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Lettera 2 / Albenga, Chirivì e Crosetto:
No inceneritori in località Cianciarin


Albenga, Crosetto e Chirivì’: Fratelli d’Italia contraria alla realizzazione di inceneritori e impianti inquinanti in località ‘Cianciarin’ di Albenga.

LA LETTERA –
Roberto Crosetto

Il Circolo di Fratelli d’Italia di Albenga interviene nel dibattito relativo alla realizzazione, in Località Cianciarin, prospettata dall’amministrazione comunale, di un impianto di smaltimento dei fanghi di depurazione e si dichiara contrario ad ogni ipotesi di inceneritori, bruciatori ed impianti impattanti ed inquinanti sul territorio comunale.

Alessandro Chirivì

Così il Segretario di Fratelli d’Italia, l’Avv. Alessandro Chirivì: “Abbiamo appreso, con una certa preoccupazione e da numerose fonti, notizie secondo le quali, dietro alla foglia di fico della realizzazione di un centro benessere, si nasconderebbe l’intenzione di costruire un impianto industriale di smaltimento e incenerimento dei residui di depurazione, che altro non sono che la parte solida del contenuto delle fognature che viene separata dalla parte liquida per effetto della grigliatura”.

Interviene anche il Presidente del Circolo, Robero Crosetto: “Non vorremmo che il costo, economico e sociale, dei debiti della società Ecoalbenga ricada sulla cittadinanza e sulle attività produttive agricole di eccellenza della piana, con la realizzazione di un impianto potenzialmente inquinante dove verrebbe bruciata, perchè di questo si tratta, e quindi immessa nell’atmosfera, la parte solida recuperata dalla fognatura”.
Numerosi ed inquietanti gli interrogativi posti dal Circolo di Fratelli d’Italia, anche su incazione di ambientalisti ed agricoltori che si sono rivolti al partito chiedendo un intervento a tutela del territorio e delle colture della piana di Albenga: “Quali quantitativi di rifiuti di depurazione verrebbero smaltiti in quell’impianto? Dove verrebbero scaricate le acque inquinate dai colibatteri fecali estratte dai residui solidi? Quali garanzie ci sono che non verrà compromessa la salubrità e l’utilizzabilità per scopi alimentari ed igienici della nostra falda acquifera? Quale impatto olfattivo avrebbe un trattamento su vasta scala di residui maleodoranti in una zona prossima alla Val Neva, dove gli abitanti sono già costretti a tollerare i miasmi della produzione del bitume? Quali garanzie sul fatto che una volta bruciato ed immesso nell’atmosfera, il materiale residuo di depurazione non si vada a depositare sui terreni, sulle colture e venga respirato dai cittadini? Quali i possibili danni, anche in termini di immagine?”.
Gravi e preoccupanti interrogativi che addensano nubi sulla tutela e salvaguardia dell’ambiente del nostro territorio e che rischiano di far tornare di attualità i fantasmi di alcuni nefasti progetti tristemente al centro delle cronache politiche locali dell’ultimo decennio e che l’impegno di molti uomini di buona volontà e di diversi schieramenti era riuscito a respingere in tempi nemmeno troppo lontani, nella speranza che, quei progetti, usciti dalla porta, non cerchino di rientrare dalla finestra.
“Chiediamo che venga fatta chiarezza e che, nella massima trasparenza, venga reso pubblico il progetto di realizzazione dell’impianto in tutti i suoi dettagli, in modo tale che la cittadinanza possa prenderne visione e farsi un’idea precisa di ciò che si vuole realizzare, ed i consiglieri comunali chiamati ad approvare il progetto possano esprimere il loro parere, favorevole o contrario, nel contraddittorio con la cittadinanza, con le associazioni di tutela ambientale e con le associazioni di categoria, principalmente agricole maggiormente interessate dalle ricadute della eventuale realizzazione del progetto”, così concludono Alessandro Chirivì e Roberto Crosetto.

 


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