Le scelte artistiche della Sovrintendenza privilegiano titoli operistici popolari, con netta prevalenza dell’Ottocento, e il recupero dei balletti “tagliati” a Nervi. Le innovazioni più intriganti nei due omaggi musicali a san Francesco d’Assisi.
di Angelo Magnano

Tanto Ottocento; una sola incursione, pucciniana peraltro, nel Novecento; l’assenza totale del Barocco; il ritorno del musical; il recupero del balletto dopo il sacrificio della rassegna di Nervi; molto Beethoven (per il bicentenario della morte) nel cartellone concertistico. La prima stagione del teatro Carlo Felice di Genova interamente progettata dal Sovrintendente Michele Galli e dal direttore artistico Federico Pupo e racchiusa sotto lo slogan “approdi”, si muove su rotte molto prudenti, limitando la navigazione a porti con banchine affollate. I melomani più esigenti saranno delusi di non trovare titoli di Monteverdi, Haendel, Vivaldi, per non parlare di Wagner, degli autori francesi, e di capisaldi del secolo scorso come Britten, Sostakovich, Prokof’ev, Henze, Berg e via discorrendo. Ma l’urgenza – si può immaginare dopo la soppressione della kermesse estiva – era quella di rimettere in sesto il bilancio: la stagione degli “approdi” non poteva permettersi navigazioni verso mete troppo perigliose.

A cominciare dalle opere in cartellone, tutti i titoli possono assicurare confortanti riempimenti del Carlo Felice. Si parte, dal 16 al 25 ottobre (sei recite), con le sempiterne “Nozze di Figaro”, uno dei vertici assoluti del teatro mozartiano, in un allestimento della Fondazione teatro Regio di Torino con la regia di Emilio Sagi, che vedrà in scena fuoriclasse come Carmela Remigio nei panni della Contessa e Roberto De Candia nel ruolo del Conte sotto la bacchetta di Jordi Bernàcer. Da non trascurare l’esordio del nuovo direttore del coro del Carlo Felice Giulio Magnanini.
Tornerà, dopo diciotto anni di assenza, il capolavoro di Vincenzo Bellini “I Capuleti e i Montecchi”, che aprì la strada alle creazioni della maturità artistica del compositore catanese. La vicenda shakespeariana di Romeo e Giulietta, riletta dal librettista Felice Romani, andrà in scena dal 20 al 27 novembre per quattro rappresentazioni, nella produzione dell’Arena di Verona, della Fenice di Venezia e della Greek National Opera di Atene. L’esperta direzione di Renato Palumbo guiderà un cast di rilievo in cui spiccano i nomi di Jessica Pratt, Annalisa Stroppa ed Antonino Siragusa. La regia sarà di Arnaud Bernard.

