Riceviamo e pubblichiamo – Ex Convento dei Cappuccini di Spotorno: il Circolo Pontorno risponde al giornalista Marinoni
“Noi abbiamo già risposto all’appello salvando il monumentale altare del Seicento”

SPOTORNO – Da settimane rimbalza sulle pagine locali l’accorato appello del giornalista Marinoni riguardo all’ex Convento dei Cappuccini di Spotorno, oggi purtroppo abbandonato al silenzio e all’incuria. Un richiamo certamente mosso da buone intenzioni, ricco di riferimenti storici e scritto con indubbio trasporto. Nella foga della denuncia, tuttavia, all’autore è sfuggito un dettaglio fondamentale: la comunità spotornese, e in particolare il Circolo Socio-Culturale Pontorno, non è affatto rimasto a guardare.
Il Circolo è una realtà associativa radicata nel territorio, animata da volontari spotornesi che dedicano tempo ed energie alla memoria del paese. Per questo è necessario ristabilire la realtà dei fatti, evitando che l’enorme lavoro di tutela già svolto passi in secondo piano.
In totale solitudine e autofinanziandosi, il Circolo Pontorno ha infatti sottratto alla distruzione e alla dispersione il pezzo più pregiato dell’intero complesso: il monumentale altare ligneo del Seicento, un’opera imponente alta ben 12 metri.
Previa autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, l’associazione ha localizzato i pezzi dell’altare nei fondi di un palazzo di Spotorno. L’opera era già stata smembrata per essere stipata in un container, pronta per essere spedita in America. I volontari hanno bloccato questo scempio finanziando interamente di tasca propria l’intervento di una ditta specializzata. Quest’ultima ha
provveduto al trasporto in un luogo sicuro, alla catalogazione scientifica dei singoli componenti e al delicato trattamento antitarma. Durante queste precise operazioni di recupero, è stato purtroppo constatato che la statua ad altezza naturale che si trovava al centro dell’altare, raffigurante La Madonna degli Angeli, era l’unico pezzo mancante che non siamo riusciti a trovare; in merito a questa specifica
scomparsa, la Soprintendenza ha prontamente provveduto a sporgere una denuncia formale. Il Comune di Spotorno ha collaborato mettendo a disposizione i locali di Villa Albini (ex sede comunale), dove il resto dell’altare si trova custodito oggi. Il Circolo conserva una dettagliata relazione tecnica dell’intervento e una ricca documentazione fotografica che testimoniano questo immenso sforzo
economico e logistico.
Si segnala inoltre che i quadri rappresentanti San Francesco eseguito da G. Palmieri (artista cappuccino 1674-1774) e San Francesco in preghiera con la Vergine e il Cristo attribuito al Fiasella (1589-1669).
NON SI TROVANO presso l’Ospizio Vecchio, al Santuario di Misericordia di Savona, come asserito dal Marinoni, ma presso la Fondazione Longoni di Milano.
“Condividiamo l’allarme sul declino dell’ex convento – spiegano i rappresentanti del Circolo Pontorno – ma non possiamo accettare che si parli della comunità come se fosse rimasta indifferente. Già padre Francesco Zaverio, nel suo libro I Cappuccini Genovesi, riportava una dura reprimenda: «Sul finire del 1913 il chiostro francescano cedette il posto a un caseggiato, senza che una voce si levasse a dargli un
addio o ad invocarne la conservazione. Era così bello a vedersi e portava seco tante care memorie! Ma a nulla badò il piccone, demolendo ciò che il popolo, tre secoli addietro, con concorde volere aveva innalzato». Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, salvando la storia a nostre spese. Ora serve che le istituzioni e i privati facciano la loro”.
La netta differenza tra l’epoca descritta da padre Francesco Zaverio e l’attualità sta proprio nella reazione della cittadinanza. Se nel 1913 il convento fu demolito tra l’indifferenza generale, oggi la popolazione di Spotorno – attraverso il Circolo e i suoi sostenitori – si batte con fermezza per il destino di questa struttura. Non si pretende di riportarla a un improbabile e anacronistico antico splendore, ma si
esige che diventi un luogo vivo di cultura, uno spazio rigenerato capace di custodire e valorizzare le nostre memorie storiche.
L’appello di Marinoni, pur condivisibile nello spirito, pecca di genericità e rischia di colpire ingiustamente chi non ha i mezzi economici né le responsabilità giuridiche per intervenire sull’intera struttura. Il richiamo andrebbe invece indirizzato ai legittimi proprietari dell’immobile e agli enti istituzionali preposti alla tutela del bene.
Il Circolo Pontorno dichiara fin da ora la massima disponibilità a mostrare i documenti e la cronistoria di questo salvataggio a chiunque voglia approfondire la vicenda in modo serio e documentato. Accettiamo l’invito a non spegnere i riflettori sull’ex Convento, ma è doveroso reconocer i meriti di chi ha già agito sul campo per difendere l’arte e l’identità di Spotorno.
Il Direttivo del Circolo Socio-Culturale Pontorno
