L’albergo Royal, chiuso da 20 anni e in degrado. Una proposta ed un’opportunità: demolito e ricostruito interamente come appartamenti civili, ma ridotto nella sua volumetria del 50% rispetto all’esistente.
Al Presidente del Consiglio comunale di Pietra Ligure
Mozione consiliare
Se una persona va al colle del Melogno e guarda il panorama verso la costa, può riconoscere Pietra Ligure perché, dalla massa dei palazzi, “emerge” la sagoma di quello che era l’hotel Royal.
Provare per credere.
Un enorme edificio, quasi al centro della città, costruito nel 1960, là dove c’era una campagna posta al di sotto di diversi metri rispetto al livello della strada principale, via Matteotti.


Il Royal fu costruito in deroga a tutto, con un decreto del Ministero dei Lavori pubblici, dopo la conforme delibera del Consiglio comunale di Pietra Ligure. Quest’ultimo aveva deciso di consentire l’edificazione di questa mastodontica costruzione nel pieno centro urbano della città, come scrivevamo prima, “in deroga a tutto“, cioè sia in deroga alla conformazione dell’antico borgo come anche rispetto a quella della più recente ricostruzione del quartiere dell’Ajetta. Quest’ultimo, bombardato e poi ricostruito, era stato realizzato con tutti gli edifici “perpendicolari” rispetto alla linea di costa, per consentire la visibilità del mare e con le altezze, tutte non superiori a quattro piani complessivi.
Il Royal, invece, viene costruito “parallelo” alla linea di costa e ben più alto rispetto agli altri edifici: ben 10 piani! Quindi: in netto contrasto con tutto il resto che lo circonda.
L’atto derogatorio col quale si consentì di costruirlo fu, appunto, una “deroga
alberghiera“.
La motivazione per la quale essa fu concessa fu rappresentata dall’aspettativa che una così grande struttura alberghiera avrebbe dato il via allo sviluppo dell’economia turistica della città, sia per “l’attrattività” rappresentata da una struttura di tal genere, che per l’epoca sarebbe stata di prim’ordine, sia per le prospettive occupazionali che esso avrebbe potuto offrire. Infatti, fino a quando l’albergo funzionò, erano alle sue dipendenze tra i trenta ed i quaranta dipendenti.
Poi, l’albergo, nel 2006, chiuse e non riaprì più.
L’intenzione della proprietà sarebbe di farlo diventare un mega-condominio sul mare, ma il Comune, negli anni, si è sempre opposto ad una simile eventualità, con la forte consapevolezza che, se il Royal “esiste” come struttura di queste dimensioni abnormi, lo si deve solo al fatto che esso sia stato autorizzato esplicitamente come “Albergo“; quindi, a questa stessa destinazione ne rimaneva legato e vincolato.
La sua struttura è imponente: tra i 13.000 ed i 14.000 mc, più o meno.
Pur avendo prospiciente un giardino pertinenziale, aveva il grave neo, per un albergo di quella levatura, d’esser sprovvisto di un’autorimessa in grado di ospitare un numero di automobili corrispondente a quello delle sue camere. C’erano solo sette od otto posti auto, per di più utilizzati prevalentemente per motivi di servizio. In pratica, il Royal è sempre stato un grande albergo senza un proprio adeguato parcheggio.
Contro i dinieghi del Comune alla trasformazione in case di civile abitazione, la proprietà del Royal si è rivolta negli anni, alla giustizia amministrativa, cioè sia al TAR, che, successivamente, dopo aver perso, facendo appello, al Consiglio di Stato, tuttavia, vedendosi sempre respingere le proprie istanze.
Ora, dopo 20 anni dalla sua chiusura, il Royal sta diventando un enorme immobile fatiscente nel centro di Pietra Ligure. Né si vedono prospettive per un suo recupero.

In merito al caso del “Royal”, leggiamo in un articolo del 12 Febbraio 2026, delle dichiarazioni virgolettate del Sindaco Luigi De Vincenzi, che, finora, ha quasi sempre sostenuto una politica che si può riassumere così: se si ristruttura un edificio che prima era “albergo”, almeno metà deve restare “albergo” e l’altra metà può pure diventare appartamenti di edilizia civile da porre in vendita sul mercato.
Ebbene, De Vincenzi afferma che anche per il Royal si sarebbe “andati vicino a sottoscrivere
un accordo” del tipo indicato sopra,
ma, poi, la proprietà dell’immobile si sarebbe, sostanzialmente, “tirata indietro” e non se ne sarebbe fatto più nulla.