Il nuovo anno si aprirà, dal 22 al 31 gennaio per sei recite, con un caposaldo del cosiddetto verismo musicale, “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, in un allestimento del teatro Carlo Felice che vedrà la direzione dello specialista Valerio Galli, la regia dei Teatri Alchemici (Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi) e le voci protagoniste di Arsen Soghomonyan, Claudia Pavone e Claudio Sgura. Rompendo una consuetudine consolidata, l’opera di Leoncavallo non sarà abbinata alla “cugina” Cavalleria rusticana e nemmeno ad altre opere di analoga lunghezza o di affine linguaggio musicale: scelta artistica o economica?
La “follia organizzata e completa” della “Italiana in Algeri” – come amava definire Stendhal il dramma giocoso dell’amato Rossini – potrà essere assaporata dal 19 al 28 febbraio (sei recite), grazie alle voci acclamate di Carlo Lepore, Daniela Barcellona, Ruzil Gatin e Pietro Spagnoli e alla regia di Maurizio Scaparro che si avvarrà delle fantasiose e storiche scenografie di Emanuele Luzzati e dei costumi di Santuzza Calì. L’allestimento, in questo caso, sarà del Teatro Massimo di Palermo.
L’unico “approdo” operistico nel Novecento, evitando gli scogli della dodecafonia e delle avanguardie, sarà nel porto pucciniano della “Turandot”, che si potrà ascoltare, per scelta del direttore Donato Renzetti, nella versione originale conclusa con la morte di Liù, come accadde nella prima esecuzione assoluta guidata da Arturo Toscanini: un interessante segnale di discontinuità rispetto ai recenti allestimenti genovesi dell’opera, dove si sono alternati i finali di Alfano e Berio. L’allestimento di SNG Maribon, ossia del Teatro nazionale sloveno, sarà affidato dal 19 al 25 marzo (sei recite), alla regia di Filippo Tonon e vedrà in scena cantanti di calibro come Olga Maslova nel ruolo della Principessa di ghiaccio, Riccardo Massi in quello di Calaf, ed Erika Grimaldi in quello dell’infelice Liù.
Da salutare con plauso il ritorno – dopo diciott’anni come il titolo sopra citato di Bellini – di una delle più belle opere del repertorio russo, “Evgenij Onegin“, che mette a confronto il genio letterario di Puskin con quello musicale di Cajkovskij in un affascinante racconto di amori perduti e sentimenti non espressi. Come per due dei balletti in cartellone, sarà l’Opera di Astana a presentare la propria produzione, che si avvarrà per la regia di un nome molto familiare ai genovesi, quello di Davide Livermore, mentre giocherà in casa con la direzione del kazako Yerbolat Akhmedyarov e con un cast di cui al momento si ignorano i nomi ma che per certo sarà specializzato nel repertorio. Dal 16 al 21 aprile cinque saranno le rappresentazioni dell’Onegin.
In nessun cartellone italico può mancare Giuseppe Verdi, e la tradizione sarà rispettata dal suo capolavoro giovanile “Nabucco”, che chiuderà, dal 21 al 30 maggio (sei recite), la rassegna operistica. I punti di forza saranno il nuovo allestimento, dello stesso Carlo Felice in coproduzione con il Regio di Parma e il Comunale di Bologna, la direzione di Sesto Quatrini, la regia, le scene e i costumi del quasi immortale Pier Luigi Pizzi e un cast che vedrà – accanto ad una Abigaille ancora senza voce e volto – Franco Vassallo (Nabucco), Matteo Desole (Ismaele) e Simon Orfila (Zaccaria). A sorpresa, la stagione non si chiuderà con un’opera affidata ai giovani allievi della scuola di canto di Francesco Meli bensì con un musical. “The Phantom of the Opera“, un must del genio creativo di Andrew Lloyd Webber, andrà in scena dal 17 al 20 giugno per sette recite, su licenza del Really Useful Group Limited in una produzione di Cameron Mackintosh e LW Entertainement che vedrà sul podio Julio Awad e nella cabina di regia Federico Bellone.
“È una stagione pensata per pubblici diversi, ma non dispersiva: immaginiamo un teatro come spazio di esperienza, in cui il repertorio è interrogato, rimesso in relazione con il presente e con la città”, ha affermato in modo un poco criptico il direttore artistico Federico Pupo. Sarà in tal senso interessante verificare l’impatto di scelte sperimentali come quelle pensate per l’ottavo centenario della morte di san Francesco ed offerte gratuitamente alla cittadinanza: la serata “In cammino con Francesco“, su testi di Giacomo Montanari e Pino Petruzzelli e melodie gregoriane rielaborate da Federico Gon (dal 23 al 26 settembre in alcune chiese del territorio), e la nuova liturgia sacra per soli, coro ed orchestra “Transitus. Il cielo di Francesco“, con la musica del compositore in residenza Christian Carrara, la regia di Laura Sicignano e la direzione di Francesco Pasqualetti, che onorerà il Serafico di Assisi il 3 ottobre, vigilia della sua festa, alle ore 20 nella basilica della Santissima Annunziata del Vastato di Genova.
Gli amanti del balletto potranno elaborare il lutto della mancata rassegna estiva di Nervi con cinque titoli, che compenseranno il vuoto con un mix equilibrato di tradizione ed innovazione. Tre classici intramontabili, “Lo schiaccianoci”, “Giselle” e “Il lago dei cigni” saranno messi in scena grazie al corpo di ballo dell’Astana Opera (dal 3 al 6 dicembre la fiaba natalizia di Cajkovskij, dall’11 al 13 dicembre il francesissimo capolavoro di Adam) e al corpo di ballo dell’Arena di Verona (dall’8 al 10 gennaio l’altro celebre titolo cajkovskjiano). Parlerà altri linguaggi musicali e coreografici “Deledda“, ossia Cenere e le canzoni della rivoluzione silenziosa, un’originale produzione di Mvula Sungani su pagine di Fabrizio De André, Vasco Rossi, Luca Barbarossa, Francesco De Gregori, Roberto Vecchioni e Riccardo Cocciante (il 2 febbraio). Dulcis in fundo, la Sergio Bernal Dance Company si esibirà, dal 2 al 4 aprile, in suggestive coreografie su musiche del repertorio gregoriano e di José Jiménez, sul Boléro di Ravel e sulla Sagra della Primavera di Stravinskij.
Nella stagione concertistica, infine, spiccano le cinque serate dedicate al genio di Beethoven, nel bicentenario della morte, con le Variazioni Diabelli rilette da Uri Caine (28 gennaio), il Concerto per violino interpretato e diretto da Sergej Krylov, oltre alla settima Sinfonia (25 febbraio), il Concerto per pianoforte n. 3 affidato al pianista Yifan Wu e al direttore Min Chung (3 marzo), il Triplo concerto e la Sinfonia “Eroica” dirette da Stefano Ranzani (4 giugno) e il Concerto n. 4 e la Fantasia corale che vedranno Roberto Abbado sul podio e Maurizio Baglini al pianoforte (10 giugno). Da evidenziare anche il Requiem di Verdi, il 29 aprile, con le voci di Francesco Meli, Michele Pertusi, Federica Guida e Valentina Pernozzoli e la direzione di Marco Armiliato. Due serate, infine, saranno dedicate al genio genovese Nicolò Paganini (il 22 ottobre con il violinista Kevin Zhu impegnato nel concerto n. 2, il 5 novembre con Giovanni Angeleri) e non mancheranno occasioni speciali come il concerto natalizio per il ventennale del coro di voci bianche diretto da Gino Tanasini (20 dicembre) ed una (evitabile) concessione alla moda corrente di Halloween, ovviamente il 31 ottobre – con pagine tra il magico e il dark quali l’Apprendista stregone di Dukas, la Danza macabra di Saint-Saens, la Tregenda dalle “Villi” di Puccini, uno dei cori delle streghe dal Macbeth di Verdi e la Danza rituale del fuoco di De Falla: per questo concerto è raccomandato l’abito più scuro che si può.
Angelo Magnano
