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Politica in crisi: nel Cuneese inflazione di movimenti civici. Ma in “Granda” Forza Italia ha 2500 tesserati, seconda dopo Torino. Le mosse di Cirio e Costa


Si apre la stagione dei congressi per Azione e Forza Italia, mentre il Patto Civico prova a strutturarsi dai ‘lacci’.

Era il 2017, l’on. Alberto Cirio in visita a Borghetto S. Spirito. Il sindaco Canpena, assessori e consiglieri della maggioranza e il consigliere regionale Vaccarezza

Il partito di Calenda – dopo l’abbandono di Enrico Costa- in Piemonte svolta verso il centro-sinistra. I forzisti, in attesa delle mosse di Alberto Cirio, cercano un nuovo segretario piemontese al posto di Zangrillo. I pattisti di Robaldo, dopo quasi un anno di rodaggio, si danno uno statuto e una dirigenza in vista delle provinciali dopo la pausa natalizia, la politica si rimette in movimento.

Il primo appuntamento è quello di Azione che sabato 24 gennaio ha programmato i congressi cittadini a Cuneo (al mattino) e ad Alba (nel pomeriggio).

Il partito di Carlo Calenda, dopo l’abbandono di Enrico Costa tornato in Forza Italia, sta cercando sponde a sinistra a partire dal capoluogo.

Se in passato, con Costa, era marcato lo strabismo di Azione verso il centrodestra, adesso – non fosse altro per dissociarsi dal corso precedente e  ritagliarsi uno spazio che a destra non c’è più – con Giacomo Prandi ha fatto inversione di rotta. Parliamo ovviamente di numeri esigui, tutti da verificare alla prova delle urne.

Va comunque dato atto ai calendiani della Granda di essere animati da buona volontà e di avere spiccato il senso della comunicazione.

Di ben altro tenore la partita in corso in Forza Italia dove il segretario regionale piemontese e attuale ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo sembra aver imboccato il viale del tramonto.

Abbandonato dall’ex senatore albese Marco Perosino, che ha cambiato non solo ministro ma anche partito passando armi e bagagli a Fratelli d’Italia, Zangrillo sarebbe stato scaricato anche da Alberto Cirio e dal suo braccio destro Franco Graglia, coordinatore provinciale del partito.

Non è probabilmente un caso che nella foto di gruppo, scattata in occasione della cena di Natale, fosse presente il parlamentare Roberto Rosso, che viene indicato come possibile futuro segretario regionale, e non Zangrillo.

In Granda gli azzurri, grazie al frenetico attivismo di Graglia, contano circa 2500 tesserati, cifre che la pongono come seconda provincia dopo Torino per numero di iscritti in Piemonte.

Tra i big liguri di Forza Italia e non solo, alla cena natalizia, a Rapallo, c’è anche Alberto Cirio presidente della Regione Piemonte

Tutti attendono le mosse di Cirio per capire se tenterà la scalata al partito e sapere se alle politiche del 2027 sarà candidato al Parlamento, lasciando la guida della Regione con due anni di anticipo rispetto alla scadenza della legislatura. Cirio torinese, 54 anni, dal 24 febbraio 2024 vicesegretario di Forza Italia. È stato consigliere comunale e vicesindaco di Alba, consigliere ed assessore regionale del Piemonte ed europarlamentare dal 1º luglio 2014 al 1º luglio 2019 per Forza Italia. Il partito sta andando incontro ad una mutazione genetica e ad un ricambio generazionale tutti ancora da interpretare, nonostante la proprietà del simbolo e i finanziamenti al partito restino in capo della famiglia Berlusconi.

Ma nel Cuneese – dove si sta registrando da qualche tempo a questa parte un’inflazione di movimenti civici – un’iniziativa interessa proprio il maggiore di questi. Sabato 7 febbraio (probabilmente a Cuneo), dopo un anno di rodaggio, il Patto Civico si doterà di uno statuto strutturandosi come associazione politico-culturale. Sorto nel marzo dello scorso anno, il Patto si appresta ad affrontare l’importante sfida delle provinciali in autunno, quando – salvo diverse disposizioni ad oggi comunque non previste – ci sarà il rinnovo del Consiglio provinciale unitamente all’elezione del nuovo presidente.

