Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Io turista e scrittore. Il fascino di Savona. Un premio letterario per racconti inediti. Due notti nel convento dei Cappuccini. Un clima e un’esperienza inusuali


Savona,  sabato 10 ottobre 2026, al convento dei Cappuccini, a ritirare un premio letterario per racconti inediti.

di Ezio Marinoni

Savona. Le torri di sera. (Foto di Ezio Marinoni)

Savona non è soltanto un luogo di passaggio. Per lungo tempo la città ligure  è stata considerata una tappa o un punto di transito: inizio o fine di una tratta autostradale; punto di imbarco o di sbarco per una crociera; stazione di scambio fra più linee ferroviarie.

Il suo orgoglio e la sua voglia di indipendenza hanno fatto sì che essa abbia resistito alla soffocante occupazione genovese del Cinquecento e che l’apparente somiglianza con Torino (vuoi per i portici in stile sabaudo, vuoi per una parte del suo impianto urbanistico) non ne abbia scalfito l’impronta storica più autentica.

Targa Servettaz e Basevi. (Foto di Ezio Marinoni)

Appena arrivato da Torino, parcheggio l’auto in un piazzale quasi attiguo al Priamàr. Una breve passeggiata per sgranchire le gambe mi conduce al grande giardino sorto sull’area dove, fino al 1960, le maestranze lavoravano alla storica fabbrica Servettaz e Basevi. Una targa ricorda questa storia e quattro operai caduti sotto il nazifascismo: Baldo Lorenzo – Mantero Francesco – Petronici Arnaldo – Rabagliati Giovanni – Rossi Giuseppe.

La giornata è ancora calda e invita a camminare, andando alla scoperta di una città che fa di tutto per rimanere celata, quasi pudica della sua bellezza.

Attraverso un binario ferroviario che sbocca in una cancellata chiusa sotto la fortezza, al quale sono tolte anche le artigianali sbarra del passaggio a livello, e incontro il Tempietto Boselli, recintato. Uo uomo, più o meno mio coetaneo, si ferma mentre lo sto osservando e mi racconta che esso era parte del giardino del palazzo che fa angolo con corso Mazzini, prima della apertura della linea, facente parte del giardino della casa liberty con la facciata stondata, oggi frequentata per la gelateria che occupa il piano terra.

Il chiostro dei Cappuccini (foto Ezio Marinoni) a Savona 

I suoi caruggi savonesi li descrive molto bene lo scrittore Giuseppe Cava, in Vecchia Savona, alle pagine 57 e 58: « C’è chi li disprezza e vorrebbe vederli scomparire – per dar luogo a nuove vie ampie e spaziose – definendoli colture di bacilli del tifo e della tubercolosi, sentine putrescenti di miasmi pestiferi. Altri, più miti, li chiamano anacronismi edilizi indegni di sussistere. (…)

I caruggi» oltre le storiche età che testimoniano con la loro architettura disuguale, stramba, posseggono una bellezza intima e un fascino particolare. Coreograficamente sono più belli e più attraenti delle larghe e parallele vie moderne. Mancano di spazio, ma sono maggiormente variati. Impossibile trovare nel loro sinuoso percorso la stucchevole nota dell’uniformità che opprime come una cappa di piombo. Io li percorro sempre con un artistico godimento che si rinnova ogni volta, e v’ho incontrato spesso dei turisti con l’obbiettivo puntato. In certe ore del giorno sono assonnati e deserti come le viuzze di una città orientale. »

Ed è proprio così, ancora oggi. Percorrerli con calma permette di scoprire l’anima della città e i profumi e i sapore che qualche locale regala ancora.

Vino e Farinata. (Foto di Ezio Marinoni)

Un pranzo da “Vino e Farinata”, locale nato nel 1856, che ha conservato i caratteri della autenticità, con il perlinato in legno scuro fino a un metro e mezzo d’altezza e le alte pareti bianche che slanciano il locale verso l’alto in una armoniosa fuga geometrica.

Una merenda alla “Casa della Panizza”, in vico dei Crema 14R, seduto su una seggiolina nell’unica vano piastrellato, con la cucina a vista in presa diretta, viene condita dal racconto della storia storia personale del titolare, con le sue origini irpine e una vita avventurosa. E l’uomo, che ha sposato una savonese Poggi, sostiene essere il locale più antico di Savona ancora in esercizio.

La sera, poi, quegli stessi vicoli si ammantano di un’aura fascinosa e misteriosa.

Tempietto Boselli (Foto di Ezio Marinoni)

Non è un caso che due istituzioni culturali, che hanno entrambe grandi meriti per la memoria savonese, debbano esser ricercate fra torri e cunicoli: la “Campanassa” ha sede nella Torre del Brandale e la Società Savonese di Storia si trova in via Pia, un angusto vicolo dove il sole fatica ad arrivare, come in una canzone di Fabrizio De André. La raccolta Piazza della Maddalena, si apre sull’incrocio di quattro vie; da qui si accede al vicolo dove ha sede la Società Savonese ed è un cuore pulsante di vita, le cui prospettive irregolari suggeriscono strade e storie medioevali, lo scorrere delle persone e un vociare animato di vita di fronte alle botteghe.

