giornalista ha scelto di investire in un’attività o acquistando un immobile nel nostro entroterra montano. Un galantuomo: “Memento audēre semper”
(Ricordati di osare sempre).
E’ tra le rare volte che un comunicato della Regione che non esalti “noi siamo più bravi di chi ha governato la Regione” (ovvero il centro sinistra di Burlando e del partito del cemento) “siamo sulla buona strada del rilancio grazie a finanziamenti mirati”. C’è chi vede peraltro lo stesso film e non si pone qualche domandina. Mai come quest’anno – e non certo per colpa della Regione- anche le cantine liguri, con qualche eccezione, fanno i conti con l’invenduto. Un merito i nostri viticoltori l’hanno già acquisito da qualche anno. Non vendono vino sfuso a 2,40 € al litro (vedi Dolcetto del Piemonte). Non sono nelle condizioni di gran parte dei viticoltori cugini del basso Piemonte che non sanno a più a che santo raccomandarsi perché si avvicina la vendemmia 2026 e devono sbarazzare le cantine. In soccorso di non pochi viticoltori del ponente c’è la fortuna di trovare l’export, ora in Europa, in America, persino in Giappone. Sbarrato il mercato degli oligarchi russi.
Quanto sarebbe utile a chi fa informazione, dai giornalisti locali a quelli nazionali, sedersi un giorno a tavola senza rivelare il mestiere e ascoltare la voce di un viticoltore. Possiamo parlare solo del nostro ponente, di chi produce soprattutto nelle vallate. Un’esistenza di sudore e sacrifici che per molti sono rimasti quelli d’altri tempi. Si lavora di domenica e alle feste comandate. Nel periodo più cruciale e finita la pausa invernale si procede a olio di gomito. A questo si aggiunga che indispettiscono chi piega la schiena per molte ore al giorno da una parte i freni della legge Salvini (la più rigorosa in Europa) per i conducenti di veicoli nei valori del tasso alcolemico che indica la quantità di alcol presente nel sangue di una persona (espressa in grammi per litro, g/l). Il tasso alcolico indica invece la concentrazione di alcol nella bevanda (espressa in percentuale sul volume, es. 12% vol).
Il secondo ostacolo assai taciuto è la ricarica tra il produttore ed il consumatore finale al ristorante. Se in passato per la stragrande maggioranza degli esercizi pubblici (che non offrono ai clienti anche ‘cancherone’ termine dialettale per indicare vino di bassa qualità) si praticava più o meno il raddoppio. Per i locali più affermato si passava alla moltiplicazione per 3 e ora si arriva fino alla moltiplicazione per 5. Non è difficile trovare una Rosè di ottima qualità della Valle Arroscia che il produttore vende tra 15-2o euro e al ristorante pagarlo 36-38 euro. Un ricarico di 16-18 euro. Da parte loro i ristoratori di prestigio lamentano che il consumo è crollato del 35-40 per cento. Il cliente ricorre al vino in bicchiere e nei locali meno quotati alla caraffa. La mezza bottiglia” equivale invece a 37,5 cl. ma trovarla è più difficile.
In Alto Adige le cooperative vitivinicole (chiamate storicamente cantine sociali) sono 12. Gestiscono circa il 74% della produzione vinicola totale della provincia di Bolzano. Raggruppano oltre 3.200 famiglie di viticoltori, le quali lavorano su appezzamenti che in media si estendono per circa un ettaro ciascuno. Nonostante il modello cooperativo sia spesso associato altrove a produzioni di massa, in Alto Adige queste cantine si distinguono a livello internazionale per gli altissimi standard qualitativi. Il sistema di conferimento, infatti, premia i viticoltori in base alla qualità delle uve piuttosto che alla quantità prodotta.
