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Liguria e Basso Piemonte

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Savona e la progettualità. Non svendere il porto, unica risorsa certa, a Genova. Era il 2015 in attesa della ‘zona franca’

Non svendete il porto ! Era il 15 novembre 2015. Sergio Ravera, gavetta, lavoro, direzione apicale all’Ente Porto e alla Camera di Commercio, scriveva un post sulla sua pagina Facebook. Perché non riflettere, interrogarsi, fare il punto e proporre come obiettivi da perseguire ? Dove siamo arrivati dopo 5 anni ? L’autore commentava: nell’ultimo decennio lo scenario socio-economico è cambiato, ma sono realmente diversi gli attori.

Sergio Ravera studioso ed analista di tempi socio economici della provincia di Savona e della Liguria

Sorvoliamo sulla visita al porto di Savona-Vado-Bergeggi del Presidente della Regione Piemonte Chiamparino. Nessuno meglio dei piemontesi sa come concludere gli affari.  Hanno investito in mattoni su tutta la Riviera di Ponente traendone grossi profitti  in denaro e benefici in salute. Magari, nel frattempo, ci siamo tenuti a Vado Ligure le Ciminere dell’Enel che provvedevano alle necessità dell’entroterra padano.

Il porto, ben venga. Importante che l’afflusso di nuovi traffici sia indirizzato ai centri  logistici sulla doppia direttrice Mondovì-Torino e Alessandria–Novara. Ma svegliatevi (sembrano dirci), cercate scampo (l’ombra millenaria di Genova) alla delicata situazione economica della città e della Val Bormida pensando con la vostra testa. Aiutatevi da soli! Al di là dei pensieri che vi affliggono.
Più che di vaghe idee,  in effetti, abbiamo bisogno di progettualità. In tal senso ha proceduto  l’Autorità Portuale di Savona negli anni decorsi, preparando elaborati pronta alla chiamata allorquando i Ministeri avevano soldi da spendere. Così sono nate nuove banchine, costruite sovrastrutture con l’intervento dei privati, dando spazio ad operatori portuali italiani leader nel loro settore. Scelte programmate, cui hanno seguito oculate politiche di investimenti.
Pertanto, amministratori, non svendete il porto prima al Governo, poi a Genova. Il nostro scalo marittimo ha nel principio della concorrenza il suo essere, il suo divenire. Non è un grande porto, pertanto da sempre abituato a non campare sugli allori. Ora che esistono concrete prospettive di potenziamento nello specifico ramo dei contenitori, ecco la pensata di soggiacere a Genova, il cui primo obiettivo è oggi il potenziamento del terminale di Voltri! Una Genova, forte della sua storia, lontana anni luce dalla nostra mentalità, dalla nostra determinazione. Ben sapendo che con la storia non si campa, come è stato ampiamente dimostrato negli ultimi due decenni del secolo scorso nello specifico settore marittimo.
Non svendete, politici, l’unica risorsa certa dei prossimi vent’anni. Il resto è tutto da inventare; siano esse attività turistiche o culturali, non facilmente né recuperabili, né identificabili tanto meno localizzabili.
Certamente per la qualità della vita occorre un’ampia riqualificazione dei servizi, interventi di ripristino della facciata a mare, l’ulteriore potenziamento e miglioramento dei tratti stradali, autostradali e ferroviari.
Ma passione e ottimismo non bastano. Savona da sempre – e i secoli di maggiore fulgore sono a testimoniarlo –  ha trovato nel mare la sua natura, i suoi fondamenti, supportata sul lato occupazionale dalla Val Bormida, banchina remota dello scalo marittimo. L’involuzione del settore industriale nel levante della provincia, in un’area a suo tempo la più industrializzata d’Italia nel rapporto addetti all’industria/residenti, ha necessità per risorgere di un patto a livello nazionale. Il ricorso a quella zona franca in grado di attirare nuove unità produttive. Idea vanificatasi dinanzi ad incomprensibili imposizioni degli enti locali, nel provincialismo e personalismo di nuclei di potere.
E’ sufficiente soffermarsi sulla diversificazione territoriale per coglierne le opportunità. Da tempo esistono rapporti approfonditi su aree della provincia, forse non facilmente assimilabili. Meno complesso, laborioso presentare “amministrativamente” piccoli progetti a sè stanti. L’auspicio oggi è di porre un freno a concessioni edilizie sulle poche aree pianeggianti rimaste (soprattutto in fregio al litorale), pensando ad attività in grado di fornire nuovi posti di lavoro. Ma qui il discorso diverrebbe troppo lungo in più puntate.
Anche se una domanda si pone. Nel corso dell’ultimo decennio lo scenario socio-economico è cambiato, ma sono realmente diversi gli attori.
(15.11.2015, ore 12.40)
Sergio Ravera
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