Nessun accenno nel comunicato dai toni entusiastici del Comune di Alassio dopo l’approvazione del punto n.7 all’Ordine del giorno dell’ultimo Consiglio comunale del 4 giugno 2026. Ignorato negli articoli dei due quotidiani tradizionali locali, quotidiani on line e blog d’informazione più blasonati- il fatto, abbastanza esplosivo, o se volete assai eloquente che due componenti della “maggioranza” melgratiana, una consigliera e il vice-sindaco, non erano presenti in aula al momento della votazione.
di Fabio Lucchini*

Evidente che un vice-sindaco come Angelo Galtieri, che alle ultime Elezioni comunali di Alassio del maggio 2023 prese 644 preferenze, doppiando tutti o quasi i candidati più esperti e pluripremiati da sempre nel confronto elettorale locale, non è certo cosa che possa passare inosservata.
La consigliera è Cinzia Salerno (il marito agente immobiliare), un nome non proprio ‘ignoto’. E’ lei che ha dato vita il 14 giugno 2022 alla sezione Fidapa Alassio ed è stata eletta presidente.
Bavaglio ai media? Insufficiente attenzione professionale di chi redige gli articoli o semplice disattenzione rispetto a una questione assolutamente non secondaria… . Valutazione discutibile da chi svolge il ruolo di capo o vice capo servizio delle redazioni. Oggi, va detto, molte delle notizie amministrative diffuse tramite Uffici stampa altamente professionali, addomesticati al potente di turno, quale che sia l’orientamento politico, sono talvolta artatamente costruite e / o narrate in maniera virtuosa e/o volutamente lacunosa, cosicché l’addetto di turno, (permettetemi di definire questo tipo di individui degli “pseudo-giornalisti“), perché dovrebbe disturbarsi ad approfondire i temi trattati, mentre è molto più semplice fare un bel copia / incolla come in voga in alcuni blog, cosiddetti d’informazione, che in realtà sono al soldo di Enti in cui le finanze non mancano e quindi l’elargirle, accredita potere, affidabilità e soprattutto detenzione di verità.
Ebbene, se nel comunicato del Comune in cui con toni euforici si informavano i cittadini, gli amici degli amici e gli altri Enti coinvolti per la avvenuta approvazione dell’ormai arci-propagandata “fusione“, “nulla questio” invece su questa assenza di peso, che qualcosa vorrebbe o dovrebbe pur “comunicare” alla cittadinanza con una sedia lasciata vuota, che regala una immagine così “tranchant“, a quegli smarriti cittadini che subiscono scelte altrui tutti i giorni o quasi; rimanendo sempre più o meno all’oscuro dei veri problemi, dei giochi di potere e delle strategie per aggirare problemi e verità spesso indicibil. Questi cittadini schiavi della speranza (?), come diceva qualcuno “spes ultima dea“, che si illudono ancora qualcosa prima o poi possa mutare nella gestione spesso disinvolta e anche personalistica della “res pubblica“, la quale dovrebbe essere concepita, invece, in una casa trasparente come fosse fatta di cristallo.
E quando un fatto rilevante scompare dal racconto ufficiale, il dubbio che si stia privilegiando la propaganda rispetto all’informazione diventa più che legittimo.
Forse qualcuno ritiene che i cittadini non se ne accorgano. Forse qualcuno pensa che una sedia vuota sia soltanto una sedia vuota.
La storia politica insegna invece che, spesso, le assenze parlano molto più delle presenze.
Ora, facciamo assieme una disamina puntuale, serena, di come è stata condotta la discussione in aula del punto n.7:
- Contrariamente a quanto sostenuto dal Sindaco Melgrati nella fase introduttiva della discussione, il mantenimento delle articolazioni territoriali operative e degli sportelli di prossimità previsto dallo Statuto non appare garantito in modo effettivo, poiché il testo non stabilisce alcun vincolo temporale. In linea teorica, pertanto, APS potrebbe procedere alla chiusura delle sedi territoriali e al trasferimento di personale e servizi presso Savona già successivamente alla fusione.
- Sempre con riferimento all’intervento introduttivo del Sindaco Melgrati, occorre evidenziare che l’unica modifica apportata rispetto alla precedente bozza del regolamento sul “controllo analogo“
riguarda la percentuale di capitale sociale necessaria per richiedere la convocazione dell’assemblea degli enti soci. Si tratta di una variazione di carattere marginale, considerato che i quorum costitutivi e deliberativi dell’assemblea sono rimasti invariati.
- L’assessora Mordente ha affermato che il progetto di fusione allegato alla deliberazione sarebbe stato sottoscritto da tre tecnici. In realtà, tale riferimento riguarda la perizia e non il progetto di fusione, evidenziando una confusione tra due documenti distinti e giuridicamente differenti.
