Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Raccapricciante: nella mia parrocchia 39 battesimi, 159 funerali e nelle nostre campagne abbandonate arrivano i lupi


Vorrei sorvolare un attimo su questioni geopolitiche e strategiche, sugli interessi dell’Eni nel Mediterraneo, sulla rocambolesca (e un po’ psicopatica) devastazione della Libia, sulle monete che non si sa se servono o governano, sul business dei trafficanti di uomini e tanto altro, per parlare di estinzione e di fidanzatini. L’estinzione, infatti, passa per il “fidanzatino”.

Ho preso recentemente maggiore coscienza di questa nuova categoria psico-socio-pseudo-culturale del postmoderno, o, meglio, come direbbe qualcuno, del post-verità. La cosa potrebbe, ma forse (anzi senza forse) non dovrebbe, essere presa un po’ giocosamente come qualcosa di innocente e pure simpatico finché si tratta di bimbetti e bimbette, ma emerge invece nella sua serietà quando comincia a riguardare 15-16enni “benedetti” dalle madri nel loro essere “fidanzatini”.

Ma cos’è il “fidanzatino”? Chi è costui? Ai tempi della sana e Sacra Scrittura c’era l’amico, il fidanzato (promesso sposo) e lo sposo. Punto. Al limite ci poteva essere un temporaneo fidanzamento segreto. Ma non si scherzava con le cose sacre (la vita umana è sacra, per chi se ne fosse dimenticato, fin dal concepimento), non si giocava con ciò che è legato biologicamente alla nascita di una nuova vita ed esistenza umana (“biòs”, appunto, significa “vita”).

Adesso? Nel “post-verità style”? Mah, oggi sembra che una ragazza fino a 30 anni almeno debba poter fare di tutto, godersi la vita, farsi una posizione; tranne che pensare seriamente a mettere anche su famiglia; figuriamoci a 18 anni! La maternità in giovane età sembra una iattura…risultato? Ci stiamo estinguendo, la popolazione invecchia. Dovranno venire dal “terzo mondo” ad insegnarci la gioia di aspettare un bambino? Noi “civilizzati” pensiamo a contraccezione, pillole del giorno dopo, masturbazioni varie, procreazioni artificiali, pornografia, aborto, paramatrimonio gay…separiamo la genitalità dalla procreazione e separiamo pure la genitalità dall’amore. Risultato? Lo leggo, prima ancora che nei raccapriccianti dati Istat, nel bollettino annuale della mia parrocchia: 36 battesimi, 159 funerali. Raccapricciante.

La madre di Gesù di Nazareth si è fidanzata a 14-15 anni circa. Non so quanti ne avesse Giuseppe, ma con tutta probabilità era già volato in Cielo quando Gesù è morto a 33 anni perché altrimenti Giovanni non avrebbe preso con sé (“E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé”, Gv 19,27) la madre che Lui gli aveva affidato e alla quale Gesù lo aveva affidato dalla croce. Certo quello di Giuseppe e Maria era un matrimonio verginale, non solo casto.

Ma vero matrimonio e vero fidanzamento. Per i tempi e nel contesto in cui è nato il Salvatore, non ci sarebbe stato niente di così strano nel fidanzamento e nel matrimonio tra Giuseppe e Maria, anche con una disparità di 20-25 anni tra i due. Oggi da noi le cose sono molto diverse. Oggi se un 35-40enne dovesse fidanzarsi con una 15-20enne sarebbe forse al limite della denuncia, perché la società dà per scontato che se “stai” con una ci devi pure andare a letto e quindi tutto risulta distorto; eppure nel Vangelo ci viene descritta la famiglia perfetta, cioè quella di Nazareth, additata come esempio per tutti e per tutti i tempi.

Ma torniamo al “fidanzatino”. Il “fidanzatino” è qualcosa di radicalmente diverso dal fidanzato (giovane finché si vuole, -ino finché si vuole), perché è radicalmente diversa la prospettiva; il fidanzatino (e la fidanzatina) il matrimonio lo percepiscono come una roba lontana anni luce dalla loro realtà, mentre il fidanzato (e la fidanzata) sono, definizione da vocabolario, “promessi sposi”. Il “fidanzatino” e la “fidanzatina” sono due ragazzi che hanno “una storia”, che fanno “esperienza”. Tanto non è forse vero che ci s’innamora di come fai l’amore? No, ma fanno finta di crederci. Ce lo dicono i “grandi”. Come se l’ “…e vissero felici e contenti” fosse l’inizio e non la fine della favola. Che, tra l’altro, iniziando così, al lieto fine non ci arriva se non forse per il rotto della cuffia e con tanti, forse troppi, danni a carico. Vedi comunque alla voce “consumismo edonistico”.

Io gioisco interiormente quando vedo la giovane Africa venire da noi ad insegnarci che siamo dei deficienti, siamo un cadavere di civiltà, che tenta di succhiare un po’ di vita dove la trova, che pensa ancora di essere superiore, più evoluta, più ricca, e non si rende conto (o sì?) di essere avviata alla fine, se non cambia direzione. L’ideologia neomalthusiana ha lavorato bene per instillare nelle masse idee blasfeme sulla vita, idee mortifere sulla vita, idee depressive sulla vita; certe grigie idee hanno lavorato e lavorano per disinnamorarci della vita, per farcela odiare la vita, la nostra stessa vita, la vita umana, l’esistenza umana, all’insegna del disumano materialistico “produci, consuma, crepa”.

Vorrei allora che quando si parla di flussi migratori, di immigrazione in Italia e in Europa, non si voglia più o meno consapevolmente dimenticare che, per esempio, se non si inverte l’inverno demografico, l’Italia è destinata ad essere quello che di lei diceva il principe di Metternich, “un’espressione geografica”. E intanto nelle nostre campagne abbandonate arrivano i lupi.

Gianluca Valpondi


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