Un aperitivo al caffè “Due Merli”, bel nome che occhieggia all’antico, un bancone aperto su strada e i tavolini in piazza, mi permette di ammirare la statua posizionata in angolo, una Madonna che guarda e benedice tutti nel suo silenzio del colloquio con Dio.

Detto per inciso, domani pomeriggio ritirerò un premio letterario al convento dei Cappuccini: mi è sembrato giusto chiedere ospitalità ai frati per dormire due notti in un clima inusuale, che permetta alla mente di liberarsi da ogni gravame.

Si è fatta sera. La salita al convento è più incerta, per la strada che sale a tornanti, le ombre hanno il potere di confondere gli occhi quanto la mente. Una croce segnala che sono quasi arrivata, da essa si stacca l’antico viale pedonale in forte ascesa, che un tempo era l’unico modo per raggiungere il luogo sacro.

Anche questo luogo è stato raccontato da Giuseppe Cava (pagine 10 – 12 di Vecchia Savona).

« Dopo tanti anni sono risalito ai Cappuccini, 76 metri circa sul livello del mare non sono l’Imalaia; pure una fatica dura e improba per i miei mezzi di locomozione. M’ha agevolato l’autobus di servizio alla Villetta. Ne ho avuto un compenso immenso di bellezza e di commozione. Un rapimento estatico, che di sullo stretto sacrato della chiesetta del convento, mi ha penetrato l’animo con l’incanto dello sconfinato spazio di cielo, di mare e di monti di cui i miei occhi si beavano avidamente insazi. (…)

Vista di là la città, di cui andiamo orgogliosi, sembra un grigio agglomerato di tetti accavallati, simili a un’ondata di lava rappresa e ancor fumigante dai mille comignoli ai piedi del colle. Una delusione, un formicaio in perpetua peregrinazione da una tana all’altra. (…)

Un tempo per raggiungere la cima del colle, dopo l’erta faticosa della Tagliata (ora con appropriato pensiero denominata Via Monte Grappa) si procedeva per strade incassate fra i muri di cinta dei giardini e degli orti. Oggi le case si sono arrampicate sino ai piedi della Croce, di dove comincia la breve salita alberata, che conduce al convento. »

La notte è silenzio e pace, una dimensione utile e importante in questo momento di guerre e tensioni planetarie.

Il risveglio del sabato è dato dalla campana che annuncia la Messa, con sette rintocchi.

Socchiudo un’anta alla finestrella che guarda verso la città e il porto, con il giardino al di sotto che esplode ancora col suo verde lussureggiante. Sul comodino un foglietto elenca gli orari dei cappuccini, un discreto invito a unirsi a loro nelle attività liturgiche. La loro giornata inizia alle 6.30 con l’Ufficio delle Letture, cui segue la Messa delle 7 con meditazione, poi le Lodi mattutine alle 7.30.

Scendo per la piccola colazione nel refettorio, lungo locale spartito da tavoloni in legno chiaro; agli estremi, sui lati corti, due opere pittoriche invitano al raccoglimento; una terza è nel locale attiguo, dietro il dispensatore dell’acqua. La presenza di opere di Flaminio Allegrini nel convento è la prova tangibile del suo legame con la Città di Savona.

Nel pomeriggio, alle 15.30, inizia la premiazione del V Concorso Letterario Benabe – Cuore a cuore, in memoria di Padre Umberto Vallarino, di cui ricorreranno cento anni dalla nascita nel 2027. La sapiente e diligente selezione delle opere, regia e organizzazione sono state svolte con magistrale bravura, come nelle edizioni precedenti, da Rita Muscardin. Per il centenario di Padre Vallalrino, sono certo che alla fantasia gioiosa e creativa dei cappuccini qualcosa verrà in mente, per organizzare una degna celebrazione della data.

Non è importante ritirare un premio piuttosto che un menzione speciale, in questo contesto. Il convento è un luogo di accoglienza permanente e i frati sono lieti, e lo dimostrano con i fatti, di ospitare un appuntamento ormai diventato una scadenza fissa per Savona, come dimostra l’arrivo del Sindaco, Carlo Russo, all’inizio della premiazione, che porta il suo sentito e caloroso saluto.

Domenica, il tempo è volato ed è già ora di preparare la partenza. Parecchi premiati hanno dormito qui, il refettorio si popola di persone che parlano di poesie e letteratura, di racconti o endecasillabi. Dopo le proclamazioni e le parole auliche di ieri, qualche frase e tanti pensieri in libertà potrebbero dare il via a un nuovo certame letterario spontaneo e in totale libertà. Anche questo è poesia, anche questo è letteratura, da portarsi a casa come un ricordo bello.

Ezio Marinoni

I binari verso il Primar e un tempo ad uso industriale dell’Italsider Foto Ezio Marinoni)
Vino e Farinata. Quadro vignetta 1528 (Foto di Ezio Marinoni)
Savona Piazza della Maddalena. (Foto di Ezio Marinoni)

 

 


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