Proviamo ad ipotizzare le ragioni di questo “stallo” che dura dalla sua chiusura avvenuta nel 2006.
Come abbiamo scritto, l’imponenza volumetrica del Royal è sui 13/14.000 metri cubi; in qualsiasi tipo di ristrutturazione che venisse fatta, si dovrebbero, in ogni caso, realizzare o trovare i posti auto corrispondenti alle camere di un albergo e alle nuove unità immobiliari.
Per una ristrutturazione ottimale dell’immobile sarebbe, probabilmente, più conveniente e pratica una demolizione integrale dell’edificio ed una sua ricostruzione, con lo sfruttamento del suo sottosuolo e di quello del giardino per ricavarvi l’autorimessa di cui ha bisogno; quest’ultima realizzata anche su più piani, visto che, come le vecchie fotografie dimostrano, già le quote originarie del terreno ben lo consentirebbero.
Ora, dobbiamo seriamente porci la domanda se possa “reggere“, nel senso che sia economicamente conveniente o “recuperabile“, in tempi ragionevoli, un investimento economico destinato alla ristrutturazione con finalità “alberghiere” di circa ben 6/7000 metri cubi di volumetria (il 50% dell’intera cubatura), realizzata secondo le normative oggi vigenti e provvista della dotazione di standard qualitativi elevati per una struttura alberghiera di alto livello, così com’era il Royal precedentemente.
Pensiamo che, in definitiva, sia quest’ultima la ragione principale che, finora, abbia impedito la risoluzione della questione.
Ma per il caso “Royal” non si deve mai dimenticare che il “problema
grave“, anzi, il principale, è rappresentato dalle dimensioni “abnormi” della medesima costruzione.
Se nel 1960 si “derogò a tutto” sperando nello sviluppo turistico, che avrebbe dovuto portare benessere e sviluppo per la città, e si consentì la costruzione di un edificio enorme e smisurato rispetto all’ambiente circostante, oggi quelle dimensioni, qualora l’edificio stesso non fosse più dedicato interamente
ad “albergo“, lo renderebbero e “consacreerebbero” nient’altro per quello che è: solo un vero ecomostro nel centro della città.
La realtà è, in parole povere ma efficaci e veritiere, proprio questa.
È per questa ragione che, riteniamo, per edifici di queste spropositate dimensioni, non si debba più ostinatamente e pervicacemente perseguire la politica “dell’albergo a tutti i costi: tutto o almeno al 50%, al posto di quello che c’era prima“, bensì, nella valutazione di ogni caso specifico, debba considerarsi, con valore prioritario, la questione urbanistica “dell’abnormità e dell’enormità dell’edificio“, rispetto a quella del mantenimento a tutti i costi di una struttura alberghiera.
Infatti, riteniamo che in un caso come questo del Royal (ma ne possono sussistere anche altri), si debba cogliere l’occasione per riportare immobili di tal fatta a ridurne le dimensioni, in modo da renderle più accettabili per il contesto in cui si trovano.
È per tutto questo che, superando la logica del “fare albergo ad ogni costo“, riterremmo utile proporre che per i casi di edifici già con destinazione alberghiera, le cui dimensioni volumetriche siano superiori ai 6.000 mc, possa essere consentita la loro riconversione interamente ad edilizia civile, tramite la demolizione e la successiva ricostruzione limitata al 50% della cubatura originaria.
Nel caso specifico del “Royal“, che è intorno ai 13/14.000 metri cubi di volumetria, quindi, si consentirebbe, una volta demolito, una riedificazione dell’immobile, di circa 7.000 mc di nuove unità immobiliari.
Questa sarebbe un’opportunità, non certo un obbligo, che si offrirebbe a proprietà, investitori ed imprese. Infatti, rimarrebbe sempre la possibilità della ristrutturazione del 100% dell’immobile originario, ma con le due quote al 50% tra edilizia civile ed il mantenimento a destinazione alberghiera.
D’altronde, una soluzione che preveda la demolizione e la ricostruzione di un immobile che era specificatamente nato e destinato ad albergo ma senza il “recupero” di nessuna parte della nuova costruzione con destinazione “alberghiera” è stata già consentita dall’Amministrazione comunale attuale, nel caso recente dell’hotel “Capri“, demolito ed in fase di ricostruzione interamente con unità immobiliari di civile abitazione.
