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Savona al ballottaggio vincerà ancora l’astensione. Quando Zinola, Legino e Lavagnola erano…. L’ostacolo a Russo anche la tenuta dei M5S

Le elezioni, massima liturgia della democrazia liberale, non hanno incrociato le grandi mobilitazioni sociali in atto, da quelle sull’emergenza ambientale a quelle per la difesa del lavoro dal ritorno della tracotanza padronale. Leggi anche il ballottaggio e gli opportunisti storici e logorroici.

 di Franco Astengo

I candidati Russo e Schirru al ballottaggio che vede favorito l’avvocato figlio dell’ex senatore del Pd Nanni, civilista e penalista, e nipote di Carlo ministro, Dc vicino all’ex presidente della Repubblica Segni e da ultimo giudice della Corte Europea. E da pensionato hobby del jogging tra Savona e Albissola di primo mattino.

L’astensione ha vinto questa tornata elettorale sviluppatasi tra oltre 1.000 comuni, una regione, due collegi per la Camera dei Deputati e Savona non è sfuggita alla regola.

Non è valso il richiamo all’interesse diretto per l’attività del Municipio al riguardo dei bisogni immediati e concreti della quotidianità e alla necessità di imprimere una svolta dopo cinque anni di deprimente governo di destra.

Alle fine i candidati Sindaci si sono spartiti 25.049 voti validi, 5.000 in meno rispetto ai 30.204 registrati nel primo turno del 2016 e ancora una cifra inferiore ai 26.606 voti validi deposti nelle urne per i candidati presidenti nelle Regionali 2020, occasione nella quale ci si era già allarmati per lo scarso appeal della contesa.

Sarà necessario analizzare al meglio questo fenomeno di disaffezione perché l’evidenza dei dati registra la conferma di un abbandono delle periferie, che pure era stato segnalato con forza nell’elaborazione progettuale portata avanti dalla sinistra. Solitudine, isolamento, sparizione dei minimi presidi sociali e culturali hanno rappresentato il mix che ha causato il fenomeno del distacco di quartieri come Zinola, Legino, Lavagnola un tempo centri attivi di vita collettiva.

Del resto non vale la giustificazione del maltempo: già domenica sera la rilevazione delle 23 aveva segnalato il calo evidente di partecipazione e un minimo incremento nel recupero del voto del lunedì non avrebbe risollevato il quadro generale.

In questo quadro di difficoltà la candidatura di Marco Russo si è affermata nettamente, ben oltre le previsioni di un banale “testa a testa”: i quasi 12.000 voti del candidato della coalizione democratico – progressista hanno un significato di crescita non soltanto rispetto al precedente primo turno del 2016 quando Cristina Battaglia raccolse 9.601 voti ( e poi rimase al di sotto della quota raggiunta oggi da Russo anche nel ballottaggio perduto) ma soprattutto rispetto all’estensione del voto in tutte le zone della città: Angelo Schirru prevale, infatti, soltanto in 6 sezioni su 60.

In realtà all’analisi non può sfuggire che la candidatura Schirru non ha mosso alcun sentimento nell’animo profondo dei savonesi: è passata indifferente, non proponendo moti evidenti di aggregazione o di ricerca di consenso realizzato per vie non ancora frequentate dal centro – destra. Sicuramente la candidatura Schirru non è apparsa un’operazione di trasversalità: una difficoltà resa ben evidente dalla costante presenza sulla scena savonese di un personaggio come il Presidente della Regione, vera e propria incarnazione dell’autonomia del politico in tempi di “democrazia recitativa”.

Non è riuscita al centro – destra l’operazione “maquillage” tentata in tutta fretta accantonando la Signora Sindaco prima cittadina uscente e gran parte dei suoi assessori. Inoltre il centro destra si è presentato priva di una lista di preciso riferimento non riuscendo a fornire una sufficiente idea di coesione coalizionale e sicuramente ha pesato la riduzione ai minimi termini di Forza Italia, non compensata dal mediocre risultato ottenuto dalla lista intestata al candidato Sindaco.

La candidatura Russo peraltro si è rivelata funzionale ad una riaggregazione e ricomposizione del quadro politico savonese sia a sinistra sia al centro, realizzata attraverso il metodo tradizionale della ricerca progettuale e programmatica e del confronto tra i diversi livelli di rappresentanza. Anche l’impronta “civica” sulla quale il candidato ha molto insistito è apparsa comunque emergere all’interno di una definizione di “soggettività politica”.

La “soggettività politica” rimane quindi l’imprinting fondamentale dello schieramento di centro sinistra e ad essa va addebitato il maggior peso nella composizione del risultato. L’ostacolo vero verso la vittoria al primo turno per Marco Russo si è rivelato essere il dato di “tenuta” della candidatura proposta dal Movimento 5 stelle.

Pur perdendo 5.000 voti nell’arco di cinque anni il candidato del Movimento 5 stelle ha dimostrato di mantenere una rilevante (si sarebbe detto un tempo) “massa critica”: incrementando tra l’altro di oltre 200 voti personali il risultato delle sue due liste, con la formazione furbescamente intitolata a “Conte” risultata nettamente minoritaria.

Il fulcro del risultato è quindi rimasto al vecchio simbolo del Movimento nel nome di battaglie condotte nel recente passato con punte di consenso elevato in periferia e – probabilmente – anche di qualche suffragio raccolto dall’interno del disciolto movimento “Noi per Savona” con parti di quell’elettorato che potrebbero non aver gradito l’inserimento di candidature all’interno del centro – sinistra, in nome di una coerenza dell’opposizione che il gruppo rappresentato in consiglio prima dal compianto Domenico Buscaglia e poi da Daniela Pongiglione e Mauro Dell’Amico aveva coerentemente mantenuto nel corso di vent’anni.

Russo si avvicina al ballottaggio in chiara posizione di preminenza.

E’ banale affermare che il risultato non può essere dato per scontato e non è secondario ricordare che, oltre alla necessità assoluta di riportare al voto quanti si sono già espressi a suo favore nel primo turno, occorra rivolgersi a tutta la Città rivendicando l’assoluta bontà dell’impostazione progettuale portata avanti dalla sua candidatura e dalla coalizione : l’eventualità di stipula di accordi di vertice(oltre a trovare scarso seguito nell’elettorato) potrebbe rappresentare un limite a un’impostazione che nel primo turno si è rivelata vincente grazie ad una presenza civica ben supportata da una importante coesione politica.

Franco Astengo

Ballottaggio a Savona

In questi giorni viene concesso molto spazio a interviste e dichiarazioni rilasciate da opportunisti “storici” pronti a salire sul carro del vincitore e a intestarsi primogeniture di formule vincenti. Poco spazio invece è assegnato alle ragioni concrete sulle quali sviluppare un impegno per un ballottaggio pieno di insidie: per affrontarlo sarà indispensabile richiamare all’impegno tutte le forze utili a far sì che chi si è espresso al primo turno ritorni a farlo, tenendo conto che non ci saranno in gioco le liste e i personalismi delle candidature. Bisogna far capire che la posta in palio non è quella dell’affermazione di un singolo ma la possibilità per la Città di imporre una svolta per superare il declino.

Di questo bisogna rendere consapevoli elettrici ed elettori rinnovando un impegno diretto.

Franco Astengo

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