“Alla base della costituzione del Parco è il problema umano. Le comunità direttamente interessate dovranno essere le protagoniste del loro sviluppo economico e dovranno identificare nei parchi e nelle loro benefiche conseguenze il mezzo primario della loro elevazione socio-economica.”
di Sandro Oddo



Così scriveva cinquant’anni fa il dottor Enzo Bernardini, affermato scrittore e soprattutto amante delle bellezze naturali ed artistiche dell’entroterra ligure. Il parco, anzi i parchi sono arrivati. Sono stati istituiti il Parco naturale delle Alpi Marittime, quello del Marguareis e, in ultimo, il Parco naturale regionale delle Alpi Liguri.
Si credeva fosse l’inizio di un reale benessere per le vallate ed i paesi interessati. Non è stato così. Tacendo della “strana” segnaletica posta in diverse parti del territorio, si sono compiute scelte che non hanno arrecato alcun reale beneficio.
Quale autentico triorese, non sono riuscito a capire come mai il Comune di Triora, che nel Parco ha una superficie del 36 per cento, non abbia avuto alcun rappresentante nel consiglio direttivo, mentre quale presidente è stato scelto, in base non so a quali criteri, un cittadino di Pieve di Teco, paese non compreso nel territorio tutelato.
Non entro assolutamente nel merito delle scelte, ma a presiedere deve essere quanto meno il sindaco di uno dei comuni interessati, come previsto all’atto di costituzione del Parco, poi purtroppo modificato per motivi puramente politici.
Gli abitanti dell’entroterra si aspettano reali benefici, non solo promesse. Non si è ancora capito che obiettivo primario deve essere la sistemazione delle strade di collegamento fra i vari paesi. Ricordo con piacere e nostalgia quando il ministro dell’interno Paolo Emilio Taviani venne nel 1967 a visitare le diverse vallate. Aveva voluto fare un sopralluogo anche nelle frazioni di Triora più lontane dal centro, come Verdeggia e Realdo. Aveva ribadito la necessità che Triora fosse collegata con la sua lontana frazione Monesi di Triora, allora considerata la “piccola Svizzera delle Alpi Marittime”. I suoi auspici – e soprattutto i concreti aiuti – si trasformarono in realtà e tre anni dopo, con la strada provinciale da Triora al Passo della Guardia, in poco più di un’ora si poteva raggiungere Monesi, sia per compiere i doveri istituzionali che per un rilancio turistico, che fu veramente importante.
Pareva che fosse l’inizio di un reale benessere, invece per molti motivi, comprese le perturbazioni atmosferiche, a poco a poco la rotabile è stata praticamente abbandonata. Il Comune di Triora ha effettuato alcuni importanti interventi, grazie ai quali con cautela si può giungere al Passo della Guardia. Da questa località in poi possono transitare soltanto fuoristrada, quod o mountainbike. Stessi problemi si riscontrano nella strada che dal colle della Melosa giunge al Passo della Guardia.
Si dedica la massima attenzione ai sentieri e alle escursioni alpinistiche, senza considerare che per poterli praticare si deve transitare lungo strade disagevoli e disastrate. Durante le riprese delle tappe montane del giro d’Italia si osservano strade perfette, ben tenute e molto spesso asfaltate. Perché da noi non dovrebbe essere così?
Il Parco- diceva l’amico Bernardini – deve essere “a misura d’uomo”.
Sandro Oddo

COMMENTO E RIFLESSIONI/ TRUCIOLI.IT da 15 anni richiama la classe politica regionale, senatori e deputati eletti in Liguria, a destra e a sinistra, i presidenti di Provincia che le vallate del ponente sono state ‘bombardate’ da promesse di rilancio economico e sociale’. I dati statistici inoppugnabili, la realtà quotidiana, dimostrano che solo attraverso una ”legge speciale per stato di crisi ultra decennale” si può sperare nella ‘resurrezione’. La china verso il declino, la china verso il baratro dura dai primi anni duemila. Le prime ignorate avvisaglie già nella seconda metà degli anni ’90.
Dalla crisi non si esce con un sistema di tassazione nazionale, regionale e provinciale, comunale, che non fa differenza rispetto alle aree costiere caratterizzate dal costante boom immobiliare, industria delle seconde case soprattutto. Aree costiere che tra l’altro continuano a beneficiare di contributi, anche a fondo perso, da parte dello Stato e della Regione. Inoltre leggiamo di ‘stato di crisi industriale e occupazionale’ per ‘aree interne’ che beneficiano di robusti (spesso senza risultati concreti) finanziamenti pubblici.