Questo è possibile in una città da oltre 20 anni senza regole e senza piano regolatore.
Riteniamo, invece, che, specie per i casi di edifici con dimensioni abnormi ed enormi, già destinati ad albergo, si possano individuare regole chiare che possano al contempo rappresentare opportunità sia per gli imprenditori, che per la Comunità, rimediando e correggendo scelte urbanistiche del passato che hanno eredità ingombranti per il presente.
È per tutto quanto sopra scritto ed esposto che si chiede al Consiglio comunale di approvare la presente mozione nel testo che segue:
Il Consiglio comunale di Pietra Ligure, considerato il fatto che nell’ambito della città esistono edifici di dimensioni abnormi, già nati come “alberghi” o destinati come tali a seguito di “deroga alberghiera”, come l’ex hotel Royal, tuttora in stato di degrado, ne rappresenta il caso più evidente, stabilisce come linea-guida da recepirsi nelle norme del piano regolatore urbanistico in fase di redazione e come linea vincolante d’indirizzo, per la gestione delle pratiche che si presentassero prima dell’adozione del nuovo Piano regolatore urbanistico stesso, la seguente regola di gestione: gli edifici di dimensione superiore ai 6000 mc, nati con destinazione alberghiera o classificati come tali in seguito a “deroga alberghiera” concessa, possono essere demoliti e, quindi, ricostruiti interamente come “unità immobiliari di civile abitazione”, a patto che il volume finale della ricostruzione non superi il 50% di quello originale.
Mario Carrara. Daniele Negro. Gianni Orsero
2/GRUPPO CONSILIARE INDIPENDENTE
Al Presidente del Consiglio comunale di
Pietra Ligure.
I sottoscritti Consiglieri comunali di Pietra Ligure, Mario Carrara, Daniele Negro, Gianni Orsero con la presente richiedono formalmente, ai sensi dell’art.16 , c.7 dello Statuto comunale e dell’ art.16, cc. 1,2,3 del Regolamento Organizzazione del Consiglio comunale, la
CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE
per discutere il seguente O.d.G.:
☆ Mozione consiliare:
“L’albergo
Royal, chiuso da 20 anni e in degrado: una proposta ed un’opportunità: demolito e ricostruito interamente come appartamenti civili, ma ridotto nella sua volumetria del 50% rispetto all’esistente.
☆ Mozione consiliare:
“Piazza Marconi ha bisogno subito di una ristrutturazione seria che le possa assicurare un rilancio sia funzionale che estetico”.
☆ Mozione consiliare:
“Da oltre un anno in via Lombardia c’è il senso unico alternato, regolato da un semaforo e la strada in altre posizioni presenta dissesti nel marciapiede e la carreggiata con affossamenti e sconnessioni”.
☆ Mozione consiliare:
“L’ufficio Anagrafe del Comune: Orari di apertura ultraridotti e diritti di segreteria irrisori pagati dai cittadini assurdamente con la carta di credito. Richiesta: apertura tutti giorni feriali e eliminazione dei diritti di segreteria sotto i 5 euro“.
☆ Mozione consiliare:
“L’Ufficio della Polizia Locale: è “Polizia”, ma fa gli orari degli impiegati amministrativi: tre volte alla settimana solo al mattino e due altre: mattino e pomeriggio. Sabato e domenica: chiuso! E che “Polizia” è? Già il cartello sulla porta invita già a telefonare al 112? Chiediamo: apertura tutti i giorni feriali, mattina e pomeriggio e domenica mattina.
☆ Mozione consiliare:
“Il 16 Giugno 2025 , il Consiglio comunale esaminava ed approvava TUTTE le cinque mozioni presentate dal gruppo consiliare Indipendente, che riguardavano la frazione Ranzi in molti aspetti della sua vita quotidiana. A distanza di oltre un anno dalla loro approvazione, NON UNA è stata eseguita. Perché? Chiediamo una nuova approvazione di ottemperanza a quanto aveva già deciso il Consiglio e che le cose, una volta decise, poi si facciano.
☆ Mozione consiliare:
La situazione degli alberi in via Ponti che, non potati adeguatamente, con le loro fronde stanno coprendo i lampioni pubblici, tanto che la strada di notte è tornata nel buio. Inoltre, è stata segnalata la presunta pericolosità di alcuni pini.
Pietra Ligure, 24 Giugno 2026
Mario Carrara. Daniele Negro. Gianni Orsero