- La stessa assessora Mordente ha inoltre sostenuto che gli ultimi tre bilanci approvati dalle società partecipanti alla fusione siano quelli relativi agli esercizi 2022, 2023 e 2024. L’affermazione non risulta corretta, poiché sia il Consorzio Depurazione Savonese sia APS hanno già approvato anche il bilancio 2025, con il voto favorevole del Comune di Alassio.
- Tale circostanza evidenzia inoltre come il progetto di fusione non sia stato aggiornato sulla base dell’ultimo bilancio approvato dalle società coinvolte.
- L’assessora Mordente sembra aver confuso la rinuncia al termine di trenta giorni previsto per la pubblicazione del progetto di fusione presso il Registro delle Imprese con una presunta rinuncia all’obbligo di pubblicazione stesso, che invece resta inderogabile. Ne deriverebbe che il Consiglio comunale abbia esaminato e votato un progetto di fusione non ancora pubblicato e, peraltro, privo delle necessarie sottoscrizioni.
- Sempre sul medesimo tema, è stato sostenuto che la pubblicazione del progetto di fusione presso il Registro delle Imprese debba intervenire esclusivamente prima dell’atto notarile di fusione. Una lettura più attenta dell’art. 2501-ter, commi 4 e 5, del Codice Civile porta invece a ritenere che la pubblicazione debba precedere la decisione dei soci in merito alla fusione stessa.
- Nel corso del dibattito è stato inoltre fornito un dato inesatto sul numero dei Comuni soci. Come risulta dallo stesso progetto di fusione, i Comuni coinvolti sono complessivamente 31 e non “30” o “33” o “36” come sostenuto in maniera incerta e approssimativa
dalla Consigliera Mordente o in maniera ancor più disinvolta e qualunquistica
dal Sindaco Melgrati che ha enumerato il “31” o “33”, numero quest’ultimo che pare piacergli, come si trattasse di numeri da giocarsi al Lotto, anziché trattarsi dei Comuni partecipanti in maniera diretta alla detta fusione in APS, poiché tutti soci reali e non solo come altri, fruitori dei servizi erogati dalle Società/Aziende coinvolte.
- La previsione inserita nella deliberazione del Consiglio comunale di Alassio in merito ai crediti vantati dall’Ente comunale nei confronti di SCA S.r.l. e alla loro rappresentazione nei futuri bilanci della futura APS S.r.l.
non trova riscontro nelle deliberazioni approvate dagli altri Enti soci. Tale circostanza ne riduce significativamente la portata e potrebbe generare problematiche sotto il profilo amministrativo e contabile.
- L’associazione tra la rinuncia alle verifiche sui dati contabili della fusione e la tutela della natura pubblica del servizio idrico appare poco convincente. Durante i sei mesi di proroga deliberati dal Consiglio comunale vi sarebbe stato il tempo necessario per effettuare tutte le verifiche richieste e, diciamolo pure, opportune.
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Il consigliere Schivo, figura attualmente non facilmente collocabile sotto il profilo politico, può essere inconfutabilmente definito un esponente del Partito Democratico, nel quale ha militato con grande attivismo fino a ricoprire incarichi di vertice a livello locale, almeno fino a tempi relativamente recenti. A seconda dei punti di vista, potrebbe anche essere considerato un “infiltrato” nell’amministrazione Melgrati assieme all’avv. Macheda: quest’ultimo, nella sua veste di presidente del Consiglio comunale dal profilo ecumenico e lo stesso Schivo, sono stati entrambi ampiamente sostenuti dal Partito Democratico alle ultime elezioni comunali locali del 2023 pur appartenendo alla lista “Melgrati Sindaco“
(sempre sventolata come un’aggregazione di orientamento di centro-destra) per poi confermarsi, all’occorrenza, cortigiani ossequienti del trono di Melgrati.
Schivo, curiosamente, durante la discussione dell’ormai famigerato punto n.7 all’Ordine del giorno, ha sostenuto come la Città di Alassio abbia ottenuto il 14% del capitale grazie alla redditività di SCA S.r.l. . Occorre tuttavia precisare che il 14% rappresenta la quota complessiva attribuita ai quattro soci di SCA (Comune di Alassio che ad oggi fa la parte del leone in termini di quota detenuta attuale dell’80% circa è toccato il 9,90%, Comune di Laigueglia, Comune di Villanova d’Albenga e Comune di Albenga, quest’ultimo solo da pochi anni entrato a far parte della compagine azionaria di Sca)
e non al solo Comune di Alassio.