Circolano voci di una possibile lista unitaria per quanto riguarda il Consiglio, mentre al momento non si prospettano altre candidature per la presidenza se non quella dell’uscente Luca Robaldo. Per arrivare preparati all’appuntamento i pattisti devono dotarsi di una dirigenza provinciale che possa andare a trattare con amministratori locali e forze politiche, sia per predisporre la lista che, ancor più, per la presidenza, non potendo farlo Robaldo perché parte in causa.(Giampaolo Testa)

2/Articolo de IL FOGLIO del 19 gennaio 2024  di Marianna Rizzini/

Chi è Enrico Costa, l’uomo che sta facendo impazzire i ‘manettari’

L’on.Enrico Costa, cuneese di Mondovì, ha lasciato Azione di Calenda per tornare in Forza Italia. Porta la sua firma la ‘legge bavaglio’ per i giornalisti. Ripete che “la stampa deve essere libera, ma l’editore che vende migliaia di copie in più con i cosiddetti processi mediatici non è giusto che non debba rispondere, se con quella pubblicazione viene infangata la reputazione di una persona innocente fino a prova contraria”. Non c’è battaglia garantista o iper-garantista che non porti il suo nome. E Berlusconi era ‘perseguitato dalle toghe rosse’. Eppure è stato anche assolto molte volte.

Piemontese, tennista, ex ministro, ex viceministro, parlamentare con FI e Pdl, e ora con Azione. Il leitmotiv dell’innocente “macchiato per sempre”, per cui Costa è bersaglio o eroe a seconda di chi guarda.

Lo disapprovano in molti, e altrettanti lo considerano un eroe. Ma i due opposti atteggiamenti non si distribuiscono equamente da un lato e dall’altro lungo l’arco politico. Può capitare infatti, e capita spesso, che Enrico Costa – deputato di Azione, ora ex, già ministro per gli Affari Regionali nei governi Renzi e Gentiloni, già viceministro della Giustizia con Andrea Orlando, già parlamentare per Forza Italia e Pdl, e il ‘padre’ della “legge-bavaglio”, soprannome del suo emendamento sul divieto di pubblicazione letterale delle ordinanze cautelari – assuma le sembianze del bersaglio o del santo in modo trasversale nel centrodestra e nel centrosinistra.

Ma chi glielo fa fare, Costa? è la domanda che scappa spontanea a chi gli chieda conto dell’incessante lavorìo, sotto diversi governi, su processi mediatici, intercettazioni, prescrizione, separazione delle carriere, carcerazione preventiva. E insomma non c’è battaglia garantista o iper-garantista che non porti il suo nome: Costa è stato ed è firmatario di leggi, autore di lettere, manifestante, uomo di raccordo tra destra e sinistra sui temi suddetti, motivo per cui ieri, quando è stato visto parlare in Transatlantico con l’altro uomo del giorno (per altri motivi, vedi sparo di Capodanno), e cioè con il sottosegretario alla Giustizia meloniano Andrea Delmastro, più di un deputato d’opposizione, sul lato Pd e M5s, ha commentato con parole riassumibili su per giù con un “ti pareva”.

Chi glielo fa fare, dunque, a Costa, piemontese di Mondovì, avvocato, figlio d’arte (di Raffaele Costa, liberale ed ex ministro della Sanità), di buttarsi sempre a capofitto nelle più impopolari guerre d’opinione e di Parlamento, quelle appunto a tema giudiziario? Perché non c’è soltanto l’emendamento anche detto legge-bavaglio, e il collaterale scontro tra Costa e il resto del mondo mediatico (più o meno, fatta eccezione per qualche foglio garantista).

C’è stata anche, prima, la stagione in cui Costa era inviso ai popoli viola e alle folle dei post-it gialli per aver combattuto a fianco dei berlusconiani alcune battaglie-icona sulla giustizia, nonché per essere stato relatore del “lodo Alfano”, la legge, poi bocciata dalla Consulta, che prevedeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. “Chi me lo fa fare? Il mio filo conduttore, lo chiamo così”, dice Costa, “è la ragione per cui non faccio fatica a svolgere questo ruolo, spesso anche in solitaria, visto che in politica ci sono momenti in cui devi guardarti intorno e, se le condizioni ci sono, agire subito. Ecco, il filo conduttore da cui tutto discende è questo: lo stato deve sì chiamare chi compie un reato a risponderne, ma ha il dovere, quando qualcuno esce poi innocente da un processo, di fare sì che questa persona si ritrovi nelle stesse condizioni che aveva prima di essere accusata. Per  questo ho proposto, quando ministro della Giustizia era Alfonso Bonafede, una legge per il rimborso delle spese legali agli imputati assolti. E in questo solco vanno le mie azioni per il diritto all’oblio per gli assolti e per la deindicizzazione del nome degli assolti sui motori di ricerca, per evitare che un innocente venga marchiato a vita da indagini finite nel nulla”.

