Parecchi anni fa, parliamo del 1983, un mio compagno di università, assunto da poco da una società francese per lavorare sulle piattaforme petrolifere in Brasile mi confidò di aver seguito un corso di “Guida Difensiva” prima di essere mandato in Brasile.
di Carlo Garnero

Questa società aveva notato che molte assenze per infortunio avvenivano non per motivi legati al lavoro ma per incidenti sulle strade durante i periodi di tempo libero tra un ingaggio e l’altro. Il lavoro era strutturato in 2 settimane continuative a bordo della piattaforma e 7gg di libertà da trascorrere a terra.
La Guida Difensiva insegnava soprattutto a destreggiarsi tra i pericoli della viabilità convulsa delle strade in Brasile a quel tempo, prevenire eventuali situazioni di pericolo, assicurarsi di impegnare incroci solo se effettivamente il diritto di precedenza fosse stato rispettato dagli altri automobilisti e via discorrendo…
Prendo spunto da questa narrazione per riflettere su quanto accade oggi sulle nostre strade.
L’automobilista oggi si trova spesso a dover gestire situazioni critiche che non dipendono dalla sua volontà come ad esempio pedoni che si lanciano sulle strisce come se ci fosse un muro di protezione, indifferenti alla dinamica dei mezzi coinvolti; lo stesso dicasi di ciclisti che attraversano le strisce pedonali senza scendere e condurre il mezzo a piedi, o ancora i monopattini che sfrecciano ben oltre il limite dei 25Km/h superando i mezzi a 4 ruote sulla destra, e a volte con 2 persone a bordo.
Al di là delle misure che man mano si sono prese per cercare di arginare il fenomeno, specialmente quello dei monopattini (targhe, assicurazioni, casco, frecce, freni anteriori e posteriori – chissà poi perché un freno sulla ruota motrice che già ha il freno elettrico… – , giubbotto rifrangente, etc…) credo che la realtà sia ben diversa.
A mio modesto avviso manca la consapevolezza dei rischi presenti ed ineludibili che ci sono nella circolazione sotto qualsiasi forma: in auto, in moto, in bicicletta, in monopattino e a piedi.
Se il pedone non ha una chiara visione della dinamica dei mezzi che lo circondano inevitabilmente assumerà dei comportamenti a rischio che suo malgrado e nonostante tutte le ragioni potranno portalo in ospedale se non peggio. E lo stesso vale per tutte le altre forme di mobilità.
Le sanzioni possono essere uno spauracchio ma solo una formazione approfondita potrà inculcare nelle nostre menti la consapevolezza dei rischi ed i metodi per ridurne i potenziali danni.
Bisogna superare il concetto espresso dall’affermazione: “sono io che ho il diritto di precedenza!!!” e giungere ad un comportamento più consapevole: ”…guarda che sto arrivando, mi stai dando la precedenza oppure devo fermarmi perché non ti sei accorto di me ?”
Questo semplice dubbio si applica in tutte le circostanze e con tutti i mezzi di trasporto e può prevenire guai grossi. Il pedone si eviterà ben che vada il ricovero in ospedale e lunghi tempi di recupero, l’automobilista se gli va bene non distruggerà il proprio mezzo di trasporto e così via.
Sappiamo tutti che sulle strade poUssiamo trovare guidatori con tasso alcoolemico oltre la soglia con riflessi rallentati, oppure camionisti reduci da 6 ore di guida snervante nel traffico e stanchi cioè con i riflessi rallentati per cui un consiglio che mi sento di dare a tutti è: fatevi un bel corso di “Guida Difensiva” e ricordate che sulle strade, quando si viaggia, come dice il mio babbo che ha preso a 18 anni la patente da privatista nel lontano 1945, con la sua saggezza di autista che ha condotto auto, camion, autobus dell’azienda trasporti torinese “… non deve succedere niente…” cioè “guida sempre in modo da non procurare danni né a te né agli altri. Dimentica la fretta, meglio arrivare 5 minuti dopo che non arrivare mai”.
Carlo Garnero