Inoltre, la perizia utilizzata per determinare i valori di concambio risulta fondata in misura significativa su criteri patrimoniali e con uno sguardo “prospettico” ai possibili investimenti in via futuristica: quest’ultimo aspetto, “prospettico“, sembra aver influenzato un po’ tutte le tre perizie relative alle società coinvolte nella fusione in APS.
Nella documentazione, i tre periti sembrano ammettere, spontaneamente, che le loro valutazioni sulle società interessate, si basino solamente sui documenti a loro consegnati e altro non vanno a chiedere per eventuali ulteriori più approfondite analisi, quindi, come a dire che la valutazione è da considerarsi una “valutazione di massima“! Viene da chiedersi: si tratta di semplici relazioni economico-contabili di parte, quindi non di perizie asseverate, giurate o cos’altro?! Questo alla luce dei valori in campo e degli interessi soprattutto pubblici da tutelare!
- Il Sindaco Melgrati ha affermato che non sarebbe stato possibile attendere i trenta giorni necessari per la pubblicazione del “progetto di fusione” presso il Registro delle Imprese, poiché il termine ultimo fissato dalla Regione e dalla normativa sarebbe il 30 giugno. Tuttavia, non risulta esistere alcun atto regionale né alcuna disposizione legislativa che imponga tale scadenza. Il termine del 30 giugno deriva esclusivamente dallo Statuto di APS, già modificato e prorogato più volte dagli Enti soci.
- È stato inoltre affermato che il mancato rispetto del termine del 30 giugno comporterebbe lo scioglimento delle società da parte della Regione. In realtà, i poteri regionali risultano limitati all’eventuale solo “commissariamento” della Provincia e non si estendono allo scioglimento delle società interessate.
- Particolarmente significativa appare l’affermazione secondo cui le quote di concambio sarebbero state il risultato di una trattativa tra le parti. Se così fosse, ciò costituirebbe un implicito riconoscimento del fatto che tali quote non derivino esclusivamente dalla rappresentazione oggettiva dei valori societari.
- Quanto alla tutela dei livelli occupazionali richiamata dalla assessora Mordente, si tratta di una garanzia già prevista dall’art. 173 del D.Lgs. n. 152/2006 e quindi non di un risultato specificamente ottenuto nell’ambito della trattativa.
- L’intervento dell’assessora avvocata Giannotta ha mostrato una sovrapposizione tra il tema delle verifiche sui dati della perizia di fusione e quello relativo all’esercizio del cosiddetto “controllo analogo“, istituti che operano su piani differenti.
- A conferma di tale impostazione, è stata richiamata la clausola risolutiva espressa contenuta nella convenzione sottoscritta tra APS e la Provincia di Savona in qualità di EGATO. La lettura della clausola evidenzia tuttavia che essa non stabilisce alcun termine autonomo per la realizzazione della fusione, limitandosi a richiamare il termine previsto dallo Statuto di APS, termine che gli Enti soci hanno dimostrato di poter modificare nel tempo.
- Infine, nel corso dell’intervento è stata fornita una definizione generale della “clausola risolutiva espressa“. Sarebbe stato tuttavia opportuno approfondire anche il tema del “rinvio mobile” e del “rinvio fisso“, istituti giuridici che assumono particolare rilevanza nell’interpretazione delle disposizioni richiamate.
Giusta, a questo punto, l’osservazione di un membro dell’opposizione consiliare di Alassio, perché in questo caso non è il “cosa” ovvero la fusione che tutti in linea di principio sono pronti a condividere come obbiettivo finale, ma è il “come” quest’ultima dovrebbe essere portata a termine. Comunque alcuni elementi della maggioranza di Melgrati si sono ben distinti per tutta una serie di improvvisazioni / imprecisioni nella loro accorata esposizione, mentre hanno volutamente privilegiato il messaggio “subliminale“, ovvero lo spauracchio che l’acqua possa diventare privata, un megafono che certo fa presa sulle coscienze della gente, ma che nella fattispecie non è assolutamente una conseguenza certa / acquisita si possa concretare in caso la fusione in essere andasse mai a gambe all’aria per tutta una serie di motivazioni…
L’augurio è che davvero l’ACQUA rimanga… PUBBLICA !
Naturalmente noi siamo qui, disponibili, pronti a prendere debita nota qualora qualcosa di quanto da noi evidenziato e sostenuto, non fosse nella direzione da noi prospettata…
Fabio Lucchini*
– già consigliere dell’ANCI Liguria
– già consigliere del Popolo della Libertà / Forza Italia
– già capogruppo del PdL / FI nel Consiglio Comunale di Alassio
ARTICOLO LA STAMPA EDIZIONE SAVONA

ARTICOLO IL SECOLO XIX – EDIZIONE SAVONA-RIVIERA