Quando era solo un avvocato, con alle spalle una laurea all’Università di Torino, Costa aveva sviluppato una grande passione per la giallistica, pari quasi a quella per il tennis (“quella per il tennis poi l’ho passata a mio figlio di dieci anni”), dice il deputato. Nella sua settimana divisa tra Roma e Cuneo c’è sempre infatti il momento-tennis, quando accompagna il bambino a lezione. Quando leggeva gialli, però, Costa non era interessato tanto al colpevole quanto al processo di costruzione delle prove, prove vere, “non quelle considerate tali nei processi sommari sui giornali”, dice, “magari poi smontate, solo che quando vengono smontate non interessano più. L’innocente scagionato non fa titolo”.

In nome dell’innocente scagionato Costa è ripartito, sotto il governo Meloni, da deputato calendiano, con la “missione” che va sotto il nome di: “Difesa nel processo e non sui media. Mi stupiscono le tesi di quelli che dicono che pubblicare testualmente le ordinanze cautelari è un atto di difesa della persona. Mai visto un accusato che vuole vedere il proprio nome spiattellato sui giornali prima dell’udienza preliminare”. Da lì, e attorno a questo, il resto: l’impegno indefesso di Costa contro chi “colpisce con la clava giudiziaria l’avversario politico”, contro “i giornalisti che si sentono tribunale”, contro “il sindacato del servizio di informazione pubblica che aveva le pile scariche e ha fatto del mio emendamento un caricabatterie”, e contro chi “si è incaponito sull’abuso d’ufficio, che non a caso gli amministratori locali di ogni colore vogliono veder cancellato”.

Ma, in pratica, che cosa fa Costa per portare avanti le sue idee? L’ex ministro si descrive come uno che, “dopo lunga gavetta, e dopo aver osservato per anni il mio maestro Gaetano Pecorella, gli emendamenti almeno li sa scrivere. C’è gente che non sa neanche leggerli”. “Non si può soltanto, quando si è all’opposizione, presentare emendamenti soppressivi”, dice Costa – che dall’opposizione si è visto approvare dalla maggioranza una risoluzione a firma Azione, Iv e + Europa, dopo le comunicazioni del Guardasigilli Carlo Nordio sullo stato della giustizia.

Devi portare la maggioranza a dirti sì o no”, dice, “a questo servono gli emendamenti propositivi, e magari riescono a fare breccia”. Intanto, sull’emendamento chiamato “legge bavaglio” è intervenuto, su IL FOGLIO, in posizione intermedia tra i detrattori e gli estimatori, l’ex magistrato Guido Salvini.

L’emendamento Costa non è un bavaglio, ma è difficile che funzioni”, ha scritto Salvini, considerando male minore la possibilità di pubblicare le ordinanze, come da riforma Orlando, per non fare “figli e figliastri” tra i cronisti giudiziari. “Io credo che il problema più grande non sia quello del sottobosco in cui alcuni hanno i testi delle ordinanze e altri no, ma quello della violazione del segreto istruttorio”, dice Costa: “Quando viene violato, spesso a indagare è la stessa procura nel cui alveo si è verificata la violazione. Io vorrei insomma che il processo restasse nel perimetro del processo. In questo solco vanno le battaglie sulla prescrizione e sulla separazione delle carriere: deve essere chiaro, plasticamente chiaro, che il pm ha un ruolo diverso da quello del giudice, un ruolo di ‘avvocato dell’accusa’, per così dire, e questo non sempre è evidente per l’opinione pubblica. Bisogna sciogliere l’equivoco, mettere dei paletti, evitare che venga colpita una persona prima del processo, senza possibilità di scampo e senza riabilitazione successiva. Ripeto: è come se l’accusato poi dichiarato innocente non interessasse a nessuno. E allora dico: vogliamo valutare l’operato dei magistrati? Bene, si valuti anche l’esito finale: se, dopo le indagini, e in diversi casi, gli accusati da un certo pm vengono sistematicamente assolti, beh, qualche domanda su quel pm me la farei”.

Sono questi gli argomenti per cui Costa può vedersi contrastato, per esempio, da uno sciopero dell’Anm. “Adesso lo sciopero contro me lo fanno i giornalisti”.C’è chi gli ha chiesto perché voglia anche l’inasprimento delle sanzioni per chi pubblica le ordinanze: “Io dico che la stampa deve essere libera, ma l’editore che vende migliaia di copie in più con i cosiddetti processi mediatici non è giusto che non debba rispondere, se con quella pubblicazione viene infangata la reputazione di una persona innocente fino a prova contraria”.


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