Dalla crisi non si esce senza creare le condizioni affinché siano agevolati (altro che contributi fino a 5 mila euro per l’apertura di negozi, bar, attività artigianali e turistiche) insediamenti produttivi capaci di creare a lungo termine posti di lavoro e volano turistico. Dalla crisi non si esce finché il sistema bancario non si fa carico di favorire investimenti strategici, finanziando, ad esempio, l‘ammodernamento dell’intera rete stradale che risale a due, tre secoli fa.
Dalla crisi non si esce senza se chi produce, chi investe, chi ha attività turistiche, commerciali, artigianali, deve far fronte allo stesso sistema fiscale e previdenziale delle aree sviluppate.
Dalla crisi non si esce finché la classe politica che si alterna al potere (per alcuni esponenti è diventato un’assicurazione a vita) non smetterà di illudere chi resiste nella vallate e sui monti, ammettendo che le cure e la terapia messa in atto non danno risultati certi e propedeutici alla ripresa strategica dello sviluppo e dell’antidoto allo spopolamento, all’abbandono e al crollo del valore immobiliare.
Sono mesi che a causa delle guerra, dei guerrafondai Trump, Netanyhau, e della potente industria mondiale delle armi, si discute del ‘caro carburanti’. Chi vive nell’entroterra, il salasso gasolio e super pesa da anni, soprattutto per chi deve spostarsi per lavoro. I telegiornali, i quotidiani, nell’ultima settimana, allarmano che sulle autostrade il ‘Diesel’ raggiungeva 2.20€ al litro. Peccato che non abbia voce, anche in questo caso, l’entroterra e i suoi utenti della strada. Domenica, alle rare pompe, si poteva leggere 2.259. Un divario che non è un’eccezione, la regola. Non se ne parla.
Un esempio da ‘prova del nove’. Monesi di Triora e Monesi di Mendatica, ieri e oggi. Sono trascorsi decenni e quali risultati reali se non, per bene che vada, a ‘piccoli passi’. Nessuno può disconoscere le buone intenzioni, gli investimenti nella ‘rigenerazione’, milionari, proprio dell’imperiese. Marco Scajola, assessore di punta in Regione: “Dal 2021 ad oggi sono stati finanziati per l’imperiese 76 interventi per oltre 21 milioni di euro, a conferma di una strategia concreta di valorizzazione e sviluppo del territorio. Nella provincia di Savona, dal 2021 a oggi, abbiamo finanziato 50 interventi per 14 milioni di euro, confermando un impegno concreto e continuativo a favore dei territori….investimenti senza precedenti fatti in questi anni nei territori interni.”. I nostri vecchi avrebbero chiesto: cosa hanno fruttato? Aggiungiamo: siamo alla trasformazione e rilancio sistemico? Non è così, non si nasconda che i rimedi finora sono gocce nel mare.
L’articolo di Sandro Oddo, cittadino che non può esibire onorificenze al merito o esibizionismi sul palco, sul web, non è contro qualcuno. Non muove critiche sterili e fantasiose. Non parla di ‘sesso degli angeli’ ma dell’esistenza vissuta. Un ‘testamento spirituale’ che rappresenta l’ultimo e più autentico insegnamento. Scrive e cita situazioni inoppugnabili. Non sale in cattedra. Non ha interessi venali o di partito da difendere. Ama e difende le memorie del paese natale con i fatti, con le forze di cui dispone. Ci ricorda la sorte delle nostre vallate. La encomiabile resilienza che dovrebbe far riflettere, senza paraocchi. Non già per soffiare nell’odio e nelle divisioni. Ci ricorda senza fronzoli le mete socio economiche di un non lontano passato. Le condizioni degli stessi paesi ai nostri giorni. I valori che ci sono stati tramandati. Le tradizioni al bene comune. Cosa resta per le generazioni future. (Luciano Corrado)
PS. Non è uno scherzo di carnevale o un pesce d’aprile per l’entroterra montano. E’ un comunicato ufficiale della Regione, del presidente Bucci e dell’assessore Imperiese Lombardi: “TURISMO, IN LIGURIA È ESTATE TUTTO L’ANNO. BUCCI E LOMBARDI: “TERRITORIO E STRATEGIA FANNO LA DIFFERENZA”. E la ciliegina: “abbiamo investito nella rete dei cammini e delle ciclovie costruendo un’offerta che collega il mare con l’entroterra permettendo un vero rilancio economico, grazie anche al nostro incomparabile clima, di vivere la Liguria e il suo entroterra per 12 mesi all’anno”. Chissà quale sindaco dei nostri piccoli borghi avrà avuto e trasmesso alla Regione il sogno di una notte trasformato in realtà.
