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Intervista / Daniele G. Genova scrittore, poeta, biker, detective: “Siamo al decadimento sociale, l’amico Biamonti pessimista sul futuro”. E Savona? “È amore romantico”


Daniele G. Genova, uno scrittore “un esilio da Savona” per amore della cultura. In libreria il suo ultimo noir con sfumature metafisiche, dal titolo Silenzio a ponente.

di Gianfranco Barcella 

Daniele G. Genova “Silenzio a Ponente” è il nuovo suo romanzo Noir, presentato in anteprima il 10 luglio 2026 ad Andora, nell’ambito del prestigioso Festival AG NOIR

Silenzio a ponente” è la sua ultima fatica letteraria. Si può definire un noir sullo sfondo di un paesaggio ligure metafisico, ma come nella migliore tradizione c’è anche un finale a sorpresa.

Credo sia difficile, se non in termini correnti, definire la stesura di questo mio romanzo “una fatica“.
È stato più uno scavo interiore, una meditazione sul nostro passaggio su questa terra.
Per essere più precisi, uno sguardo attraverso una crepa dell’anima sulla realtà per come mi appare.
Come molti sanno, questo libro, per questo non parlerei di fatica, è stato anche un omaggio alla fraterna amicizia con Andrea G. Pinketts. Il mantenimento della promessa di tornare a scrivere un noir, di cui egli avrebbe desiderato tanto vederne l’uscita.
No, non è stata una fatica.
È stato il mio dono ad Andrea, quindi una gioia profonda, anche se lui adesso purtroppo non c’è più.
Altrettanto difficile è definire questo mio romanzo con la sola parola metafisico, perché affronta anche diversi temi dei tempi di oggi. Temi che riguardano tutti noi, sia per quanto riguarda la nostra vita interiore, sia per quanto riguarda il decadimento sociale che stiamo vivendo, già pronosticato peraltro da Francesco Biamonti.
Detto questo, sì, Silenzio a ponente si snoda anche su un paesaggio metafisico, oltre che reale. Un paesaggio che considero un co-protagonista delle vicende umane. E non solo una mera ambientazione.
Ha al suo attivo ormai numerose pubblicazioni e iniziative culturali, ma da Savona si è un po’ defilato…

Sì, la questione può anche essere vista in questo modo.
Ma è anche vero che, dopo essere diventato un autore nazionale, Savona, al contrario di prima non ha più mostrato alcun interesse ai miei lavori. Un esempio? Mentre nell’anno 2000 figuravo ai due festival di San Pellegrino Terme, organizzati dal compianto Raffaele Crovi, rispettivamente tra gli “Otto protagonisti della narrativa italiana” e tra “I sette finalisti del festival nazionale di poesia“, qui a Savona due associazioni culturali si sono dette espressamente non interessate a presentare le mie opere.
Per contro, quando ero un autore locale, alle mie presentazioni c’erano dalle cinquanta alle centocinquanta persone ogni volta. Non lo trova curioso?
Savona è una città che ho sempre amato e nella quale avevo esercitato per anni la mia professione di investigatore privato. In realtà, per rispondere alla sua cortese domanda, non mi sento esiliato, né di aver subito torti dalla mia città, in cui sono anche nato. Semplicemente è stato un grande amore che poi, piano piano, nel tempo, si è consumato. Ed ora è come se vivessimo separati, senza alcun rancore da parte mia, ovviamente.
Mi ha colpito una frase sulla sua “quarta di copertina”: “Ma quello, al momento, era solo un sentiero. Quel sentiero.” Ha una valenza metafisica. Si può parlare di un genere letterario nuovo? Il noir metafisico, appunto?

Nuovo non direi. Non ho questa presunzione. Il mio caro e rimpianto amico Eliseo Salino diceva “Per fare il nuovo occorre conoscere tutto il vecchio.” Ed io tutto il vecchio non lo conosco. Posso soltanto dire che il mio lavoro è anche un lavoro di scrittura sperimentale, questo sì. Non ho mai amato le gabbie, cerco di scrivere in maniera libera, rispettando la libertà dei miei lettori. Ci sono molti miei lettori che hanno letto Silenzio a ponente tre volte.
E questo non mi ha sorpreso: in quel testo ci sono diverse chiavi di lettura, per esempio quella del semplice intrattenimento, quella psicologica, quella metafisica e quella iniziatica. Ecco cosa intendo quando parlo di scrittura sperimentale: cercare di fare coesistere tutti questi elementi in un unico testo.
È d’obbligo una domanda sui progetti futuri.

Progetti futuri? Silenzio a ponente era nato come un romanzo singolo. Poi, una volta ultimato, trascorso qualche mese, il mio protagonista è tornato a farmi visita e mi ha detto: ” E adesso? Tutto qui? Mi hai lasciato lassù, sulla cima di quella rupe… Che vogliamo fare? Vuoi davvero lasciarmi lì? Che finisca così? Forse no, mi sono detto, così è nato il seguito di Silenzio a ponente, che s’intitola ” La notte del serpente”, ma non so ancora esattamente quando uscirà.
Frattanto ho iniziato a scrivere l’ultimo pezzo della storia: il terzo volume. Se proprio vogliamo parlare di progetti, l’idea è quella di dare vita a una trilogia, in cui il protagonista affronta tre diversi passaggi iniziatici.
Come valuta la politica culturale a Savona, Città della Cultura mancata?

Sinceramente? Non ho abbastanza elementi per valutarla. Come le ho già detto, viviamo come due coniugi separati. L’amore verso Savona è rimasto, ma è un amore romantico, alto, luminoso, lontano nel ricordo. Vivo a Celle Ligure ormai da anni e a Savona ci torno raramente.
E ogni volta mi fa un po’ male vedere il suo degrado nei quartieri attorno al “salotto buono“. Ma questo non credo che sia un aspetto che riguarda solo Savona. Il mio caro amico e maestro Francesco Biamonti era pessimista sul futuro. E a quei tempi a me sembrava che esagerasse. Ora tendo a vederla anch’io più o meno allo stesso modo, anche se tengo ancora vivo un seme di speranza.
A Savona spesso tira forte il vento e spero che quel vento ravvivi anche le ultime braci della cultura, visto che Savona credo che abbia certe potenzialità.
Ma non è solo una questione politica, secondo me, l’attaccamento alla cultura non può essere decisa dall’alto. È qualcosa che riguarda tutti i cittadini.

Gianfranco Barcella 


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G.F. Barcella

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