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Liguria e Basso Piemonte

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Ormea e il Corpus Domini, addio celebrazione dei Vespri. Una tradizione cattolica in estinzione quasi ovunque. 2 / Ristorante Italia: se Piero e Renzo tirano i remi in barca


Nonostante l’auspicio di porporati tradizionalisti la Celebrazione dei Vespri, anche nelle ricorrenze più importanti, comprese le feste patronali, sono da parecchi anni in ‘disuso’. Prima l’abolizione di fatto nei piccoli paesi dove hanno resistito fino agli anni ’70, poi  nelle parrocchie delle città, salvo eccezioni e ricorrenze particolari. Feste del Santo Patrono.

Vespri

Siamo arrivati alla “distruzione” della celebrazione dei vespri causata dai ritmi moderni. Una secolarizzazione del tempo, una marginalizzazione del sacro e un sintomo della frenesia contemporanea. Nei secoli passati, il ritmo della giornata era scandito dalla luce solare e dalle preghiere canoniche. I vespri (dal latino vesper, “sera”) segnavano il passaggio dal lavoro al riposo, offrendo un momento per ringraziare per la giornata trascorsa. Oggi, la vita è organizzata su orari artificiali e produttivi; la sera non è più vista come un momento di stacco spirituale, ma come un’estensione del tempo lavorativo o sociale, portando all’abbandono delle pratiche contemplative.

A differenza delle processioni religiose che restano un rito radicato. Anzi sono le solennità più partecipate, tra preghiere e canti sacri. Pubblicizzate nel calendario delle manifestazioni dei Comuni e delle Pro Loco, sui media e social. Resiste la tradizione delle Confraternite. La presenza di crocifissi e statue di alto valore artistico e manifatturiero. Il peso che mette a dura prova, tra un certo sbigottimento degli ‘spettatori turisti e residenti’. Centinaia di cellulari tra le mani per scattare immagini da inviare o esibire a parenti e amici. Ma purtroppo impera un fenomeno diffuso in cui la processione perde il suo valore strettamente spirituale e di raccoglimento per diventare un evento di esibizione e folklore, spettacolarizzazione del sacro.

E’ rimasto impresso al cronica l’invito di un vescovo, prima della processione, a rispettare il significato spirituale del cammino e sulla necessità di un comportamento composto, il Sacro silenzio.  Lascia inoltre più di un interrogativo la corsa dei politici a livello locale e regionale a presenziare alle processioni con malcelato esibizionismo. C’è persino chi si offre da portatore della statua con tanto di fascia di rappresentanza del Comune, della Provincia o della Regione.

Nell’appello di un altro vescovo si può leggere: “Si faccia in modo che la comunità torni a gustare con i Vespri la preghiera corale, il canto dei salmi, secondo l’antichissima tradizione della Chiesa.” E possiamo aggiungere il comportamento dei nostri avi. Siamo arrivati alla “distruzione” della celebrazione dei vespri causata dai ritmi moderni. Una secolarizzazione del tempo, una marginalizzazione del sacro e un sintomo della frenesia contemporanea. Nei secoli passati, il ritmo della giornata era scandito dalla luce solare e dalle preghiere canoniche. I vespri (dal latino vesper, “sera”) segnavano il passaggio dal lavoro al riposo, offrendo un momento per ringraziare per la giornata trascorsa. Oggi, la vita è organizzata su orari artificiali e produttivi; la sera non è più vista come un momento di stacco spirituale, ma come un’estensione del tempo lavorativo o sociale, portando all’abbandono delle pratiche contemplative.

2/ORMEA UN NUOVO RISTORANTE NELL’EDIFICIO RISTRUTTURATO, ANCHE CON I FONDI EUROPEI,  DELL’EX ‘CASA DI RIPOSO’ COMUNALE 

Una buona notizia, anzi molto concreta. Nell’edificio, in centro storico, sulla statale, che ospitava la casa di riposo sarà aperto un ristorante. I lavori di ristrutturazione, con il contributo di finanziamenti del PNRR, hanno consentito di recuperare una struttura di fatto abbandonata. Ormea vanta una tradizione culinaria che nel tempo è andata in buona parte scemando (con l’eccezione dell’albergo ristorante Italia che secondo alcune indiscrezioni vedrebbe i due mitici e benemeriti fratelli Piero e Renzo, tirare i remi in barca). Dopo una vita passata tra i fornelli e in sala, i fratelli stacanovisti del ristorante-albergo Italia, ad ascoltare un tam tam diffuso, sono sul punto di lasciare.

A Ormea mancherà non solo la loro cucina, ma il calore, l’ospitalità e l’amicizia che hanno saputo regalare a tutti  per anni. Verrebbe da dire che segna la fine di un’epoca per il paese. Difficilissimo essere sostituiti da una ‘fotocopia’. Un ristorante capace di attrarre clienti da ogni dove, un luogo di ritrovo che per decenni ha unito la comunità come punto di sicuro riferimento. Mancherà non solo la loro cucina, ma il calore, l’ospitalità e l’amicizia che hanno saputo regalare a tutti noi per anni. Il paese perde un pezzo di cuore.

Vedi articolo di Trucioli.it del 28 settembre 2017 con 6004 visualizzazioni).

