Trucioli

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Venerdì Santo a Savona: era l’8 aprile 1536. Poi due editti di condanna (e proibizione) di 2 vescovi


Storia e attualità della processione del Venerdì Santo a Savona, che ritorna venerdì 3 aprile 2026.

di Ezio Marinoni 

… et a’ detti disciplinanti li sia raccomandata la disciplina massime il giorno del Venerdì Santo, imperoche se non fussero quelle poche orationi e buone operationi che si fanno per le confraternite et altri servi di Dio, sarebbe il mondo più tribulato che non é …” (dalla deposizione di Antonio Botta, testo inciso nella lapide marmorea della prima cappella a sinistra nel santuario savonese di N. S. di Misericordia).”

Con queste parole, l’8 aprile 1536, durante la seconda apparizione ad Antonio Botta nella valle del Letimbro, la Madonna invita i savonesi a impegnarsi in digiuni e preghiere e a praticare la disciplina del Venerdì Santo, rito penitenziale che a Savona inizia già alla fine del Duecento, nel solco della tradizione medievale delle pubbliche flagellazioni penitenziali (la disciplina), accompagnate da processioni e canti (le laudi, che hanno in Jacopone da Todi uno dei principali ispiratori duecenteschi).

Ovunque, esse sono le prime manifestazioni di gruppi di disciplinanti e la prima forma di aggregazione laicale organizzata dalla Chiesa. In segno di umiltà e di anonimato, i penitenti indossano un saio in tela bianca con cappuccio calato in testa.

Le processioni si arricchiscono nel tempo di significati che coincidono con i momenti forti della liturgia: la Settimana Santa, le feste dedicate ai santi protettori delle singole Corporazioni medievali, l’Assunta. Il Venerdì Santo si evidenzia presto sulle altre occasioni liturgiche.

Organizzate dalla Confraternite, le processioni sono soggette ad alleanze, amicizie o inimicizie locali, si svolgono quindi in giorni e ore diverse: si porta il Crocifisso e la Reliquia della Santa Croce, si pratica la flagellazione e si rappresenta, come in uno spettacolo teatrale, la Passione di Gesù.
Dopo un momento di crisi, nel Quattrocento si regista una ripresa delle celebrazioni, grazie alle spinte riformatrici di grandi predicatori che suscitano nuovi sentimenti e moti penitenziali.

La vittoria di Genova, con l’assoggettamento di Savona e la conseguente distruzione del Priamàr e di chiese e oratori, porta un impoverimento delle tradizioni religiose e processionali. Le Confraternite, prima in numero di dieci, si riducono in questo periodo alle attuali sei.

L’apparizione della Madonna di Misericordia è un grande impulso alla spiritualità e alle sue  manifestazioni pubbliche, che si rinvigoriscono.

Il Seicento è un secolo di crisi e cambiamento, dovuto anche alla mancanza di autonomia di Savona e come conseguenza del Concilio di Trento, che riforma i riti cattolici dopo lo scisma protestante di Lutero.

Le Confraternite vengono sottoposte alla giurisdizione dei Vescovi, qualcuno definisce “non decorose” le rappresentazioni sacre. Un editto di Mons. Centurioni (1585) le condanna, Mons. Costa rinnova la proibizione nel 1603. I due atti, con i successivi di Mons. Spinola (1631) e di Mons. Durazzo (1699), insieme al gusto artistico spagnoleggiante dell’epoca, portano all’adozione di gruppi lignei che rappresentano i Misteri della Passione. I primi sono quelli dell’Oratorio di S. Caterina (“la Flagellazione” e “Gesù cade sotto la Croce”), giunti a Savona nel 1623 grazie al nobile savonese Francesco Rocca: si tratta di un grandioso avvenimento storico, un cambiamento innovativo per la processione.

In ogni caso, le divisioni persistono, la processione della Settimana Santa è ancora un evento proprio di ogni Confraternita e non un bene comune da condividere. Nel 1751 avvengono tre distinte processioni: il Giovedì Santo i “rossi” della SS. Trinità; il Venerdì Santo tocca ai “turchini” di N.S. di Castello e all’alleanza delle Confraternite in cappa bianca.

In quello stesso anno muore San Leonardo da Porto Maurizio (1676 – 1751), il cosiddetto “inventore” della Via Crucis, la sua eredità lascerà un segno profondo in Liguria. Al riguardo, cfr. Trucioli Anno XII Numero 15 del 30 novembre 2023:

https://trucioli.it/2023/11/30/san-leonardo-da-porto-maurizio-a-lui-si-deve-la-pratica-della-moderna-via-crucis-ma-utilizzava-i-pacieri-per-invitare-alle-prediche-persone-note-per-pubbliche-inimicizie-e-discordie-denunciava/

