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Liguria e Basso Piemonte

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Savona, Fabrizio maratoneta da 120 km. Unico ligure nel deserto tra Marocco e Algeria. La sua vita nel negozio d’abbigliamento con la mamma. “In via Paleocopa siamo rimasti in tre savonesi”


La competizione podistica di 120 km che si svolge nel deserto del Sahara, tra Marocco e Algeria, è una versione ridotta dell’iconica Marathon des Sables leggendaria.  Una corsa a piedi lunga 250 chilometri, composta da sei tappe nella regione di Drâa-Tafilalet, a sud-est del Marocco. Il traguardo finale è a Ouarzazate, una città del Marocco al limite del deserto del Sahara, e proprio nel Sahara si trova tutto il percorso. .

di Luciano Corrado

 

Franca Camilla ultima ‘resiliente’ savonese del commercio d’abbigliamento in via Paleocapa. L’attività aveva aperto i battenti nel 1955

Un Savonese. Fabrizio De Feo, 51 anni, ‘immacolato’ da citazioni di cronaca giornalistica e mondo social, è stato tra i partecipanti all’ultima edizione podistica che si è corsa, nel Sahara, tra Marocco e Algeria, 120 km, 460 partecipanti da ogni angolo del mondo. “Eravamo otto italiani. Il mio allenamento? La preparazione? Quella base due ore al giorno per cinque allenamenti alla settimana, qualche ora in più di lunedì”.

Fabrizio De Feo, nel negozio di famiglia, commerciante e maratoneta da 120 km. Unico ligure

De Feo ha partecipato anche ad altre maratone. Il suo unico hobby che divide con l’attività commerciale. Un negozio di abbigliamento in via Paleocapa, a Savona, non lontano dalla cittadella portuale. E sulla sua attività emerge un altra notizia di cronaca bianca inedita. E’ una delle due attività d’abbigliamento savonesi che resistono fino ai nostri giorni nella centralissima via un tempo il ‘vero salotto commerciale della città’.

A luglio il compleanno del negozio: 30 anni. “Ma mia nonna aveva iniziato in un altro locale vicino nel 1955. Si vendevano capi di vestiario per donna, uomo, bambini. Papà aveva, a sua volta, avviato un’attività all’ingrosso. Credo unica a Savona. Con quattro dipendenti-rappresentanti si copriva la zona da Ventimiglia a La Spezia, oltre all’entroterra più prossimo alla costa. Compresa la Valbormida. Siamo andati avanti fino al 1998 quando papà è mancato”.

Quanti savonesi esercitano ancora l’attività di commercio famigliare in via Paleocapa. De Feo: “Credo siamo rimasti in tre, forse quattro con un negozio di alimentari di qualità. Prini, abbigliamento e borse, è gestito dal figlio dell’avvocato Di Maggio, e vicino a noi Linea Più. Non credo che siano molti i casi  simili in Italia. La strada, per decenni, più commerciale di Savona si ritrova con tre, quattro superstiti. Parlo di noi”.

“Si vendeva bene, anzi molto bene – interviene la mamma Franca Camillo, 82 anni, ieri come oggi, in crisi di astinenza se non trascorre la giornata nella sua creatura – C’era più richiesta, soprattutto dai savonesi residenti ed avevamo meno scelta, meno magazzino. Ora il lavoro, l’incasso, è più che dimezzato, ma per far fronte alla concorrenza dei supermercati e della ‘catene’, del commercio on line, dobbiamo offrire di più, dunque più investimento nelle giacenze e puntare tutto sul rapporto qualità prezzo. La moda ha subito una vera e propria rivoluzione. Vestirsi bene, come si faceva una volta, resta nei ricordi di chi ha vissuto quei tempi.  La gente risparmia, si veste casual, non si fa più caso alla qualità, né alla durata. Nei primi anni dell’attracco in porto delle navi da crociera, i turisti entravano e compravano. Anche il personale di grado superiore. Spendevano. Era un piacere. Ora è come non ci fossero. Ogni tanto entra qualcuno. La prima cosa chiedono è il prezzo…”.

Già, anche il decano cronista, ricorda via Paleocapa viva e ricca di negozi, ricorda i nomi dei commercianti più ‘facoltosi’, con il vento in poppa: Serafini, Maddaleno, Zino, Sampier Firma. “Basti pensare  – ricorda la signora Franca– che in  questo locale c’era l’Emporio Armani. Savona era un città che attraeva le grandi firme nazionali dell’abbigliamento e della moda”.

Interviene il figlio Fabrizio: “Mamma grazie a dio non abbiamo problemi del caro affitto, siamo inquilini della Curia Vescovile che tuttavia, credo per statuto, non può vendere i muri. Un caro affitti che in gran parte ha contribuito alla chiusura delle attività commerciali dei concittadini savonesi e non solo in questa via che sarà pur sempre un caso unico. Ormai, come si vede, resistono al caro affitti indiani e bengalesi. Come possono tirare avanti, avrebbero detto i nostri vecchi, non è molto difficile immaginarlo, c’è una continua alternanza di entra ed esci, nuova ragione sociale. Se parli con  l’uomo della strada ti risponde che dietro a queste attività ci sono le mafie dei loro paesi. Il lavaggio dei soldi, facendo figurare incassi fasulli. Personalmente – conclude Fabrizio– non sono fatti miei. C’è lo Stato, le istituzioni, con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate. Tra l’altro, non è una problema solo di Savona, sono centinaia e centinaia, migliaia nel Bel Paese. Rilevano negozi e esercizi pubblici, attività artigianali”. Gli italiani hanno chiuso. Loro aprono. Va bene per chi percepisce affitti”.

“Credo che resisterò finché mi assiste la dea salute- siamo alle confidenza di Fabrizio – ; per dieci anni ho lavorato nelle assicurazioni, 24 anni da coadiuivante e spero di arrivare alla pensione. Mia mamma ripete che la sua vita è qui, tra queste mura perchè ‘qui ‘respira’.  Io respiro, allenando gambe e polmoni, nelle maratone, negli allenamenti. A volte mi cimento ai limiti delle forze e non per la gloria. La mia seconda vita, dietro le quinte direi e solitaria. Se arrivo a percorrere 120 km credo sia un segno di buona salute. Ad un’altra maratona, quella di Berlino, da 120 km mi, sono piazzato al 180° posto su 319 partecipanti; a quella di Edimburgo ho fatto il 42°. Non corro e non mi illudo di raggiungere il podio. E’ ormai una passione che mi coinvolge e rilassa, non soffro di nevrosi. E qualche volta capita che ci troviamo in ‘gara’ con altri savonesi, davvero pochi direi. Nella Marocco – Algeria ero l’unico ligure”.

Luciano Corrado  

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L.Corrado

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