Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Lettera / Le nostre piscine sono davvero sicure? Siamo a 75 vittime. La strage di minorenni. Chi controlla?


Piscine, quando il divertimento si trasforma in tragedia: quante vittime serviranno ancora prima di mettere davvero in sicurezza gli impianti?

di Fabio Lucchini

Spesso, purtroppo, accadono tragedie che scuotono l’opinione pubblica più di altre, perché colpiscono nel luogo in cui nessuno immaginerebbe di poter perdere la vita: questo senso di smarrimento si prova, ad esempio, quanto la tragedia si consuma in una piscina. Un ambiente associato al divertimento, alle vacanze, allo sport, alla serenità delle famiglie. Eppure, negli ultimi giorni, due episodi drammatici hanno riportato all’attenzione un problema che da troppo tempo sembra essere stato sottovalutato.

La morte della bambina di 11 anni rimasta intrappolata con i capelli nel bocchettone di aspirazione di una piscina a Sestri Levante e quella della bambina di quattro anni annegata nella piscina di un albergo a Milano Marittima hanno scosso l’intero Paese.

Due vicende profondamente diverse nella dinamica, ma accomunate da un interrogativo che oggi non può più essere eluso: le nostre piscine sono davvero sicure?

Secondo quanto emerge dalle prime ricostruzioni, entrambe le tragedie sono ancora al vaglio della Magistratura e sarà compito degli inquirenti accertare eventuali responsabilità. Proprio per questo sarebbe scorretto anticipare giudizi nei confronti dei genitori, dei gestori degli impianti o del personale di sorveglianza. Tuttavia, al di là dei singoli casi, resta un dato che impone una riflessione collettiva.

Secondo i dati diffusi dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), dal gennaio 2022 al luglio 2026 sono morte nelle piscine italiane 75 persone. La tragedia avvenuta ieri a Milano Marittima porta purtroppo questo bilancio ad almeno 76 vittime. Numeri che non possono essere liquidati come semplici fatalità, ma che rappresentano un vero campanello d’allarme per le Istituzioni e per tutti coloro che operano nel settore della sicurezza degli impianti natatori.

In queste ore hanno fatto riflettere anche le dichiarazioni del presidente di AssoPiscine, secondo il quale gli impianti moderni, progettati e mantenuti secondo gli standard di sicurezza più aggiornati, sono dotati di sistemi che dovrebbero impedire il verificarsi di incidenti come quello provocato dai bocchettoni di aspirazione. Se questa affermazione è corretta, allora la domanda diventa inevitabile: tutti gli impianti italiani rispettano realmente questi standard? E soprattutto, chi controlla con regolarità che tali sistemi siano sempre perfettamente funzionanti?

Perché qui si torna alla recentissima sentenza di 1° grado per il crollo del viadotto Morandi a Genova dell’agosto 2018, ove nel corso delle indagini sono emerse pesanti lacune e inadempienze sulle verifiche a cui il Morandiavrebbe dovuto essere sottoposto, per la salvaguardia della sicurezza e dove anche in questa tragedia sono morte, vittime inconsapevoli, 54 persone.

Fortunatamente sembra che qualcosa si stia finalmente muovendo. Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, insieme al ministro della Salute Orazio Schillaci, ha annunciato l’intenzione di accelerare l’approvazione di una normativa specifica sulla sicurezza delle piscine, riconoscendo che il fenomeno non può più essere sottovalutato.

È un segnale importante, anche se arriva dopo una lunga serie di tragedie che forse avrebbero dovuto indurre ad agire molto prima. Spesso nel “Bel Paese” manca una reazione repentina e determinata a fronte di un evento nefasto!

Le verifiche dovrebbero riguardare ogni aspetto della sicurezza: dagli impianti idraulici ai sistemi di aspirazione, dalla manutenzione periodica dei bocchettoni fino alla presenza dei dispositivi automatici di arresto delle pompe in caso di anomalie. Ma non basta.

Occorre anche rafforzare il rispetto delle regole di comportamento. Molte piscine prevedono che i minori fino ai 12 anni siano costantemente accompagnati da un adulto responsabile, una prescrizione che troppo spesso viene sottovalutata. Allo stesso modo, l’obbligo della cuffia, generalmente considerato soltanto una norma igienica, potrebbe contribuire anche a ridurre il rischio che lunghi capelli vengano accidentalmente coinvolti nei sistemi di aspirazione.

Altrettanto fondamentale è il controllo sull’effettiva presenza di assistenti bagnanti qualificati, in numero adeguato alle dimensioni dell’impianto e realmente impegnati nella sorveglianza continua della vasca. Da questo punto di vista sarebbe auspicabile un sistema di verifiche rigoroso, analogo a quello che la Guardia Costiera svolge ogni estate sugli Stabilimenti balneari per garantire la presenza del bagnino sultrespolo” a vigilare lungo il fronte delle spiagge, i bagnanti in acqua.

Resta però una riflessione che va oltre le singole responsabilità.

Perché in Italia, troppo spesso, sembra necessario attendere un numero crescente di vittime prima che un problema venga affrontato con la necessaria determinazione? Perché occorre sempre arrivare all’emergenza, alla commozione collettiva, all’indignazione mediatica, prima che si decida di intervenire con norme efficaci, controlli rigorosi e sanzioni realmente dissuasive?

Una piscina dovrebbe rappresentare uno spazio di svago, di sport, di socialità. Un luogo dove una famiglia accompagna i propri figli per trascorrere qualche ora di serenità. È inaccettabile che un momento nato per regalare un sorriso possa trasformarsi, per una manutenzione insufficiente, per una distrazione, per una sottovalutazione del rischio o per il mancato rispetto delle regole, in una tragedia destinata a segnare per sempre la vita di una famiglia.

Le leggi sono indispensabili, ma da sole non bastano. Servono controlli costanti, manutenzione scrupolosa, personale qualificato, gestori consapevoli delle proprie responsabilità e utenti altrettanto consapevoli che la sicurezza non è mai un dettaglio.

Perché anche una sola vita spezzata in un luogo nato per il divertimento rappresenta una sconfitta per tutti. E se oggi il bilancio parla già di decine di vittime, la domanda che le Istituzioni dovrebbero porsi, non è quante siano state finora, ma come impedire che domani se ne aggiungano altre.

Se da queste tragedie nasceranno norme più severe, controlli più rigorosi e una nuova cultura della sicurezza, allora almeno una parte di quel dolore non sarà stata vana. Ma se, passata l’emozione, tutto tornerà come prima, il rischio è che il prossimo titolo di cronaca sia soltanto questione di tempo.

Fabio Lucchini


Avatar

Trucioli

Torna in alto