La speranza, l’augurio  degli ormeaschi e non solo è che il futuro del ristorante-albergo Italia finisca in ‘buone mani’, in buona sapiente gestione. Anche il futuro ristorante dell’ex ricovero potrebbe offrire un nuovo punto di incontro culinario, essere motivo di richiamo. Pare superfluo ricordare che il successo di un ristorante dipende unicamente dall’oste: professionalità, buona cucina meglio se tradizionale, menù non elaborati, il ritorno alla cucina dei nonni, un corretto rapporto qualità prezzo. Una cartina di tornasole del commensale che ritorna e soprattutto fa da passaparola. E quando non accade bisogna farsene un ragione e non dare la colpa al fato.

Viene spontanea consigliare l’esempio (forse irripetibile) della storica struttura gestita da oltre quattro decenni dalla famiglia Costalla. È celebre per la sua longevità e per le sue ricette tradizionali, come le celebri lasagne e i tipici ravioli di Ormea. Nel sito internet si legge:  “I nostri menu sono preparati in casa e si servono esclusivamente carni di vitellone piemontese, capretti nostrani e, in stagione di caccia, selvaggina; in primavera ed autunno funghi porcini. Gli antipasti e i dolci sono di produzione propria. Su prenotazione, pranzi e cene a base di trippe alla piemontese, fritto misto alla piemontese, bollito alla piemontese. Il ristorante dispone di 180 coperti.”

Il 15 gennaio scorso Trucioli.it aveva titolato: Ormea inaugurato il secondo ristorante del paese. Patrizia, sanremese, ai fornelli: ‘La mia pubblicità è il cliente che torna’.

Nei ricordi giovanili del veterano cronista montanaro (origini pastorizie a Mendatica) il sogno della Trattoria Il Borgo.  Nasce nel 1986 ad Ormea, all’epoca affollato di villeggiatura delle Alpi Marittime (ma anche periodo di costruzione ed acquisto di seconde case). Nella sede della storica trattoria con alloggio “Bandiera d’Italia” che, oltre un secolo fa, era gestita dalla bisnonna di Cinzia e Sandra Ricci, titolari del locale e affiancate in cucina dallo chef Massimo Coccalotto. La loro proposta gastronomica era prevalentemente legata alla tradizione culinaria ormeese. I piatti con i sapori di un tempo, cucinati con prodotti locali e di stagione. Si gustavano ravioli e i tortelli “di cin”, il tipico ripieno a base di erbette spontanee, patate, soffritto di porri e crema di latte; il sapore del cin mutava in relazione alla stagione per qualità e quantità di erbette utilizzate: più sono, più il sapore è delizioso. Altro piatto legato alla tradizione la fozza: il pane delle nonne, un tempo cotto sulla piastra della stufa; proposto con fettine di lardo o con una lacrima di bruss, formaggio cremoso fermentato. E ancora degna di nota la polenta bianca o polenta saracena, a base di patate, farina bianca e farina di grano saraceno. La polenta si gusta con un sugo di porri, funghi porcini e crema di latte. Frittatine di erbe di campo e la torta di riso ed erbette con sfoglia cosparsa di zucchero costituiscono piatti della tradizione particolarmente apprezzati.

E ancora c’era Il Borgo (di Gisella e Sandro): Pub-taverna e ristorante per diverse generazioni, in Via Roma, che  valorizzava l’antica tradizione di famiglia. In località Cantarana si fa onore, ieri come oggi, il San Carlo albergo-ristorante-bar. Gli eredi della famiglia Cagna, albergatori e ristoratori, hanno sposato la gloriosa tradizione investendo e rinnovando la struttura  che era stata inaugurata nel 1960.

A Ponti di Nava ((frazione del comune di Ormea) l’albergo ristorante “Da Beppe”  ha una autentica storia che risale al 1869, quando fu aperto come locanda di campagna dal contadino e oste Gioanni Cagna. Nel 1890 ampliamento e trasformazione in albergo. Nel 1952 consacrazione come ristorante con la terza generazione Cagna, in particolare Giuseppe (detto Beppe) — da cui l’attività prende il nome — e la moglie Maria Rosa (Mariuccia). E’ tuttora gestito dalla storica famiglia Belli, che storicamente porta avanti l’attività sin dal 1869. Nello specifico, la gestione e l’amministrazione fanno capo a Riccardo Belli. “Da Beppe” può vantare la presenza, da qualche decennio,  nella prestigiosa guida Michelin più seguita all’estero che in Italia.

2/QUI SI VENDE MIELE DEL PIZZO D’ORMEA

Apicoltura Le Due Valli ,Via Ardoino, 25 Villa Faraldi (Im). Siamo Luca Megiovanni e Caterina, due apicoltori titolari dell’’Apicoltura Le due valli, azienda agricola che opera su un territorio che dalle montagne piemontesi di Valdarmella si estende in direzione del mare e raggiunge le colline della frazione Tovo. “Il miele di montagna, il miele di nostra produzione”. Spostiamo le api tra i monti e il mare  portandole sulle fioriture più importanti.
Produrre mieli monoflora su un territorio come questo non è cosa semplice. Siamo convinti che per produrre un miele incontaminato le nostre api debbano avere a disposizione fioriture montane ben distanti dalle grandi coltivazioni. Le famiglie d’api sono allevate seguendo un percorso dove prima di tutto avviene il rispetto degli animali stessi. Le api, nel periodo invernale, vengono spostate in Liguria dove il clima più mitigato e la presenza di pollini permette loro uno sviluppo più omogeneo. Andando avanti con la stagione spostiamo gli alveari nei diversi apiari che ci permettono di seguire le fioriture a scalare. Ogni 1° sabato del mese presenti anche in Francia – Cagnes sur mer· mercato dei produttori italiani

 


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