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- 6/𝗘̀’ 𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗢 𝗙𝗜𝗡𝗔𝗟𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗟’𝗜𝗡𝗖𝗨𝗕𝗢 𝗗𝗘𝗜 𝗖𝗔𝗚𝗡𝗢𝗟𝗜𝗡𝗜 𝗔𝗖𝗖𝗨𝗠𝗨𝗟𝗔𝗧𝗜 𝗜𝗡 𝗨𝗡𝗔 𝗩𝗜𝗟𝗟𝗘𝗧𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗗𝗘𝗚𝗢: 𝗦𝗖𝗘𝗡𝗗𝗢𝗡𝗢 𝗖𝗢𝗣𝗜𝗢𝗦𝗘 𝗟𝗘 𝗟𝗔𝗖𝗥𝗜𝗠𝗘 𝗗𝗜 𝗖𝗛𝗜 𝗔𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗔𝗩𝗔 𝗗𝗔 𝗔𝗡𝗡𝗜 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘

Oggi a
#Dego, in provincia di
#Savona, è stato finalmente spezzato un incubo.
E no, non siamo al Sud: siamo al Nord Italia, in Liguria.

In un’abitazione vivevano numerosi piccoli cani, molti dei quali di razza, in condizioni igienico-sanitarie precarie. Non venivano sterilizzati, si riproducevano e il loro numero continuava ad aumentare, rendendo sempre più difficile garantire loro cure, igiene e benessere.

E oggi mi ha profondamente commossa vedere Laura piangere.

Perché quelle lacrime erano anche la liberazione da anni di impotenza, paura e pensieri che non ti abbandonano quando sai che degli animali stanno soffrendo e tu non riesci a salvarli.
Ti chiedi continuamente cosa gli succederà. Quando arriverà qualcuno? Quando finirà tutto questo?

Laura, Greta e Rizzi sono cittadini italiani. Eppure oggi il sequestro è arrivato grazie all’intervento di Enrico Rizzi.
Come lui stesso ha spiegato, dalla sua parte c’è un forte potere mediatico che, purtroppo, in situazioni come queste può diventare fondamentale.

Ma c’è un altro aspetto: Rizzi denuncia.
Quando ritiene che ci siano omissioni da parte di chi avrebbe dovuto intervenire, porta la questione nelle sedi competenti.
E questo dobbiamo farlo tutti.
Davanti a un maltrattamento bisogna segnalare, conservare le prove, documentare le comunicazioni e denunciare nelle sedi competenti.
Ma le richieste di aiuto dei cittadini italiani devono essere ascoltate e valutate dalle Autorità.

Oggi sono intervenuti Carabinieri, ASL e personale competente. È stato disposto il sequestro penale degli animali e il loro trasferimento in strutture idonee.
I veterinari avrebbero inoltre accertato la presenza di malattie infettive, disponendo la quarantena.

Tra loro c’era anche un piccolo cane con un probabile problema neurologico, che camminava girando su se stesso.
Vederlo avvicinarsi proprio ai Carabinieri finalmente arrivati per intervenire è stata un’immagine che mi ha commossa.

Ma c’è un’altra immagine che mi ha colpita.
L’uomo, vedendo portare via gli animali, ha reagito, ha preso un cagnolino e lo ha stretto tra le braccia, piangendo.

La mia reazione è stata contrastante: rabbia per ciò che quegli animali hanno subito, ma anche compassione per una persona che evidentemente potrebbe vivere una situazione di forte fragilità.

Attenzione: comprendere una possibile fragilità non significa giustificare il maltrattamento.
Gli animali dovevano essere salvati. E hanno diritto a una vita dignitosa.
In alcune situazioni di accumulo compulsivo di animali può instaurarsi un legame patologico con gli animali stessi e può venire meno la percezione della gravità delle condizioni in cui vengono tenuti.
E quando l’accumulo riguarda esseri viventi, il dramma è enorme.
Gli animali aumentano, si riproducono, si ammalano e, quando diventano troppi, non vengono più curati adeguatamente.

Per questo io il dito lo punto anche sulle istituzioni.

La salute mentale in Italia non può essere affrontata soltanto quando una situazione è già esplosa.
Questa estate abbiamo visto troppi casi di animali torturati, uccisi, abbandonati o tenuti in condizioni terribili.
In alcuni casi possono esserci problematiche psicologiche, sociali o di dipendenza. Ma questo non può diventare una giustificazione per fare del male agli animali.
E quando esiste una reale condizione di disagio psichico, quella persona deve poter essere presa in carico.
Perché lasciare soli gli accumulatori significa rischiare che il problema si ripresenti.
Il sequestro, quindi, non può essere la fine.

Servono supporto, controllo, prevenzione e, quando necessario, un percorso terapeutico, impedendo un nuovo accumulo.
Altrimenti tra qualche anno saremo di nuovo punto e a capo:
altri cani, altre cucciolate, altre sofferenze.
Questa è la lezione di Dego.

I cittadini sono gli occhi della comunità.
I volontari sono gli occhi degli animali.
Ma quegli occhi devono essere ascoltati.

Perché non è giusto che una volontaria debba piangere di sollievo perché, dopo anni, finalmente qualcuno ha visto ciò che lei vedeva ogni giorno.

E quel qualcuno è stato un altro cittadino italiano che ha raccolto quella richiesta di aiuto, ha attivato i soccorsi e contribuito a far arrivare l’intervento delle Autorità.
Questo salvataggio deve diventare anche l’inizio di un percorso di supporto per quell’uomo.

Quei cagnolini, finalmente, possono essere curati.
E presto potranno avere una seconda possibilità, lontano da quell’incubo.

Grazie a tutte le persone e alle Autorità intervenute per salvare finalmente questi angeli.
ARTICOLO DEL SECOLO XIX-

7/Il Nuovo Ospedale Veterinario Pubblico (Muratella) a Roma
- Il cantiere del primo ospedale veterinario pubblico di Roma Capitale è attivo presso l’area del canile della Muratella (Via della Magliana).
- L’investimento del Comune è di circa 6,5 milioni di euro e la fine dei lavori è prevista per la fine del 2026. La struttura disporrà di pronto soccorso h24, sale operatorie e laboratori di analisi, a servizio primario degli animali del comune e, in prospettiva, dei cittadini in difficoltà