Chi ha seguito dalla sua nascita il cammino della Cooperativa Viticoltori di Ortovero non ignora che il dire della gente comune era la bassa qualità e chi conferiva considerato di serie B. La corsa alla qualità non è cosa semplice. I giornalisti esperti dei nostri territori non hanno mai scritto se alla Cooperativa di Ortovero si è raggiunto il traguardo di premiare i viticoltori sulla base della qualità o meno. Non hanno mai spiegato quali siano i parametri a cui si fa ricorso. Probabilmente non si pongono domande perchè fanno parte della reggia ‘maestri del vino’. Tanto di cappello! Ai noi comuni mortali sarebbe interessante sapere cosa spinte alcune cantine (poco più di una decina del ponente ligure) a rifornire non stop i supermercati. Parliamo di Pigato, Vermentino, Rossese di Pornassio in vendita tra 7,50 e 11.50 € a bottiglia. Quale è il ricarico del supermercato? E’ di buon auspicio il fatto che contrariamente al vino di altre regioni d’Italia i vini liguri non sono soggetti, sempre nei grandi magazzini, a ‘svendita’ o riduzioni sostanziose rispetto al prezzo di listino.
IL COMPLEANNO DELLA COOPERATIVA VITICOLTORI INGAUNI.
ASSESSORE ALESSANDRO PIANA: “DA 50 ANNI TRA I CUSTODI PIÙ AUTOREVOLI DELL’IDENTITÀ DELLA VITICOLTURA LIGURE”

Comunicato stampa – GENOVA. L’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Piana ha partecipato, nella sede di Ortovero, alla cerimonia per il cinquantesimo anniversario della Cooperativa Viticoltori Ingauni, alla presenza dei soci, dei fondatori, delle autorità e dei rappresentanti del comparto vitivinicolo.
Nata il 30 giugno 1976 grazie all’iniziativa di 13 viticoltori di Ortovero e dei comuni limitrofi, la Cooperativa Viticoltori Ingauni è oggi una delle principali realtà vitivinicole della Liguria, con circa 200 soci conferitori, una produzione annua compresa tra 230 mila e 250 mila bottiglie e una struttura in grado di vinificare oltre 5.000 quintali di uve. Nel corso della sua storia ha contribuito in modo determinante alla valorizzazione delle denominazioni del Ponente ligure, accompagnando la crescita della DOC Riviera Ligure di Ponente e della DOC Ormeasco di Pornassio. Dal 2016 è inoltre capofila della rete d’impresa “Vite in Riviera“, che riunisce 23 aziende delle province di Savona e Imperia per la promozione delle produzioni vitivinicole e olivicole del territorio.
“Cinquant’anni rappresentano molto più di un anniversario: raccontano una comunità che ha creduto nella forza della cooperazione, nella qualità del lavoro agricolo e nell’identità del proprio territorio. La Cooperativa Viticoltori Ingauni è da 50 anni tra i custodi più autorevoli dell’identità della viticoltura ligure e ha accompagnato la crescita della viticoltura del Ponente, contribuendo a valorizzare produzioni che oggi rappresentano una delle espressioni più autentiche della nostra agricoltura. Dietro ogni vigneto coltivato c’è un pezzo della storia della Liguria che continua a vivere, e dietro ogni bottiglia ci sono famiglie, imprese, competenze e sacrifici. Fare rete oggi significa essere più forti, affrontare insieme i mercati, investire nella promozione e nell’innovazione. È una strada che Regione Liguria condivide pienamente e continuerà a sostenere, perché promuovere il vino ligure significa promuovere il nostro paesaggio, il turismo, la biodiversità e il lavoro di tante persone che ogni giorno rendono viva la nostra terra”, ha detto l’assessore all’agricoltura Alessandro Piana.
Nel corso della serata sono stati consegnati riconoscimenti ai soci fondatori, ai loro familiari, agli amministratori e agli enologi che hanno contribuito alla crescita della cooperativa, oltre a un ricordo dedicato alla famiglia del presidente onorario Panero. La ricorrenza ha rappresentato anche l’occasione per celebrare i dieci anni della rete “Vite in Riviera” e per degustare il Metodo Classico “Tuè76″, etichetta realizzata per il cinquantesimo anniversario della cooperativa e già premiata a livello nazionale.