Entriamo nel vivo della processione, è tempo di descriverla. I Confratelli portano a spalla, per gli angusti vicoli cittadini, i pesanti gruppi raffiguranti la Passione (le “casse”), cantando litanie e salmi. L’arrivo delle due casse provocherà una gara tra le diverse Confraternite, ognuna di esse commissiona a valenti scultori gruppi lignei sullo stile di quelli già introdotti: vengono ingaggiati i genovesi Torre e Maragliano, a cui si ispireranno i savonesi Martinengo, Murialdo e Brilla.
Agli inizi dell’Ottocento la bufera napoleonica antireligiosa prescrive regole sia per quanto riguarda l’ordine pubblico sia l’aspetto religioso. Le autorità municipali, per ragioni di sicurezza, non autorizzano processioni nella stessa sera e stabiliscono una scorta di “cento uomini di truppa”.
Il Vescovo, Mons. Maggioli, chiede “divozione, compostezza e raccoglimento d’animo”e fissa il 14 aprile 1810 l’ordine delle Casse: “secondo la storia evangelica senza distinzione di Confraternite”. Stabilisce l’orario di raggruppamento presso la Cattedrale (ore 22), l’avvio della processione (ore 23), il percorso, le soste, l’accompagnamento musicale (banda all’inizio con la Croce di Passione e musica davanti alla Reliquia della s. Croce), la responsabilità del Priore della Confraternita cui spetta il turno di “Oratorio Superiore Generale”. Nasce, così, il Priorato Generale delle Confraternite.
La responsabilità e le spese di organizzazione della processione cambiano di anno in anno, passano da una Confraternita all’altra, secondo una turnazione che prevede l’onore di aprire la sfilata con la propria Croce di Passione (una croce come quella del Golgota sulla quale sono rappresentati i simboli della Passione) e chiudere con la propria Reliquia della Santa Croce sotto Baldacchino preceduta da sacerdoti e chierici”, una tradizione mantenuta sino a oggi.

Il decreto vescovile del 13 maggio 1813, che ne diventa regolamento dal 26 marzo 1814, precisa l’elenco delle “casse” portate: “Adamo ed Eva, Orazione nell’orto, Gesù alla colonna, Flagellazione, Incoronazione di spine, Ecce Homo, Cristo cade sotto la Croce, Cristo spirante, Cristo morto, Deposizione dalla Croce, Deposizione nel sepolcro, Madonna Addolorata, Santa Croce”.
Nel 1819 viene fissato l’orario di uscita alle cinque del pomeriggio. Nel 1823 il Vescovo, Mons. Airenti, al fine di ottenere un accordo tra le Confraternite, chiede a Papa Pio VII (ben disposto verso il Santuario savonese, da lui visitato durante la “cattività”) una indulgenza per i Confratelli che fanno la Processione nel Venerdì Santo. Nel 1830 gravi episodi di contestazione contro il Re Carlo Felice fanno disporre al Comandante della Provincia il divieto ai confratelli di coprirsi il volto col cappuccio: da allora i Confratelli lo indossano ancora, ma legato all’indietro, in ricordo dell’antico significato dell’anonimato. A causa del persistere delle divisioni, il savonese Mons. De Mari, Vescovo dal 1833 al 1840, si impegna per ottenere l’adesione al Priorato Generale anche dei Confratelli della SS. Trinità, rimasti fuori. Il 28 febbraio 1856 il Vescovo Mons. Riccardi emana l’ennesimo Regolamento che riprende e rafforza quanto stabilito dai predecessori. I Confratelli seguono le raccomandazioni e da questo momento la processione rimane come oggi la vediamo.
Dai primi del Novecento non svolge più la processione del Giovedì Santo, composta di bambini, a preannunciare quella grande del Venerdì, portatori dei bozzetti delle casse.

Nel 1926 entrano a far parte della sfilata religiosa due casse: l’Annunciazione del Maragliano, fino ad allora portata in processione soltanto nella ricorrenza del 25 marzo, e il Bacio di Giuda, eseguito in quel periodo dal valtellinese Rungaldier. Nel 1978 si introduce la più recente cassa processionale, un Ecce Homo eseguito dalla savonese Renata Cuneo, che sostituisce l’analoga opera settecentesca del Torre, andata distrutta nella seconda guerra mondiale.
Nell’accompagnamento musicale rimangono immutati i mottetti “Iesu”, “Saevo dolorum turbine”, “Crucem Tuam”, composti e musicati dai savonesi Forzano, De Oberti e Mariani, eseguibili soltanto nella processione del Venerdì Santo.
L’illuminazione dei gruppi, da candele e ceri, passa a impianti elettrici costituiti da batterie e faretti che, seppure meno suggestivi, rafforzano la scena, con giochi di luci e ombre.

Una tradizione secolare radicata nel cuore dei savonesi, mai venuta meno, si propone con invariato senso religioso e a cadenza biennale, negli anni pari, con partenza dalla Cattedrale. Il nuovo appuntamento è fissato, quindi, per venerdì 3 aprile 2026, come previsto dal comunicato stampa della Diocesi di Savona – Noli del 9 ottobre 2025: https://chiesasavona.it/savona-la-processione-del-venerdi-santo-si-terra-nel-2026/

L’insieme della manifestazione è stato esplicitato dalla Diocesi, lo scorso 13 marzo, con dettaglio di luoghi, orari, “portatori” e partecipanti:

https://chiesasavona.it/savona-la-processione-del-venerdi-santo-si-terra-nel-2026/

Ezio Marinoni


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